Crambe maritima

Crambe maritima

Il cavolo marino (Crambe maritima L.) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Brassicaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Capparales, Famiglia Brassicaceae e quindi al Genere Crambe ed alla Specie C. maritima.
È sinonimo il termine:
– Cochlearia maritima (L.) Crantz.

Etimologia –
Il termine Crambe proviene dal greco κράμβη krambe cavolo.
L’epiteto specifico maritima viene da mare mare: marittimo, marino, che cresce vicino al mare.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il cavolo marino è una pianta che cresce selvatica lungo le coste Europee, dal Nord Atlantico fino al Mar Nero.
La specie è assente dal Nord Africa e dal Medio Oriente. È presente dalle coste del Mar Nero di Bulgaria, Romania, Turchia e Ucraina, inclusa la Crimea ma è assente dalla maggior parte del Mediterraneo, ripresentandosi nuovamente dalla Francia settentrionale e dall’Irlanda al Mar Baltico. Nella penisola iberica, in Grecia e in Italia non è presente e viene sostituita dalla specie Crambe hispanica, con la quale fino a tempi recenti è stata confusa la sua distribuzione; la specie è inoltre assente in Portogallo, Grecia, Italia e Spagna, ma pare che si riscontri in Croazia.
Inoltre i ritrovamenti riferiti a questa specie in Israele e Giordania sono ora classificati come C. hispanica.
Nel Nord Europa è molto rara nell’Irlanda del Nord e in Irlanda.
In Inghilterra si trova principalmente sulla costa meridionale mentre in Galles si trova sulle spiagge settentrionali e in Scozia nell’estremo sud-ovest.
Inoltre si trova raramente lungo la costa della Norvegia, in particolare nel Parco nazionale di Færder.

Descrizione –
Crambe maritima è una pianta ci colore verde glauco caratterizzata da un grosso rizoma interrato.
Il usto è grosso e ramoso.
Le foglie hanno forme diverse: le inferiori pennatosette e quelle medie subrotonde.
I fiori sono di colore bianco o roseo e sono riuniti in racemi.
Il frutto è una siliqua indeiscente.

Coltivazione –
Il cavolo marino è un ortaggio che non ha grandi esigenze climatiche e si adatta a tutti gli ambienti. Preferisce terreni sciolti, fertili e ben strutturati. La pianta si può propagare per seme o più frequentemente per talea di rizoma.
Il periodo di semina va da marzo a giugno e può essere fatto sia in semenzaio sia in ambiente condizionato.
La piantagione si attua quando le piante hanno 4-5 foglie. Di solito la piantagione va rinnovata ogni 7-8 anni dall’inizio della produzione.
La propagazione per talea si effettua a marzo.
Da una pianta in piena efficienza si prendono spezzoni di rizoma e si piantano in solchi nel terreno.
Tra le cure agronomiche da destinare a questa pianta si ricordano la scerbatura, la concimazione in copertura, la ripulitura delle foglie secche. Per le piante in produzione va aggiunta la soppressione dei fiori; inoltre per ottenere l’imbiancamento si copre il cespo ben sviluppato con un cappuccio.
La raccolta si esegue a mano, usando un falcetto con cui si tagliano i cespi.

Usi e Tradizioni –
Crambe maritima è una pianta poco conosciuta anche se non priva di un certo interesse alimentare. Ha un gusto simile a quello degli altri cavoli, anche se più delicato.
L’utilizzo di questa pianta è molto antico.
Ci sono documenti del XVIII secolo di raccolta da parte delle popolazioni locali lungo le coste dell’Inghilterra, che utilizzavano questa pianta, scavando e raccogliendo i germogli emergenti, come ortaggi, all’inizio della primavera. Questa usanza fu riportata per la prima volta da Phillip Miller nel suo Dizionario del giardiniere del 1731 come praticata tra le popolazioni indigene del Sussex.
John Martyn fu il primo a pubblicare alcune note pratiche sulla coltivazione della pianta in una tarda edizione del lavoro di Miller, ma William Curtis fu il primo a pubblicare un trattato sui suoi esperimenti di coltivazione della pianta come coltura vegetale a Londra nel 1799, poco prima della sua morte, con John Maher che tenne una lettura prima della Horticultural Society of London nel 1805 e che elaborò leggermente il lavoro di Curtis. Sia Curtis che Maher hanno consigliato di coltivare la pianta come una pianta forzata e di cucinarla come un vegetale che va sbollentato.
Thomas Jefferson coltivava questi cavoli di mare a Monticello tra il 1820 e il 1825. [21] Fu servito al Royal Pavilion di Brighton, quando il principe reggente Giorgio IV del Regno Unito (1762-1830) lo usò come rifugio sul mare.
Nell’era vittoriana il cavolo marino era diventato “di uso molto generale” come verdura in Gran Bretagna, secondo il popolare libro di cucina Mrs Beeton’s Book of Household Management, in cui è chiamato un tipo di asparago, sebbene, a nove penny per un cesto di germogli, era una delle verdure più costose che si potessero avere.
La sua coltivazione è discussa nei libri più antichi sull’orticoltura. Le scorte selvatiche furono gravemente ridotte in Gran Bretagna per la raccolta eccessiva in natura fino a quando la pratica fu vietata all’inizio del XX secolo.
Il cavolo marino cadde in disgrazia, ma all’inizio del 21° secolo, gli chef britannici lo resero di moda. È coltivato commercialmente da un certo numero di agricoltori in Gran Bretagna.
Maher afferma che considerava il cavolo di mare sbollentato una prelibatezza. Curtis dice che come alimento, bollito per venti minuti e ricoperto di burro fuso, somigliava alla maggior parte degli asparagi, anche se con sentori di cavolo. Riferisce di averlo servito e trovato gradevole; sebbene alcuni non lo trovassero migliore del cavolo, altri lo trovarono superiore persino agli asparagi.

Modalità di Preparazione –
Il cavolo marino può essere consumato e cucinato o, semplicemente sbollentato, come qualunque altro cavolo.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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