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Theresimima ampelophaga

Theresimima ampelophaga

La zigena della vite (Theresimima ampelophaga Bayle-Barelle, 1809) è un lepidottero appartenente alla famiglia dei Zygaenidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Sottoregno Eumetazoa,
Superphylum Protostomia,
Phylum Arthropoda,
Subphylum Tracheata,
Superclasse Hexapoda,
Classe Insecta,
Sottoclasse Pterygota,
Coorte Endopterygota,
Superordine Oligoneoptera,
Sezione Panorpoidea,
Ordine Lepidoptera,
Sottordine Glossata,
Infraordine Heteroneura,
Divisione Ditrysia,
Superfamiglia Zygaenoidea,
Famiglia Zygaenidae,
Sottofamiglia Procridinae,
Tribù Procridini,
Genere Theresimima,
Specie T. ampelophaga.
È basionimo il termine:
– Zygaena ampellophaga Bayle-Barelle, 1809.
Sono sinonimi i termini:
– Ino ampellophaga (Bayle-Barelle, 1808);
– Procris amphilopaga (Kumakov & Korshunov, 1979);
– Procris amphilophaga (Kumakov & Korshunov, 1979);
– Procris vitis Boisduval, 1828;
– Sphinx ampelophaga (Hübner);
– Sphinx vitis Freyer;
– Theresia ampelophada (Benyumov, Samsonov, Tyetyureva, Shimbireva & Simolin, 1971);
– Theresimima ampellohaga Efetov & Tarmann, 1999;
– Theresimima amphellophaga Tarmann, 1998;
– Theresimima amphelophaga Zocchi, 1953;
– Theresimima astrapta Dannehl, 1933.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Theresimima ampelophaga è un lepidottero presente soprattutto in Europa meridionale, Nordafrica ed Asia occidentale. È una specie tipica delle regioni meridionali, anche se, con i cambiamenti climatici, si è estesa, in modo endemico, alle regioni settentrionali.
L’attuale areale di questa specie rientra all’interno dell’ecozona paleartica, comprendendo l’Europa mediterranea fino al Mar Nero (Spagna sudoccidentale, Francia meridionale, Italia continentale, Slovenia, Austria, Ungheria, Slovacchia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia del Nord, Albania, Grecia, Turchia, Bulgaria, Romania, Moldavia, Ucraina e Russia europea), l’Africa settentrionale (Marocco, Algeria, Egitto) e l’Asia occidentale (Libano, Siria, Israele, Cipro e paesi del Caucaso). Benché l’utilizzo di insetticidi abbia in passato ristretto o modificato l’areale della specie, il suo passaggio ad altre piante ospite d’importazione l’ha potata a riconquistare parti di territorio abbandonate in precedenza. È molto probabile che l’areale attuale non corrisponda a quello storico, e può essere che la specie sia da considerarsi un relitto tropicale africano o asiatico.
Il suo habitat è quello delle zone a vegetazione arbustiva, prati misti e vigneti.

Morfologia –
La Theresimima ampelophaga è un lepidottero in cui l’insetto adulto è una farfalla di medie dimensioni (20-30 mm di apertura alare) con le ali bronzee o brunastre ed il corpo (torace ed addome) di colore verde-bluastro.
Esiste un bimorfismo sessuale con un’apertura alare che va dai 18 ai 25 mm nei maschi, ai 16 a 24 mm nelle femmine.
La colorazione di entrambe le ali è di un brunastro piuttosto uniforme, talvolta lievemente più carico a livello del termen, e con iridescenze più chiare. L’ala posteriore, più corta e arrotondata di quella anteriore, risulta più stretta rispetto a quella delle altre Procridinae con distribuzione simile (p. es. Rhagades pruni e Adscita subsolana).
La parte inferiore delle ali riprende il colore del recto, ma presenta una tonalità lievemente più pallida, con termen di color marroncino-arancio.
Le antenne, che raggiungono i due terzi della lunghezza del corpo, sono pettinate nei maschi e vermiformi nelle femmine, con 35-38 antennomeri muniti di scaglie color verde brillante. La spirotromba è atrofizzata e non funzionante.
Il capo ed il torace sono brunastri e lucidi, mentre l’addome è di colore bluastro, con anelli più chiari, di colore variabile tra il verde ed il marrone.
Nel genitale maschile, l’uncus è più breve rispetto alla maggior parte delle Procridine paleartiche, e rivela una base a sezione triangolare. Tegumen e vinculum sono solo leggermente sclerotizzati. L’edeago è di medie dimensioni, lievemente curvato verso l’alto, con cornutus sviluppato; talvolta sono osservabili altri due cornuti più piccoli. Il ductus ejaculatorius presenta distalmente un certo numero di piccole spinule a sezione triangolare.
Nel genitale femminile, l’antrum è piatto e molto sclerotizzato; il ductus bursae appare lungo e traslucido. Il corpus bursae si mostra piccolo e alquanto sferico. Le papille sono sviluppate, con apofisi ridotte.
Le uova sono di forma ovale, inizialmente di colore giallognole e successivamente verdastre. Queste vengono deposte tra maggio e settembre, in gruppi di 20-80 sulla pagina inferiore delle foglie delle piante ospiti.
Il bruco si rinviene tutto l’anno, e rappresenta la forma con cui la specie supera l’inverno. I primi tre stadi larvali appaiono biancastri, poi il tegumento comincia ad inscurirsi, pur rimanendo bianco-giallastro sul ventre. Il capo risulta nerastro. Il corpo non ha tubercoli, ma diverse file di setole sia dorsalmente, sia sui fianchi. A maturazione completa misura da 18 a 22 mm.
Le crisalidi, si rinvengono nel periodo tra marzo e luglio, sono inizialmente bianche, ma in seguito tendono a diventare giallastre. Si ritrovano all’interno di bozzoli sericei poco consistenti, di un color bianco candido, adese alla corteccia della pianta ospite, in prossimità di asperità o fessure, oppure tra le foglie.

