Geronticus eremita

Geronticus eremita

L’ibis eremita (Geronticus eremita Linnaeus, 1758) è un uccello appartenente alla famiglia dei Threskiornithidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Phylum Chordata,
Classe Aves,
Ordine Pelecaniformes,
Famiglia Threskiornithidae,
Sottofamiglia Threskiornithinae,
Genere Geronticus,
Specie G. eremita.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’ibis eremita è un uccello classificato in pericolo di estinzione, Un tempo il suo areale era molto esteso: comprendeva praticamente in tutto il Nordafrica ed il Medio Oriente, oltre che nelle aree montane e nelle scogliere dell’Europa meridionale, ma anche in Svizzera, Austria e Germania; numerose colonie erano situate lungo il Danubio ed il Rodano.
Purtroppo, intorno a partire da 300 anni a questa parte, la specie si è avviata verso un lento ed inesorabile declino che ne ha causato la sparizione prima dall’Europa centrale, poi dall’Europa meridionale.
In Nordafrica, la popolazione di questi uccelli è rimasta invece piuttosto stabile fino alla metà del XX secolo, quando anche qui vi è stata una diminuzione costante del numero di ibis eremita: l’ultima colonia algerina di questi uccelli è scomparsa alla fine degli anni ottanta, mentre in Marocco si è passati dalle 38 colonie nidificanti censite nel 1940 alle 15 del 1975. L’ultima colonia presente sui Monti dell’Atlante non ha più fatto ritorno dalla migrazione nel 1989.
Allo stato attuale, gran parte di questa specie di uccelli è concentrata in Marocco, dove sono state censite tre colonie nidificanti nel Parco nazionale di Souss-Massa ed una grossa colonia alla foce dello Oued Tamri, nei pressi di Agadir, per un totale di circa 700 esemplari nel 2019: fra i due siti vi è un costante scambio naturale di individui.
Un’altra colonia si trova in Turchia, nei pressi della cittadina di Bireçik nel sud-est del Paese, dove si è conservata per secoli grazie alla protezione delle autorità religiose locali, in quanto la migrazione annuale degli ibis tradizionalmente guida i pellegrini hajj verso La Mecca: ancora oggi esiste una festa che celebra il ritorno di questi animali dalla migrazione verso sud. La colonia turca di ibis eremita contava circa 3000 esemplari fino agli anni settanta: in seguito il numero di esemplari di ritorno dalla migrazione si è ridotto drasticamente e a nulla è valso un tentativo di reintroduzione di coppie riproduttrici nel 1977.
Per fortuna la popolazione turca di Geronticus eremita, che viene mantenuta in semi-cattività per volere del governo, gode di buona salute ed è in crescita numerica.
L’obiettivo è quello di consentire la migrazione non appena il numero di adulti della colonia supererà le 100 coppie riproduttrici. Periodicamente alcuni esemplari vengono marcati e lasciati liberi di migrare verso sud.
La popolazione turca selvatica di ibis eremita è diminuita invece in maniera costante, fino al punto di non contare più coppie riproduttrici nel 1992.
Da riportare invece che nella primavera del 2002 degli studiosi hanno scoperto nel Deserto siriano, nei pressi del sito archeologico di Palmira, ancora popolazioni isolate di ibis eremita, nonostante questo uccello fosse stato dichiarato estinto in Siria circa 70 anni prima: in particolare, vennero trovati quindici siti di nidificazione abbandonati ed uno ancora occupato da una colonia nidificante. La popolazione siriana avrebbe un tasso di fertilità, ma anche di mortalità, maggiore rispetto a quanto riscontrabile in quelle turca e marocchina: tuttavia, nonostante l’arrivo spontaneo nella colonia di alcuni individui di provenienza turca, nel 2010 nel sito di Palmira non rimaneva che una coppia nidificante con tre adulti.
In aggiunta a questi rilevamenti, sporadicamente vengono segnalati esemplari di uccelli identificabili come esponenti di questa specie in Arabia Saudita, Yemen, Israele, Mauritania ed Eritrea: altre segnalazioni, specialmente in Europa, possono anche derivare dall’erronea interpretazione di avvistamenti di mignattaio, il quale, sebbene più piccolo e slanciato rispetto all’ibis eremita, specialmente in volo può facilmente essere confuso con esso.
Il suo habitat, a differenza della maggior parte degli appartenenti alla propria famiglia, che vivono in aree umide e nidificano sugli alberi, è quello delle zone rocciose e le scogliere, dove nidifica, in prossimità di zone steppose o semiaride dove cercare il cibo. Nei pressi delle zone di nidificazione deve trovarsi comunque sempre una fonte d’acqua.
La diminuzione delle popolazioni di questo uccello è legata a vari fattori quali: le attività venatorie, la distruzione di habitat steppico, dall’agricoltura intensiva e dall’uso di pesticidi.

