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Chimborazo

Il Chimborazo, con i suoi 6310 m s.l.m. è la montagna più alta delle Ande ecuadoriane. Inoltre è la vetta più alta in prossimità dell’equatore ed a causa del rigonfiamento equatoriale, la sua vetta è il punto più distante dal centro della Terra.
Infatti, sebbene sia 2.547 metri più basso dell’Everest, la sua sommità dista dal centro della Terra 2,5 km in più della cima della montagna himalayana. Se si intende quindi come “montagna più alta” quella che si protende maggiormente nello spazio, il vulcano ecuadoriano è in assoluto la più alta vetta terrestre.
Il Chimborazo si trova nell’entroterra ecuadoriano vicino a Riobamba a 180 km a sud di Quito.
Questa vetta ha inoltre un diametro di 20 km e riesce a dominare una regione di 50.000 km². È soprannominato dagli abitanti Taita Chimborazo, ovverosia papà Chimborazo, mentre la madre è il Tungurahua.
Da questa montagna nascono i numerosi affluenti del fiume Guayas, così come quelli del Rio delle Amazzoni, e viene considerato la prima fonte di approvvigionamento idrico per le provincie di Bolivar e Chimborazo: Guaranda è rifornita dai “vertientes”, nell’alto “páramo” (un arido altopiano di circa 4 000 m)[altitudine, ampiezza, lunghezza?] situato a 25 km dalla città.

Geografia –
Il Chimborazo, dal punto di vista geologico, è un vulcano del Quaternario, provvisto di una cupola senza cratere. Attraverso particolari indagini sono state individuate alcune eruzioni durante le varie ere che negli ultimi 10.000 anni possono essere riassunte come segue:
– 550 d.C. ± 150 anni;
– 270 d.C. ± 150 anni;
– 2500 a.C. ± 1500 anni
– 4130 a.C. ± 150 anni;
– 5410 a.C. ± 75 anni;
– 7500 a.C. ± 2500 anni.
Purtroppo, secondo ricercatori francesi, molto probabilmente a causa del riscaldamento globale, i ghiacciai delle Ande, e quindi anche del Chimborazo, stanno andando incontro a un fenomeno di scioglimento abbastanza veloce e sono quindi destinati a scomparire nel giro di alcuni decenni.
Per questo motivo si presume che città come Quito, Lima e La Paz, che si basano su tale approvvigionamento idrico, avranno seri problemi in futuro.
A ovest del vulcano si stende un’ampia distesa desertica di sabbie vulcaniche formatasi per l’accumulo dei materiali d’eiezione più fini. Le colate di lava del Chimborazo si confondono con quelle del vicino Caruhuairazo.

