Chrysoperla carnea

Chrysoperla carnea

La Crisopa verde (Chrysoperla carnea Stephens, 1836) è un insetto appartenente alla famiglia dei Chrysopidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Endopterygota, Superordine Oligoneoptera, Sezione Neuropteroidea, Ordine Neuroptera, Sottordine Planipennia, Famiglia Chrysopidae e quindi al Genere Chrysoperla ed alla Specie C. carnea.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Chrysoperla carnea è una specie pressoché cosmopolita, presente anche nelle regioni fredde.
In Italia è uno dei Crisopidi più comuni ed il suo naturale più favorevole è rappresentato dalla vegetazione, spontanea o meno, infestata dagli afidi, anche se per il regime dietetico polifago, la crisopa si adatta facilmente anche alla predazione di altri piccoli fitofagi, in particolare altri Rincoti e micro lepidotteri. In coltura si adatta meglio alle piantagioni che formano una vegetazione continua lungo il filare e tende a disertare le specie che hanno foglie e germogli pubescenti.
Per le sue caratteristiche di insetto predatore viene, inoltre, allevata in diverse biofabbriche in America e Europa per l’impiego nella lotta biologica, principalmente in coltura protetta, ma è molto comune anche in natura negli agroecosistemi in cui non si fa un massiccio impiego di fitofarmaci.

Morfologia –
L’adulto della Chrysoperla carnea si riconosce per il corpo di dimensioni medie, esile e delicato, con una livrea poco appariscente fra la vegetazione, anche per la presenza di tonalità verdi-giallastre; il colore è verde chiaro uniforme, privo di macchie, con una stria gialla dorsale che si estende longitudinalmente su tutto il torace e l’addome. Presenta un capo ipognato, con occhi piccoli, prominenti, ben distanziati e di colore bruno-rossastro; le antenne sono filiformi e allungante, lunghe circa quanto il resto del corpo; l’apparato boccale è masticatore.
Il torace di questo insetto è leggermente più largo del capo e dell’addome e presenta un pronoto allungato.
Le zampe sono esili e le ali trasparenti e iridescenti, riccamente ramificate; in riposo sono ripiegate a tetto sull’addome. L’apertura alare è di 2,5-3 cm.
L’addome è cilindrico, nettamente più breve delle ali.
La larva è di tipo campodeiforme, allungata e fusiforme, con colorazioni grigio-bruno, provvista di tre zampe cursorie. A livello dorsale è percorsa da una sottilissima stria bruna e lateralmente da due serie di prominenze tubercolari, anch’esse di colore brunastro.
Le larve di prima età sono lunghe appena 1 mm mentre quelle delle età successive sono lunghe da 7-8 mm a 10-15 mm. È sempre ben evidente il forcipe, l’apparato boccale pungente-succhiante.
La formazione delle pupe avviene all’interno di un piccolo bozzolo bianco, costruito con la seta secreta dai tubi malpighiani della larva. Le pupe sono mobili e dotate di mandibole articolate; a maturità queste abbandonano il bozzolo e si spostano per fissarsi su un supporto prima dello sfarfallamento. La pupa mobile (fase farata), è in effetti una forma intermedia tra la pupa quiescente e l’insetto adulto; inoltre, dal punto di vista morfologico è molto simile all’adulto, dal quale si differenzia per l’assenza delle ali.
L’uovo è quello tipico dei Crisopidi, di forma oblunga e sostenuto da un sottile peduncolo. Le uova sono deposte isolate o in piccoli gruppi di 2-3; queste, inizialmente, sono verdastre, ma poi virano al grigio-bruno. La funzione biologica del peduncolo è quella di proteggere l’uovo dall’azione degli antagonisti naturali, in particolare le formiche.

Attitudine e Ciclo biologico –
Il ciclo biologico della Chrysoperla carnea è subordinato all’andamento climatico ed alla latitudine. Nelle regioni più calde svolge ininterrottamente il suo ciclo, mentre nelle regioni temperate compie da 2 a 4 generazioni l’anno (2 nel centro e nord Europa, 3 nell’Italia settentrionale, 4 nell’Italia meridionale e nelle isole).
L’insetto sverna allo stadio di adulto che entra in diapausa sopravvivendo anche per 9 mesi, ma nel corso della stagione favorevole, una femmina ha una vitalità della durata media di due mesi.
In Italia, in condizioni di pieno campo, il periodo di intensa attività va dal mese di maggio al mese di settembre, mentre negli altri mesi l’attività del predatore si riduce sensibilmente fino ad arrestarsi del tutto, anche se l’insetto è presente nell’ambiente.
Si sottolinea, comunque, che questo insetto resiste anche a forti abbassamenti di temperatura, prossimi allo zero, purché limitati a poche ore nell’arco della giornata, perciò può essere impiegato anche per combattere le infestazioni di Afidi in primavera, epoca in cui gli ausiliari naturali sono poco attivi, e, nell’Italia meridionale, in serra fredda durante l’inverno.
In ogni caso l’attività predatoria manifesta la sua maggiore intensità intorno a 27 °C.