Descrizione –
L’ L’ibis eremita è un uccello di grandi dimensioni con una lunghezza di 70-80 cm circa, un’apertura alare di 125-135 cm, per un peso raramente supera i 500 grammi. Presenta un leggero dimorfismo sessuale con i maschi che tendono ad avere dimensioni leggermente maggiori a parità d’età rispetto alle femmine; inoltre presentano un becco leggermente più lungo.
Presenta un piumaggio completamente nero corvino in ambedue i sessi: sul petto ed in particolare sulle ali sono presenti riflessi metallici di colore verde, violetto e bronzeo, mentre le copritrici alari presentano una caratteristica sfumatura di colore rosso-rame. Sulla cervice e sulla parte posteriore del collo le penne sono arruffate a formare una sorta di gualdrappa, mentre sulla nuca esse appaiono lanceolate e sono parzialmente erettili a formare un ciuffo. Le parti nude del corpo sono di colore carnicino-rossiccio.
La conformazione delle gambe è robusta e queste sono alquanto lunghe e presentano sulle quattro dita forti unghie leggermente uncinate, delle quali tre sono rivolte in avanti ed uno all’indietro.
Gli occhi di questo uccello sono grandi e posti lateralmente; presentano una pupilla rotonda e sono di colore giallo-ocra.
Il becco, di colorazione rossa, è molto lungo e leggermente ricurvo, largo alla base e tendente al graduale restringimento man mano che si procede verso la punta.
I giovani esemplari presentano già il tipico piumaggio nero,lm tuttavia il becco è di colore grigio-nerastro e le zone di pelle nuda, molto meno estese che nell’adulto, sono dello stesso colore. I giovani presentano infatti piume lanceolate piuttosto rade di colore grigio-biancastro su tutta la testa, fatta eccezione per un cerchio di pelle nuda attorno agli occhi ed al becco. Tali piume tendono a cadere con l’età, e le zone di pelle nuda tendono ad acquistare il colore rossiccio tipico dell’adulto man mano che l’animale cresce e raggiunge la maturità.

Biologia –
L’ibis eremita raggiunge la maturità sessuale non prima dei tre anni anche se è piuttosto raro che un esemplare cominci a riprodursi prima di aver compiuto 4-5 anni.
Il periodo riproduttivo è quello estivo. Il maschio, una volta individuato un sito atto alla nidificazione, lo pulisce con cura da eventuali piante e lo mostra con insistenza alla femmina prescelta: il tutto viene accompagnato dall’arruffamento delle piume della nuca e dall’emissione di bassi gorgoglii da parte del pretendente. Se la femmina gradisce la località dove è ubicata la cavità, allora cede alle avances del maschio e i due formano coppia fissa.
Il luogo di nidificazione corrisponde ad una cavità nella roccia in una falesia rocciosa o in una scogliera, o comunque in un luogo scosceso e difficile da raggiungere ad eventuali predatori terrestri: in passato, quando questi uccelli erano diffusi anche in Europa, molti di essi sceglievano come luogo per la nidificazione i merli e le finestre dei castelli o di altri edifici abbandonati.
Il nido è costruito con un ammasso di ramoscelli posti in forma circolare e foderato con erba o paglia. In questo nido la femmina depone da 2 a 4 uova dalla superficie ruvida, del peso di una cinquantina di grammi ed inizialmente di colore azzurrino con macchie marroni: durante l’incubazione, tuttavia, l’intero uovo tenderebbe ad acquistare una tonalità bruno-giallastra.
La cova viene effettuata da ambedue i genitori, i quali si danno il cambio per i 24-25 giorni necessari all’incubazione: mentre uno cova, l’altro cerca il cibo per sé, oppure vigila i dintorni alla ricerca di eventuali fonti di disturbo per le uova.
Anche i piccoli vengono nutriti da ambedue i genitori almeno fino a quando non sono in grado di volare, cosa che avviene attorno al secondo mese di vita.
Sebbene siano solitamente animali silenziosi, nelle colonie gli ibis eremita possono emettere dei suoni simili a grugniti o miagolii nasali, il cui significato ai fini della comunicazione intraspecifica rimane oscuro.
L’aspettativa di vita di questo uccello, in cattività, è di circa 25 anni: il record di longevità è di 37 anni per un maschio e di 30 per una femmina. In natura, invece, si ritiene che la speranza di vita di questi uccelli non oltrepassi i 15 anni.