Flora –
Il particolare ecosistema che circonda l’immensa struttura del Chimborazo è dovuto alla sua relativa aridità. La provincia del Chimborazo anche se con clima secco, ha alcune aree allagate dove crescono piante tipiche come il páramo paglia, ñáchag con piccoli fiori gialli, chuquiragua o fiore andino, orecchie di coniglio, romerillo, sunfo e ashpachocho.
Ci sono anche alberi come il kishwuar e quelli conosciuti dalla carta che formano piccole foreste.
Intorno a questa vetta è stata istituita la Riserva di Protezione Faunistica del Chimborazo che è costituita da specie erbacee, con presenza sporadica e resti di arbusti e piccoli alberi, conta otto ecosistemi; ospita più di 1.500 specie di piante, con il 60% di endenismo come: Polylepis, Ginoxis, Pumamaqui, Quishuar, Chuquirahua, Romerillo, Gentanella, ecc.
Le brughiere secche come il banco di sabbia del Chimborazo possono essere considerate come “Puna” páramo che varia tra semideserto e deserto, è l’unico paragonabile agli altopiani del Perù, della Bolivia e dell’Argentina settentrionale.
Secondo il Sistema di Classificazione delle Piante proposto da Sierra (1999), la Riserva ha quattro formazioni vegetali situate nella Sottoregione Centrale, Settore Centrale della Cordigliera Occidentale.
– La Foresta sempreverde dell’alta montagna: (3.000-3.400): include la vegetazione nota come Ceja Andina o flora di transizione tra le foreste di alta montagna e il páramo. Questa formazione è simile alla foresta pluviale nella sua fisionomia, così come nella quantità di muschi e piante epifite. Si differenziano però per il terreno che tende ad essere ricoperto da un fitto strato di muschio. Gli alberi crescono irregolarmente, con tronchi ramificati e in alcuni casi molto inclinati o quasi orizzontali (Sierra 1999).
– Zona desolata erbacea: (3.400-4.000): al suo limite inferiore si trova il sopracciglio andino arbustivo o campi coltivati, dove la foresta andina è stata disboscata. Dominano le graminacee a cespo dei generi Calamagrostis e Festuca, mescolate a piccoli arbusti (Sierra 1999).
– Terra desolata: (Oltre i 4.200 metri slm fino al limite delle nevicate); in questa formazione la vegetazione si alterna a macchie di sabbia nuda. Si caratterizza per essere xerofita, con poche erbe, piccoli arbusti, muschi e licheni. In alcune montagne, le brughiere del deserto iniziano a un livello considerevolmente più basso. Ad esempio, le pendici occidentali del Chimborazo sono aride e sabbiose da 3.800 metri sul livello del mare. C’è anche una vasta area sabbiosa sulla parete sud-occidentale del vulcano, simile alle Punas della Bolivia, dove la vegetazione è scarsa e dominano alcune specie di Stipa, Calamagrostis, arbusti ed erbe. Nel Chimborazo páramos è molto evidente il gradiente tra umido, semisecco e secco (Sierra 1999). Tra la flora caratteristica spiccano: Azorella pedunculata (Apiaceae), Chuquiraga jussieui, Hypochaeris sonchoides, Senecio microdon e S. comosus, Culcitium nivale, Werneria rigida (Asteraceae) ed altre piante.
– Gelidofitia: (Sopra i 4.700 metri sul livello del mare); la vegetazione è dominata da licheni e muschi. Le piante superiori (fanerogame) praticamente scompaiono e quelle esistenti crescono sottoterra. I rizomi e le radici sono molto sviluppati e le foglie sono molto piccole. Questo tipo di formazione si trova in tutte le vette della Cordigliera Occidentale, come nel caso del Chimborazo (Sierra 1999). Le piante caratteristiche sono: Aciachne flagellifera (Poaceae), Loricaria ferruginea (Asteraceae), Draba aretioides (Brassicaceae), Valeriana pilosa (Valerianaceae). Muschi: Andreana sp. e Grimmia sp. Licheni: Lecanora sp. e Gyrophora sp..

