[:it] Crollo della biodiversità agricola: serve l’Agroecologia [:en] Collapse of agricultural biodiversity: Agroecology is needed [:es] Colapso de la biodiversidad agrícola: se necesita agroecología [:]

[:it]

Crollo della biodiversità agricola: serve l’Agroecologia

Come è noto, ma forse non troppo, la biodiversità contribuisce in maniera decisiva alla vita del pianeta attraverso milioni di geni che servono a comporre la struttura vivente; migliaia di piante e animali che popolano la Terra e innumerevoli organismi che costituiscono gli ecosistemi naturali.
La materia vivente rappresenta un complesso intreccio interdipendente di nascite, morti e rinnovamento. In tutto questo gli esseri umani sono soltanto una piccola parte di questo vibrante mosaico, ma esercitano un forte impatto sulle specie e sull’ambiente. Sono quindi a rischio un gran numero di piante e di animali, insieme a fondamentali processi della natura, come l’impollinazione degli insetti e la rigenerazione del suolo, attraverso i microrganismi.
Giunti alle soglie del XXI secolo il pianeta si è svegliato, forse tardivamente, da un torpore in cui era caduto, senza avere affrontato per tempo tutte le emergenze generate da un modello di sfruttamento delle risorse mal pensato e peggio attuato.
Per nutrire infatti una popolazione in aumento occorrerà dare un impulso all’agricoltura per incrementare la produzione alimentare. Sarà inoltre essenziale un’agricoltura più flessibile, conservando un’ampia varietà di forme di vita con caratteristiche particolari, come alberi che sopravvivono alle siccità o bestiame che si riproduce in situazioni critiche. Tecniche agricole sostenibili possono nutrire la popolazione e contemporaneamente proteggere oceani, foreste, praterie e altri ecosistemi che ospitano le diversità biologiche.
Agenda 2030, e con maggiore dettaglio, il Farm to Fork (obiettivo di transizione verso un sistema alimentare dell’UE più sano e sostenibile) pietra angolare del Green Deal europeo, hanno individuato nel modello agroecologico le fondamenta del futuro modello agroalimentare.
Lo scenario che però adesso si presenta non è di facile risoluzione in quanto l’interferenza delle attività umane ha compromesso, in parte, l’ingente patrimonio delle risorse naturali mondiali.
La biodiversità naturale e quella agricola hanno visto, soprattutto nell’ultimo mezzo secolo, una inquietante diminuzione di specie, varietà e razze che erano il frutto di un millenario adattamento alle condizioni ambientali.
Il moderno sistema agroalimentare ha interferito pesantemente (sia direttamente che indirettamente) sulla ricca varietà di piante coltivate e di animali addomesticati che sono alla base della biodiversità agricola. Tuttavia, il genere umano utilizza per il 90 per cento della propria alimentazione di origine animale solo 14 specie di mammiferi e di uccelli, e solo quattro specie – grano, mais, riso e patate – forniscono all’organismo metà della sua energia di origine vegetale. Una dieta alimentare tra le più povere di tutti i tempi.
Al di la delle considerazioni doverose sulla povertà della dieta di quasi tutte le popolazioni mondiali, e sulle ovvie conseguenze sullo stato di salute, è evidente la responsabilità dell’agricoltura moderna nella demolizione della diversità genetica delle specie, e all’interno di queste, anche della diversità genetica all’interno di ognuna di esse. L’agricoltura moderna ha incoraggiato molti agricoltori a utilizzare specie uniformi di piante o animali ad alto rendimento, ma quando i produttori alimentari abbandonano la diversità, possono scomparire varietà e specie, con le proprie caratteristiche genetiche e la reciprocità dei loro rapporti e delle loro interdipendenze.
Questa rapida diminuzione della diversità genetica preoccupa gli esperti. Così sin dal 2004, gli scienziati di tutto il mondo, durante la Giornata Mondiale dell’alimentazione, avevano sollevato questo allarme.

