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Pernis apivorus

Il Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus (Linnaeus, 1758)) è un rapace diurno appartenente alla famiglia degli Accipitridae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Deuterostomia, Phylum Chordata, Subphylum Vertebrata, Infraphylum Gnathostomata, Superclasse Tetrapoda, Classe Aves, Sottoclasse Neornithes, Superordine Neognathae, Ordine Accipitriformes, Famiglia Accipitridae, Sottofamiglia Perninae e quindi al Genere Pernis ed alla Specie P. apivorus.
È sinonimo il termine:
– Falco apivorus Linnaeus, 1758.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Falco pecchiaiolo è un uccello che compie migrazioni su lunga distanza.
Trascorre l’inverno a sud del Sahara e giunge in Europa a primavera per nidificare passando soprattutto dallo stretto di Gibilterra, dalla Sicilia e lo Stretto di Messina, e dalla Turchia.
Questa specie si riproduce nella maggior parte dell’Europa ed è diffuso, a est, fino al lago Balkhash e al fiume Ob, ma non è presente in gran parte della Scandinavia e delle isole Britanniche. Manca anche nell’Italia meridionale e insulare, in Grecia, in gran parte della penisola iberica e nelle isole del Mediterraneo.
Il suo habitat è rappresentato dalle zone boscose, ricche di grossi alberi, ma anche in radure o in territori più aperti, al lato di strade o corsi d’acqua. Alla fine della stagione riproduttiva, i falchi pecchiaioli migrano verso l’Africa centrale o meridionale. Migrando, essi volano spesso in gran numero, non in veri stormi, ma piuttosto in flussi continui, che seguono degli itinerari ben precisi: lungo le rive dei laghi, ad esempio. Essi attraversano il Mediterraneo a Gibilterra o in altri punti in cui la traversata del mare sia la più corta possibile, sciamando nella traversata quando le condizioni atmosferiche sono favorevoli. Molti uccelli perciò attraversano lo stretto di Gibilterra, lo stretto di Messina o il Bosforo, nel loro viaggio verso l’Africa.
In Italia è una specie migratrice, presente da aprile-maggio a settembre sulle Alpi (fino a oltre 1500 metri di quota).

Descrizione –
Pernis apivorus è un uccello rapace con una lunghezza totale di 52-60 cm, una apertura alare di 125-143 cm, per un peso di 625-1.050 grammi.
Si tratta di un uccello con diverso aspetto, passando dalla fase giovanile a quella di individuo adulto e, normalmente, con la femmina più grossa del maschio.
Da adulto si riconosce per avere i lati della faccia di colore grigio.
Nella parte inferiore le primarie esterne presentano le punte nere e una linea netta di separazione con la parte restante delle penne biancastra. La faccia inferiore delle secondarie è invece di colore biancastro con un’ampia banda subterminale scura e un ampio spazio non barrato tra questa e le altre barre.
Osservato in buone condizioni di luce, le parti superiori hanno una sfumatura grigiastra, l’ala presenta un margine posteriore scuro e la punta delle copritrici primarie scura. Le parti inferiori presentano una quantità variabile di macchie scure o di strie sottili sul petto e di barrature scure su ventre e fianchi, ma possono anche essere completamente prive di qualsiasi marcatura. Da sopra, la coda presenta un’ampia banda subterminale scura e due barre più sottili scure vicino alla base.
Nell’individuo giovane, generalmente, il capo è piuttosto chiaro, a volte di colore completamente bianco, ma sempre con la fronte bianca. Le parti superiori sono di colore marrone scuro, con un pannello chiaro sulla faccia superiore delle primarie, con la punta chiara delle grandi copritrici superiori dell’ala e con le copritrici caudali superiori chiare che formano una «U» evidente. Sulla parte inferiore delle primarie esterne il colore scuro si estende oltre la metà esterna della penna e la base è biancastra. Nel piumaggio nuovo, le secondarie e le primarie interne hanno ampie punte chiare. La faccia inferiore delle secondarie è bruna, queste contrastano con le primarie biancastre e formano una macchia scura nel sottoala degli individui in volo. Le grandi copritrici inferiori secondarie sono più chiare delle secondarie e delle altri copritrici, spesso risultano come una barra color camoscio che attraversa la faccia inferiore dell’ala. Le parti inferiori sono striate. Da sopra, la coda può presentare sia quattro barre scure, ugualmente distanziate ma meno evidenti, sia il disegno della femmina adulta.
Le zampe sono gialle, con unghie poco uncinate.
Il becco è breve, adunco, con narici fessurate, grigio o nero, con cera gialla (giovani) o nera (adulti).
In generale è un volatile con corpo più massiccio e pesante di quelle della cornacchia, simile alla poiana.
Il volo è lento, battuto o planato, spesso circolare, sfruttando le correnti termiche ascensionali; raramente fa lo “spirito santo”. Inoltre sposta spesso il capo da una parte e dall’altra; mentre manovra muove la coda come i nibbi.
Il falco pecchiaiolo emette un acuto kii-er completamente diverso dalla lamentevole nota della poiana, o anche un rapido ki-ki-ki.

