Aghifoglie

Aghifoglie

Con il termine aghifoglie, nelle scienze botaniche, si intendono quelle piante, arbusti o alberi, che hanno delle foglie con conformazione lineare e aghiforme, dette appunto aghi.
Le aghifoglie vengono contrapposte alle latifoglie (che hanno per lo più foglie larghe), come gli olmi e le querce.
Le aghifoglie sono quelle piante che si sono adatte ad un clima più freddo tanto che, a partire dagli 800 m di quota sulle Alpi e dai 1.200 m sull’Appennino, le latifoglie vengono progressivamente sostituite dalle aghifoglie, vale a dire abeti, pini, ginepri e larici, che all’opposto si potrebbero anche definire “piante a foglia stretta”.

Le aghifoglie infatti si sono evolute ad un ambiente meno clemente con questa vistosa trasformazione morfologica delle foglie: gli aghi, larghi 1-2 mm e lunghi da 1 a 12 cm, flessuosi ma robusti, rappresentano la superficie più idonea a sopportare il peso della neve. Consentono infatti accumuli minuscoli, si piegano senza spezzarsi sotto il peso dei fiocchi e infine si raddrizzano all’improvviso elasticamente, dopo essersi liberati da una soma divenuta eccessiva per il minuscolo ago. Esso rappresenta così l’unica forma fogliare in grado di resistere tutto l’anno sui rami di piante esposte con regolarità, durante l’inverno, alla bianca coltre. Inoltre molte piante aghifoglie sono anche sempreverdi, ad eccezione del larice (Larix decidua) che è caducifoglia.
Benché sia una parola molto generica e priva di valenza scientifica, molti la utilizzano per indicare le piante della divisione pinophyta, comunemente note come conifere.

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