Come potare la Vite

Come potare la Vite

La Vite o vite europea (Vitis vinifera L.) è una specie con un areale di origine non ben definito (un tempo si pensava proveniente dalla Trancaucasia) che compare in Europa verso la fine del Terziario, ma la sua utilizzazione risale al Neolitico. Nell’Europa mediterranea veniva coltivata per produrre uve da vino mentre nell’Europa caucasica per la produzione di uva da tavola.
In questa scheda daremo una guida pratica per come potare la Vite; si tratta ovviamente di una scheda sintetica ma molto orientativa, considerando che in tema di tecniche di potatura della vite esistono dei veri e propri trattati di centinaia di pagine.
Ricordiamoci che nel caso della produzione di un vino, gran parte della sua bontà dipende proprio dalla tecnica di potatura oltre che dalle caratteristiche pedoclimatiche dove si coltiva la vite.
Inoltre la potatura della vite è fondamentale non solo per fini produttivi, ma anche vegetativi in quanto la pianta deve essere messa in grado di resistere alle condizioni climatiche più difficili ed essere equilibrata anche dal punto di vista estetico, regolando il numero delle gemme che produrranno uva con il numero di rami che per vari motivi devono essere rimossi perché superflui dal punto di vista produttivo.

In più, in funzione delle finalità produttive della vite, dovrà essere potata secondo precise regole volte a dare alla vite una sua forma, sia che si poti per un vigneto da tavola sia che si poti per un vigneto da uve da mosto.
Pur se le finalità sono simili a quelle adottate per la produzione degli alberi da frutto, la potatura della vite può essere finalizzata per raggiungere obiettivi diversi.
In generale la tecnica di potatura può essere effettuata con due modalità di allevamento:
– Metodo a Guyot semplice; questo metodo viene utilizzato soprattutto per produrre vino destinato alla vendita e apprezzato per la sua versatilità nel programmare senza difficoltà le modalità di produzione della vite;
– Metodo a cordone permanente o a tralci di rinnovo; questo metodo si adotta soprattutto nei vigneti di dimensioni più modeste.
Ovviamente ciascun sistema si raggiunge con metodi di potatura ben definiti. Entriamo nel dettaglio.
Metodo a Guyot semplice –
Questo metodo consiste nell’eliminazione della maggior parte dei rami della vite ad eccezione di quello più spesso e vigoroso, che sarà il ramo da dove si otterrà la produzione; viene lasciato anche un ramo che conterrà poche gemme, che è lo sperone, che darà origine alla produzione dell’anno successivo.
Metodo a cordone permanente o a tralci di rinnovo –
Questo sistema, pur se si prefigge gli stessi obiettivi, si differenziano dal precedente per la forma in cui si presenta. Nello specifico a seconda delle gemme che vengono lasciate o rimosse, questo tipo di potatura può essere lunga o corta: la potatura lunga si effettua su piante con alta produzione di gemme poste al suo apice, mentre la potatura corta viene eseguita su viti caratterizzate da un’alta produttività delle gemme poste alla sua base.
Inoltre, a seconda che del tipo di potatura fatta, verrà utilizzato il metodo del cordone permanente se si tratta di potatura corta, viceversa, sarà utilizzata la tecnica dei tralci di rinnovo.

Vediamo la potatura con la tecnica del cordone permanente –
In questa tecnica bisogna generare tralci di varie misure e dimensioni che, una volta maturi diventeranno ceppi a frutto (o capo a frutto), vale a dire i tralci a cui sarà deputata gran parte della produzione dei grappoli d’uva. In questo tipo di potatura si possono diferrenziare poi le tecniche a cordone speronato, a cordone libero o ancora a doppio cordone.
Potatura con la tecnica del tralcio di rinnovo –
Con questa procedura, il taglio fatto ai tralci di diversa lunghezza serve a creare nuovi capi a frutto da cui nasceranno i grappoli ed eventuali tagli ai tralci superflui ed improduttivi che prendono il nome di capi a legno. Per la presenza di capi a frutto e a legno, questa tecnica prende anche il nome di potatura mista.
A queste due tecniche dobbiamo aggiungere il sistema a pergola, più utilizzato per l’uva da tavola ma, in alcuni casi, anche per quella da vino.
La potatura a pergola può distinguersi in:
– potatura a pergola semplice; questo sistema si presenta come una struttura a tetto inclinata di circa 20° o 30°rispetto al palo portante verticale e consiste nel rimuovere i tralci di riserva lasciando solamente due gemme, mentre vengono totalmente eliminati i tralci posti nella zona superiore.
– potatura a pergola trentina: deriva per l’appunto da una tecnica caratteristica delle zone del Trentino-Alto Adige. Questa potatura viene effettuata attraverso la potatura lunga e come per la potatura a pergola semplice si presenta come un tetto inclinato di circa 20° o 30°, che però è eseguita lasciando solamente da uno a quattro tralci circa, ciascuno dei quali contiene circa dieci o quindici gemme.