Biologia –
Il Falco pecchiaiolo raggiunge la maturità sessuale attorno ai 3 anni di età. Mentre il massimo della longevità riscontrata è stato di 29 anni in un esemplare inanellato.
Il corteggiamento, simile a quello della poiana eurasiatica, avviene piombando giù e innalzandosi più volte come per percorrere una strada ricca di dossi e cunette. Poi, al culmine dell’ascensione, il falco pecchiaiolo si libra per qualche secondo e batte le sue ali sul dorso due o tre volte, in rapida successione. Ambedue gli uccelli possono anche salire piuttosto in alto al disopra del nido, quindi il maschio si tuffa sulla femmina.
Il periodo di riproduzione va da maggio-agosto. Questo uccello nidifica sugli alberi, anche in nidi abbandonati da grossi uccelli. Il falco pecchiaiolo costruisce generalmente un nuovo nido, ma può anche riutilizzare un nido di Corvide o di poiana eurasiatica.
Il nido, di solito è costruito su un ramo laterale degli alberi a 10–20 m d’altezza dal terreno; è costituito da piccoli rami e da ramoscelli che portano ancora le foglie. La costruzione del nido è realizzata essenzialmente dalla femmina, che completa questo lavoro in 10-15 giorni.
Il sito di nidificazione è situato entro i confini di un territorio le cui dimensioni (di 10–40 km²) sono determinate dalla quantità di risorse alimentari nelle vicinanze del nido. I confini di questo territorio possono sovrapporsi a quelli di una coppia di falchi pecchiaioli vicini, ma i dintorni del nido vengono difesi ferocemente da ogni tipo di uccelli rapaci. Inoltre tende a tornare agli stessi siti di nidificazione ogni anno.
Depone 1-3 uova bianche o brunastre con macchie scure. L’incubazione dura circa 30 giorni (una covata all’anno). Maschio e femmina covano le uova a turno (sembra che la femmina sia più assidua a questo compito e che si occupi dell’incubazione durante la notte). Inoltre è stato osservato che se la femmina muore, il maschio è in grado di portare avanti da solo l’allevamento dei piccoli.
Nel corso dei primi 7-10 giorni, a occuparsi dei piccoli è quasi esclusivamente la femmina. Il maschio si allontana quindi in cerca di cibo, principalmente di frammenti di favi di sciami selvatici di imenotteri, che la femmina frantumerà con il becco per nutrire i nidiacei con le larve contenute all’interno. A partire dal 18º giorno, i piccoli sono in grado di estrarre da soli le larve dai frammenti di favo portati dai due genitori, che depositano il nutrimento nel nido. Le altre prede, soprattutto i piccoli vertebrati, vengono spesso ridotte in piccoli pezzi prima di essere portate al nido.
La prole è nidicola e s’invola a circa 40-45 giorni, tuttavia rimangono ancora per qualche tempo in vicinanza del nido, dove i genitori continuano a nutrirli fino a quando hanno circa 55 giorni di età. Poco tempo dopo abbandonano il nido, ma divengono del tutto indipendenti verso i 75-100 giorni.
Il falco pecchiaiolo depone un’unica covata all’anno; se la prima covata viene distrutta, la femmina può deporre una covata sostitutiva, ma ciò sembra accadere molto raramente.

