Piper cubeba

Piper cubeba

Il Cubebe o pepe di Giava (Piper cubeba L.) è una specie rampicante appartenente alla famiglia delle Piperaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Piperales, Famiglia Piperaceae e quindi al Genere Piper ed alla Specie P. cubeba.

Etimologia –
Il termine Piper proviene dal greco πέπερι péperi (in sanscrito píppali): cioè pepe.
L’epiteto specifico cubeba proviene dall’inglese medievale Quibibe e dal latino medievale cubeba, termine di derivazione dal dialetto arabo kubāba.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Cubebe è una pianta diffusa e coltivata soprattutto in Indonesia (principalmente a Giava e Sumatra) ma anche in altre parti dei tropici, per il suo uso come pianta medicinale, condimento e fonte di un olio essenziale.

Descrizione –
Piper cubeba è un arbusto rampicante sempreverde che porta dei fusti lunghi fino a 6 metri.
Le foglie hanno forma ovale e allungata, di consistenza coriacea e di colore verde scuro.
I fiori sono sessili e riuniti in infiorescenze.
Il frutto è una drupa, molto simile alle drupe del pepe nero, che rimane attaccata al peduncolo col quale era unita alla pianta anche una volta essiccata.
Il pericarpo del frutto essiccato si presenta grinzoso, con colore che varia dal marrone al grigiastro al nero; il seme interno è di colore bianco e oleoso, per la presenza di numerosi oli essenziali.

Coltivazione –
Il Cubebe, o pepe di Giava, è una pianta coltivata per i suoi frutti, che vengono poi fatti essiccare per essere usati come spezie e dai quali si ricavano oli essenziali.
Nella sua coltivazione viene piantato frequentemente come cultura secondaria su alberi da ombra con caffè ed altre piantagioni.
La propagazione avviene tramite seme.
I frutti vengono raccolti prima che siano maturi e accuratamente essiccati.
L’aspetto del frutto è molto simile a quello del pepe nero, col quale spesso è stato confuso, e per questo viene anche chiamato pepe grigio.