Fauna –
L’area naturale del Chimborazo si distingue per l’avifauna, con diverse specie di colibrì come l’endemico colibrì “Estrella del Chimborazo”, che nidifica a più di 5.000 metri sul livello del mare, oltre a falchi e curquiloni; sono presenti anche specie di mammiferi e animali selvatici come: conigli, lupi, cervi e camelidi.
La Riserva di Protezione Faunistica del Chimborazo è stata creata per la reintroduzione delle vigogne e la conservazione delle brughiere di questa zona, le cui condizioni ecologiche simili alla Puna meridionale delle Ande erano ideali per l’adattamento di questo camelide; L’ultimo censimento della popolazione effettuato nel 2018 ha registrato 6.800 vigogne in Ecuador.
Per quanto riguarda i mammiferi, la famiglia dei Camelidi è la principale che vive nella zona. Ad esempio, le vigogne (Vicugna vicugna) hanno una bassa richiesta di acqua e possono vivere in aree semidesertiche. Una particolarità di questo animale è che i suoi denti incisivi crescono per quasi tutta la sua vita, permettendogli di nutrirsi di foglie dure, con un alto contenuto di acido silicico, che si trova ad esempio in Festuca, Calamagrostis, nonché erbe basse e striscianti. L’alpaca (Lama pacos) è un altro dei camelidi addomesticati dagli indigeni andini, molto apprezzato per la qualità della sua lana. Il lama (Lama glama) vive nella Riserva e anche in altre brughiere degli altopiani ecuadoriani. Questi animali resistono a venti che possono raggiungere i 180 km/h (Gallo et al. 1992). È anche possibile osservare lupi páramo (Lycalopex culpaeus), cervi páramo (Odocoileus virginianus), chucuris (Mustela frenata), puzzole (Conepatus semistriatus). Comunemente si possono osservare conigli (Sylvilagus brasiliensis) tra le praterie; (Paredes 2005; Gallo et al. 1992). Le foreste di Gynoxys sono l’habitat perfetto per le specie di roditori: Akodon mollis, Phyllotis andinum, Thomasomys paramorum (Cricetidae).
Nella Riserva sono state individuate, inoltre, 31 specie di uccelli, tipiche degli ambienti andini. È normale osservare: curquiloni (Phalcoboenus carunculatus), maiali (Geranoaetus melanoleucus) e nelle zone sabbiose è possibile osservare rondoni (Aeronautes montivagus) che volano velocissimi; (Paredes 2005a). Altri uccelli molto rappresentativi di questa parte delle Ande sono: il colibrì stellato ecuadoriano (Oreotrochilus chimborazo), il condor (Vultur gryphus). Nelle lagune della Cocha Negra e nelle lagune invernali delle brughiere di Urbina ad Abraspungo è possibile trovare: anatre palustri (Anas andium), poiane (Gallinago stricklandii), gabbiani palustri (Larus serranus), liglie (Vanellus resplendens).
Tra gli anfibi ed i rettili, il Piano di Gestione (1992) riporta il rospo jambatos (Atelopus ignescens), Eleutherodactylus curtipes (Brachycephalidae) e Gastrotheca riobambae (Amphignathodontidae), attualmente a rischio di estinzione. Tuttavia, si possono citare altri anfibi che popolano questa area protetta, quali: Eleutherodactylus w-nigrum, E. chalceus, E. unistrigatus (AmphibiaWeb 2006). Inoltre, la Riserva è un rifugio naturale per specie altamente minacciate, quali: Colostethus jacobuspetersi (Dendrobatidae, CR) e Gastrotheca pseustes (Amphignathodontidae, EN); (Amphibia Web 2006).

Guido Bissanti

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Chimborazo

The Chimborazo, with its 6310 m s.l.m. it is the highest mountain in the Ecuadorian Andes. It is also the highest peak near the equator and due to the equatorial bulge, its peak is the furthest point from the center of the Earth.
In fact, although it is 2,547 meters lower than Everest, its summit is 2.5 km more from the center of the Earth than the top of the Himalayan mountain. Therefore, if the “highest mountain” is to be understood as the one that extends most into space, the Ecuadorian volcano is by far the highest earthly peak.
The Chimborazo is located in the Ecuadorian hinterland near Riobamba 180 km south of Quito.
This peak also has a diameter of 20 km and manages to dominate a region of 50,000 km². He is nicknamed by the inhabitants Taita Chimborazo, that is dad Chimborazo, while his mother is the Tungurahua.
From this mountain arise the numerous tributaries of the Guayas River, as well as those of the Amazon River, and is considered the first source of water supply for the provinces of Bolivar and Chimborazo: Guaranda is supplied by the “vertientes”, in the upper “páramo” (an arid plateau of about 4 000 m) [altitude, width, length?] located 25 km from the city.

Geography –
The Chimborazo, from a geological point of view, is a Quaternary volcano, with a dome without a crater. Through particular investigations some eruptions have been identified during the various eras which in the last 10,000 years can be summarized as follows:
– 550 AD ± 150 years;
– 270 AD ± 150 years;
– 2500 BC ± 1500 years
– 4130 BC ± 150 years;
– 5410 BC ± 75 years;
– 7500 BC ± 2500 years.
Unfortunately, according to French researchers, most likely due to global warming, the glaciers of the Andes, and therefore also of the Chimborazo, are undergoing a fairly fast melting phenomenon and are therefore destined to disappear within a few decades.
For this reason it is assumed that cities such as Quito, Lima and La Paz, which rely on such water supply, will have serious problems in the future.
To the west of the volcano lies a wide desert expanse of volcanic sands formed by the accumulation of the finest ejection materials. The Chimborazo lava flows merge with those of the nearby Caruhuairazo.

