Albicocco di Scillato

Albicocco di Scillato

L’albicocco di Scillato è un albero della specie Prunus armeniaca L. appartenente alla famiglia delle Rosaceae ed è una coltivazione tipica siciliana. I frutti dell’albicocco di Scillato rientrano nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) stilato dal ministero delle politiche agricole e forestali (Mipaaf).

Origini e Storia –
L’albicocca veniva chiamata dai romani la mela armena in quanto pensavano che venisse dall’Armenia. Ma in realtà il frutto, cui venivano paragonate le guance delle fanciulle in fiore, viene da più lontano e con precisione dalla Persia, se non addirittura dalla Cina. In ogni caso da quel favoloso frutteto del mondo che fu l’Oriente.
L’albicocca giunse dopo le conquiste di Alessandro Magno sulle rive del Mediterraneo. Conosciuta in Europa grazie ai Romani all’inizio dell’era cristiana, ebbe un periodo di oblio durante il Medioevo. Furono gli Arabi a reintrodurre la coltivazione dell’albicocco attorno al X secolo, non solo per finalità gastronomiche ma anche a scopi farmacologici.
Primizia significa in origine il nome dell’albicocca che deriva dal latino praecocum, letteralmente «precoce». Con questo termine i romani inizialmente chiamavano tutte quante le primizie. Ma quando questa parola finisce sulla bocca degli arabi diventa al-berquq. È il passo decisivo verso i nomi moderni del frutto arancione, come lo spagnolo albaricoque, il francese abricot, l’inglese apricot, il tedesco Aprikose e il nostro albicocca. Così a furia di rimbalzi fra Oriente e Occidente, l’albicocca finisce per diventare la primizia per antonomasia, l’incarnazione della giovinezza condensata in un frutto.
Una storia di migrazioni gastronomiche, di meticciati alimentari. Proprio come capita ai viaggiatori, gli alimenti passando da una terra all’altra finiscono sempre per assomigliare al paese che visitano, ne assumono insomma gli umori anche senza volere.
Tra diffusioni e selezioni si arrivo così a coltivazioni territoriali, in cui il particolare isolamento di alcuni momenti storici portò alla nascita di alcune varietà come quella dell’Albicocca di Scillato.
L’Albicocco di Scillato è una varietà precoce, dal frutto piccolo, spesso sfaccettato di rosso, molto profumato e dal sapore intenso.
L’Albicocco di Scillato è una coltivazione introdotta nei tardi anni settanta del ventesimo secolo nel territorio intorno a Scillato che ha visto con successo espandersi le coltivazioni anche in altre parti della provincia di Palermo. Il successo avuto dalla coltivazione dell’albicocco di Scillato è legato all’introduzione di varietà molto precoci, che consentono la produzione di un frutto che resiste agli attacchi della mosca della frutta e alle più comuni patologie fungine in maniera assolutamente biologica riducendo se non eliminando l’uso di pesticidi industriali.
A Scillato si tiene in giugno anche una sagra dedicata all’Albicocco di Scillato.
Inoltre l’Albicocca di Scillato è un Presidio Slow Food.

Area Geografica –
L’Albicocca di Scillato viene coltivata in una zona che ricade nel territorio del comune di Scillato, Collesano nella zona delle Madonie e parte della provincia di Palermo.
Si tratta quindi di un areale alquanto circoscritto e quindi con capacità produttiva limitata anche se, soprattutto un tempo c’era chi arrivava da lontano, seguendo la fama del suo profumo e del suo sapore.
Il paese di Scillato si adagia nella valle del fiume Imera, ai piedi del Parco delle Madonie.
Qui antiche acque sorgive rendono fertili i suoi terreni, che ospitano giardini, uliveti e frutteti. Floridi agrumeti caratterizzano da sempre le sue campagne, con varietà molto particolari: tardive e molto succose.

Materie Prime –
L’Albicocco di Scillato è una varietà di albicocca precoce, dal frutto piccolo, con piccole valve asimmetriche che donano loro una forma ovale. spesso sfaccettato di rosso, molto profumato e dal sapore intenso.
Gli alberi sono spesso grandi e hanno più di 30, 40 anni.

Descrizione –
L’Albicocca di Scillato è un frutto a forma sferica colore “albicocca”, con polpa succosa, morbida, particolarmente profumata, pezzatura media. I frutti presentano una buccia giallo-arancio, con screziature rosse nella parte esposta al sole. La polpa è sempre giallo-arancio, dolce e zuccherina al pari della buccia.
Il frutto è biologico a forma sferica, primaverile, di colore “albicocca”, dolce ad alto contenuto zuccherino.
I contadini della zona sanno che, da sempre, questa varietà è considerato un frutto prezioso.

Modalità di Produzione –
La coltivazione dell’albicocco di Scillato è tradizionale: ogni anno si potano gli alberi, non si fanno trattamenti chimici, né per il terreno né per i frutti, infatti dal punto di vista produttivo, l’albicocco di Scillato, è davvero unico, perché produce frutti, le omonime albicocche, estremamente resistenti agli attacchi di insetti e parassiti.
La fioritura dell’albicocco di Scillato avviene agli inizi di marzo e le albicocche maturano fra la fine di maggio e gli inizi di giugno.
Le si raccoglie a mano, in modo scalare. La raccolta inizia alla fine di maggio e dura solitamente due o tre settimane.
I frutti sono sensibili alle manipolazioni e ai trasporti e, per questa ragione, la loro commercializzazione è limitata ai mercati vicini.
Viene effettuata l’irrigazione nel periodo di maggio/ottobre con acqua delle sorgenti locali Agnello e Gulfone. Non vengono effettuate ulteriori operazioni successive alla raccolta.

Uso Gastronomico –
Le albicocche di Scillato vengono consumate sia al naturale sia nella cucina palermitana per la preparazione di dolci o confetture.
A Scillato tutte le famiglie contadine preparano ogni anno un’ottima confettura di albicocche. Ma la pressione di prodotti più redditizi e di mercati più dinamici ha reso questa varietà a rischio di scomparsa.
Le albicocche sono particolarmente digeribili; possono essere consumate fresche, secche, sciroppate e anche sotto forma di succo e in marmellate.

Guido Bissanti

Fonti
– Elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, del Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, ai sensi dell’art. 12, comma 1, della legge 12 dicembre 2016, n. 238 e ss.mm.ii.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.




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