Gli ultimi 16 anni non sono certo passati infruttuosi sul versante dei processi di riconversione indispensabili ad una nuova visione del sistema.
Meno fruttuosi sono invece quelli legati alle decisioni politiche di quasi tutti i Paesi del Pianeta.
Tra l’altro sono proprio gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo che hanno probabilmente un maggiore bisogno, di un nuovo modello agroalimentare oltre che, più di una singola varietà ad alto rendimento, di colture diversificate che crescano bene anche in climi avversi o di animali resistenti alle malattie. Per gli agricoltori più poveri, la biodiversità può rappresentare la migliore protezione contro l’inedia. Anche i consumatori sono avvantaggiati dalla possibilità di un’ampia scelta nel settore vegetale e animale, che consente una dieta nutritiva particolarmente importante per le comunità locali con scarso accesso ai mercati.
A corollario di quanto affermato si evidenzia la stima operata dalla FAO: nell’ultimo secolo sono scomparse tre quarti delle diversità genetiche delle colture agricole. Inoltre, su 6.300 specie animali, 1.350 sono in pericolo di estinzione o sono già estinte. È indispensabile uno sforzo globale per conservare piante e animali nelle banche di geni, nei giardini botanici e nei parchi zoologici. Altrettanto importante è l’obiettivo di conservare nelle fattorie e nella natura la biodiversità, dove può modificarsi e adattarsi a mutate condizioni o a conflitti con altre specie. Come custodi della biodiversità mondiale, gli agricoltori possono coltivare piante e alberi locali e curare la riproduzione degli animali indigeni, assicurandone la sopravvivenza.
Servono pertanto non solo sforzi economici, errore frequente in cui cadono amministrazioni dopo amministrazioni, ma soprattutto un “restyling” della visione dell’intero sistema agroalimentare.
È il momento dei passi coraggiosi; è il momento di non ascoltare più quanti ancora propinano l’uso di un’agricoltura, fatta di chimica di sintesi, di meccanizzazione sproporzionata, di input esterni alla natura, ecc., che dire fallimentare è un giudizio a dir poco indulgente.
L’agroecologia non è solo un modello di produrre, lasciando finalmente in pace i sacrosanti principi della Natura, ma è anche un modello di organizzazione dell’intera filiera: appunto dall’azienda al consumatore (Farm to Fork).
Agroecologia è produrre lasciando fare gran parte del lavoro alla natura;
Agroecologia è salvaguardia della biodiversità naturale ed agricola;
Agroecologia è salvaguardia della dignità degli operatori agricoli trasformati dalla moderna agricoltura a semplici operai in un grande processo di produzione organizzato a monte;
Agroecologia è salubrità alimentare;
Agroecologia è fattore di democrazia e garanzia di giustizia nella direzione di una reale Sovranità Alimentare.
L’agroecologia non si raggiungerà però solo attraverso un processo politico o a disposizioni legislative; serve un grande sforzo mondiale, e nel locale, un grande confronto tra tutti gli attori del settore tenendo fermi alcuni punti:
– l’agroecologia è un sistema di propulsione del sistema agroalimentare basato sugli stessi principi e regole della Natura; ogni sostituzione o surroga è dannosa ed inopportuna;
– L’agroecologia pone, dopo centinaia di anni della storia di un colonialismo imperialista, le fondamenta per un processo di vera democrazia all’interno dei popoli e tra popolo e popolo.
Il futuro è iniziato ma ci ha tirato un brutto scherzo: è come un test a quiz: le domande sono molte ed il tempo a disposizione poco.
Buon Lavoro.