Flora –
The particular ecosystem that surrounds the immense structure of the Chimborazo is due to its relative aridity. The province of Chimborazo although with a dry climate, has some flooded areas where typical plants grow such as the straw páramo, ñáchag with small yellow flowers, chuquiragua or Andean flower, rabbit ears, romerillo, sunfo and ashpachocho.
There are also trees such as kishwuar and those known from paper that form small forests.
Around this peak the Chimborazo Wildlife Protection Reserve was established which is made up of herbaceous species, with sporadic presence and remains of shrubs and small trees, has eight ecosystems; it hosts more than 1,500 plant species, with 60% endenism such as: Polylepis, Ginoxis, Pumamaqui, Quishuar, Chuquirahua, Romerillo, Gentanella, etc.
The dry moors such as the Chimborazo sandbar can be considered as “Puna” páramo which varies between semi-desert and desert, it is the only one comparable to the highlands of Peru, Bolivia and northern Argentina.
According to the Plant Classification System proposed by Sierra (1999), the Reserve has four plant formations located in the Central Subregion, Central Sector of the Western Cordillera.
– The Evergreen High Mountain Forest: (3.000-3.400): includes the vegetation known as Ceja Andina or transitional flora between the high mountain forests and the páramo. This formation is similar to the rainforest in its physiognomy, as well as in the amount of mosses and epiphytic plants. However, they differ in the ground which tends to be covered with a thick layer of moss. The trees grow irregularly, with branched trunks and in some cases very inclined or almost horizontal (Sierra 1999).
– Herbaceous desolate area: (3,400-4,000): at its lower limit is the Andean eyebrow shrub or cultivated fields, where the Andean forest has been cleared. The tufted grasses of the genera Calamagrostis and Festuca, mixed with small shrubs dominate (Sierra 1999).
– Desolate land: (Over 4,200 meters above sea level up to the snowfall limit); in this formation the vegetation alternates with patches of bare sand. It is characterized by being xerophytic, with few herbs, small shrubs, mosses and lichens. In some mountains, desert moors begin at a considerably lower level. For example, the western slopes of Chimborazo are arid and sandy from 3,800 meters above sea level. There is also a large sandy area on the southwestern wall of the volcano, similar to the Punas of Bolivia, where vegetation is sparse and some species of Stipa, Calamagrostis, shrubs and grasses dominate. In Chimborazo páramos the gradient between humid, semi-dry and dry is very evident (Sierra 1999). Among the characteristic flora stand out: Azorella pedunculata (Apiaceae), Chuquiraga jussieui, Hypochaeris sonchoides, Senecio microdon and S. comosus, Culcitium nivale, Werneria rigida (Asteraceae) and other plants.
– Gelidofitia: (Above 4,700 meters above sea level); the vegetation is dominated by lichens and mosses. The higher plants (phanerogams) practically disappear and the existing ones grow underground. The rhizomes and roots are very developed and the leaves are very small. This type of formation is found in all the peaks of the Western Cordillera, as in the case of Chimborazo (Sierra 1999). The characteristic plants are: Aciachne flagellifera (Poaceae), Loricaria ferruginea (Asteraceae), Draba aretioides (Brassicaceae), Valeriana pilosa (Valerianaceae). Musks: Andreana sp. and Grimmia sp. Lichens: Lecanora sp. and Gyrophora sp ..