Attitudine e Ciclo biologico –
La Theresimima ampelophaga inizia il suo ciclo biologico con le uova che si schiudono sei-otto giorni dopo la deposizione. I bruchi attraversano in tutto cinque stadi di maturazione, anziché sei come nelle altre Procridinae.
Il I stadio si alimenta esclusivamente delle giovani gemme e del parenchima fogliare, tanto da trasformare la foglia parassitata in un intrico irregolare di nervature. Questo comporta che la pianta deve risvegliare le gemme secondarie; nel caso della vite il fenomeno comporta uno scadimento della qualità del prodotto vinicolo. Via via che la larva si sviluppa, inizia ad attaccare tutte le parti della foglia, provocando, in taluni casi, la morte della pianta.
La diapausa si colloca tra III e IV stadio. In linea generale, se l’attacco avviene durante la primavera, i danni alla pianta sono maggiori, interessando non solo le gemme, ma spogliando quasi completamente l’ospite dalle foglie, e provocandone l’indebolimento o la morte. Se invece l’attacco avviene in estate già inoltrata, i danni sono limitati più che altro alla pagina inferiore della foglia, ove si trovano i tessuti vegetali più teneri.
Il bruco si impupa tessendo un bozzolo poco consistente che di solito si rinviene adeso alla corteccia della pianta ospite. La crisalide si apre un varco nel bozzolo, liberandosene poco prima dell’emersione dell’immagine.
Gli adulti sfarfallano in tarda notte o nelle prime ore del mattino, ed essendo incapaci di alimentarsi, hanno esclusivamente scopo riproduttivo. L’accoppiamento avviene nelle prime 24-48 ore dopo l’emersione, solitamente al crepuscolo, quando gli adulti sono più attivi.
Gli sfarfallamenti ed il periodo di volo vanno da aprile ad ottobre, solitamente con una sola generazione, ma in altre zone (come Ungheria e Libano) si ritiene che la specie sia bivoltina.
I danni sono determinati dalle larve e si manifestano sia a carico delle foglie che delle gemme.
Sulle foglie il danno si manifesta in modo diverso, a seconda del periodo stagionale di attacco:
– se l’attacco è primaverile, si hanno delle vere e proprie scheletrizzazioni con erosione delle lamine fogliari (mantenendo intatte le nervature) e dei giovani germogli;
– se l’attacco avviene in estate, le foglie vengono erose non completamente ma a zone, nelle quali viene mangiato solo il parenchima inferiore, mentre la pagina superiore è lasciata intatta.
Sulle gemme il danno è provocato dalle larve svernanti che entrano al loro interno, prima che si aprano, svuotandole o compromettendo, più o meno gravemente, gli assi meristematici. Spesso, quando viene attaccata la gemma principale, la pianta è costretta a risvegliare le gemme di sostituzione che sono molto meno produttive.
I danni nel loro insieme possono divenire notevoli se l’attacco è massiccio.

Ruolo Ecologico –
La Theresimima ampelophaga è l’unico rappresentante del genere Theresimima Strand, 1917.
I bruchi di questo lepidottero si alimentano alle spese di Vitis vinifera L., 1753 (vite comune) e di altre due specie di Vitaceae importate dall’America del nord: Parthenocissus quinquefolia (L.) Planch., 1887 (vite americana) e Parthenocissus vitacea (Knerr) Hitchc. (falsa vite della Virginia).
Questo insetto, a sua volta, è soggetto al parassitismo da parte di altre specie di insetti; tra queste si riportano: Apanteles ultor Reinhard, 1880 (Hymenoptera, Braconidae), Brachymeria intermedia (Nees, 1834) (Hymenoptera, Chalcididae), Exorista spp. Meigen, 1803 (Diptera, Tachinidae), Hocheria unicolor Walker, 1834 (Hymenoptera, Chalcididae), Trichogramma evanescens Westwood, 1833 (Hymenoptera, Trichogrammatidae), Zenillia libatrix (Panzer, 1798) (Diptera, Tachinidae).
Tuttavia nelle odierne coltivazioni specializzate e con poca biodiversità la percentuale di casi di parassitismo sul totale degli individui di T. ampelophaga è troppo esigua per poter effettuare un controllo efficace sulla sua popolazione.
Per questo la lotta è stata attuata tramite insetticidi e viene effettuata, nelle fasi di pre-germogliamento ed apertura dei germogli, contro le larve svernanti che stanno uscendo dai rametti.
La lotta deve essere comunque guidata e si avvale di un campionamento su 20-30 ceppi per ettaro; la soglia di intervento proposta è mediamente di 6-7 larve presenti per pianta, alle fasi fenologiche indicate (pre-germogliamento e apertura germogli).
In Africa settentrionale, Spagna, Italia meridionale ed Ungheria, il principale metodo di lotta contro questa specie è rappresentato dalla nebulizzazione di insetticidi, in quanto l’impiego di competitori naturali (lotta biologica e lotta integrata) non ha dato grandi risultati. Può anche essere utilizzato il Bacillus thuringiensis var. Kurstaki, le cui tossine provocano nella larva una malattia paralitica.
Le tecniche agroecologiche, con l’aumento delle consociazioni arbustive/arboree e l’incremento di siepi e muretti (ove possibile) può far diminuire notevolmente l’uso di prodotti di sintesi.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Pollini A., 2002. Manuale di entomologia applicata. Edagricole, Bologna.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.

Fonte foto:
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