Guido Bissanti





[:en]

Collapse of agricultural biodiversity: Agroecology is needed

As is well known, but perhaps not too much, biodiversity contributes decisively to the life of the planet through millions of genes that are used to make up the living structure; thousands of plants and animals populating the Earth and countless organisms that make natural ecosystems.
Living matter represents a complex interdependent complex of births, deaths, and renewal. In all of this, humans are only a small part of this vibrant mosaic, but they have a strong impact on species and the environment. A large number of plants and animals are at risk, along with fundamental processes of nature, such as insect pollination and soil regeneration, through microorganisms.
Having reached the threshold of the 21st century, the planet woke up, perhaps belatedly, from a torpor into which it had fallen, without having dealt with in time all the emergencies generated by a poorly thought-out and worse implemented model of exploitation of resources.
In fact, to feed a growing population it will be necessary to give an impulse to agriculture to increase food production. In addition, more flexible agriculture will be essential, conserving a wide variety of life forms with particular characteristics, such as trees that survive droughts or livestock reproducing in critical situations. Sustainable agricultural techniques can feed populations and simultaneously protect oceans, forests, grasslands, and other ecosystems that host biological diversity.
Agenda 2030, and in greater detail, the Farm to Fork (the goal of transition towards a healthier and more sustainable EU food system) cornerstone of the European Green Deal, has identified in the agroecological model the foundations of the future agri-food model.
But the current scenario is not easy to resolve, because the interference of human activities has undermined the huge heritage of the world’s natural resources.
Natural and agricultural biodiversity have seen, especially in the last half century, a disturbing decline in species, varieties, and breeds that resulted from a millennial adaptation to environmental conditions.
The modern agri-food system has heavily interfered (both directly and indirectly) on the rich variety of cultivated plants and domesticated animals that underpin agricultural biodiversity. However, humankind uses only 14 species of mammals and birds for 90 percent of its animal feed, and only four species – wheat, corn, rice and potatoes – provide the body with half of its plant-based energy. . One of the poorest diets of all time.
Beyond the necessary considerations on the poverty of the diet of almost all the world’s populations, and on the obvious consequences on the state of health, the responsibility of modern agriculture in the demolition of the genetic diversity of species is evident, and within these, even genetic diversity within each of them. Modern agriculture has encouraged many farmers to use uniform species of high-yielding plants or animals, but when food producers abandon diversity, varieties and species can disappear, with their own genetic characteristics and the reciprocity of their relationships and interdependencies. .
This rapid decline in genetic diversity worries experts. Scientists from around the world have raised this alarm on World Food Day since 2004.

The last 16 years have certainly not passed unsuccessfully on the side of the conversion processes essential to a new vision of the system.
Less fruitful are those related to the political decisions of almost all the countries of the Planet.
Among other things, it is precisely the farmers of developing countries who probably have a greater need for a new agri-food model as well as, more than a single high-yielding variety, for diversified crops that grow well even in adverse climates or disease resistant animals. For the poorest farmers, biodiversity can be the best protection against starvation. Consumers also benefit from the possibility of a wide choice in the plant and animal sector, which allows for a nutritious diet that is especially important for local communities with little access to markets.
As a corollary to what has been stated, the estimate made by FAO is highlighted: in the last century, three quarters of the genetic diversity of agricultural crops have disappeared. Moreover, out of 6,300 animal varieties, 1,350 are in danger of extinction or are already extinct. A global effort is required to conserve plants and animals in gene banks, botanical gardens, and zoological parks. Equally important is the goal of conserving biodiversity on farms and in nature, where it can change and adapt to changing conditions or conflicts with other species. As custodians of the world’s biodiversity, farmers can grow local plants and trees and care for the reproduction of indigenous animals, ensuring their survival.
Not only economic efforts are needed – a frequent mistake in which administrations after administrations fall, but above all a “restyling” of the vision of the entire agri-food system.
It is time for bold steps; it is time to stop listening to those who still propose the use of agriculture, made up of synthetic chemistry, disproportionate mechanization, inputs external to nature, etc., which to say bankruptcy is an indulgent judgment to say the least.
Agroecology is not only a model of producing, finally leaving the sacrosanct principles of Nature alone, but it is also a model of organization of the entire supply chain: from the company to the consumer (Farm to Fork).
Agroecology is about producing, letting nature do most of the work;
Agroecology is safeguarding natural and agricultural biodiversity;
Agroecology is safeguarding the dignity of farmers transformed from modern agriculture to simple workers in a large upstream production process;
Agroecology is food safety;
Agroecology is a factor of democracy and a guarantee of justice in the direction of a real Food Sovereignty.
Agroecology will not be achieved only through a political process or legislative provision; a great global effort is needed, and in the local area, a great comparison between all players in the sector, keeping some points firm:
– Agroecology is a propulsion system of the agro-food system based on the same principles and rules of Nature; every substitution or subrogation is harmful and inappropriate;
– Agroecology lays, after hundreds of years of the history of imperialist colonialism, the foundations for a process of true democracy within peoples and between people and people.
The future has begun but has pulled a bad joke on us: it is like a quiz test: the questions are many and the time available is short.
Good job.