Ruolo Ecologico –
La Crisopa verde è un predatore allo stadio di larva ed è una delle specie di maggior interesse nel settore della lotta biologica per la notevole attività delle larve soprattutto nella lotta agli Afidi. In generale è un predatore attivo di afidi, acari, lepidotteri, coleotteri, cocciniglie, su differenti colture (cotone, patata, ortive, fragola, olivo, ecc.).
La presenza naturale della Chrysoperla carnea negli agroecosistemi è un presupposto per l’adozione del metodo protettivo sia in lotta biologica sia in lotta integrata. Inoltre la possibilità di allevare in massa questa specie la rende interessante soprattutto per l’impiego con il metodo inondativo.
Pur tuttavia bisogna sottolineare come la mortalità di questo insetto è elevata nelle larve di 1ª età, che rappresentano lo stadio più vulnerabile. Fra i principali antagonisti naturali della Chrysoperla carnea ci sono le formiche che, nella loro azione generale di difesa nei confronti degli afidi, sono infatti attivi sia nella distruzione delle ovature sia nell’allontanamento delle larve dalle popolazioni di afidi.
Comunque sia il maggiore fattore di rischio è l’impiego dei trattamenti chimici fitosanitari. La maggiore sensibilità si presenta nei confronti degli insetticidi e degli acaricidi, mentre i trattamenti anticrittogamici sono nella generalità innocui, fatta eccezione per il pyrazophos.
Per la sopravvivenza di questo predatore, e quindi per la sua azione di contenimento di insetti potenzialmente dannosi ad alcune colture agrarie, gli insetticidi sono le sostanze chimiche di maggiore impatto; infatti questo predatore è particolarmente sensibile ad una vasta gamma di principi attivi, allo stadio di larva o di adulto o di entrambi, comprendendo, in questa gamma, sia quelli a largo spettro d’azione sia diverse sostanze ad azione selettiva e, quindi, teoricamente compatibili con i principi della lotta integrata.
In particolare gli insetticidi a largo spettro, tra cui la quasi totalità degli esteri fosforici e i piretroidi, sono attivi sia sulle larve sia sugli adulti. Per questo motivo l’uso di questi biocidi va evitato a prescindere in quanto sono in generale incompatibili con la lotta integrata. Solo pochissimi fosforganici fanno eccezione (es. il vamidothion), manifestando una debole o moderata tossicità nei confronti degli adulti.
Inoltre gli insetticidi di nuova generazione, che per il loro meccanismo d’azione selettivo sono principi a basso impatto, possono rappresentare un serio fattore di rischio perché molti di essi sono attivi nei confronti delle larve. Questo problema si rileva in particolare per gli azoto organici chitino inibitori, in genere usati nella lotta integrata contro le larve di Lepidotteri e Coleotteri. Questi principi attivi agiscono inibendo la biosintesi della chitina e quindi impediscono la muta e il completamento dello sviluppo postembrionale dei fitofagi. Altamente tossici si sono rivelati, ad esempio il diflubenzuron, il lufenuron, il teflubenzuron, mentre moderatamente tossici è ad esempio il buprofezin.
Per quanto riguarda gli oli bianchi invece manifestano una tossicità bassa, anche se sono attivi in particolare sulle uova. In ogni modo andrebbero esclusi quelli attivati con fosforganici, data la generale tossicità di questi ultimi.
Si sottolinea poi che l’uso degli aficidi o, più in generale degli insetticidi sistemici, è l’aspetto di maggiore importanza, data la stretta associazione fra questo predatore e gli afidi. Per questi insetticidi vanno presi in considerazione due ordini di problemi: da un lato si presenta il problema dell’esclusione, a priori, dei principi attivi non selettivi (es. imidacloprid, acephate, endosulfan, ecc.) da un altro si presenta quello della frequente induzione di resistenza nelle popolazioni di afidi. In generale, perciò, l’ambito di impiego degli aficidi si riduce notevolmente in quanto i pochi principi attivi compatibili vanno scartati, a causa dell’esistenza in atto di fenomeni di resistenza, oppure limitati ad un trattamento l’anno, per limitare il rischio di generare fenomeni di resistenza. Questo problema si presenta in particolare in caso di forti infestazioni e di insufficiente attività degli ausiliari.