Ruolo Ecologico –
L’ibis eremita è un uccello gregario, che tende a passare in gruppo la maggior parte del suo tempo.
Nel periodo notturno le colonie rimangono al sicuro lungo le rupi o le scogliere che questi animali eleggono a propria dimora: alle prime luci dell’alba, dalle colonie si staccano gruppi anche di 100 esemplari, che in formazione a “V” si muovono alla ricerca di cibo, spostandosi anche di 10–15 km rispetto ai ricoveri notturni.
Questa specie si nutre principalmente di piccoli rettili che catturano scandagliando il terreno sabbioso col lungo becco. La dieta si basa anche su piccoli mammiferi ed uccelli, lumache, ragni e scorpioni.
A volte i maschi attendono che le femmine catturino qualcosa, per poi sottrarglielo in virtù della loro maggiore stazza.
Il Geronticus eremita, nella ricerca del cibo, predilige le aree steppose, tuttavia li si può trovare anche nelle aree coltivate o cespugliose. Qui questi uccelli si muovono al suolo camminando col becco tenuto perpendicolarmente ad esso e continuamente inserito a mo’ di sonda, pronto ad afferrare qualsiasi piccola preda capiti loro a tiro.
È una specie in pericolo di estinzione ed è stato uno dei primi animali in assoluto a divenire una specie protetta: fu infatti l’arcivescovo di Salisburgo Leonhard von Keutschach, nel 1504, ad emanare un decreto che sanciva il divieto assoluto per chiunque, eccezion fatta per i nobili, di uccidere questi uccelli, già allora in declino. Tale decreto risultò tuttavia poco efficace, in quanto ben presto questa specie di uccelli si estinse in Austria, come anche nel resto d’Europa.
Come specie in pericolo critico, è una delle specie principali alle quali si rivolge il piano di conservazione AEWA: la specie figura inoltre nell’appendice I della CITES, il che vuol dire che la cattura ed il commercio di questi animale è illegale e può avvenire solo in casi eccezionali, ad esempio a scopo di ricerca e con le opportune certificazioni.
L’ibis eremita un tempo era piuttosto diffuso lungo le zone rocciose e le scogliere di Europa meridionale, Medio Oriente e Nord Africa. Il declino numerico è cominciato secoli fa e almeno fino ai primi del ‘900 le sue cause sono ignote: dall’inizio del XX secolo però la popolazione di ibis ha subito un calo drastico, pari al 98% circa, dovuto alla combinazione di vari fattori, in primis la caccia di frodo, ma anche la distruzione dell’habitat per far posto ad allevamenti e piantagioni di tipo intensivo, l’utilizzo di fitofarmaci, il disturbo delle rotte migratorie e delle colonie riproduttive a causa dell’eccessiva antropizzazione.
Attualmente l’ibis eremita è scomparso dalla maggior parte dell’habitat originario e allo stato selvatico ne rimangono solo poche colonie isolate in Marocco e Siria (dove peraltro è stato riscoperto solo nel 2002), per un totale mondiale di circa 550 individui selvatici. Oltre alle colonie selvatiche sono però presenti, specialmente in Europa, colonie semiselvatiche o in cattività di questi uccelli per un totale di un migliaio di esemplari circa: a partire da queste sono in fase di studio o di attuazione vari programmi di reintroduzione dell’ibis eremita nel suo ambiente originario.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.

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