Usi e Tradizioni –
Il Piper cubeba è una pianta principalmente coltivata a Giava e Sumatra.
Ha un odore descritto come gradevole e aromatico ed un sapore pungente, acre, leggermente amaro e persistente, descritto come un incrocio tra il sapore del pimento e quello del pepe nero.
La storia del Piper cubeba è legata sia ad alcune credenze che a questioni di ordine commerciale.
Nel IV secolo a.C., Teofrasto menzionava il komakon, includendolo con la cannella e la cassia, come ingrediente nelle confezioni aromatiche. Guillaume Budé e Claudius Salmasius hanno identificato il komakon con cubeb, probabilmente a causa della somiglianza che la parola porta al nome giavanese di cubeb, kumukus.
Questa ipotesi viene vista come prova del commercio greco con Java in tempi antecedenti a quello di Teofrasto.
È comunque improbabile che i Greci abbiano acquisito questa pianta da qualche altra parte, poiché i coltivatori giavanesi hanno protetto il loro monopolio del commercio sterilizzando le bacche con il calore, assicurandosi così che non fosse coltivato altrove.
Durante la dinastia Tang, questa pianta fu portata in Cina da Srivijaya.
In India, la spezia venne chiamata Kabab Chini, cioè “cubo cinese”, probabilmente perché i cinesi avevano interessi nel suo commercio o, più probabilmente perché era un elemento importante nel commercio con la Cina.
In Cina questo pepe veniva chiamato sia vilenga che vidanga (la parola sanscrita affine). I medici Tang lo hanno somministrato per lungo tempo come spezia per ripristinare l’appetito, curare i “vapori dei demoni”, scurire i capelli e profumare il corpo.
Non ci sono invece prove che dimostrino che questo pepe sia stato usato come condimento in Cina.
Tra i reperti storici, il Libro delle mille e una notte, compilato nel IX secolo, menziona il “cubob” come rimedio per l’infertilità, dimostrando che era già stato usato dagli arabi per scopi medicinali.
Il Cubebe fu introdotto nella cucina araba intorno al X secolo.
Nei Viaggi di Marco Polo, scritti alla fine del XIII secolo, si descrive Java come un produttore del Cubebe, insieme ad altre spezie preziose.
Fu nel 14 ° secolo che questa pianta fu importata in Europa, sotto il nome di pepe.
Un racconto morale del XIV secolo, che evidenzia la ghiottoneria dello scrittore francescano Francesc Eiximenis, descrive le abitudini alimentari di un chierico mondano che consuma un bizzarro miscuglio di tuorli d’uovo con cannella e Cubebe dopo i suoi bagni, probabilmente come un afrodisiaco.
All’inizio della sua introduzione in Europa si pensava che il Cubebe fosse ripugnante per i demoni, allo stesso modo di come lo consideravano i Cinesi.
Il prete cattolico, Ludovico Maria Sinistrari, che alla fine del 17° secolo, scrisse sui metodi di esorcismo, include questa spezia come ingrediente in un incenso per scongiurare gli incubi.
Ancora oggi, la sua formula per l’incenso è citata da autori neopagani, alcuni dei quali sostengono anche che il Cubebe può essere usato in bustine e incantesimi d’amore.
Una leggenda vuole che il re del Portogallo abbia vietato l’importazione di bacche del Piper cubeba da Giava per rafforzare la vendita di pepe nero, al fine di incoraggiare meglio le relazioni commerciali con l’India e il resto dell’Europa (ai tempi Java aveva il monopolio della spezia). I mercanti di spezie, infatti, avrebbero sterilizzato i semi per assicurarsi che non potessero essere coltivati su terreni stranieri.
Questa leggenda nacque dallo scrittore del 17° secolo John Parkinson nel suo libro Theatrum Botanicum.
Non ci è dato sapere se ciò corrisponda a verità; tuttavia, potrebbe spiegare il motivo per cui l’uso del Cubebe è quasi terminato nel 16° secolo, dando origine al commercio ed all’uso del pepe nero al suo posto.
In questo periodo l’uso culinario del cubebe diminuì drasticamente in Europa e solo la sua applicazione medicinale è proseguita fino al XIX secolo. All’inizio del XX secolo, il cubebe veniva regolarmente spedito dall’Indonesia verso l’Europa e gli Stati Uniti. Il commercio diminuì gradualmente e cessò dopo il 1940.
Oggi continua ad essere usato come agente aromatizzante per gin e sigarette in Occidente e come condimento per il cibo in Indonesia.
Questa spezia viene usata in alcune cucine, come quelle irachena, marocchina, australiana e mediorientale ed è il pepe preferito in Indonesia e Malesia.
In Europa e nelle Americhe, il pepe nero di Java è raramente visto o usato in cucina.
Come detto, questa spezia ha un odore forte, speziato e un sapore aromatico, amaro, deciso. I frutti sono uno degli ingredienti del “ras el hanout”, una leggendaria miscela di spezie dal Marocco.
L’olio di Cubebe è usato come aroma in salse speziate, sottaceti, amari e stimolanti come per certe sigarette e liquori digestivi.
Come medicinale il cubebe è un’erba amara, antisettica, stimolante.
Sia i frutti che l’olio essenziale sono usati e hanno effetti diuretici ed espettoranti migliorando allo stesso tempo la digestione.
I frutti immaturi e secchi vengono utilizzati nel trattamento di tosse, bronchite, sinusite, mal di gola e infezioni genito-urinarie, cattiva digestione e dissenteria amebica.
È usato inoltre come ingrediente di alcune pastiglie per la gola.
L’ olio essenziale ottenuto dal frutto, è un componente dei profumi e dei profumi di sapone.
Inoltre nella cosmesi il cubebe è spesso utilizzato per adulterare l’olio essenziale di patchouli. Diverse note case cosmetiche utilizzano il cubebe nei loro prodotti antirughe.
I frutti contengono numerosi composti attivi dal punto di vista medico tra cui un olio essenziale; un principio amaro (cubebina), un alcaloide (piperidina) e resina.
Tra le sostanze chimiche contenute ricordiamo, oltre alla cubebina, sostanza cristallina scoperta da Eugène Soubeiran nel 1839, anche la canfora di cubebe o cubebene, l’acido cubebico, sesquiterpeni (cariofillene, copaene, α- e β-cubebene, δ-cadinene, germacrene) e monoterpeni (sabinene, α-thujene, carene).

Modalità di Preparazione –
Il Cubebe, dall’odore gradevole e aromatico e dal gusto associabile al pimento ma con note più amare, è una spezia che può essere utilizzata così com’è, oppure essere macinata fresca e viene impiegato nella cucina Araba, Asiatica, Cinese, Indiana, Indonesiana e Marocchina.
Nella cucina indonesiana viene utilizzato in una miscela di spezie preparate in casa.
Inoltre può essere utilizzato per aggiungere sapore a qualsiasi piatto di carne, verdure o salse.
Poiché era molto diffuso nel Medioevo, molte ricette risalgono a quel periodo. Può anche essere candito con zucchero o glassa di tamarindo. Nella cucina marocchina è spesso utilizzato in pasticceria; inoltre può comparire occasionalmente nella lista degli ingredienti per il “ras el hanout” che è una miscela di circa 30 diverse piante diffusa in tutto il Nordafrica e può considerarsi il parallelo nordafricano del curry.
Nella cucina indonesiana può essere ingrediente del masala. In Polonia è usato per il Ocet Kubebowy, un condimento tipico composto di aceto, cubebe, cumino e aglio.
A livello terapeutico invece, fino a non molti anni fa, venivano usate sigarette al cubebe frequentemente per il trattamento di asma, faringiti croniche e riniti allergiche.
Negli Stati Uniti l’olio di cubebe è stato incluso nella lista degli additivi delle sigarette, pubblicata dal Settore Prevenzione e Controllo Tabacco del Dipartimento della Salute, del Nord Carolina.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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