Fauna –
The Chimborazo natural area is distinguished by its avifauna, with various species of hummingbirds such as the endemic hummingbird “Estrella del Chimborazo”, which nests at more than 5,000 meters above sea level, as well as hawks and curquiloni; there are also species of mammals and wild animals such as: rabbits, wolves, deer and camelids.
The Chimborazo Wildlife Protection Reserve was created for the reintroduction of vicuñas and the conservation of the moors of this area, whose ecological conditions similar to the southern Puna of the Andes were ideal for the adaptation of this camelid; The last population census carried out in 2018 recorded 6,800 vicuñas in Ecuador.
As for mammals, the Camelid family is the main one living in the area. For example, vicuñas (Vicugna vicugna) have a low demand for water and can live in semi-desert areas. A peculiarity of this animal is that its incisor teeth grow for almost its entire life, allowing it to feed on hard leaves, with a high content of silicic acid, which is found for example in fescue, Calamagrostis, as well as low and creeping grasses. The alpaca (Lama pacos) is another of the camelids domesticated by the Andean natives, highly appreciated for the quality of its wool. The lama (Lama glama) lives in the Reserve and also in other moorlands of the Ecuadorian highlands. These animals withstand winds that can reach 180 km / h (Gallo et al. 1992). It is also possible to observe páramo wolves (Lycalopex culpaeus), páramo deer (Odocoileus virginianus), chucuris (Mustela frenata), polecats (Conepatus semistriatus). Commonly one can observe rabbits (Sylvilagus brasiliensis) among the prairies; (Paredes 2005; Gallo et al. 1992). Gynoxys forests are the perfect habitat for rodent species: Akodon mollis, Phyllotis andinum, Thomasomys paramorum (Cricetidae).
In addition, 31 species of birds, typical of the Andean environments, have been identified in the Reserve. It is normal to observe: curquiloni (Phalcoboenus carunculatus), pigs (Geranoaetus melanoleucus) and in the sandy areas it is possible to observe swifts (Aeronautes montivagus) flying very fast; (Paredes 2005a). Other very representative birds of this part of the Andes are: the Ecuadorian star hummingbird (Oreotrochilus chimborazo), the condor (Vultur gryphus). In the Cocha Negra lagoons and in the winter lagoons of the heaths of Urbina in Abraspungo it is possible to find: marsh ducks (Anas andium), buzzards (Gallinago stricklandii), marsh gulls (Larus serranus), lilies (Vanellus resplendens).
Among the amphibians and reptiles, the Management Plan (1992) reports the jambatos toad (Atelopus ignescens), Eleutherodactylus curtipes (Brachycephalidae) and Gastrotheca riobambae (Amphignathodontidae), currently at risk of extinction. However, other amphibians that populate this protected area can be mentioned, such as: Eleutherodactylus w-nigrum, E. chalceus, E. unistrigatus (AmphibiaWeb 2006). Furthermore, the Reserve is a natural refuge for highly threatened species, such as: Colostethus jacobuspetersi (Dendrobatidae, CR) and Gastrotheca pseustes (Amphignathodontidae, EN); (Amphibia Web 2006).

Guido Bissanti





[:es]

Chimborazo

El Chimborazo, con sus 6310 m s.l.m. es la montaña más alta de los Andes ecuatorianos. También es el pico más alto cerca del ecuador y debido al abultamiento ecuatorial, su pico es el punto más alejado del centro de la Tierra.
De hecho, aunque es 2.547 metros más bajo que el Everest, su cumbre está a 2,5 km más del centro de la Tierra que la cima de la montaña del Himalaya. Por lo tanto, si la “montaña más alta” debe entenderse como la que más se extiende hacia el espacio, el volcán ecuatoriano es, con mucho, el pico terrestre más alto.
El Chimborazo se encuentra en el interior ecuatoriano cerca de Riobamba a 180 km al sur de Quito.
Este pico también tiene un diámetro de 20 km y logra dominar una región de 50.000 km². Es apodado por los habitantes Taita Chimborazo, es decir papá Chimborazo, mientras que su madre es la Tungurahua.
De esta montaña surgen los numerosos afluentes del río Guayas, así como los del río Amazonas, y es considerada la primera fuente de abastecimiento de agua para las provincias de Bolívar y Chimborazo: Guaranda es abastecida por los vertientes, en la parte alta. “páramo” (una meseta árida de unos 4 000 m) [¿altura, ancho, largo?] ubicado a 25 km de la ciudad.

