Marrubium vulgare

Marrubium vulgare

Il marrubio comune (Marrubium vulgare L., 1753) è una specie erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Sottoregno Tracheobionta,
Superdivisione Spermatophyta,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Sottoclasse Asteridae,
Ordine Lamiales,
Famiglia Lamiaceae,
Tribù Marrubieae,
Genere Marrubium,
Specie M. vulgare.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Marrubium album Garsault;
– Marrubium apulum Ten.;
– Marrubium ballotoides Boiss. & Balansa;
– Marrubium germanicum Schrank ex Steud.;
– Marrubium hamatum Kunth;
– Marrubium hyperleucum Candargy;
– Marrubium uncinatum Stokes;
– Marrubium vaillantii Coss. & Germ;
– Marrubium vulgare subsp. apulum (Ten.) H.Lindb.;
– Marrubium vulgare var. apulum (Ten.) K.Koch;
– Marrubium vulgare var. caucasicum K.Koch;
– Marrubium vulgare var. gossypinum Nábelek;
– Marrubium vulgare var. lanatum Benth.;
– Marrubium vulgare var. microphyllum Baguet;
– Marrubium vulgare var. oligodon Rech.f.;
– Prasium marrubium E.H.L.Krause.

Etimologia –
Il termine Marrubium è il nome classico latino di un erba citata da Plinio e Columella, forse dall’ebraico marrob amaro, succo amaro (per la loro Pasqua gli ebrei mangiavano erbe amare dette marror o maror); secondo De Theis Linneo fa derivare questo nome da una cittadina detta Maria Urbs (o Marruvium), cioè città delle paludi, situata nei pressi del lago Fucino (i Romani chiamavano Maria i luoghi prosciugati), ma il ‘Linné françois’ (Parigi, 1809) riporta ‘de l’hébreu, suc amer’.
L’epiteto specifico vulgare viene da vúlgus volgo: molto comune, ordinario per la grande diffusione, banale.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Marrubium vulgare è una pianta originaria dei paesi europei affacciati sul Mediterraneo e presente in Eurasia, dalla Svezia alla Gran Bretagna e Portogallo, attraverso la Turchia e il Caucaso fino all’Asia centrale, Cina occidentale e poi in Africa settentrionale – Macaronesia, dal Marocco alla Libia.
In Italia è una specie comune ovunque (manca nella Pianura Padana). Sull’arco alpino è presente ad occidente e al centro.
Il suo habitat è quello dei luoghi desolati e bordi delle strade, degli incolti, ruderi, i pascoli aridi (è una pianta nitrofila). Il substrato preferito è calcareo con pH basico, alti valori nutrizionali del terreno che deve essere secco.
La sua distribuzione altitudinale è fino a 1200 m s.l.m..

Descrizione –
Il Marrubium vulgare è una pianta erbacea annuale o perenne, molto comune nei terreni incolti, è fittamente pelosa e caratteristica per il cattivo odore.
Presenta un fusto quadrangolare vigoroso bianco-lanuginoso, alto 30-60 cm.
Sul fusto sono presenti numerose foglie opposte, ovali, crenate e rugose.
I fiori sono di colore bianco-rosei, con calice peloso e sepali di 10 denti lesini formi che sono raccolti in glomeruli densi all’ascella delle foglie a costituire uno spicastro.
Il frutto schizocarpico è un microbasario con 4 piccoli mericarpi (nucule) di 1,7-2,1 x 1-1,2 mm, ellissoidi. trigoni, bruni.
La pianta esala un forte odore muschiato; sapore acre caldo amaro.

Coltivazione –
Il marrubio comune è una pianta che cresce allo stato spontaneo ed è molto resistente al freddo, in grado di tollerare temperature fino a circa -35 °C quando è completamente dormiente.
Questa pianta è comunque di facile coltivazione in gran parte dei tipi di terreno anche se fiorisce meglio in terreni povero e asciutti ma che vegeta molto in suoli ricchi di azoto.
Per la sua coltivazione è bene scegliere suoli con pH da neutro ad alcalino ed in posizione calda e soleggiata.
Questa pianta viene spesso coltivata, in varie parti, per uso commerciale come erba medicinale.
Se la pianta viene tagliata dopo la fioritura, normalmente produrrà un secondo raccolto di foglie.
La pianta si può propagare a partire dal seme che va seminato a metà primavera o metà estate fino all’inizio dell’autunno. La germinazione può essere lenta e irregolare. Il trapianto va fatto poi in singoli vasetti e messo in pieno campo quando le piantine sono abbastanza grandi da poter essere maneggiate.
Si può effettuare la moltiplicazione partendo da talee basali in tarda primavera prelevando i germogli con abbondante fusto sotterraneo quando si trovano a circa 8 – 10 cm dal suolo. Queste vanno poste in vasi individuali e tenute all’ombra fino a quando non radicano bene. Vanno poi trapiantate in estate.
Un altro sistema di propagazione è quello tramite cespi. Questi, soprattutto quelli più grandi possono essere ripiantati direttamente nelle loro posizioni permanenti, anche se è meglio invasare i cespi più piccoli e farli crescere fino a quando non si radicano bene. Possono essere poi trapiantati in primavera.

