Sus scrofa

Sus scrofa

Il cinghiale (Sus scrofa Linnaeus, 1758) è un mammifero appartenente alla famiglia dei Suidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Deuterostomia, Phylum Chordata, Subphylum Vertebrata, Superclasse Gnathostomata, Classe Mammalia, Ordine Artiodactyla, Sottordine Suiformes, Famiglia Suidae e quindi al Genere Sus ed alla Specie S. scrofa.
In Europa sono presenti tre sottospecie e più precisamente:
– il cinghiale Maremmano (Sus scrofa majori);
– il cinghiale Sardo (Sus scrofa meridionalis);
– il cinghiale Centroeuropeo (Sus scrofa scrofa) che rappresenta la sottospecie nominale.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il cinghiale è un mammifero originario di un vasto areale compreso tra l’Eurasia ed il Nordafrica.
A causa della forte pressione venatoria a cui è stato sottoposto da epoche remote, il cinghiale scomparve dalle isole britanniche probabilmente durante il corso del XIII secolo, salvo poi esservi reintrodotto a più riprese fra il 1610 (da parte di re Giacomo I) e il 1700.
Nonostante ciò i tentativi fallirono sempre in quanto la pressione venatoria sulle popolazioni introdotte era sempre maggiore rispetto al ritmo riproduttivo di queste ultime.
Dopo la scoperta del nuovo mondo il cinghiale fu esportato nel Nord America dagli spagnoli dove questo animale si è naturalizzato in vaste aree degli Stati Uniti. È più recente invece l’espansione dei cinghiali in America del Sud. In origine la presenza dei cinghiali era limitata a Argentina e Uruguay, Paese di pochi abitanti, circa 3,5 milioni, ed estese foreste. Il cinghiale cominciò a spostarsi dall’Uruguay al sud del Brasile, per l’assenza di predatori naturali. Attualmente, dopo essere passato per il Paraná, stato brasiliano del sud, è diffuso in Santa Caterina e Rio grande del Sud; è avvistato anche nello stato di San Paolo.
Nel 1900, il cinghiale era sparito dalla Danimarca, dalla Tunisia e dal Sudan, mentre era sull’orlo dell’estinzione in Germania, Austria e Russia. La popolazione francese di cinghiali, invece, rimaneva stabile.
Si deve arrivare al 1950 per assistere ad una nuova espansione degli areali di diffusione dei cinghiali fino alle aree nord dell’Europa come Danimarca e Svezia.
Le cause dell’incremento demografico del cinghiale, che in certi casi è diventato invasivo (tant’è che il cinghiale è stato inserito nella lista di cento specie invasive molto dannose, stilata a livello planetario), sono dovute a vari fattori tutti però tra di loro correlati e che sono legati al cambio dei sistemi agricoli, allo spopolamento delle aree rurali, alla diminuzione o scomparsa dei suoi antagonisti, tra cui soprattutto il lupo.
In Italia la specie è distribuita, seppure con areale discontinuo, dalla Valle d’Aosta fino alla Calabria, oltre che in Sardegna, in Sicilia, nell’isola d’Elba e in altre piccole isole, dove però è stato introdotto dall’uomo.
L’habitat tipico del cinghiale è rappresentato dai boschi ben maturi e in particolare dei querceti, mentre le sottospecie africane e asiatiche sembrano preferire le aree aperte e paludose ma questo animale riesce a colonizzare praticamente ogni tipo di ambiente a disposizione purché vi sia una sufficiente disponibilità di acqua.
I cinghiali tollerano molto bene il freddo, resistendo a temperature di decine di gradi al di sotto dello zero, mentre si adattano meno a climi eccessivamente caldi, dove danno segni di sofferenza: l’umidità dell’ambiente li interessa relativamente poco, grazie al pelo altamente isolante.