Ruolo Ecologico –
Il Falco pecchiaiolo è stato descritto per la prima volta dal naturalista svedese Carl von Linné nel 1758 con il nome iniziale di Falco apivorus.
Il termine apivorus deriva da alcune sue abitudini alimentari; infatti è chiamato in tedesco Wespenbussard, vale a dire «poiana delle vespe», e questo sarebbe un nome più adeguato, specie per quanto riguarda il suo cibo fondamentale che è rappresentato da larve di vespe. Occasionalmente, mangia anche miele e cera. È stato spesso visto tirar fuori i favi dai grandi nidi di vespe e di api, così come dai nidi più piccoli dei calabroni. Comunque l’interesse maggiore dei falchi pecchiaioli nei favi è rappresentato dalle larve e dalle pupe. Agendo così, tuttavia, rischiano di essere punti dalle api e dalle vespe operaie. Il piumaggio costituisce senza dubbio una sufficiente protezione e questi uccelli sono provvisti anche di speciali penne, simili a scaglie, attorno agli occhi e alla base del becco.
In generale, comunque, si nutre soprattutto di insetti (larve e pupe di vespe come detto), anche se in inverno (ma non solo) non disdegna piccoli rettili e anfibi, uova, piccoli uccelli e piccoli mammiferi.
È un uccello con abitudini prevalentemente diurne, che vive solitario o in coppia.
Per quanto riguarda la sua popolazione, in Europa, benché quelle della Finlandia e Svezia abbiano conosciuto un certo declino nel decennio 1990-2000, le popolazioni di Russia, Bielorussia e Francia vengono considerate stabili. BirdLife International e la IUCN includono questa specie nella categoria LC (Least Concern, «rischio minimo»), poiché l’areale che occupa è molto vasto (stimato a 10 milioni di km²) e la sua popolazione totale è numerosa (tra 100.000 e 1 milione di esemplari). Nel dettaglio, tuttavia, la specie viene ancora considerata vulnerabile in Italia, Svizzera e Portogallo, e prossima alla minaccia in Svezia e Norvegia.
Tra l’altro la concentrazione di migliaia di rapaci sullo Stretto di Messina, durante la migrazione primaverile, ha determinato nel passato il nascere di una forma di caccia tradizionale al falco pecchiaiolo occidentale.
Il falco pecchiaiolo subisce la pressione venatoria, in particolare durante le migrazioni. È inoltre minacciato dal degrado dell’habitat e dalla diminuzione del numero delle sue prede, a causa dell’utilizzo dei pesticidi e dei cambiamenti climatici.
La specie compare nell’appendice I della direttiva Uccelli dell’Unione europea, e dal 1979 è protetta in parte dalla CITES nell’appendice II (statuto convalidato nel 2003), come tutti gli Accipitriformi. È inoltre protetta dalla Convenzione di Berna e dalla CMS (Convenzione di Bonn, che protegge tutti gli Accipitridi), in entrambi i casi nell’appendice II, nonché dalla African Convention on Conservation, dove compare nella classe B.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– C.Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlante degli uccelli nidificanti, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K.Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guida agli uccelli d’Europa, Nord Africa e Vicino Oriente, Harper Collins Editore, Regno Unito.



[:en]

Pernis apivorus

The European honey buzzard (Pernis apivorus (Linnaeus, 1758)) is a diurnal bird of prey belonging to the Accipitridae family.