Usi e Tradizioni –
Il Marrubio comune o Robbio è una pianta utilizzata sin dall’antichità nel trattamento delle affezioni dell’apparato respiratorio. Nel corso dei secoli sino ad oggi, il Marrubio è stato utilizzato in particolar modo come febbrifugo e modificatore della mucosa respiratoria.
Il Marrubio era la tipica pianta depurativa della terapeutica popolare provenzale e occitana. La pianta infatti faceva parte delle “cinque erbe amare” che gli ebrei assumevano in preparazione alla Pasqua: simboleggiava l’amara schiavitù in Egitto.
Le foglie fresche hanno un pronunciato odore muschiato, anche se questo si perde una volta che la pianta è essiccata.
La pianta ha anche usi commestibili in quanto le foglie sono usate come condimento. Sono amari e piccanti, vengono talvolta utilizzate per aromatizzare birra alle erbe o liquori.
La birra di marrubio è una bevanda abbastanza nota a base di foglie di questa pianta. Dalle foglie fresche o essiccate si ottiene un tè delicato e piacevolmente aromatizzato ed è un rimedio preferito contro la tosse.
Il Marrubium vulgare è comunque molto usato in erboristica popolare come rimedio domestico per tosse, raffreddore, difficoltà respiratorie, ecc..
Questa erba stimola la secrezione di una mucosa più fluida, prontamente eliminata con la tosse.
Le foglie e i giovani steli fiorali sono antisettici, antispasmodici, colagoghi, diaforetici, digestivi, diuretici, emmenagoghi, fortemente espettoranti, epatici, stimolanti e tonici.
È una pianta espettorante e tonica che può essere tranquillamente utilizzata dai bambini così come dagli adulti.
Viene spesso trasformata in uno sciroppo o in una caramella per mascherare il suo sapore molto amaro, ma può anche essere presa come un tè.
Come tonico amaro, aumenta l’appetito e sostiene la funzione dello stomaco.
Può anche agire per normalizzare il ritmo cardiaco.
La radice veniva usata, soprattutto un tempo, come rimedio per il morso dei serpenti a sonagli, si usa in parti uguali con Plantago lanceolata o P. major.
I principali componenti sono i diterpeni, come ad esempio il lattone marrubina; ed in misura minore alcoli, alcaloidi di tipo pirrolidinico, flavonoidi (apigenina, luteolina, quercetina), piccole quantità di olio essenziale, saponine, pectina e mucillagine, colina, tannini e sali minerali (calcio, potassio e ferro).
Questa pianta contiene anche olii eterei, glucosidi, colina e tannino.
Il Marrubio possiede proprietà coleretiche ed amare. Il principale componente coleretico è l’acido marrubinico (prodotto d’idrolisi della marrubina), mentre la marrubina (che non possiede proprietà coleretiche) stimola la secrezione bronchiale (azione espettorante); i saponosidi poi coadiuvano quest’azione fluidificando il muco e favorendo l’eliminazione dei catarri senza inaridire le mucose.
Possiede inoltre proprietà antiaritmiche (anche se a dosi elevate può provocare aritmie).
Questa officinale è efficace nell’inappetenza, nel mal di stomaco, nella dissenteria cronica.
Questa pianta è anche febbrifuga per cui diventa un componente molto importante nella formulazione di tisane bechiche invernali. In passato veniva impiegato nelle febbri intermittenti resistenti al trattamento con chinino.
Le virtù bechiche sono le più interessanti: nella bronchite cronica, nella tosse ribelle, nell’asma, nella polmonite e nelle pleuriti croniche.
Il Marrubium vulgare ha, comunque, altri usi come quelli agroforestali.
È inoltre una buona pianta da consociare con i pomodori in quanto queste solanacee producono per un periodo più lungo dando un raccolto maggiore.
Tra gli altri usi si ricorda che dalla pianta si ricava un olio essenziale che viene utilizzato come aromatizzante nei liquori.
Inoltre è una pianta che respinge le mosche ed un estratto della pianta viene utilizzato come ingrediente in preparati cosmetici commerciali come balsamo per la pelle e agente lenitivo.
Un estratto degli steli fioriti viene utilizzato come ingrediente in preparati cosmetici commerciali come agente mascherante.
Infine nel campo del giardinaggio questa specie ha un certo interesse per il suo valore ornamentale.

Modalità di Preparazione –
Il marrubio comune è una pianta con impieghi alimentari e medicinali. Di questa pianta si usano le foglie e le sommità fiorite.
La pianta viene raccolta appena fiorita e può essere utilizzata fresca o essiccata.
Per fini medicinali si utilizza sia l’infusione al 2-3%, 2-3 tazze al dì nell’asma, tosse secca e catarri; sia il vino (enolito), ottenuto facendo macerare per 15 giorni 60 g di pianta secca in un litro di vino bianco. Una volta filtrato, 2-3 bicchierini prima di mangiare, rinforza lo stomaco, libera il fegato e la milza dagli ingorghi; regola le mestruazioni.
In cucina invece si usano le foglie come condimento. Il gusto è amaro e piccante e a volte sono usate per aromatizzare la birra. Mentre un olio essenziale ricavato dalla pianta viene usato nei liquori alle erbe.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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