Geografía –
El Chimborazo, desde el punto de vista geológico, es un volcán Cuaternario, con una cúpula sin cráter. A través de investigaciones particulares se han identificado algunas erupciones durante las distintas épocas que en los últimos 10.000 años se pueden resumir de la siguiente manera:
– 550 d.C. ± 150 años;
– 270 d.C. ± 150 años;
– 2500 aC ± 1500 años
– 4130 a. C. ± 150 años;
– 5410 a. C. ± 75 años;
– 7500 a. C. ± 2500 años.
Desafortunadamente, según los investigadores franceses, muy probablemente debido al calentamiento global, los glaciares de los Andes, y por lo tanto también del Chimborazo, están experimentando un fenómeno de derretimiento bastante rápido y, por lo tanto, están destinados a desaparecer en unas pocas décadas.
Por esta razón se asume que ciudades como Quito, Lima y La Paz, que dependen de dicho suministro de agua, tendrán serios problemas en el futuro.
Al oeste del volcán hay una amplia extensión desértica de arenas volcánicas formadas por la acumulación de los mejores materiales de expulsión. Los flujos de lava del Chimborazo se fusionan con los del cercano Caruhuairazo.

Flora –
El particular ecosistema que rodea la inmensa estructura del Chimborazo se debe a su relativa aridez. La provincia de Chimborazo aunque con un clima seco, tiene algunas áreas inundadas donde crecen plantas típicas como el páramo de paja, ñáchag con pequeñas flores amarillas, chuquiragua o flor andina, orejas de conejo, romerillo, sunfo y ashpachocho.
También hay árboles como el kishwuar y los conocidos de papel que forman pequeños bosques.
Alrededor de este pico se estableció la Reserva de Protección de Vida Silvestre Chimborazo la cual está conformada por especies herbáceas, con presencia esporádica y restos de arbustos y arbolitos, cuenta con ocho ecosistemas; alberga más de 1.500 especies vegetales, con un 60% de endenismo como: Polylepis, Ginoxis, Pumamaqui, Quishuar, Chuquirahua, Romerillo, Gentanella, etc.
Los páramos secos como el banco de arena del Chimborazo pueden ser considerados como páramo “Puna” que varía entre semidesértico y desierto, es el único comparable a las tierras altas de Perú, Bolivia y norte de Argentina.
Según el Sistema de Clasificación Vegetal propuesto por Sierra (1999), la Reserva cuenta con cuatro formaciones vegetales ubicadas en la Subregión Central, Sector Central de la Cordillera Occidental.
– Bosque siempreverde de alta montaña: (3.000-3.400): comprende la vegetación conocida como Ceja Andina o flora de transición entre los bosques de alta montaña y el páramo. Esta formación es similar a la selva tropical en su fisonomía, así como en la cantidad de musgos y plantas epífitas. Sin embargo, difieren en el suelo que tiende a estar cubierto por una gruesa capa de musgo. Los árboles crecen de forma irregular, con troncos ramificados y en algunos casos muy inclinados o casi horizontales (Sierra 1999).
– Área herbácea desolada: (3.400-4.000): en su límite inferior se encuentra la ceja arbustiva andina o campos cultivados, donde se ha talado el bosque andino. Predominan las gramíneas copetudas de los géneros Calamagrostis y Festuca, mezcladas con pequeños arbustos (Sierra 1999).
– Tierra desolada: (más de 4.200 metros sobre el nivel del mar hasta el límite de nevadas); en esta formación la vegetación se alterna con parches de arena desnuda. Se caracteriza por ser xerofítica, con pocas hierbas, pequeños arbustos, musgos y líquenes. En algunas montañas, los páramos del desierto comienzan en un nivel considerablemente más bajo. Por ejemplo, las laderas occidentales del Chimborazo son áridas y arenosas desde los 3.800 metros sobre el nivel del mar. También hay un gran arenal en la pared suroeste del volcán, similar a las Punas de Bolivia, donde la vegetación es escasa y dominan algunas especies de Stipa, Calamagrostis, arbustos y pastos. En los páramos de Chimborazo el gradiente entre húmedo, semiseco y seco es muy evidente (Sierra 1999). Entre la flora característica destacan: Azorella pedunculata (Apiaceae), Chuquiraga jussieui, Hypochaeris sonchoides, Senecio microdon y S. comosus, Culcitium nivale, Werneria rigida (Asteraceae) y otras plantas.
– Gelidofitia: (por encima de los 4.700 metros sobre el nivel del mar); la vegetación está dominada por líquenes y musgos. Las plantas superiores (fanerógamas) prácticamente desaparecen y las existentes crecen bajo tierra. Los rizomas y raíces están muy desarrollados y las hojas son muy pequeñas. Este tipo de formación se encuentra en todos los picos de la Cordillera Occidental, como en el caso del Chimborazo (Sierra 1999). Las plantas características son: Aciachne flagellifera (Poaceae), Loricaria ferruginea (Asteraceae), Draba aretioides (Brassicaceae), Valeriana pilosa (Valerianaceae). Almizcles: Andreana sp. y Grimmia sp. Líquenes: Lecanora sp. y Gyrophora sp ..