Descrizione –
Il Sus scrofa è un ungulato con una forma tozza con arti possenti ma corti e zampe dotate di unghioni con un numero pari di dita di cui due anteriori grosse e due posteriori più corte che affondano nel terreno solo se morbido. Il peso dei maschi oscilla tra 75 e 100 Kg, quello delle femmine tra 60 ed 80.
Questo animale ha un pelo di colore nero bruciato con due mute annuali: presentando un mantello invernale più scuro e con setole più fitte e uno estivo più chiaro e con setole più rade. Sulla fronte e sulle spalle porta una sorta di criniera che si erge quando l’animale è impaurito così da aumentargli il volume corporeo.
Caratteristica del cinghiale è anche il muso con il grugno (grifo) cartilagineo che utilizza per rivoltare il terreno in cerca di radici.
Ha un olfatto decisamente sviluppato così come i denti canini inferiori, o zanne, che sporgono nel maschio, vistosamente ricurvi verso l’alto e sono a crescita continua fino a 30 cm.
Gli occhi sono piccoli e laterali e le orecchie piccole ed erette.
I cuccioli presentano il caratteristico manto striato detto “pigiama” che perdono dopo i 6 mesi. Questo pelo è di colore brunastro o rossiccio, con le punte dei peli giallastre, che contribuiscono a farlo sembrare più chiaro di quanto non sia in realtà: sulla schiena e sui fianchi sono presenti 4-5 striature orizzontali di un colore che va dal bianco al beige, che danno un forte effetto criptico sul sottobosco e sulla copertura di foglie morte del terreno. Ulteriori striature sono presenti sulla spalla e sul posteriore, mentre maculature dello stesso colore possono essere presenti sul muso del cucciolo: la disposizione delle strisce varia da individuo a individuo, sicché è possibile riconoscere individualmente i piccoli cinghiali.
L’età media di questi animali è di 10 anni.

Biologia –
Nel cinghiale le femmine raggiungono la maturità sessuale attorno all’anno e mezzo di vita, mentre i maschi sono più tardivi e non completano lo sviluppo prima del secondo anno d’età: raramente però riescono ad accoppiarsi prima del compimento del quinto anno, a causa della competizione con altri maschi più anziani e forti.
Durante il periodo degli amori, i maschi del cinghiale abbandonano la vita solitaria per aggregarsi ai gruppi di femmine, spesso percorrendo anche grandi distanze sulla scia delle piste odorose e non nutrendosi né riposando per raggiungerne uno al più presto: una volta raggiunto il gruppo, per prima cosa il maschio desidera allontanare i maschi giovani che dovessero ancora trovarsi assieme alla femmina.
Inoltre i maschi, nel periodo degli amori, sviluppano una sorta di corazza per i combattimenti di supremazia, accompagnati da rituali di minacce, spargimenti di urina e raspature nel terreno. Il maschio vincitore corteggia la femmina con suoni simili ad un “motore a scoppio” e massaggi ripetuti ai fianchi. Anche loro hanno una vasta gamma di versi tra cui grida e ruggiti.
L’accoppiamento dura circa cinque minuti e avviene numerose volte e con numerose femmine (fino a otto per i maschi più forti e vigorosi), fino alla fine dell’estro della femmina: a questo punto, il maschio abbandona il gruppo e torna alla sua vita solitaria, almeno fino al successivo periodo degli amori.
A seconda del clima e della disponibilità di cibo, le femmine del cinghiale possono andare in estro da una a tre volte l’anno, con estro di tre giorni su cicli di tre settimane.
In Italia le nascite si concentrano in primavera e alla fine dell’estate. Le femmine tendono a sincronizzare il loro ciclo estrale, in modo tale da allevare cuccioli di età simile, massimizzando le probabilità di sopravvivenza della prole.
La gravidanza del cinghiale dura 112 – 115 giorni.
Arrivata al momento del parto la femmina si isola dal resto del gruppo per costruirsi una tana nel folto della vegetazione, simile ai giacigli che essa è solita usare per la notte. Tale tana spesso ha apertura rivolta verso sud, sicché può essere meglio riscaldata dai raggi solari. I cuccioli, che sono in numero variabile da tre a dodici per ciascuna cucciolata, nascono in questa tana. Alla nascita, i piccoli hanno gli occhi aperti e si affannano nella ricerca di uno dei dodici capezzoli materni, disposti in due file lungo il ventre della femmina: in caso di cucciolate particolarmente abbondanti, i cinghialetti più deboli sono perciò destinati a morire d’inedia.
Durante la prima settimana dopo il parto, la femmina abbandona molto raramente la tana coi cuccioli, e se lo fa ha cura di nascondere la cucciolata coprendola con frasche e foglie durante la sua assenza.
Durante l’allevamento della prole, le femmine divengono particolarmente aggressive.
Qualora venga sottratto loro un figlio, le femmine inseguono il rapitore al galoppo per svariati chilometri.
Dopo una settimana di vita, i cuccioli sono in grado di seguire la mamma nei suoi spostamenti, tornando alla tana solo durante la notte. A due settimane di vita, i piccoli cominciano a grufolare nel terreno e ad assaggiare cibo solido, ma continuano a succhiare il latte materno almeno fino ai tre mesi di vita.
Lo svezzamento completo si avrà solo dopo il quarto mese, ed è solo dopo questo momento che la femmina e i cuccioli (che attorno al quarto mese perdono la colorazione giovanile del pelo) fanno ritorno al proprio branco d’origine.
L’indipendenza dei giovani cinghiali si ha intorno al settimo mese di vita ma questi tendono a restare con la madre anche fino a un anno d’età, quando vengono scacciati dai maschi adulti bramosi di accoppiarsi con la femmina.
La speranza di vita dei cinghiali in natura si aggira attorno ai dieci anni, mentre in cattività possono arrivare anche al trentesimo anno d’età.

