Durvillaea antarctica

Durvillaea antarctica

Il Cochayuyo (Durvillaea antarctica (Chamisso) Hariot) è una specie di alga appartenente alla famiglia delle Durvillaeaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Chromista,
Sottoregno Chromalveolata,
Divisione Heterokonta,
Classe Phaeophyceae,
Ordine Fucales,
Famiglia Durvillaeaceae,
Genere Durvillaea,
Specie D. antartica.
È sinonimo il termine:
– Durvillaea utilis Bory, nom. illeg. 1825;
– Fucus antarcticus Chamisso, 1822.

Etimologia –
Il termine Durvillaea del genere prende il nome dall’esploratore francese Jules Dumont d’Urville (1790-1842).
L’epiteto specifico antartica è in riferimento all’Antartide, Polo Sud, antartico.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Durvillaea antartica è una specie di alga con una distribuzione circumpolare, tra le latitudini 29 °S e 55 °S, che si trova in Cile, nella Nuova Zelanda meridionale e nell’isola di Macquarie.
Il suo habitat è quello delle rive esposte, specialmente nelle parti settentrionali del suo areale, e si attacca con un robusto holdfast.

Descrizione –
La Durvillaea Antartide è composta da filamenti di colore dal verde al marrone dorato con una consistenza coriacea.
Questa alga non ha vesciche d’aria, ma galleggia grazie a una struttura a nido d’ape all’interno dei filamenti, che aiuta anche le alghe a evitare di essere danneggiate dalle forti onde.
La struttura a nido d’ape della struttura conferisce forza e galleggiabilità. Si pensa che questa particolare struttura sia responsabile dell’ampia distribuzione di questo genere, poiché l’alga è in grado di galleggiare quando il suo ancoraggio tramite holdfast fallisce. Questa alga può colonizzare altre coste in questo modo ed, inoltre si è visto, che può trasportare comunità di invertebrati attraverso vaste distanze oceaniche da una riva all’altra.
Si ritiene pensa che questo “sistema di trasporto”, simile ad una zattera, abbia permesso a una vasta gamma di specie di ricolonizzare le coste sub-antartiche spazzate via dal ghiaccio durante l’ultima era glaciale.

Coltivazione –
La Durvillaea antarctica si riproduce sessualmente producendo gameti maschili e femminili che vengono rilasciati nell’acqua. questi vengono prodotti in siti specifici della fronda. Un individuo di grandi dimensioni può produrre 100 milioni di gameti in dodici ore.
La stagione in cui si verifica la riproduzione varia a seconda del luogo, ma generalmente è durante i mesi invernali.
Le fronde di Durvillaea antarctica possono essere infettate da un parassita algale che è Herpodiscus durvillaeae (Lindauer) GR South.

Usi e Tradizioni –
La Durvillaea antarctica fu descritta per la prima volta nel 1822 come Fucus antarcticus e rivista nel 1892 col termine definitivo.
Nel 2012, una revisione tassonomica ha portato al riconoscimento di una nuova specie, Durvillaea poha, sulla base di prove genetiche, morfologiche ed ecologiche, che era stata precedentemente riconosciuta come una sottospecie della Durvillaea antartica.
La D. poha è l’unica altra specie del genere a condividere la struttura a nido d’ape e la galleggiabilità di D. antarctica.
D. poha ha generalmente fronde più larghe di D. antarctica e possono apparire con sfumature più arancioni.
All’interno della specie sono state identificate ulteriori diversità, con ulteriori caratteristiche non classificate.
Gli Holdfast della Durvillaea antarctica sono spesso abitati da una vasta gamma di invertebrati molti dei quali si insinuano e pascolano sulle alghe. In Nuova Zelanda, le queste specie epifaunali includono i crostacei Parawaldeckia kidderi, P. karaka e Limnoria stephenseni , insieme ai molluschi Cantharidus roseus, Onchidella marginata, Onithochiton neglectus e Sypharochiton sinclasi.
L’holdfast della Durvillaea antarctica è grande ed è molto difficile da rimuovere. La mancanza di tenuta è di solito il risultato di vermi e molluschi che si nutrono del tessuto ed è anche comune che la sua roccia ospitante venga spezzata senza che il holdfast perda la sua presa, contribuendo in modo significativo all’erosione in alcune aree. A causa di alcune caratteristiche l’impatto ecologico della raccolta di questa specie è molto elevato.
Questa alga trova utilizzi sia in campo alimentare che farmaceutico.
In Cile i gambi e gli steli di questa alga vengono raccolti nelle coste ed utilizzati nella cucina cilena per varie ricette, tra cui insalate e stufati.
Presso i Maori sia la D. poha che la D. antarctica vengono utilizzate per realizzare i tradizionali sacchetti di pōhā, impiegati per trasportare e conservare cibo e acqua dolce, per propagare molluschi vivi e per realizzare indumenti e attrezzature per lo sport.
I pōhā sono particolarmente associati alla tribù dei Ngāi Tahu e sono spesso usati per trasportare e conservare i piccoli dei titi.
Per quanto riguarda le proprietà farmacologiche, uno dei principali responsabili delle proprietà salutari di quest’alga è l’acido alginico che è contenuto nella parete cellulare delle alghe brune. L’acido alginico ha proprietà importanti: innanzi tutto non viene assorbito dal nostro organismo, inoltre ha proprietà gelificanti. Questa molecola forma delle masse gelatinose in grado di assorbire metalli pesanti tra cui piombo, cadmio, mercurio ed altre sostanze tossiche, impedendone l’assorbimento da parte dell’organismo. Per questo viene impiegato come valido depurativo. Inoltre le proprietà gelificanti sono efficaci nel tamponare gli eccessi di acidità a livello gastrico. L’alga non presenta tossicità. L’acido alginico e i suoi sali (di sodio, potassio, magnesio) sono noti per l’elevata capacità di scambio e le proprietà chelanti in grado di eliminare dall’organismo i metalli pesanti e numerose altre sostanze tossiche.

Modalità di Preparazione –
I gambi e gli steli di Durvillaea antarctica vengono raccolti dalla costa del Cile e vengono utilizzati nella cucina tipica di questo Paese per varie ricette, tra cui insalate e stufati .
Per quanto riguarda gli utilizzi per scopi curativi quest’alga si trova in commercio in vari formulati.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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