Come coltivare l’arancio amaro in maniera biologica

Come coltivare l’arancio amaro in maniera biologica

Per la coltivazione in biologico dell’arancio amaro (Citrus aurantium L.) valgono molte delle considerazioni e delle tecniche fatte per il limone, ed è una pianta che ha una resistenza maggiore alle basse temperature rispetto all’arancio dolce. Comunque sia il clima preferito da queste piante, originarie dell’Asia (Cina) è quelle mite mediterraneo, con inverni non troppo freddi ed estati calde. Per quanto riguarda il tipo di terreno preferisce quelli tra lo sciolto ed il medio impasto con una buona profondità e con contenuto in calcare basso.
È una pianta dal portamento anche più grande del limone e dell’arancio (la sua chioma può arrivare a 10 metri) con foglie di un colore verde intenso che sono provviste alla base di alette sul picciolo (questa è una caratteristica che li permette di distinguere anche quando non hanno il frutto).

 

I rami sono spinosi, per cui bisogna stare attenti nelle operazioni di potatura e di raccolta. I frutti sono molto più rugosi e ricchi di oli essenziali dell’arancio dolce, cosa che ne fanno un nuovo interesse nella sua coltivazione, con polpa acida, amarognola e ricca di semi; l’epicarpo è abbastanza sottile. È una specie che viene utilizzata soprattutto come portainnesto di molti agrumi ed utilizzato da parte dell’industria alimentare per ottenere scorze fresche o essiccate per la pasticceria o per la produzione di liquori (es. “Curaçao”) ed in farmacologia per la preparazione di tonici.
Per l’impianto si consiglia la fine dell’inverno, in buche di 50 x 50 x 50 in cui immettere buoni quantitativi di letame maturo o compost organico. Il sesto da preferire è il 5 x 5 (o il 6 x 6 visto che sono di dimensioni anche maggiori di arance e limoni). Come tutti gli agrumi hanno bisogno dell’apporto irriguo quando il terreno inizia ad inaridirsi, con turni nel periodo estivo anche settimanali.
Per la concimazione di mantenimento si consiglia sempre l’apporto di letame maturo a cui aggiungere nel periodo del risveglio primaverile la cenere proveniente dai residui delle potature o di altri prodotti vegetali biologici. La potatura segue gli stessi principi del limone ed ha lo scopo di far fruttificare la pianta in basso e ad altezza d’uomo, di eliminare i rami interni (per arieggiare) , di togliere i succhioni ed i polloni che tolgono linfa necessaria alla produzione della pianta. Questa specie ha molte cultivar che si differenziano per tipologie dei frutti, forma delle foglie.
Per quanto riguarda le fitopatie si ricorda soprattutto di non usare mai attrezzi che lavorano in profondità il terreno che andrebbero a danneggiare l’apparato radicale molto superficiale con pericolo di introduzione del fungo Deuterophoma tracheiphila, responsabile del malsecco (questo vale anche per gli agrumi innestati con questa specie).
Tra gli insetti sono soprattutto le cocciniglie quelle che possono creare più problemi. Per questo motivo il non utilizzo di nitrati, una potatura che tenga ben arieggiata la chioma sono già una buona garanzia. Se si dovessero presentare l’irrorazione con prodotti a base di sapone di Marsiglia, anche ripetuti, contribuisce ad eliminarle ed a tenere la pianta pulita anche dalle fumaggini e dalle formiche che si sviluppano per via della loro presenza.




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