Guido Bissanti





[:es]

Colapso de la biodiversidad agrícola: se necesita agroecología

Como es bien sabido, pero quizás no demasiado, la biodiversidad contribuye decisivamente a la vida del planeta a través de millones de genes que se utilizan para formar la estructura viviente; miles de plantas y animales que pueblan la Tierra e innumerables organismos que conforman los ecosistemas naturales.
La materia viva representa un entrelazamiento complejo e interdependiente de nacimiento, muerte y renovación. En todo esto, los humanos son solo una pequeña parte de este mosaico vibrante, pero tienen un fuerte impacto en las especies y el medio ambiente. Por lo tanto, un gran número de plantas y animales están en riesgo, junto con procesos fundamentales de la naturaleza, como la polinización de insectos y la regeneración del suelo, a través de microorganismos.
Llegados a los umbrales del siglo XXI, el planeta despertó, quizás con retraso, de un letargo en el que había caído, sin haber atendido a tiempo todas las emergencias generadas por un modelo de explotación de recursos mal pensado y peor implementado.
De hecho, para alimentar a una población en crecimiento será necesario dar un impulso a la agricultura para incrementar la producción de alimentos. También será fundamental una agricultura más flexible, conservando una amplia variedad de formas de vida con características particulares, como árboles que sobreviven a las sequías o ganado que se reproduce en situaciones críticas. Las técnicas agrícolas sostenibles pueden alimentar a las poblaciones y, al mismo tiempo, proteger los océanos, los bosques, las praderas y otros ecosistemas que albergan la diversidad biológica.
La Agenda 2030, y en mayor detalle, el Farm to Fork (objetivo de transición hacia un sistema alimentario de la UE más saludable y sostenible) piedra angular del Pacto Verde Europeo, han identificado en el modelo agroecológico las bases del futuro modelo agroalimentario.
Sin embargo, el escenario que ahora se presenta no es fácil de resolver ya que la interferencia de las actividades humanas ha comprometido parcialmente el enorme patrimonio de los recursos naturales del mundo.
La biodiversidad natural y agrícola ha visto, especialmente en el último medio siglo, una disminución preocupante de especies, variedades y razas que fueron el resultado de una adaptación milenaria a las condiciones ambientales.
El sistema agroalimentario moderno ha interferido fuertemente (tanto directa como indirectamente) en la rica variedad de plantas cultivadas y animales domesticados que son la base de la biodiversidad agrícola. Sin embargo, la humanidad usa solo 14 especies de mamíferos y aves para el 90 por ciento de su alimento animal, y solo cuatro especies (trigo, maíz, arroz y papas) proporcionan al cuerpo la mitad de la energía de origen vegetal. . Una de las dietas más pobres de todos los tiempos.
Más allá de las consideraciones necesarias sobre la pobreza de la dieta de casi todas las poblaciones del mundo, y sobre las obvias consecuencias sobre el estado de salud, es evidente la responsabilidad de la agricultura moderna en la demolición de la diversidad genética de especies, y dentro de estas, incluso diversidad genética dentro de cada uno de ellos. La agricultura moderna ha animado a muchos agricultores a utilizar especies uniformes de plantas o animales de alto rendimiento, pero cuando los productores de alimentos abandonan la diversidad, las variedades y especies pueden desaparecer, con sus propias características genéticas y la reciprocidad de sus relaciones e interdependencias. .
Esta rápida disminución de la diversidad genética preocupa a los expertos. Por eso, desde 2004, científicos de todo el mundo han dado esta alarma en el Día Mundial de la Alimentación.