Systematics –
From a systematic point of view, it belongs to the Eukaryota Domain, Animalia Kingdom, Subarign Eumetazoa, Superphylum Deuterostomia, Phylum Chordata, Subphylum Vertebrata, Infraphylum Gnathostomata, Superclass Tetrapoda, Classe Aves, Subclass Neornithes, Superorder Neipathae and Accompanye Accompany, Order Pernithigliae Accognathae therefore Family to the genus Pernis and to the P. apivorus species.
The term is synonymous:
– Falco apivorus Linnaeus, 1758.

Geographic Distribution and Habitat –
The European honey buzzard is a bird that makes long-distance migrations.
It spends the winter south of the Sahara and comes to Europe in spring to nest, passing mainly through the Strait of Gibraltar, Sicily and the Strait of Messina, and Turkey.
This species reproduces in most of Europe and is widespread, in the east, as far as Lake Balkhash and the Ob River, but is not present in much of Scandinavia and the British Isles. It is also missing in southern and insular Italy, in Greece, in much of the Iberian peninsula and in the islands of the Mediterranean.
Its habitat is represented by wooded areas, full of large trees, but also in clearings or in more open territories, alongside roads or waterways. At the end of the breeding season, honey buzzards migrate to central or southern Africa. When migrating, they often fly in large numbers, not in real flocks, but rather in continuous flows, which follow very specific itineraries: along the shores of lakes, for example. They cross the Mediterranean at Gibraltar or other points where the sea crossing is as short as possible, swarming in the crossing when the weather conditions are favorable. Many birds therefore cross the Strait of Gibraltar, the Strait of Messina or the Bosphorus on their journey to Africa.
In Italy it is a migratory species, present from April-May to September in the Alps (up to over 1500 meters of altitude).

Description –
Pernis apivorus is a bird of prey with a total length of 52-60 cm, a wingspan of 125-143 cm, for a weight of 625-1.050 grams.
It is a bird with a different appearance, passing from the juvenile phase to that of an adult individual and, normally, with the female larger than the male.
As an adult, it is recognized for having gray sides of the face.
In the lower part, the external primaries have black tips and a clear line of separation with the remainder of the whitish feathers. The lower face of the secondary is instead whitish in color with a wide dark subterminal band and a large non-barred space between this and the other bars.
Observed in good light conditions, the upper parts have a grayish tinge, the wing has a dark rear margin and the tip of the primary coverts dark. The lower parts have a variable amount of dark spots or thin stripes on the chest and dark stripes on the belly and sides, but they can also be completely devoid of any markings. From above, the tail features a broad dark subterminal band and two thinner dark bars near the base.
In the young individual, generally, the head is quite light, sometimes completely white in color, but always with a white forehead. The upper parts are dark brown, with a light panel on the upper face of the primaries, with the pale tip of the large upper wing coverts and with the pale upper caudal coverts forming an evident “U”. On the underside of the outer primaries the dark color extends beyond the outer half of the pen and the base is whitish. In the new plumage, the secondary and internal primaries have broad clear tips. The lower face of the secondary is brown, these contrast with the whitish primary and form a dark spot in the underwing of flying individuals. The large secondary lower coverts are lighter than the secondary and other coverts, often resulting as a chamois-colored bar crossing the underside of the wing. The lower parts are streaked. From above, the tail can present both four dark bars, equally spaced but less evident, and the drawing of the adult female.
The legs are yellow, with little hooked nails.
The beak is short, hooked, with slit nostrils, gray or black, with yellow (young) or black (adult) wax.
In general it is a bird with a more massive and heavier body than those of the crow, similar to the buzzard.
The flight is slow, beaten or glided, often circular, exploiting the thermal currents; he rarely does “holy spirit”. He also often moves his head from one side to the other; while maneuvering it moves its tail like kites.
The honey buzzard emits a sharp kii-er completely different from the wailing note of the buzzard, or even a quick ki-ki-ki.

