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Chrysoperla carnea

La Crisopa verde (Chrysoperla carnea Stephens, 1836) è un insetto appartenente alla famiglia dei Chrysopidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Endopterygota, Superordine Oligoneoptera, Sezione Neuropteroidea, Ordine Neuroptera, Sottordine Planipennia, Famiglia Chrysopidae e quindi al Genere Chrysoperla ed alla Specie C. carnea.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Chrysoperla carnea è una specie pressoché cosmopolita, presente anche nelle regioni fredde.
In Italia è uno dei Crisopidi più comuni ed il suo naturale più favorevole è rappresentato dalla vegetazione, spontanea o meno, infestata dagli afidi, anche se per il regime dietetico polifago, la crisopa si adatta facilmente anche alla predazione di altri piccoli fitofagi, in particolare altri Rincoti e micro lepidotteri. In coltura si adatta meglio alle piantagioni che formano una vegetazione continua lungo il filare e tende a disertare le specie che hanno foglie e germogli pubescenti.
Per le sue caratteristiche di insetto predatore viene, inoltre, allevata in diverse biofabbriche in America e Europa per l’impiego nella lotta biologica, principalmente in coltura protetta, ma è molto comune anche in natura negli agroecosistemi in cui non si fa un massiccio impiego di fitofarmaci.

Morfologia –
L’adulto della Chrysoperla carnea si riconosce per il corpo di dimensioni medie, esile e delicato, con una livrea poco appariscente fra la vegetazione, anche per la presenza di tonalità verdi-giallastre; il colore è verde chiaro uniforme, privo di macchie, con una stria gialla dorsale che si estende longitudinalmente su tutto il torace e l’addome. Presenta un capo ipognato, con occhi piccoli, prominenti, ben distanziati e di colore bruno-rossastro; le antenne sono filiformi e allungante, lunghe circa quanto il resto del corpo; l’apparato boccale è masticatore.
Il torace di questo insetto è leggermente più largo del capo e dell’addome e presenta un pronoto allungato.
Le zampe sono esili e le ali trasparenti e iridescenti, riccamente ramificate; in riposo sono ripiegate a tetto sull’addome. L’apertura alare è di 2,5-3 cm.
L’addome è cilindrico, nettamente più breve delle ali.
La larva è di tipo campodeiforme, allungata e fusiforme, con colorazioni grigio-bruno, provvista di tre zampe cursorie. A livello dorsale è percorsa da una sottilissima stria bruna e lateralmente da due serie di prominenze tubercolari, anch’esse di colore brunastro.
Le larve di prima età sono lunghe appena 1 mm mentre quelle delle età successive sono lunghe da 7-8 mm a 10-15 mm. È sempre ben evidente il forcipe, l’apparato boccale pungente-succhiante.
La formazione delle pupe avviene all’interno di un piccolo bozzolo bianco, costruito con la seta secreta dai tubi malpighiani della larva. Le pupe sono mobili e dotate di mandibole articolate; a maturità queste abbandonano il bozzolo e si spostano per fissarsi su un supporto prima dello sfarfallamento. La pupa mobile (fase farata), è in effetti una forma intermedia tra la pupa quiescente e l’insetto adulto; inoltre, dal punto di vista morfologico è molto simile all’adulto, dal quale si differenzia per l’assenza delle ali.
L’uovo è quello tipico dei Crisopidi, di forma oblunga e sostenuto da un sottile peduncolo. Le uova sono deposte isolate o in piccoli gruppi di 2-3; queste, inizialmente, sono verdastre, ma poi virano al grigio-bruno. La funzione biologica del peduncolo è quella di proteggere l’uovo dall’azione degli antagonisti naturali, in particolare le formiche.

Attitudine e Ciclo biologico –
Il ciclo biologico della Chrysoperla carnea è subordinato all’andamento climatico ed alla latitudine. Nelle regioni più calde svolge ininterrottamente il suo ciclo, mentre nelle regioni temperate compie da 2 a 4 generazioni l’anno (2 nel centro e nord Europa, 3 nell’Italia settentrionale, 4 nell’Italia meridionale e nelle isole).
L’insetto sverna allo stadio di adulto che entra in diapausa sopravvivendo anche per 9 mesi, ma nel corso della stagione favorevole, una femmina ha una vitalità della durata media di due mesi.
In Italia, in condizioni di pieno campo, il periodo di intensa attività va dal mese di maggio al mese di settembre, mentre negli altri mesi l’attività del predatore si riduce sensibilmente fino ad arrestarsi del tutto, anche se l’insetto è presente nell’ambiente.
Si sottolinea, comunque, che questo insetto resiste anche a forti abbassamenti di temperatura, prossimi allo zero, purché limitati a poche ore nell’arco della giornata, perciò può essere impiegato anche per combattere le infestazioni di Afidi in primavera, epoca in cui gli ausiliari naturali sono poco attivi, e, nell’Italia meridionale, in serra fredda durante l’inverno.
In ogni caso l’attività predatoria manifesta la sua maggiore intensità intorno a 27 °C.

Ruolo Ecologico –
La Crisopa verde è un predatore allo stadio di larva ed è una delle specie di maggior interesse nel settore della lotta biologica per la notevole attività delle larve soprattutto nella lotta agli Afidi. In generale è un predatore attivo di afidi, acari, lepidotteri, coleotteri, cocciniglie, su differenti colture (cotone, patata, ortive, fragola, olivo, ecc.).
La presenza naturale della Chrysoperla carnea negli agroecosistemi è un presupposto per l’adozione del metodo protettivo sia in lotta biologica sia in lotta integrata. Inoltre la possibilità di allevare in massa questa specie la rende interessante soprattutto per l’impiego con il metodo inondativo.
Pur tuttavia bisogna sottolineare come la mortalità di questo insetto è elevata nelle larve di 1ª età, che rappresentano lo stadio più vulnerabile. Fra i principali antagonisti naturali della Chrysoperla carnea ci sono le formiche che, nella loro azione generale di difesa nei confronti degli afidi, sono infatti attivi sia nella distruzione delle ovature sia nell’allontanamento delle larve dalle popolazioni di afidi.
Comunque sia il maggiore fattore di rischio è l’impiego dei trattamenti chimici fitosanitari. La maggiore sensibilità si presenta nei confronti degli insetticidi e degli acaricidi, mentre i trattamenti anticrittogamici sono nella generalità innocui, fatta eccezione per il pyrazophos.
Per la sopravvivenza di questo predatore, e quindi per la sua azione di contenimento di insetti potenzialmente dannosi ad alcune colture agrarie, gli insetticidi sono le sostanze chimiche di maggiore impatto; infatti questo predatore è particolarmente sensibile ad una vasta gamma di principi attivi, allo stadio di larva o di adulto o di entrambi, comprendendo, in questa gamma, sia quelli a largo spettro d’azione sia diverse sostanze ad azione selettiva e, quindi, teoricamente compatibili con i principi della lotta integrata.
In particolare gli insetticidi a largo spettro, tra cui la quasi totalità degli esteri fosforici e i piretroidi, sono attivi sia sulle larve sia sugli adulti. Per questo motivo l’uso di questi biocidi va evitato a prescindere in quanto sono in generale incompatibili con la lotta integrata. Solo pochissimi fosforganici fanno eccezione (es. il vamidothion), manifestando una debole o moderata tossicità nei confronti degli adulti.
Inoltre gli insetticidi di nuova generazione, che per il loro meccanismo d’azione selettivo sono principi a basso impatto, possono rappresentare un serio fattore di rischio perché molti di essi sono attivi nei confronti delle larve. Questo problema si rileva in particolare per gli azoto organici chitino inibitori, in genere usati nella lotta integrata contro le larve di Lepidotteri e Coleotteri. Questi principi attivi agiscono inibendo la biosintesi della chitina e quindi impediscono la muta e il completamento dello sviluppo postembrionale dei fitofagi. Altamente tossici si sono rivelati, ad esempio il diflubenzuron, il lufenuron, il teflubenzuron, mentre moderatamente tossici è ad esempio il buprofezin.
Per quanto riguarda gli oli bianchi invece manifestano una tossicità bassa, anche se sono attivi in particolare sulle uova. In ogni modo andrebbero esclusi quelli attivati con fosforganici, data la generale tossicità di questi ultimi.
Si sottolinea poi che l’uso degli aficidi o, più in generale degli insetticidi sistemici, è l’aspetto di maggiore importanza, data la stretta associazione fra questo predatore e gli afidi. Per questi insetticidi vanno presi in considerazione due ordini di problemi: da un lato si presenta il problema dell’esclusione, a priori, dei principi attivi non selettivi (es. imidacloprid, acephate, endosulfan, ecc.) da un altro si presenta quello della frequente induzione di resistenza nelle popolazioni di afidi. In generale, perciò, l’ambito di impiego degli aficidi si riduce notevolmente in quanto i pochi principi attivi compatibili vanno scartati, a causa dell’esistenza in atto di fenomeni di resistenza, oppure limitati ad un trattamento l’anno, per limitare il rischio di generare fenomeni di resistenza. Questo problema si presenta in particolare in caso di forti infestazioni e di insufficiente attività degli ausiliari.
Fra gli insetticidi biotecnologici si citano come tossici il rotenone e l’abamectina, attivi in particolare sugli adulti. Un discorso particolare merita il Bacillus thuringiensis. La letteratura cita questo insetticida biologico come compatibile con la lotta biologica e quella integrata e la sua specificità d’azione in generale lo rende innocuo nei confronti degli ausiliari. È stata tuttavia riscontrata una mortalità del 66% nelle larve di crisopa nutrite con larve di Ostrinia nubilalis sopravvissute allevate su mais transgenico BT. Questa azione tossica del mais BT è stata confermata da alcuni ricercatori e potrebbe rappresentare un serio limite all’impiego del Bacillus thuringiensis in un ambito di compatibilità nella lotta biologica condotta con l’impiego delle crisope in generale. Va tuttavia precisato che le comunicazioni relative al ruolo della tossina del Bacillus thuringiensis traggono risultati discordanti e non pienamente condivisi.
Infine si sottolinea come l’impoverimento della biodiversità ambientale, legata alle tecniche di agricoltura intensiva ed alla continua eliminazione delle specie spontanee e degli ecosistemi, vada a discapito di questo predatore in quanto tutte le crisope, in qualità di predatori polifagi, traggono grande vantaggio dalla presenza di una vegetazione spontanea negli agroecosistemi, sulla quale completare il loro ciclo in alcuni periodi dell’anno. La forte specializzazione colturale, l’eliminazione delle siepi, il diserbo, sono in generale elementi che ostacolano la diffusione delle crisope. Si tratta tuttavia di un concetto di portata generale che rientra nelle linee guida generali relative alle produzioni integrate e, soprattutto, nella futura applicazione dell’agroecologia.
Per la diffusione della Chrysoperla carnea negli ago ecosistemi si possono seguire due modalità e cioè quella dei lanci inondativi e quella dei lanci inoculativi.
Lanci inondativi:
– per l’utilizzo della Chrysoperla carnea nei lanci inondativi l’efficacia varia in funzione di differenti condizioni, quali il tipo di coltura, l’incidenza dei fattori di mortalità, l’intensità delle infestazioni, ecc. I risultati migliori si ottengono impiegando larve di 2^ età in luogo delle uova, intervenendo su infestazioni di afidi non gravi, operando in serra o in tunnel. In questo caso il lancio del predatore allo stadio di uovo è aleatorio in quanto le uova sono facilmente soggette a predazione da parte delle formiche e le larve di 1^ età sono soggette ad un’elevata mortalità per varie cause. Le prove condotte individuano quale contesto operativo un’intensità di 80 uova al metro quadrato con un rapporto quantitativo di 1 uovo di crisopa ogni 1-4 afidi. Il lancio del predatore, invece, allo stadio di larva di 2^ età offre migliori risultati in quanto le larve sono più attive e superano meglio le condizioni avverse. In questo caso la riduzione dell’aleatorietà permette anche lanci con percentuali più basse.
Lanci inoculativi:
– il metodo inoculativo è utile per introdurre questo predatore in ambienti da cui è scomparsa, per varie cause, o semplicemente per incrementarne la popolazione integrando quella naturale. Questo metodo può rivelarsi utile per combattere alcuni fitofagi dei frutteti e degli oliveti, contro acari, afidi e cocciniglie, oppure contro alcuni Lepidotteri allo stadio di uovo. I lanci inoculativi richiedono densità inferiori rispetto a quelli inondativi perché si parte dal presupposto che gli adulti, una volta sfarfallati dalle larve immesse artificialmente, si riproducano incrementando la popolazione. La condizione però che i lanci inoculativi possano essere efficaci è che si adottino le linee guida che nel complesso definiscono il metodo protettivo e che, soprattutto, siano venute meno le cause che hanno portato ad una diminuzione della popolazione naturale o alla sua scomparsa.
Infine alcuni cenni sul metodo di allevamento massale. In generale l’allevamento massale della Chrysoperla carnea comprende tre distinte linee:
1. Allevamento della preda di sostituzione.
2. Allevamento delle larve.
3. Allevamento degli adulti.
Gli insetti vengono commercializzati sotto forma di uova oppure di larve di 2^ età. Nel secondo caso il prezzo è più alto, per i maggiori costi di produzione, ma il costo complessivo di un lancio si mantiene sostanzialmente invariato in quanto la densità, espressa come numero di individui per unità di superficie, si riduce in media del 75 %..

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.



[:en]

Chrysoperla carnea

The Common green lacewing (Chrysoperla carnea Stephens, 1836) is an insect belonging to the Chrysopidae family.

Systematics –
From the systematic point of view it belongs to the Eukaryota Domain, Animalia Kingdom, Subarign Eumetazoa, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Insecta Class, Subclass Pterygota, Endopterygota Cohort, Superorder Oligoneoptera, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Insecta Class, Subclass Pterygota, Endopterygota Cohort, Superorder Oligoneoptera, Neuropopteroidea Section, Order Neuropidae to the genus Chrysoperla and to the C. carnea species.

Geographic Distribution and Habitat –
Chrysoperla carnea is an almost cosmopolitan species, also present in cold regions.
In Italy it is one of the most common Chrysopids and its most favorable natural is represented by the vegetation, spontaneous or not, infested by aphids, even if due to the polyphagous dietary regime, the chrysopus adapts easily also to the predation of other small phytophages, in particular other Rincoti and micro lepidoptera. In cultivation it adapts better to plantations that form a continuous vegetation along the row and tends to desert the species that have pubescent leaves and shoots.
Due to its characteristics as a predatory insect, it is also bred in various biofactories in America and Europe for use in biological control, mainly in protected crops, but it is also very common in nature in agroecosystems where there is no massive use of pesticides.

Morphology –
The adult of the Chrysoperla carnea is recognized by the body of medium size, slender and delicate, with an inconspicuous livery among the vegetation, also due to the presence of green-yellowish tones; the color is uniform light green, devoid of spots, with a dorsal yellow streak extending longitudinally over the whole thorax and abdomen. It has a hypognato head, with small, prominent, well-spaced and reddish-brown eyes; the antennae are filiform and elongating, about as long as the rest of the body; the mouthparts are chewing.
The thorax of this insect is slightly wider than the head and abdomen and has an elongated pronotum.
The legs are slender and the transparent and iridescent wings, richly branched; in rest they are folded over the abdomen. The wingspan is 2.5-3 cm.
The abdomen is cylindrical, clearly shorter than the wings.
The larva is campodeiform, elongated and fusiform, with gray-brown colors, provided with three slider legs. At the dorsal level it is crossed by a very thin brown streak and laterally by two series of tuberculous prominences, also brownish in color.
The larvae of the first age are just 1 mm long while those of the later ages are 7-8 mm to 10-15 mm long. The forceps, the pungent-sucking mouthparts are always evident.
The formation of pupae takes place inside a small white cocoon, built with the silk secreted by the Malpighian tubes of the larva. The pupae are mobile and have articulated jaws; at maturity these leave the cocoon and move to fix themselves on a support before flickering. The mobile pupa (farata phase) is in fact an intermediate form between the quiescent pupa and the adult insect; moreover, from the morphological point of view it is very similar to the adult, from which it differs for the absence of wings.
The egg is the typical one of Chrysopids, oblong in shape and supported by a thin peduncle. The eggs are laid isolated or in small groups of 2-3; these, initially, are greenish, but then turn to gray-brown. The biological function of the peduncle is to protect the egg from the action of natural antagonists, in particular ants.

Attitude and Life Cycle –
The biological cycle of Chrysoperla carnea is subject to climatic trends and latitude. In the warmer regions it carries out its cycle uninterrupted, while in the temperate regions it completes from 2 to 4 generations a year (2 in central and northern Europe, 3 in northern Italy, 4 in southern Italy and the islands).
The insect overwinters at the adult stage which enters diapause surviving for up to 9 months, but during the favorable season, a female has an average duration of two months.
In Italy, in open field conditions, the period of intense activity goes from the month of May to the month of September, while in the other months the predator’s activity is significantly reduced until it stops completely, even if the insect is present in the ‘environment.
It should be emphasized, however, that this insect also resists strong drops in temperature, close to zero, as long as they are limited to a few hours during the day, so it can also be used to combat Aphid infestations in spring, when the auxiliaries natural are not very active, and, in southern Italy, in a cold greenhouse during the winter.
In any case, predatory activity manifests its greatest intensity around 27 ° C.

Ecological Role –
The Common green lacewing is a predator at the larva stage and is one of the most interesting species in the biological control sector due to the remarkable activity of the larvae, especially in the fight against Aphids. In general it is an active predator of aphids, mites, lepidoptera, beetles, scale insects, on different crops (cotton, potato, vegetables, strawberry, olive, etc.).
The natural presence of Chrysoperla carnea in agroecosystems is a prerequisite for the adoption of the protective method both in biological and integrated pest management. Furthermore, the possibility of mass breeding this species makes it interesting especially for use with the flooding method.
However, it must be emphasized that the mortality of this insect is high in 1st age larvae, which represent the most vulnerable stage. Among the main natural antagonists of Chrysoperla carnea are the ants which, in their general defense action against aphids, are in fact active both in the destruction of the ovature and in the removal of the larvae from the aphid populations.
However, the major risk factor is the use of chemical phytosanitary treatments. The greatest sensitivity is shown towards insecticides and acaricides, while fungicide treatments are generally harmless, except for pyrazophos.
For the survival of this predator, and therefore for its action of containment of insects potentially harmful to some agricultural crops, insecticides are the chemicals with the greatest impact; in fact this predator is particularly sensitive to a wide range of active ingredients, at the stage of larva or adult or both, including, in this range, both those with a broad spectrum of action and various substances with selective action and, therefore, theoretically compatible with the principles of integrated pest management.
In particular, broad spectrum insecticides, including almost all phosphoric esters and pyrethroids, are active both on larvae and on adults. For this reason, the use of these biocides should be avoided regardless as they are generally incompatible with integrated pest management. Only very few phosphorganics are exceptions (eg vamidothion), showing a weak or moderate toxicity towards adults.
Furthermore, the new generation insecticides, which due to their selective mechanism of action are low-impact principles, can represent a serious risk factor because many of them are active against the larvae. This problem is particularly noticeable for organic nitrogen chitin inhibitors, generally used in the integrated control against Lepidoptera and Coleoptera larvae. These active principles act by inhibiting the biosynthesis of chitin and therefore prevent the moult and the completion of the post-embryonic development of the phytophages. Highly toxic have proved to be, for example diflubenzuron, lufenuron, teflubenzuron, while moderately toxic is for example buprofezin.
As for white oils, on the other hand, they show low toxicity, even if they are active in particular on eggs. In any case, those activated with phosphorganics should be excluded, given the general toxicity of the latter.
It is then underlined that the use of aficides or, more generally of systemic insecticides, is the most important aspect, given the close association between this predator and aphids. For these insecticides two types of problems must be taken into consideration: on the one hand there is the problem of the exclusion, a priori, of non-selective active ingredients (e.g. imidacloprid, acephate, endosulfan, etc.) on the other there is that of frequent induction of resistance in aphid populations. In general, therefore, the field of use of the aficides is considerably reduced as the few compatible active ingredients must be discarded, due to the ongoing existence of resistance phenomena, or limited to one treatment per year, to limit the risk. to generate resistance phenomena. This problem occurs in particular in case of heavy infestations and insufficient activity of the auxiliaries.
Among the biotechnological insecticides, rotenone and abamectin, active in particular on adults, are cited as toxic. Bacillus thuringiensis deserves a special mention. The literature cites this biological insecticide as compatible with biological and integrated control and its specificity of action in general makes it harmless towards auxiliaries. However, a mortality rate of 66% was found in chrysopa larvae fed with surviving Ostrinia nubilalis larvae raised on BT transgenic maize. This toxic action of the BT corn has been confirmed by some researchers and could represent a serious limit to the use of Bacillus thuringiensis in a context of compatibility in the biological control conducted with the use of chrysopes in general. However, it should be noted that the communications relating to the role of the Bacillus thuringiensis toxin draw conflicting and not fully shared results.
Finally, it is emphasized how the impoverishment of environmental biodiversity, linked to intensive farming techniques and the continuous elimination of spontaneous species and ecosystems, is to the detriment of this predator as all the chrysopes, as polyphagous predators, benefit greatly from presence of spontaneous vegetation in agroecosystems, on which to complete their cycle at certain times of the year. The strong crop specialization, the elimination of the hedges, the weeding, are in general elements that hinder the spread of the chrysopes. However, this is a general concept that falls within the general guidelines relating to integrated production and, above all, in the future application of agroecology.
For the diffusion of Chrysoperla carnea in the needle ecosystems, two methods can be followed, namely that of flood launches and that of inoculation launches.
Flooding launches:
– for the use of Chrysoperla carnea in flood launches, the effectiveness varies according to different conditions, such as the type of crop, the incidence of mortality factors, the intensity of infestations, etc. The best results are obtained by using 2nd age larvae in place of eggs, intervening on infestations of minor aphids, operating in greenhouses or tunnels. In this case, the launch of the predator at the egg stage is uncertain as the eggs are easily subject to predation by the ants and the 1st age larvae are subject to a high mortality from various causes. The tests carried out identify as the operational context an intensity of 80 eggs per square meter with a quantitative ratio of 1 chrysopa egg every 1-4 aphids. The launch of the predator, on the other hand, at the 2nd age larva stage offers better results as the larvae are more active and better overcome adverse conditions. In this case, the reduction of the randomness also allows casts with lower percentages.
Inoculation launches:
– the inoculation method is useful for introducing this predator in environments from which it has disappeared, for various causes, or simply to increase the population by integrating the natural one. This method can prove useful to fight some phytophages of orchards and olive groves, against mites, aphids and scale insects, or against some Lepidoptera at the egg stage. The inoculation launches require lower densities than the flooding ones because it is assumed that the adults, once released by the artificially introduced larvae, reproduce, increasing the population. The condition, however, that the inoculation launches can be effective is that the guidelines that define the protective method as a whole are adopted and that, above all, the causes that have led to a decrease in the natural population or its disappearance have ceased.
Finally some hints on the mass farming method. In general, the mass breeding of Chrysoperla carnea includes three distinct lines:
1. Breeding the replacement prey.
2. Breeding of the larvae.
3. Breeding of adults.
Insects are marketed in the form of eggs or 2nd age larvae. In the second case, the price is higher, due to the higher production costs, but the overall cost of a launch remains substantially unchanged as the density, expressed as the number of individuals per unit of surface area, is reduced by an average of 75%. .

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Russo G., 1976. Agricultural Entomology. Special Part. Liguori Editore, Naples.
– Tremblay E., 1997. Applied entomology. Liguori Editore, Naples.



[:es]

Chrysoperla carnea

La Crisopa verde (Chrysoperla carnea Stephens, 1836) es un insecto perteneciente a la familia Chrysopidae.

Sistemática –
Desde el punto de vista sistemático, pertenece al Dominio Eukaryota, Reino Animalia, Subarign Eumetazoa, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Clase Insecta, Subclase Pterygota, Cohorte Endopterygota, Superorden Oligoneoptera, Subfilo, Clase Tracheata, Subclaseside, Insectoide, Clase Tracheata, Superclasesidea al género Chrysoperla ya la especie C. carnea.

Distribución geográfica y hábitat –
Chrysoperla carnea es una especie casi cosmopolita, también presente en regiones frías.
En Italia es uno de los crisópidos más comunes y su natural más favorable está representado por la vegetación, espontánea o no, infestada por pulgones, aunque debido al régimen alimentario polífago, el chrysopus se adapta fácilmente a la depredación de otros pequeños fitófagos, en particular otros Rincoti y micro lepidópteros. En cultivo se adapta mejor a plantaciones que forman una vegetación continua a lo largo de la hilera y tiende a desertar las especies que tienen hojas y brotes pubescentes.
Por sus características como insecto depredador, también se cría en diversas biofábricas de América y Europa para su uso en control biológico, principalmente en cultivos protegidos, pero también es muy común en la naturaleza en agroecosistemas donde no existe un uso masivo de pesticidas.

Morfología –
El adulto de Chrysoperla carnea se reconoce por el cuerpo de tamaño mediano, esbelto y delicado, con una librea poco llamativa entre la vegetación, también debido a la presencia de tonos verdosos amarillentos; el color es verde claro uniforme, desprovisto de manchas, con una raya amarilla dorsal que se extiende longitudinalmente por todo el tórax y abdomen. Tiene cabeza de hipognato, con ojos pequeños, prominentes, bien espaciados y de color marrón rojizo; las antenas son filiformes y alargadas, casi tan largas como el resto del cuerpo; las piezas bucales están masticando.
El tórax de este insecto es ligeramente más ancho que la cabeza y el abdomen y tiene un pronoto alargado.
Las patas son delgadas y las alas transparentes e iridiscentes, ricamente ramificadas; en reposo se doblan sobre el abdomen. La envergadura es de 2,5-3 cm.
El abdomen es cilíndrico, claramente más corto que las alas.
La larva es campodeiforme, alargada y fusiforme, de color gris-marrón, provista de tres patas deslizantes. A nivel dorsal está atravesado por una raya parda muy fina y lateralmente por dos series de prominencias tuberculosas, también de color pardusco.
Las larvas de la primera edad miden solo 1 mm de largo, mientras que las de las edades posteriores miden de 7-8 mm a 10-15 mm de largo. Las pinzas, las piezas bucales que pican-chupan siempre son evidentes.
Las pupas se forman dentro de un pequeño capullo blanco, construido con la seda secretada por las trompas de Malpighi de la larva. Las pupas son móviles y tienen mandíbulas articuladas; en la madurez, estos abandonan el capullo y se mueven para fijarse en un soporte antes de parpadear. La pupa móvil (fase farata) es de hecho una forma intermedia entre la pupa inactiva y el insecto adulto; además, desde el punto de vista morfológico es muy similar al adulto, del que se diferencia por la ausencia de alas.
El huevo es típico de los crisópidos, de forma oblonga y sostenido por un pedúnculo delgado. Los huevos se ponen aislados o en pequeños grupos de 2-3; estos, inicialmente, son verdosos, pero luego se vuelven marrón grisáceo. La función biológica del pedúnculo es proteger al huevo de la acción de los antagonistas naturales, en particular de las hormigas.

Actitud y ciclo de vida –
El ciclo biológico de Chrysoperla carnea está sujeto a las tendencias climáticas y la latitud. En las regiones más cálidas realiza su ciclo de forma ininterrumpida, mientras que en las regiones templadas completa de 2 a 4 generaciones al año (2 en el centro y norte de Europa, 3 en el norte de Italia, 4 en el sur de Italia y las islas).
El insecto pasa el invierno en la etapa adulta, que entra en diapausa y sobrevive incluso durante 9 meses, pero durante la estación favorable, una hembra tiene un promedio de vida de dos meses.
En Italia, en condiciones de campo abierto, el período de intensa actividad va de mayo a septiembre, mientras que en los demás meses la actividad del depredador se reduce significativamente hasta detenerse por completo, incluso si el insecto está presente en el ‘medio ambiente.
Cabe destacar, sin embargo, que este insecto también resiste fuertes caídas de temperatura, cercanas a cero, siempre que se limiten a unas pocas horas durante el día, por lo que también se puede utilizar para combatir infestaciones de pulgones en primavera, cuando los auxiliares natural no son muy activos y, en el sur de Italia, en un invernadero frío durante el invierno.
En cualquier caso, la actividad depredadora manifiesta su mayor intensidad en torno a los 27 ° C.

Papel ecológico –
La Crisopa verde es un depredador en estado larvario y es una de las especies más interesantes en el sector del control biológico debido a la notable actividad de las larvas, especialmente en la lucha contra los pulgones. En general es un activo depredador de pulgones, ácaros, lepidópteros, escarabajos, cochinillas, en diferentes cultivos (algodón, patata, hortalizas, fresa, olivo, etc.).
La presencia natural de Chrysoperla carnea en los agroecosistemas es un requisito previo para la adopción del método protector tanto en el manejo biológico como integrado de plagas. Además, la posibilidad de cría masiva de esta especie la hace especialmente interesante para su uso con el método de inundación.
Sin embargo, se debe enfatizar que la mortalidad de este insecto es alta en las larvas de 1ª edad, que representan la etapa más vulnerable. Entre los principales antagonistas naturales de Chrysoperla carnea se encuentran las hormigas que, en su acción defensiva general contra los pulgones, son de hecho activas tanto en la destrucción de la ovatura como en la eliminación de las larvas de las poblaciones de pulgones.
Sin embargo, el mayor factor de riesgo es el uso de tratamientos fitosanitarios químicos. La mayor sensibilidad se muestra hacia los insecticidas y acaricidas, mientras que los tratamientos con fungicidas son generalmente inofensivos, con la excepción del pirazofos.
Para la supervivencia de este depredador, y por tanto por su acción de contención de insectos potencialmente dañinos para algunos cultivos agrícolas, los insecticidas son los productos químicos de mayor impacto; de hecho este depredador es particularmente sensible a una amplia gama de principios activos, en fase de larva o adulto o ambos, incluyendo, en esta gama, tanto los de amplio espectro de acción como diversas sustancias con acción selectiva y, por tanto, teóricamente compatible con los principios del manejo integrado de plagas.
En particular, los insecticidas de amplio espectro, incluidos casi todos los ésteres fosfóricos y piretroides, son activos tanto en larvas como en adultos. Por esta razón, se debe evitar el uso de estos biocidas independientemente ya que generalmente son incompatibles con el manejo integrado de plagas. Solo unos pocos fosforgánicos son excepciones (por ejemplo, vamidotión), que muestran una toxicidad débil o moderada hacia los adultos.
Además, los insecticidas de nueva generación, que por su mecanismo de acción selectivo son principios de bajo impacto, pueden representar un factor de riesgo grave porque muchos de ellos son activos contra las larvas. Este problema es particularmente notable para los inhibidores de quitina de nitrógeno orgánico, generalmente utilizados en el control integrado contra larvas de lepidópteros y coleópteros. Estos principios activos actúan inhibiendo la biosíntesis de quitina y por tanto evitan la muda y la finalización del desarrollo post-embrionario de los fitófagos. Altamente tóxico resultó ser, por ejemplo, diflubenzurón, lufenurón, teflubenzurón, mientras que moderadamente tóxico es, por ejemplo, buprofezina.
En cuanto a los aceites blancos, por otro lado, muestran una baja toxicidad, incluso si son activos en particular sobre los huevos. En cualquier caso, deben excluirse los activados con fosforgánicos, dada la toxicidad general de estos últimos.
Luego se subraya que el uso de aficidos o, más generalmente, de insecticidas sistémicos, es el aspecto más importante, dada la estrecha asociación entre este depredador y los pulgones. Para estos insecticidas se deben tener en cuenta dos tipos de problemas: por un lado está el problema de la exclusión, a priori, de principios activos no selectivos (por ejemplo, imidacloprid, acefato, endosulfán, etc.) por otro lado está el de frecuente inducción de resistencia en poblaciones de áfidos. En general, por lo tanto, el alcance de uso de los aficides se reduce significativamente ya que los pocos ingredientes activos compatibles deben descartarse, debido a la continua existencia de fenómenos de resistencia, o limitarse a un tratamiento por año, para limitar el riesgo. para generar fenómenos de resistencia. Este problema surge en particular en el caso de fuertes infestaciones y actividad insuficiente de los auxiliares.
Entre los insecticidas biotecnológicos, se citan como tóxicos la rotenona y la abamectina, activos en particular en adultos. Bacillus thuringiensis merece una mención especial. La literatura menciona este insecticida biológico como compatible con el control biológico e integrado y su especificidad de acción en general lo hace inofensivo para los auxiliares. Sin embargo, se encontró una tasa de mortalidad del 66% en larvas de chrysopa alimentadas con larvas supervivientes de Ostrinia nubilalis criadas en maíz transgénico BT. Esta acción tóxica del maíz BT ha sido confirmada por algunos investigadores y podría representar un serio límite al uso de Bacillus thuringiensis en un contexto de compatibilidad en el control biológico realizado con el uso de crisopes en general. Sin embargo, cabe señalar que las comunicaciones relativas al papel de la toxina de Bacillus thuringiensis arrojan resultados contradictorios y no plenamente compartidos.
Finalmente, se enfatiza cómo el empobrecimiento de la biodiversidad ambiental, vinculado a las técnicas de cultivo intensivo y la eliminación continua de especies y ecosistemas espontáneos, va en detrimento de este depredador ya que todos los crisopos, como depredadores polífagos, se benefician enormemente de presencia de vegetación espontánea en los agroecosistemas, sobre la cual completar su ciclo en determinadas épocas del año. La fuerte especialización de cultivos, la eliminación de los setos, el deshierbe, son en general elementos que dificultan la propagación de los crisopos. Sin embargo, este es un concepto general que se enmarca dentro de los lineamientos generales relacionados con la producción integrada y, sobre todo, en la futura aplicación de la agroecología.
Para la difusión de Chrysoperla carnea en los ecosistemas de agujas, se pueden seguir dos métodos, a saber, el de lanzamientos de inundaciones y el de lanzamientos de inoculación.
Lanzamientos Flooding:
– para el uso de Chrysoperla carnea en lanzamientos de inundaciones, la efectividad varía según las diferentes condiciones, como el tipo de cultivo, la incidencia de factores de mortalidad, la intensidad de las infestaciones, etc. Los mejores resultados se obtienen utilizando larvas de 2ª edad en lugar de huevos, interviniendo en infestaciones de pulgones menores, operando en invernaderos o túneles. En este caso, el lanzamiento del depredador en la etapa de huevo es incierto ya que los huevos son fácilmente depredados por las hormigas y las larvas de 1ª edad están sujetas a una alta mortalidad por diversas causas. Las pruebas realizadas identifican como contexto operacional una intensidad de 80 huevos por metro cuadrado con una relación cuantitativa de 1 huevo de crisopa cada 1-4 pulgones. El lanzamiento del depredador, sin embargo, en la etapa de larva de 2ª edad ofrece mejores resultados ya que las larvas son más activas y superan mejor las condiciones adversas. En este caso, la reducción de la aleatoriedad también permite lances con porcentajes menores.
Lanzamientos de inoculación:
– El método de inoculación sirve para introducir este depredador en ambientes de los que ha desaparecido, por diversas causas, o simplemente para incrementar la población integrando el natural. Este método puede ser útil para combatir algunos fitófagos de huertos y olivares, contra ácaros, pulgones y cochinillas, o contra algunos lepidópteros en estado de huevo. Los lanzamientos de inoculación requieren densidades menores que los de inundación porque se asume que los adultos, una vez liberados por las larvas introducidas artificialmente, se reproducen aumentando la población. La condición, sin embargo, para que los lanzamientos de inoculación puedan ser efectivos es que se adopten las pautas que definen el método protector en su conjunto y que, sobre todo, hayan cesado las causas que han provocado una disminución de la población natural o su desaparición.
Finalmente, algunas sugerencias sobre el método de cría masiva. En general, la cría masiva de Chrysoperla carnea incluye tres líneas distintas:
1. Cría de la presa de reemplazo.
2. Crianza de las larvas.
3. Crianza de adultos.
Los insectos se comercializan en forma de huevos o larvas de 2ª edad. En el segundo caso, el precio es más alto, debido a los mayores costos de producción, pero el costo general de un lanzamiento permanece sustancialmente sin cambios ya que la densidad, expresada como el número de individuos por unidad de superficie, se reduce en promedio en un 75%. .

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Russo G., 1976. Entomología agrícola. Pieza especial. Liguori Editore, Nápoles.
– Tremblay E., 1997. Entomología aplicada. Liguori Editore, Nápoles.



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