Fauna –
El área natural Chimborazo se distingue por su avifauna, con diversas especies de colibríes como el colibrí endémico “Estrella del Chimborazo”, que anida a más de 5.000 metros sobre el nivel del mar, además de halcones y curquiloni; también existen especies de mamíferos y animales salvajes como: conejos, lobos, ciervos y camélidos.
La Reserva de Protección de Vida Silvestre Chimborazo fue creada para la reintroducción de vicuñas y la conservación de los páramos de esta zona, cuyas condiciones ecológicas similares a la Puna Sur de los Andes eran ideales para la adaptación de este camélido; El último censo de población realizado en 2018 registró 6.800 vicuñas en Ecuador.
En cuanto a los mamíferos, la familia Camélidos es la principal que habita en la zona. Por ejemplo, las vicuñas (Vicugna vicugna) tienen poca demanda de agua y pueden vivir en áreas semidesérticas. Una peculiaridad de este animal es que sus dientes incisivos crecen durante casi toda su vida, lo que le permite alimentarse de hojas duras, con un alto contenido en ácido silícico, que se encuentra por ejemplo en festuca, Calamagrostis, así como pastos bajos y rastreros . La alpaca (Lama pacos) es otro de los camélidos domesticados por los nativos andinos, muy apreciada por la calidad de su lana. El lama (Lama glama) vive en la Reserva y también en otros páramos del altiplano ecuatoriano. Estos animales soportan vientos que pueden alcanzar los 180 km / h (Gallo et al. 1992). También es posible observar lobos de páramo (Lycalopex culpaeus), venados de páramo (Odocoileus virginianus), chucuris (Mustela frenata), turones (Conepatus semistriatus). Comúnmente se pueden observar conejos (Sylvilagus brasiliensis) entre las praderas; (Paredes 2005; Gallo et al. 1992). Los bosques de Gynoxys son el hábitat perfecto para las especies de roedores: Akodon mollis, Phyllotis andinum, Thomasomys paramorum (Cricetidae).
Además, en la Reserva se han identificado 31 especies de aves, típicas de los ambientes andinos. Es normal observar: curquiloni (Phalcoboenus carunculatus), cerdos (Geranoaetus melanoleucus) y en las zonas arenosas es posible observar vencejos (Aeronautes montivagus) volando muy rápido; (Paredes 2005a). Otras aves muy representativas de esta parte de los Andes son: el colibrí estrella ecuatoriano (Oreotrochilus chimborazo), el cóndor (Vultur gryphus). En las lagunas de Cocha Negra y en las lagunas invernales de los páramos de Urbina en Abraspungo es posible encontrar: patos de marisma (Anas andium), ratoneros (Gallinago stricklandii), gaviotas de marisma (Larus serranus), azucenas (Vanellus resplendens).
Entre los anfibios y reptiles, el Plan de Manejo (1992) reporta el sapo jambatos (Atelopus ignescens), Eleutherodactylus curtipes (Brachycephalidae) y Gastrotheca riobambae (Amphignathodontidae), actualmente en riesgo de extinción. Sin embargo, se pueden mencionar otros anfibios que pueblan esta área protegida, tales como: Eleutherodactylus w-nigrum, E. chalceus, E. unistrigatus (AmphibiaWeb 2006). Además, la Reserva es un refugio natural para especies altamente amenazadas, como: Colostethus jacobuspetersi (Dendrobatidae, CR) y Gastrotheca pseustes (Amphignathodontidae, EN); (Amphibia Web 2006).

Guido Bissanti





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