Metodo ad Alberello –
Una tecnica particolare molto usata in passato ma molto interessante per vini di particolare pregio o in zone con particolari condizioni pedoclimatiche, soprattutto dell’Italia meridionale, è quella ad alberello. È un sistema adatto a condizioni climatiche difficili, con clima più arido e terreni più poveri. Di solito la produzione è naturalmente limitata a causa della potatura corta, soprattutto in quelle varietà che presentano una fertilità scarsa delle gemme basali.
In questa forma di allevamento si può ricorre a tutori singoli di facile reperimento costituiti da pali di legno o da semplici canne.
L’alberello è generalmente costituito da un tronco con una altezza variabile da 20 cm a circa 1 metro, suddiviso in due o più branche a cui fanno capo uno o più tralci che vengono rinnovati ogni anno che costituiscono il cosiddetto capo a frutto.
Generalmente la fruttificazione avviene su un tralcio di due anni nato da una gemma dell’anno precedente; possono però essere produttivi anche i succhioni (tralci dell’anno originatosi sul legno di più anni) e le femminelle vale a dire tralci nati da di gemme che si sviluppano nello stesso anno della loro formazione. La potatura serve a permettere e mantenere uno sviluppo armonico dell’alberello e a produrre uve di buona o alta qualità.

Il periodo di potatura inizia nel mese di gennaio e i contadini più anziani, di solito, fanno coincidere l’inizio della potatura con il periodo della luna calante. L’obiettivo della potatura prima e degli interventi successivi è anche quello di far raggiungere un equilibrio ottimale generale tra foglie e grappoli. Si può ritenere che la vite raggiunge il suo equilibrio quando i germogli arrestano la crescita nel periodo dell’invaiatura senza entrare in competizione con la maturazione del grappolo.
I tagli vanno effettuati sul legno di uno massimo di due anni per favorire al meglio la cicatrizzazione ed evitare il contagio di malattie al legno. Il potatore dell’alberello deve quindi allevare i capo a frutto annuali ottimizzando il numero di gemme su di essi e insieme garantire il rinnovo.
Durante la potatura vengono lasciati ad ogni branca dell’alberello uno o più tralci di un anno a seconda dello stato di salute della vite e del suo vigore, tagliati a una o tre gemme come nuovo capo a frutto mentre viene reciso il capo a frutto dell’anno precedente e cioè quello di due anni.
Come si intuisce l’intero ciclo di rinnovamento del legno, cioè da quando nasce un nuovo tralcio a quando fruttifica e viene tagliato, dura generalmente due anni. A differenza del sistema a Guyot che è caratterizzato da un certo numero di gemme che si trovano in un unico capo a frutto; nel sistema ad alberello invece le gemme sono distribuite in numero molto minore su più capi a frutto ma sempre comunque sul legno di un anno.
Una volta tagliato il vecchio capo a frutto dalla gemma basale si può prevedere che si formerà nel corso della stagione un nuovo tralcio, che sarà tenuto come nuovo capo a frutto per la potatura dell’anno successivo. Il ciclo viene ripetuto ad ogni potatura.
Periodo di potatura –
Il periodo di potatura varie in funzione di alcune caratteristiche climatiche ma anche per gli obiettivi che si prefigge.
Normalmente nel periodo tra gennaio e febbraio si interviene sulle piante che sono state danneggiate dalle rigide condizioni climatiche, inoltre in base al grado di maturazione della pianta si procederà con interventi specifici che daranno forma alla pianta. Questa potatura va effettuata quando il legno su cui intervenire è perfettamente lignificato.
Nel secondo anno di vita si utilizzeranno le forme di potatura di allevamento, cioè quelle che daranno la forma alla vite per il resto del suo ciclo vegetativo, mentre metodi come la tecnica del cordone speronato, è bene effettuarli nel terzo anno di vita della pianta.

In estate si interviene principalmente eliminando le parti di vegetazione superflue (potatura verde) ai fini della produttività della vite, in quanto potrebbero essere danneggiate o ancora che indeboliscono la pianta o che non consentono un buon arieggiamento e soleggia mento del grappolo. È il periodo in cui si elimina una parte delle foglie ed, inoltre, vengono fatti interventi volti ad ottimizzare e a mantenere in forma la salute della pianta. le operazioni tipiche di questo periodo sono infatti: la spollonatura, la scacchiatura e la defogliazione.
Per le operazioni e gli interventi di potatura ci si deve attrezzare con i “ferri del mestiere” ed, in questo senso, sono molto utili le forbici da potatura, di cui oramai esistono le comode versioni elettriche e pneumatiche. Per la maggior parte delle operazioni è sufficiente possedere le classiche forbici a lama curva, anche se molti viticoltori utilizzano forbici con lama a doppio taglio.
Per la tecnica di potatura delle viti a pergola, è necessario utilizzare delle apposite cimatrici da potatura, ossia strutture di ferro automatiche proprie per strutture di questo tipo.




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