Fra gli insetticidi biotecnologici si citano come tossici il rotenone e l’abamectina, attivi in particolare sugli adulti. Un discorso particolare merita il Bacillus thuringiensis. La letteratura cita questo insetticida biologico come compatibile con la lotta biologica e quella integrata e la sua specificità d’azione in generale lo rende innocuo nei confronti degli ausiliari. È stata tuttavia riscontrata una mortalità del 66% nelle larve di crisopa nutrite con larve di Ostrinia nubilalis sopravvissute allevate su mais transgenico BT. Questa azione tossica del mais BT è stata confermata da alcuni ricercatori e potrebbe rappresentare un serio limite all’impiego del Bacillus thuringiensis in un ambito di compatibilità nella lotta biologica condotta con l’impiego delle crisope in generale. Va tuttavia precisato che le comunicazioni relative al ruolo della tossina del Bacillus thuringiensis traggono risultati discordanti e non pienamente condivisi.
Infine si sottolinea come l’impoverimento della biodiversità ambientale, legata alle tecniche di agricoltura intensiva ed alla continua eliminazione delle specie spontanee e degli ecosistemi, vada a discapito di questo predatore in quanto tutte le crisope, in qualità di predatori polifagi, traggono grande vantaggio dalla presenza di una vegetazione spontanea negli agroecosistemi, sulla quale completare il loro ciclo in alcuni periodi dell’anno. La forte specializzazione colturale, l’eliminazione delle siepi, il diserbo, sono in generale elementi che ostacolano la diffusione delle crisope. Si tratta tuttavia di un concetto di portata generale che rientra nelle linee guida generali relative alle produzioni integrate e, soprattutto, nella futura applicazione dell’agroecologia.
Per la diffusione della Chrysoperla carnea negli ago ecosistemi si possono seguire due modalità e cioè quella dei lanci inondativi e quella dei lanci inoculativi.
Lanci inondativi:
– per l’utilizzo della Chrysoperla carnea nei lanci inondativi l’efficacia varia in funzione di differenti condizioni, quali il tipo di coltura, l’incidenza dei fattori di mortalità, l’intensità delle infestazioni, ecc. I risultati migliori si ottengono impiegando larve di 2^ età in luogo delle uova, intervenendo su infestazioni di afidi non gravi, operando in serra o in tunnel. In questo caso il lancio del predatore allo stadio di uovo è aleatorio in quanto le uova sono facilmente soggette a predazione da parte delle formiche e le larve di 1^ età sono soggette ad un’elevata mortalità per varie cause. Le prove condotte individuano quale contesto operativo un’intensità di 80 uova al metro quadrato con un rapporto quantitativo di 1 uovo di crisopa ogni 1-4 afidi. Il lancio del predatore, invece, allo stadio di larva di 2^ età offre migliori risultati in quanto le larve sono più attive e superano meglio le condizioni avverse. In questo caso la riduzione dell’aleatorietà permette anche lanci con percentuali più basse.
Lanci inoculativi:
– il metodo inoculativo è utile per introdurre questo predatore in ambienti da cui è scomparsa, per varie cause, o semplicemente per incrementarne la popolazione integrando quella naturale. Questo metodo può rivelarsi utile per combattere alcuni fitofagi dei frutteti e degli oliveti, contro acari, afidi e cocciniglie, oppure contro alcuni Lepidotteri allo stadio di uovo. I lanci inoculativi richiedono densità inferiori rispetto a quelli inondativi perché si parte dal presupposto che gli adulti, una volta sfarfallati dalle larve immesse artificialmente, si riproducano incrementando la popolazione. La condizione però che i lanci inoculativi possano essere efficaci è che si adottino le linee guida che nel complesso definiscono il metodo protettivo e che, soprattutto, siano venute meno le cause che hanno portato ad una diminuzione della popolazione naturale o alla sua scomparsa.
Infine alcuni cenni sul metodo di allevamento massale. In generale l’allevamento massale della Chrysoperla carnea comprende tre distinte linee:
1. Allevamento della preda di sostituzione.
2. Allevamento delle larve.
3. Allevamento degli adulti.
Gli insetti vengono commercializzati sotto forma di uova oppure di larve di 2^ età. Nel secondo caso il prezzo è più alto, per i maggiori costi di produzione, ma il costo complessivo di un lancio si mantiene sostanzialmente invariato in quanto la densità, espressa come numero di individui per unità di superficie, si riduce in media del 75 %..

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.

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