Ruolo Ecologico –
Il cinghiale è un animale solitamente crepuscolare e notturno ma talvolta è possibile vederlo di giorno che però di solito passa a riposo in buche di foglie nel terreno. I maschi giovani vivono in gruppetti così come le femmine con i cuccioli mentre i maschia anziani stanno solitari.
Sono animali ben noti per la loro aggressività se importunati, soprattutto i maschi che caricano a testa bassa così da utilizzare le grosse zanne verso l’alto, mentre la femmina attacca a bocca aperta azzannando frontalmente ed è particolarmente aggressiva, come detto, durante l’allevamento della prole.
Una abitudine in comune con il cervo è “l’insoglio” cioè fare dei veri e propri bagni di fango per liberarsi da parassiti e dallo sporco e per rinfrescarsi nei mesi più caldi per poi togliersi il fango strisciando su grossi massi e sui tronchi di querce e abeti rossi. Inoltre, spesso gli esemplari di uno stesso gruppo praticano il “grooming”, cioè la pulizia reciproca tipica dei primati come gli scimpanzé , lisciandosi a vicenda il pelo dorsale con la lingua e con il grugno.
Un segno inconfondibile del loro passaggio sono i terreni dissodati che provocano con il loro “grufolare” .
Per quanto riguarda le sue abitudini alimentari, il cinghiale è un animale tipicamente onnivoro, con una dieta che può essere molto varia (radici, tuberi, frutti, invertebrati, piccoli mammiferi, carcasse di animali e anche mammiferi di maggiori dimensioni feriti e quindi facili da predare in gruppo).
Questo animale, nel corso dei millenni è stato a più riprese decimato e reintrodotto in ampie porzioni del proprio areale e anche in nuovi ambienti, dove si è peraltro radicato talmente bene, grazie alle sue straordinarie doti di resistenza e adattabilità, che viene considerato una delle specie di mammiferi a più ampia diffusione ed è arduo tracciarne un profilo tassonomico preciso, in quanto le varie popolazioni, originariamente pure, hanno subito nel tempo l’apporto di esemplari alloctoni o di maiali rinselvatichiti.
Il cinghiale è stato da sempre considerato una preda ambita per la sua carne e un fiero avversario per la sua tenacia in combattimento, solo nel corso del XX secolo ha cessato di essere una fonte di cibo di primaria importanza per l’uomo, soppiantato in questo dal suo discendente domestico, il maiale. Per lo stretto legame con l’uomo, il cinghiale appare frequentemente, e spesso con ruoli da protagonista, nella mitologia di molti popoli.
Dal punto di vista tassonomico bisogna dire che in Italia è ormai molto raro trovare animali che non abbiano subito meticciamento con il maiale. Questo per errori gestionali ed il rilascio (volontario e non) di suini domestici sul territorio.
Inoltre in Europa, oltre alle tre sottospecie suddette, visto il grande areale di distribuzione occupato dalla specie, sono presenti altre sottospecie come ad esempio in Nord Africa ed Europa dell’Est.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Gordon Corbet, Denys Ovenden, 2012. Guida dei mammiferi d’Europa. Franco Muzzio Editore.
– John Woodward, Kim Dennis-Bryan, 2018. La grande enciclopedia degli animali. Gribaudo Editore.




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