L’Agricoltura nella antica Cina III

L’Agricoltura nella antica Cina – III parte

Segue dalla II parte

Nel periodo della dinastia Han i coltivatori coltivavano molte specie.
Tra i cereali, nel Nord era comune il miglio vero e proprio (Panicum miliaceum) e due varietà di panìco o miglio a grappolo (Setaria italica); nel Sud era coltivato il riso.
Venivano coltivati, inoltre vari tipi di fagioli, comprese la soia e diverse specie di leguminose; queste originariamente coltivate nelle regioni montuose, si diffusero successivamente in molte altre regioni, come avvenne per la canapa di cui si consumavano i semi come alimento e si usavano le fibre per i tessuti.
Per quanto riguarda invece il frumento, l’orzo e l’avena, questi probabilmente furono importati in Cina dall’Asia occidentale; gradualmente divennero i raccolti principali.
L’Avvicinamento a ciò che è corretto (Erya, noto anche come Lessico letterario) e il Manuale per un ‘rapido apprendimento’ (Jijiu pian), due compilazioni lessicografiche del periodo Han, riportavano i nomi dei prodotti più comuni, spesso dividendo ciascuna di queste specie in varie sottospecie, dando in questo modo un’idea della varietà delle colture del periodo.
Inoltre i frammenti di un testo di agraria del primo periodo Han, il Libro del comandante Yin (Yin Duwei shu), riportavano informazioni sulla coltivazione di varie colture ortive come: aglio, cipolla, malva, melone e senape.
In questa fonte viene descritta la produzione complessiva di un podere che è stato suddiviso in ortaggi e prodotti di giardino per il 20%, foraggio e “sei animali” e cioè: polli, cani, maiali, cavalli, bestiame di grossa taglia e pecore, per un altro 20% e il raccolto di cereali per il rimanente 60%.
Si intuisce come alla base ci fosse un sapiente concetto di rotazioni, avvicendamento e della presenza degli animali nell’ordinamento delle “aziende” del tempo.
Nelle Ordinanze mensili per le quattro classi di persone, Cui Shi menzionava gli ortaggi da consumare o da vendere, cioè il melone, la zucca, la malva, l’ibisco, l’erba medica, le piante di senape, la rapa, l’aro d’Egitto, lo zenzero, il nardo selvatico, la cipolla, l’aglio, lo scalogno, il porro, il pepe d’acqua e il timo.
Da sottolineare come la maggior parte delle specie coltivate in Cina, in quel periodo, era di recente introduzione dall’Asia centrale. Oltre all’aglio, lo scalogno, il melone e l’erba medica, c’erano anche il cetriolo, l’uva, la fava e il sesamo.

In questo modo, avendo a disposizione tutte queste specie, gli agricoltori del periodo Han potevano sostenere raccolto multipli ed assicurare una buona fertilità e biodiversità agricola.
Per una buona rotazione, avvicendamento e possibilità di intercalare differenti colture, nel Nord della Cina, il frumento o l’orzo venivano seminati subito dopo la mietitura del miglio a spiga; la soia e il miglio, invece, dopo la mietitura del frumento o dell’orzo.
In questo modo era possibile far ruotare tre raccolti senza interruzione nell’arco di due anni; nel contempo, tra un raccolto e l’altro, usando lo spazio tra i filari del grano maturo, si piantava una certa varietà di ortaggi.
Tra le specie coltivate nel Nord, il miglio era una pianta indigena domesticata in Cina nel Neolitico, la soia veniva usata per aumentare la fertilità del terreno, mentre il frumento e l’orzo, resistenti al freddo, attecchivano in profondità: la rotazione multipla dei raccolti poteva avvenire grazie alla complementarità di queste caratteristiche. Nella Cina meridionale, la lunga stagione della coltivazione permetteva due raccolti l’anno: il riso greggio costituiva il raccolto principale, mentre fagioli e ortaggi erano coltivati negli intervalli.
Rimane il rammarico invece sulle informazioni dell’agricoltura della parte meridionale della Cina in quanto le informazioni relative ai documenti giunti ai nostri giorni sono molto poche.
A proposito delle scelte colturali di questo periodo storico dell’antica Cina si ricorda che la soia era (ed è) una risorsa di proteine importante nella dieta cinese.
Una leggenda vuole che il doufu, una proteina vegetale che si produce facendo cagliare un liquido gelatinoso derivato dalla soia, sia stato inventato nel periodo Han. Di fatto questa leggenda è stata avvalorata dalla scoperta di una pittura murale a Mixian (Henan), che sembra rappresentare il processo di produzione del doufu, anche se il dipinto, in cattivo stato di conservazione, non può essere considerato una vera e propria testimonianza.
Il frumento e l’orzo, in origine coltivati nell’Asia occidentale, furono considerati come colture di secondaria importanza. Infatti pare che fino all’inizio del I sec. a.C., il governo inviasse esperti che insegnavano agli agricoltori le tecniche di coltivazione del frumento e dell’orzo; a causa dell’estensione del territorio cinese, era facile, infatti, che le tecniche agricole acquisite in un’area fossero sconosciute in un’altra. La svolta decisiva si verificò durante la dinastia degli Han posteriori (25-220 d.C.), quando l’importanza assunta dal frumento e dall’orzo fece sì che lungo i fiumi cominciassero a essere costruiti mulini ad acqua e mortai per la produzione della farina. Fu così che quindi il frumento progressivamente sostituì il miglio, diventando il raccolto principale della Cina del Nord.
La ricerca sul miglioramento delle rese produsse in questo periodo due nuovi metodi di coltivazione.
– Il metodo dell’’aratura a porca’ (daitian), propugnato da Zhao Guo (un funzionario a cui viene attribuito il merito di avere promosso lo sviluppo dell’agricoltura nel II sec. a.C.); questo metodo consisteva nel seminare la pianta sul ciglio dei solchi formati dall’aratro, mettendo così a disposizione delle piante uno strato più alto di terra e diminuendo le conseguenze negative prodotte dalle acque stagnanti. I vantaggi di questo metodo erano molteplici e consistevano in una migliore ventilazione ed esposizione alla luce solare, nel consolidamento costante e graduale del terreno attorno alla radice della pianta coltivata (il terreno era spinto dalla porca nei solchi), in una protezione più efficace contro i venti molto forti e in una sarchiatura più facile grazie ai filari ben allineati, infine nella possibilità di evitare un eccessivo consumo di semente e di accrescere lo spazio per la coltivazione. In questo periodo, tra l’altro, il perfezionamento dell’aratro permise di solcare file profonde e dritte e di rivoltare la terra in modo da potere usare anche le porche. Le nozioni basilari del metodo daitian furono discusse nell’opera di Lü Buwei, Primavere e autunni del Signor Lü; questi metodi erano stati così perfezionati che di fatto questi principî sono stati adottati nel corso di tutta la storia dell’agricoltura cinese.

Guido Bissanti

Segue IV parte

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