Capitale naturale

Capitale naturale

Con il termine capitale naturale si intende l’intero patrimonio mondiale delle risorse naturali, che comprendo geologia, suolo, aria, acqua, unitamente a tutti gli organismi viventi.
Questo capitale fornisce all’umanità risorse, beni, servizi che sono disponibili per tutti e chiamati anche servizi ecosistemici. Tra questi, su tutti, la risorsa acqua, la risorsa aria, il suolo e la biodiversità.
Il termine “capitale naturale” fu usato per la prima volta nel 1973 da Ernst Friedrich Schumacher, detto Fritz, nel suo libro Piccolo è bello, ed è stato sviluppato ulteriormente da Herman Daly, Robert Costanza e altri fondatori della scienza dell’economia ecologica, nell’ambito di una critica globale alle carenze dei sistemi di calcolo e di valutazione dell’economia convenzionale.
Alla base del concetto di Capitale Naturale c’è il concetto che questo è la base per una corretta produzione di servizi e benessere indispensabili alla vita umana ed all’equilibrio ecologico.
In questo contesto, pertanto, gli ecologi stanno collaborando con gli economisti per misurare ed esprimere i valori della ricchezza, inserendo nelle variabili e monetizzando i patrimoni naturali.
In questo contesto si inserisce la disciplina dell’Economia Circolare che connette i due sistemi rendendoli sincroni.
Secondo una stima il valore economico di ben 17 servizi ecosistemici per l’intera biosfera (calcolato nel 1997) ha un valore medio stimato di 33 trilioni di dollari all’anno.
Ad oggi però questi valori economici ecologici non sono inclusi nei calcoli dei conti del reddito nazionale, del PIL e non hanno attributi di prezzo perché esistono principalmente al di fuori dei mercati globali.
Nel giugno 2012 è stata lanciata una “dichiarazione sul capitale naturale” (NCD) alla Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile tenutasi in Brasile. Un’iniziativa del settore finanziario globale, è stata firmata da 40 amministratori delegati per “integrare le considerazioni sul capitale naturale in prestiti, azioni, reddito fisso e prodotti assicurativi, nonché in quadri contabili, informativi e di rendicontazione”. Hanno collaborato con organizzazioni di supporto allo sviluppo di strumenti e parametri per integrare i fattori di capitale naturale nelle strutture aziendali esistenti.
Inoltre nel luglio 2016, la Natural Capital Coalition ha pubblicato il protocollo sul capitale naturale.
Tale protocollo fornisce alle organizzazioni un quadro standardizzato per identificare, misurare e valutare i loro impatti e dipendenze diretti e indiretti sul capitale naturale.

Il protocollo armonizza gli strumenti e le metodologie esistenti e guida le organizzazioni verso le informazioni di cui hanno bisogno per prendere decisioni strategiche e operative che includono impatti e dipendenze dal capitale naturale.
Il protocollo è stato sviluppato in collaborazione con 38 organizzazioni che hanno firmato contratti volontari precompetitivi.
In Italia, con l’articolo 67 della Legge 28 dicembre 2015, n. 221, recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, è stato istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare il Comitato per il Capitale Naturale.
L’obiettivo è duplice:
– valorizzare il fondamentale ruolo ricoperto dal Capitale Naturale italiano rispetto al sistema socio-economico collettivo del Paese;
– redigere un Rapporto Annuale con il quale raccogliere dati sulle ricchezze naturali italiane.
Il compito del Comitato, quindi, è quello di individuare gli asset del Capitale Naturale, analizzarli e valutare azioni da compiere per proteggerli.
La situazione viene poi illustrata all’interno di un Rapporto Annuale.
Nel rapporto vengono analizzati i seguenti ambiti:
– la valutazione biofisica degli ecosistemi italiani;
– il Capitale Naturale nelle eco-regioni marine;
– gli ecosistemi agricoli: l’agro-ecosistema irriguo e i relativi servizi ecosistemici;
– le pressioni sul Capitale Naturale;
– valutazioni economiche e monetarie del Capitale Naturale;
– interazione tra Capitale Naturale e Capitale Culturale;
– effetti delle politiche pubbliche sul Capitale Naturale;
– il quadro delle spese per l’ambiente.
Tutte queste analisi rappresentano una base importante per lo sviluppo di politiche, nazionali e comunitarie, finalizzate alla difesa e alla protezione del Capitale Naturale.
L’obiettivo finale, come si può intuire, è valorizzare la biodiversità e le risorse naturali alla base del nostro vivere in comunità e del nostro sistema economico, per uno sviluppo ecosostenibile.

Guido Bissanti

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