Biology –
The European honey buzzard reaches sexual maturity around 3 years of age. While the maximum longevity found was 29 years in a ringed specimen.
The courtship, similar to that of the Eurasian buzzard, takes place by swooping down and rising several times as if to follow a road full of bumps and bumps. Then, at the height of the ascension, the honey buzzard hovers for a few seconds and flaps its wings on its back two or three times, in rapid succession. Both birds can also climb quite high above the nest, so the male dives on the female.
The breeding period is from May-August. This bird nests in trees, even in nests abandoned by large birds. The honey buzzard generally builds a new nest, but can also reuse a Corvid or Eurasian buzzard nest.
The nest is usually built on a lateral branch of the trees 10-20 m above the ground; it consists of small branches and twigs that still bear the leaves. The construction of the nest is essentially carried out by the female, who completes this work in 10-15 days.
The nesting site is located within the boundaries of a territory whose size (10–40 km²) is determined by the quantity of food resources in the vicinity of the nest. The boundaries of this territory may overlap with those of a pair of nearby honey buzzards, but the surroundings of the nest are fiercely defended by all kinds of birds of prey. It also tends to return to the same nesting sites every year.
It lays 1-3 white or brownish eggs with dark spots. The incubation lasts about 30 days (one brood per year). Male and female hatch the eggs in turn (it seems that the female is more assiduous in this task and that she takes care of the incubation during the night). It has also been observed that if the female dies, the male is able to carry out the rearing of the young by himself.
During the first 7-10 days, almost exclusively the female takes care of the young. The male then goes away in search of food, mainly fragments of honeycombs of wild hymenoptera swarms, which the female will crush with her beak to feed the nestlings with the larvae contained inside. From the 18th day, the chicks are able to extract the larvae by themselves from the honeycomb fragments carried by the two parents, who deposit the food in the nest. Other prey, especially small vertebrates, are often cut into small pieces before being taken to the nest.
The offspring are nested and fly away at about 40-45 days, however they still remain for some time near the nest, where the parents continue to feed them until they are about 55 days old. Shortly after, they abandon the nest, but they become completely independent around 75-100 days.
The honey buzzard lays only one brood per year; if the first brood is destroyed, the female may lay a replacement brood, but this seems to happen very rarely.

Ecological Role –
The European honey buzzard was first described by the Swedish naturalist Carl von Linné in 1758 with the initial name of Falco apivorus.
The term apivorus derives from some of its eating habits; in fact it is called in German Wespenbussard, that is to say «buzzard of the wasps», and this would be a more appropriate name, especially as regards its fundamental food which is represented by wasp larvae. Occasionally, he also eats honey and wax. It has often been seen pulling out combs from large wasp and bee nests, as well as from smaller hornets’ nests. However, the greatest interest of honey buzzards in honeycombs is represented by larvae and pupae. By doing so, however, they risk being stung by bees and worker wasps. The plumage undoubtedly provides sufficient protection and these birds are also provided with special feathers, similar to scales, around the eyes and at the base of the beak.
In general, however, it feeds mainly on insects (larvae and pupae of wasps as mentioned), even if in winter (but not only) it does not disdain small reptiles and amphibians, eggs, small birds and small mammals.
It is a bird with mainly diurnal habits, which lives alone or in pairs.
Regarding its population, in Europe, although those of Finland and Sweden experienced some decline in the decade 1990-2000, the populations of Russia, Belarus and France are considered stable. BirdLife International and the IUCN include this species in the LC category (Least Concern, “minimal risk”), since the range it occupies is very large (estimated at 10 million km²) and its total population is large (between 100,000 and 1 million specimens). In detail, however, the species is still considered vulnerable in Italy, Switzerland and Portugal, and close to threat in Sweden and Norway.
Among other things, the concentration of thousands of birds of prey on the Strait of Messina, during the spring migration, led in the past to the birth of a traditional form of western honey buzzard hunting.
The honey buzzard undergoes hunting pressure, especially during migrations. It is also threatened by habitat degradation and the decrease in the number of its prey, due to the use of pesticides and climate change.
The species appears in Appendix I of the Birds Directive of the European Union, and since 1979 is partially protected by CITES in Appendix II (statute validated in 2003), like all Accipitriformes. It is also protected by the Berne Convention and the CMS (Bonn Convention, which protects all Accipitridae), in both cases in Appendix II, as well as by the African Convention on Conservation, where it appears in class B.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– C. Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlas of nesting birds, Gangemi Editore, Rome.
– L. Svensson, K. Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guide to the birds of Europe, North Africa and the Near East, Harper Collins Publisher, UK.



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Pernis apivorus

El Abejero europeo (Pernis apivorus (Linnaeus, 1758)) es un ave rapaz diurna perteneciente a la familia Accipitridae.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al Dominio Eukaryota, Reino Animalia, Subarign Eumetazoa, Superphylum Deuterostomia, Phylum Chordata, Subphylum Vertebrata, Infraphylum Gnathostomata, Superclasse Tetrapoda, Classe Aves, Subclase Neornithes, Superorden Neipathae, Orden Pernitrhae y por lo tanto Familia Pernitrhae Pernitrhae al género Pernis ya la especie P. apivorus.
El término es sinónimo:
– Falco apivorus Linnaeus, 1758.

Distribución geográfica y hábitat –
El Abejero europeo es un ave que realiza migraciones de larga distancia.
Pasa el invierno al sur del Sahara y llega a Europa en primavera para anidar, pasando principalmente por el Estrecho de Gibraltar, Sicilia y el Estrecho de Messina, y Turquía.
Esta especie se reproduce en la mayor parte de Europa y está muy extendida, en el este, hasta el lago Balkhash y el río Ob, pero no está presente en la mayor parte de Escandinavia y las Islas Británicas. También falta en el sur y las islas de Italia, en Grecia, en gran parte de la Península Ibérica y en las islas del Mediterráneo.
Su hábitat está representado por zonas boscosas, repletas de grandes árboles, pero también en claros o en territorios más abiertos, junto a carreteras o cursos de agua. Al final de la temporada de reproducción, los buitres de la miel migran a África central o meridional. Al migrar, suelen volar en gran número, no en bandadas reales, sino en flujos continuos, que siguen itinerarios muy específicos: a orillas de lagos, por ejemplo. Cruzan el Mediterráneo en Gibraltar o en otros puntos donde la travesía marítima es lo más corta posible, pululando en la travesía cuando las condiciones meteorológicas son favorables. Por tanto, muchas aves cruzan el Estrecho de Gibraltar, el Estrecho de Messina o el Bósforo en su viaje a África.
En Italia es una especie migratoria, presente de abril-mayo a septiembre en los Alpes (hasta más de 1500 metros de altitud).

Descripción –
Pernis apivorus es un ave rapaz con una longitud total de 52-60 cm, una envergadura de 125-143 cm, para un peso de 625-1.050 gramos.
Es un ave con una apariencia diferente, pasando de la etapa juvenil a la de un individuo adulto y, normalmente, con la hembra más grande que el macho.
De adulto, se le reconoce por tener los lados grises de la cara.
En la parte inferior, las primarias externas tienen puntas negras y una clara línea de separación con el resto de las plumas blanquecinas. En cambio, la cara inferior de la secundaria es de color blanquecino con una banda subterminal ancha oscura y un gran espacio no barrado entre esta y las otras barras.
Observada en buenas condiciones de luz, las partes superiores tienen un tinte grisáceo, el ala tiene un margen posterior oscuro y la punta de las coberteras primarias oscura. Las partes inferiores tienen una cantidad variable de manchas oscuras o rayas finas en el pecho y rayas oscuras en el vientre y los costados, pero también pueden estar completamente desprovistas de cualquier marca. Desde arriba, la cola presenta una banda subterminal amplia y oscura y dos barras oscuras más delgadas cerca de la base.
En el individuo joven, generalmente, la cabeza es bastante clara, a veces completamente de color blanco, pero siempre con la frente blanca. Las partes superiores son de color marrón oscuro, con un panel claro en la cara superior de las primarias, con la punta pálida de las grandes coberteras superiores del ala y con las coberteras caudales superiores pálidas formando una evidente “U”. En la parte inferior de las primarias exteriores, el color oscuro se extiende más allá de la mitad exterior de la pluma y la base es blanquecina. En el nuevo plumaje, las primarias secundarias e internas tienen puntas anchas y claras. La cara inferior de la secundaria es marrón, contrasta con la primaria blanquecina y forma una mancha oscura en la parte inferior de las alas de los individuos voladores. Las grandes coberteras inferiores secundarias son más claras que las secundarias y otras coberteras, lo que a menudo resulta en una barra de color gamuza que cruza la parte inferior del ala. Las partes inferiores están rayadas. Desde arriba, la cola puede presentar tanto cuatro barras oscuras, igualmente espaciadas pero menos evidentes, como el dibujo de la hembra adulta.
Las patas son amarillas, con pequeñas uñas ganchudas.
El pico es corto, en forma de gancho, con fosas nasales rajadas, gris o negro, con cera amarilla (joven) o negra (adulto).
En general es un ave con un cuerpo más macizo y pesado que los del cuervo, similar al del ratonero.
El vuelo es lento, batido o planeado, a menudo circular, aprovechando las corrientes térmicas; rara vez hace “espíritu santo”. También suele mover la cabeza de un lado a otro; mientras maniobra mueve su cola como cometas.
El buitre de miel emite un kii-er agudo completamente diferente a la nota de llanto del buitre, o incluso un ki-ki-ki rápido.

Biología –
El Abejero europeo alcanza la madurez sexual alrededor de los 3 años de edad. Mientras que la longevidad máxima encontrada fue de 29 años en un espécimen anillado.
El cortejo, similar al del buitre euroasiático, se lleva a cabo bajando y subiendo varias veces como si caminara por un camino lleno de baches y baches. Luego, en la cima de la ascensión, el buitre de la miel revolotea durante unos segundos y bate sus alas sobre su espalda dos o tres veces, en rápida sucesión. Ambas aves también pueden trepar bastante alto por encima del nido, por lo que el macho se lanza sobre la hembra.
El período de reproducción es de mayo a agosto. Este pájaro anida en árboles, incluso en nidos abandonados por pájaros grandes. El ratonero de miel generalmente construye un nuevo nido, pero también puede reutilizar un nido de ratonero córvido o euroasiático.
El nido generalmente se construye sobre una rama lateral de los árboles a 10-20 m sobre el suelo; se compone de pequeñas ramas y ramitas que todavía llevan las hojas. La construcción del nido la realiza fundamentalmente la hembra, que completa este trabajo en 10-15 días.
El sitio de anidación está ubicado dentro de los límites de un territorio cuyo tamaño (10–40 km²) está determinado por la cantidad de recursos alimenticios en las cercanías del nido. Los límites de este territorio pueden superponerse a los de un par de buitres de miel cercanos, pero los alrededores del nido están ferozmente defendidos por todo tipo de aves rapaces. También tiende a regresar a los mismos sitios de anidación todos los años.
Pone 1-3 huevos blancos o parduscos con manchas oscuras. La incubación dura unos 30 días (una cría por año). Macho y hembra incuban los huevos por turnos (parece que la hembra es más asidua en esta tarea y que se ocupa de la incubación durante la noche). También se ha observado que si la hembra muere, el macho puede realizar la crianza de las crías por sí mismo.
Durante los primeros 7-10 días, casi exclusivamente la hembra se ocupa de las crías. El macho luego se marcha en busca de alimento, principalmente fragmentos de panales de enjambres de himenópteros silvestres, que la hembra aplastará con el pico para alimentar a los polluelos con las larvas contenidas en su interior. A partir del día 18, los polluelos pueden extraer las larvas por sí mismos de los fragmentos de panal que llevan los dos padres, quienes depositan el alimento en el nido. Otras presas, especialmente los vertebrados pequeños, a menudo se cortan en trozos pequeños antes de llevarlas al nido.
Las crías anidan y vuelan alrededor de los 40-45 días, sin embargo, todavía permanecen por algún tiempo cerca del nido, donde los padres continúan alimentándolas hasta que tienen aproximadamente 55 días de edad. Poco después, abandonan el nido, pero se vuelven completamente independientes alrededor de los 75-100 días.
El buitre de la miel pone sólo una nidada por año; si se destruye la primera cría, la hembra puede poner una cría de reemplazo, pero esto parece suceder muy raramente.

Papel ecológico –
El Abejero europeo fue descrito por primera vez por el naturalista sueco Carl von Linné en 1758 con el nombre inicial de Falco apivorus.
El término apivorus deriva de algunos de sus hábitos alimenticios; de hecho se le llama en alemán Wespenbussard, es decir «ratonero de las avispas», y este sería un nombre más apropiado, sobre todo en lo que respecta a su alimento fundamental que está representado por las larvas de avispa. De vez en cuando, también come miel y cera. A menudo se le ha visto arrancando panales de grandes nidos de avispas y abejas, así como de nidos más pequeños de avispones. Sin embargo, el mayor interés de los ratoneros por los panales lo representan las larvas y pupas. Sin embargo, al hacerlo, corren el riesgo de ser picados por abejas y avispas obreras. Sin duda, el plumaje constituye una protección suficiente y estas aves también están provistas de plumas especiales, similares a escamas, alrededor de los ojos y en la base del pico.
En general, sin embargo, se alimenta principalmente de insectos (larvas y pupas de avispas como se mencionó), aunque en invierno (pero no solo) no desdeña los pequeños reptiles y anfibios, huevos, pequeños pájaros y pequeños mamíferos.
Es un ave de hábitos principalmente diurnos, que vive sola o en pareja.
En cuanto a su población, en Europa, aunque las de Finlandia y Suecia experimentaron algún descenso en la década 1990-2000, las poblaciones de Rusia, Bielorrusia y Francia se consideran estables. BirdLife International y la UICN incluyen a esta especie en la categoría LC (Preocupación menor, “riesgo mínimo”), ya que el rango que ocupa es muy grande (estimado en 10 millones de km²) y su población total es grande (entre 100.000 y 1 millones de especímenes). Sin embargo, en detalle, la especie todavía se considera vulnerable en Italia, Suiza y Portugal, y cercana a una amenaza en Suecia y Noruega.
Entre otras cosas, la concentración de miles de aves rapaces en el Estrecho de Messina, durante la migración de primavera, condujo en el pasado al nacimiento de una forma tradicional de caza del ratonero de miel occidental.
El buitre de la miel sufre presiones de caza, especialmente durante las migraciones. También está amenazado por la degradación del hábitat y la disminución del número de sus presas, debido al uso de pesticidas y al cambio climático.
La especie figura en el Apéndice I de la Directiva de Aves de la Unión Europea, y desde 1979 está parcialmente protegida por CITES en el Apéndice II (estatuto validado en 2003), como todos los Accipitriformes. También está protegido por la Convención de Berna y la CMS (Convención de Bonn, que protege a todos los Accipitridae), en ambos casos en el Apéndice II, así como por la Convención Africana sobre la Conservación, donde figura en la clase B.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– C. Battisti, D. Taffon, F. Giucca, 2008. Atlas de aves nidificantes, Gangemi Editore, Roma.
– L. Svensson, K. Mullarney, D. Zetterstrom, 1999. Guía de las aves de Europa, África del Norte y Oriente Próximo, Harper Collins Publisher, Reino Unido.



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