Ciertamente, los últimos 16 años no han transcurrido sin éxito en el lado de los procesos de conversión esenciales para una nueva visión del sistema.
Menos fructíferos son los vinculados a las decisiones políticas de casi todos los países del planeta.
Entre otras cosas, son precisamente los agricultores de los países en desarrollo los que probablemente tengan una mayor necesidad de un nuevo modelo agroalimentario, así como, más que una sola variedad de alto rendimiento, de cultivos diversificados que crezcan bien incluso en climas o climas adversos. animales resistentes a enfermedades. Para los agricultores más pobres, la biodiversidad puede ser la mejor protección contra el hambre. Los consumidores también se benefician de la posibilidad de una amplia variedad en el sector vegetal y animal, lo que permite una dieta nutritiva que es particularmente importante para las comunidades locales con poco acceso a los mercados.
Como corolario de lo expuesto, se destaca la estimación realizada por la FAO: en el último siglo han desaparecido tres cuartas partes de la diversidad genética de los cultivos agrícolas. Además, de las 6.300 variedades de animales, 1.350 están en peligro de extinción o ya están extintas. Se necesita un esfuerzo global para conservar plantas y animales en bancos de genes, jardines botánicos y zoológicos. Igualmente importante es el objetivo de conservar la biodiversidad en las granjas y en la naturaleza, donde puede cambiar y adaptarse a condiciones cambiantes o conflictos con otras especies. Como guardianes de la biodiversidad mundial, los agricultores pueden cultivar plantas y árboles locales y cuidar la reproducción de los animales autóctonos, asegurando su supervivencia.
Por tanto, no sólo se necesitan esfuerzos económicos, un error frecuente en el que caen administraciones tras administraciones, sino sobre todo un “restyling” de la visión de todo el sistema agroalimentario.
Es hora de dar pasos valientes; Es hora de dejar de escuchar a quienes todavía proponen el uso de la agricultura, compuesta de química sintética, mecanización desproporcionada, insumos externos a la naturaleza, etc., que decir la quiebra es un juicio indulgente por decir lo mínimo.
La agroecología no es solo un modelo de producción, dejando finalmente en paz los principios sacrosantos de la naturaleza, sino que también es un modelo de organización de toda la cadena de suministro: desde la empresa hasta el consumidor (Farm to Fork).
La agroecología se trata de producir, dejar que la naturaleza haga la mayor parte del trabajo;
La agroecología es la protección de la biodiversidad natural y agrícola;
La agroecología es la salvaguarda de la dignidad de los operadores agrícolas transformados de la agricultura moderna a simples trabajadores en un gran proceso productivo organizado aguas arriba;
La agroecología es seguridad alimentaria;
La agroecología es factor de democracia y garantía de justicia en el sentido de una verdadera Soberanía Alimentaria.
Sin embargo, la agroecología no se logrará únicamente mediante un proceso político o disposiciones legislativas; Se necesita un gran esfuerzo global, y en el ámbito local, una gran comparativa entre todos los actores del sector, teniendo en cuenta algunos puntos:
– la agroecología es un sistema de propulsión del sistema agroalimentario basado en los mismos principios y reglas de la naturaleza; cualquier sustitución o subrogación sea dañina e inapropiada;
– La agroecología sienta, después de cientos de años de historia del colonialismo imperialista, las bases de un proceso de verdadera democracia dentro de los pueblos y entre pueblos y pueblos.
El futuro ha comenzado pero ha hecho una broma de mal gusto: es como una prueba: las preguntas son muchas y el tiempo disponible es corto.
Buen trabajo.

Guido Bissanti





[:]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *