L’Agricoltura nella antica Cina – XII

L’Agricoltura nella antica Cina – XII parte

Segue dalla XI parte

Il modo di pensare della scuola Yin-yang era molto in voga durante la dinastia degli Han anteriori, benché anche in quei tempi non mancassero coloro che la pensavano diersamente. Nei periodi Tang e Song (960-1279) molti medici, criticavano l’eccessiva rigidità delle corrispondenze cosmologiche sostenute dalle scuole Yin-yang e delle Cinque fasi; questi medici studiarono nuovi modelli “scientifici” al fine di trovare nuovi sistemi di corrispondenze che tenessero maggiormente conto delle condizioni locali e della costituzione individuale dei pazienti.
D’altronde anche Jia Sixie mostrò di avere alcune riserve riguardo all’applicazione di astratti calcoli cosmologici nel campo delle decisioni e procedure agronomiche; in ogni caso aggiunse alla fine del testo dedicato a ciascuna specie le raccomandazioni relative ai giorni di semina fausti e infausti proposte dalla scuola Yin-yang; Jia trascrive anche il giudizio critico di Sima Tan (?-110 a.C.) riportato dal figlio Sima Qian (145-86 a.C. ca.) nelle Memorie di uno storico (Shiji, 130): “I filosofi della scuola Yin-yang sono bigotti e hanno molti tabù. Dovremmo tentare di seguire le linee generali di questa teoria e non di obbedire a tutti i suoi intricati regolamenti” (Qimin yaoshu jinshi, 3.14, p. 4).
A queste osservazioni Jia aggiunge un proverbio: “La migliore strategia è quella di seguire la stagione e l’umidità del terreno”. La maggior parte delle raccomandazioni personali di Jia sui giorni o sui periodi per la semina fa riferimento al calendario lunare, con i mesi suddivisi in periodi di dieci giorni, xun: “In genere si può dire per tutti i cinque cereali che, seminando nei primi dieci giorni del mese, si otterrà un ottimo raccolto; seminando nei dieci giorni di mezzo si otterrà un raccolto mediocre e seminando negli ultimi dieci giorni si otterrà un raccolto scarso” (ibidem, p. 1).
Questa raccomandazione si innestava nella credenza, ampiamente diffusa nel mondo e certamente non priva di fondamento, che la crescita delle piante fosse influenzata dal ciclo lunare. Jia era cosciente che il calendario lunare non rispecchiava esattamente il passaggio delle stagioni: “negli anni in cui vi è un mese intercalare i qi nodali cadono in ritardo e di conseguenza è consigliabile seminare più tardi [secondo il calendario lunare]” (ibidem, 3.7, p. 2). È interessante notare come in molti casi Jia mette in relazione tra loro il calendario solare e quello lunare, per fornire un’indicazione più accurata, come nel caso in cui consiglia di seminare il panìco nei primi dieci giorni del terzo mese che precede il qi nodale chiamato qingming (‘chiaro e brillante’). In ogni caso, in linea generale, è preferibile seminare presto, perché i campi seminati prima danno un raccolto più abbondante. (I campi precoci sono puliti e facili da accudire, mentre i campi tardivi sono pieni di erbacce e difficili da lavorare.) Il volume complessivo del raccolto dipende dall’annata più che dal momento in cui si è seminato, ma il grano seminato prima avrà pula sottile e granelli pieni e abbondanti, mentre quello seminato in ritardo avrà una buccia più spessa e un numero minore di granelli, molti dei quali vuoti. (ibidem, 3.6, p. 1).
La scelta finale, tuttavia, sarà sempre dettata dalle condizioni meteorologiche: è sempre bene seminare il grano dopo la pioggia. Dopo una pioggia leggera, semina immediatamente il tuo campo, prima che si asciughi; ma se la pioggia è stata abbondante, allora aspetta che i semi germoglino per seminare. (Se la pioggia è stata scarsa e si aspetta troppo a seminare, le radici non avranno umidità sufficiente per germogliare, ma se non si dà al terreno il tempo di asciugarsi [letteralmente, tornare pallido] dopo una pioggia abbondante, allora l’umidità contenuta nel terreno farà ammalare le radici delle piante). (ibidem).

Così per tutto il periodo imperiale i contadini continuarono a osservare i giorni fausti e infausti per la semina delle messi, indicati, insieme alle date propizie o sfavorevoli ad altre importanti attività, nell’almanacco pubblicato ogni anno dall’Ufficio del calendario imperiale.
Va notato così che, anche se la divinazione e l’emerologia non persero mai il prestigio di cui godevano agli occhi del popolo, la preferenza accordata da Jia ai fattori terrestri più che a quelli celesti fu l’apripista per l’insegnamento e gli indirizzi degli agronomi più tardi, che in genere escludevano dai loro calcoli ogni considerazione di tipo cosmologico, anche quando conservavano la forma delle ordinanze mensili, ossia il raggruppamento delle attività agricole per mese; così, per esempio, il Trattato di agricoltura del Maestro Shen (Shenshi nongshu), composto intorno al 1640 ca., è un esempio del perdurante fascino della forma delle ordinanze mensili. La maggior parte degli agronomi più tardi, seguendo l’esempio di Jia Sixie, consigliava di attenersi piuttosto ad alcuni principî agricoli di natura empirica (‘semina il prima possibile, semina dopo la pioggia ma non quando il terreno è ancora bagnato’) e ai segnali offerti da alcuni fenomeni naturali (l’inizio dei temporali primaverili, il volo del polline della canapa). Per questi principî agronomici non era fornita alcuna giustificazione cosmologica; per Jia Sixie, come per i suoi successori, il passaggio delle stagioni era inesorabile, e le ‘stagioni del cielo’ dovevano avere la precedenza su qualsiasi manipolazione cosmologica in quanto, una volta passato il momento giusto, non vi era modo di recuperarlo.
Il trattato di Jia Sixie, che fu scritto molto prima dell’invenzione della stampa, fu diffuso per molti secoli sia in forma manoscritta che sotto forma del primo libro di agronomia quando fu stampato e distribuito per ordine imperiale, già all’inizio dell’XI secolo.
Questo testo si può considerare come la pietra miliare dell’agronomia orientale dei secoli successivi; infatti il suo stile di scrittura e molti aspetti dell’organizzazione del testo divennero il modello a cui fecero riferimento tutti i trattati agronomici successivi, non soltanto in Cina ma anche in Corea e in Giappone.
Gli agronomi dei periodi successivi, che si occuparono di agricoltura, attinsero ampiamente al trattato di Jia Sixie per descrivere le tecniche e le coltivazioni diffuse nel Nord. Citiamo ad esempio, Xu Guangqi, un autore dell’inizio del XVII sec. che trascorse molti anni della sua vita nel Nord, nei pressi di Tianjin, conducendo personalmente una fattoria ed effettuando numerosi esperimenti di agronomia, cita nel suo Trattato completo di amministrazione agricola il libro di Jia Sixie nella sezione sulle varietà di miglio, senza aggiungere nessuna fonte successiva. Molti degli autori che si occuparono dell’agricoltura settentrionale lamentarono il peggioramento degli standard rispetto a quelli stabiliti da Jia Sixie; in effetti, il livello di competenza e di conoscenze tecnologiche rispecchiato nel suo trattato fu raramente raggiunto nelle epoche successive. Verso la metà della dinastia Tang la valle dello Yangzi, dove l’abbondanza di acqua aveva permesso lo sviluppo della coltivazione intensiva del riso, superò le pianure settentrionali quanto a produttività agricola e, in seguito, per importanza politica e sociale. I capitali e le conoscenze presero in misura sempre maggiore la strada del Sud, e le campagne del Nord divennero un territorio relativamente arretrato, dove i piccoli agricoltori facevano fatica a sopravvivere e le grandi aziende agricole non producevano profitti.

Guido Bissanti




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