Ampelodesmos mauritanicus

Ampelodesmos mauritanicus

La disa o saracchio (Ampelodesmos mauritanicus (Poir.) Dur. & Schinz) è una pianta perenne che appartiene alla famiglia delle Graminacee, che vive spesso in associazioni pure (dette ampelodesmeti), tipiche della prateria mediterranea.

Sistematica –
La Disa, dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Ordine Cyperales, Famiglia Poaceae, Sottofamiglia Pooideae, Tribù Ampelodesmeae e quindi al Genere Ampelodesmos ed alla Specie A. mauritanicus.

Etimologia –
L’epiteto Ampelodesmos deriva dal greco αμπελος ampelos vite e δεσμός desmos vincolo, legame, legaccio (in quanto si utilizzava per legare la vite); il termine mauritanicus fa riferimento alla Mauritania.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Ampelodesmos mauritanicus è originaria delle regioni mediterrane; infatti la si trova nell’Africa settentrionale, nelle zone costiere della Spagna, della Francia, dei Balcani, della Turchia e dell’Asia minore. In Italia è presente sulle pendici litoranee aride del centro-sud, in Sicilia e nella zona litoranea della Liguria (Portofino, Capo Noli, Capo Mele), che è il limite settentrionale della sua diffusione in Italia.

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Descrizione –
L’Ampelodesmos mauritanicus è una specie erbacea di alto sviluppo ed a portamento cespuglioso. È caratterizzata da foglie resistenti, lunghe fino ad 1 m e larghe circa 7 mm, molto ruvide, con margini in seguito convoluti che possono essere taglienti se si cerca di tirarle stringendole tra le dita. Sul culmo lungo e robusto troviamo la pannocchia, molto ramificata e lievemente unilaterale, con spighette peduncolate, compresse lateralmente, lunghe 10–15 mm, a 2-5 fiori. Lemma munito di 2 denti all’apice e di resta lunga 1–2 mm, esternamente peloso sulla metà inferiore.

Coltivazione –
È una specie che può essere coltivata senza alcuna necessità di irrigazione, tranne che nelle prime fasi di germinazione. Per far continuare la produzione delle foglie eliminare regolarmente i fiori appassiti, a meno che non si desideri raccoglierne i semi. Al completamento del ciclo vegetativo, in autunno, tagliare la parte aerea che si sta seccando e che ributterà in primavera.

Usi e Tradizioni –
L’Ampelodesmos mauritanicus ha trovato in passato parecchi usi tipici delle aree rurali. In alcune parti d’Italia gli steli sottili, resistenti e lisci della spiga sono usati per arrotolare la pasta per preparare i cosiddetti “maccaruna” o i “fusilli”. La Disa costituisce anche ottima materia prima per la carta, per cui si potrebbe sviluppare una ricerca in tal senso. Nelle zone di Cassaro e Ferla (sr) vengono legati insieme diversi steli e utilizzati a mo di fiaccola durante le processioni in diverse attività religiose. Ma il suo utilizzo prevalente del passato era quello di riunire le foglie coriacee in fasci per costruire rozze scope; seccate, macerate in acqua calda, e opportunamente intrecciate che servivano anche a fare cordame, reti da pesca (il termine libàni in Campania era usato anticamente per indicare le reti per la pesca del tonno) e legacci; i fusticini dei culmi secchi per fare stuoie e tapparelle. Il culmo dell’Ampelodesmo era adoperato anche per definire (sistiari) l’impianto nella semina del frumento. A tal fine, dopo aver eliminato l’infiorescenza dal culmo, lo si conficcava ogni tre metri nel suolo (chiantava n’to tirrenu). Questa indicazione forniva al contadino che seminava a spaglio (spagliu), un orientamento preciso per la dispersione delle sementi. La disa veniva utilizzata inoltre anche per la produzione del “criniu”, usato per l’imbottitura di materassi, cuscini, sedie, ecc. e per altri innumerevoli scopi ed utilizzi legati ad una civiltà contadina che non c’è più.

Modalità di Preparazione –
Non si hanno particolari notizie sui suoi utilizzi in cucina o per finalità terapeutiche.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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