Musa balbisiana

Musa balbisiana

Il Platano, conosciuto anche come banana verde (Musa balbisiana Colla, 1820) è una specie erbacea di grande dimensioni appartenente alla famiglia delle Musaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Liliopsida, Ordine Zingiberales, Famiglia Musaceae e quindi al Genere Musa ed alla Specie M. balbisiana.
Sono sinonimi:
– Musa balbisiana var. balbisiana;
– Musa martini Van Geert;
– Musa × paradisiaca var. granulosa G.Forst.;
– Musa paradisiaca subsp. seminifera (Lour.) Baker;
– Musa pruinosa (King ex Baker) Burkill;
– Musa rosacea Jacq.;
– Musa × sapientum f. pruinosa King ex Baker;
– Musa × sapientum var. pruinosa (King ex Baker) A.M.Cowan & Cowan.
Sono inoltre riconosciute le seguenti varietà:
– Musa balbisiana var. bakeri (Hook.f.) Häkkinen;
– Musa balbisiana var. brachycarpa (Backer) Häkkinen;
– Musa balbisiana var. dechangensis (J.L.Liu & M.G.Liu) Häkkinen;
– Musa balbisiana var. liukiuensis (Matsum.) Häkkinen.

Etimologia –
Il termine Musa proviene dall’arabo moz o moza banano, latinizzato dai botanici in Musa. Secondo altri autori il nome dovrebbe derivare da Antonio Musa, medico romano del I sec. a.C..
L’epiteto specifico è in onore del botanico piemontese Giovanni Battista Balbis (1765-1831) che operò a Torino e Lione.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Musa balbisiana, nella sua forma selvatica si rinviene in Cina (Guangdong, Guangxi, Hainan, Xizang e Yunnan) dove si suppone abbia avuto origine; si trova anche in India, in Indonesia (Giava), Malaysia, Myanmar, Nepal, Nuova Guinea, Filippine, Sikkim, Sri Lanka e Thailandia. Questa pianta, inoltre, vegeta nelle parti più ripide delle foreste sempreverdi tropicali, fino a quote di 1100 m.

Descrizione –
La Musa balbisiana è una specie diploide (nelle cellule somatiche sono presenti due copie di ogni cromosoma), 2n = 22, e viene sinteticamente indicata con BB, dove B è il suo genotipo (corredo genetico).
Si riconosce per avere grandi foglie lussureggianti che si presentano più erette rispetto alla Musa acuminata; è una pianta erbacea monocotiledone, rizomatosa, cespitosa, con un fusto corto e sotterraneo ed uno pseudofusto, costituito dalle basi fogliari strettamente avvolgenti l’una sull’altra, che può raggiungere fino a circa 5 m di altezza e 30 cm di diametro alla base, di colore giallo verdastro con eventuali sottili macchie nerastre.
Lo pseudofusto termina con un ciuffo di foglie che sono oblungo-ovate lunghe fino a 3 m e larghe 70 cm ed oltre, di colore verde, a volte leggermente pruinose superiormente, con nervatura centrale prominente nella pagina inferiore e sottili nervature laterali parallele; il picciolo, lungo fino a circa 70 cm, è scanalato superiormente con i margini della scanalatura chiusi.
L’infiorescenza è portata su un peduncolo glabro lungo 30-60 cm; questa è una spiga terminale pendula, lunga fino ad oltre 2 m, con fiori tubolari riuniti in gruppi lungo l’asse floreale, con ciascun gruppo ricoperto da una spessa brattea ovata dall’apice ottuso, uniformemente di colore rosso porpora brillante sulla superficie interna, bruno porpora e pruinosa su quella esterna, che non si retroflette dopo l’apertura.
Le brattee dei fiori femminili sono caduche, quelle dei fiori maschili persistenti; le cicatrici, traccia delle brattee cadute, non sono prominenti.
I fiori sono femminili alla base e riuniti in circa 8 gruppi con fino a 16 fiori ciascuno disposti su due file, segue una zona di fiori ermafroditi, generalmente caduchi, con gli organi maschili e femminili abortiti, seguiti a loro volta da quelli maschili, fino a 20 per brattea, disposti su due file, di colore crema soffuso di rosa. I fiori assumono una colorazione variabile dal rosso al bordeaux.
Terminata la fioritura lo pseudofusto muore, ma dal rizoma continuano a prodursi nuovi polloni.
I frutti si trovano su un peduncolo lungo 1-2 cm; questi sono bacche obovoidi angolose di 13 x 4 cm, cerose, con colorazione grigio verde – blu, tendente a volte al giallastro a piena maturità; questi contengono numerosi semi globosi, di 4-8 mm di diametro, di colore bruno immersi in una polpa biancastra ricca di amido; questi per la presenza dei numerosi semi ed anche per la scarsità di polpa, vengono considerati poco o non commestibili.
In ogni caso per via della poliploidia compaiono anche cloni naturalmente partenocarpici che producono pertanto banane commestibili.
In questa pianta l’impollinazione è operata soprattutto da pipistrelli, nettarinidi e api.

Coltivazione –
Il Platano è una pianta che si riproduce facilmente tramite polloni provvisti di radici, per divisione e per seme, in substrato con 50% di sabbia o agriperlite mantenuto umido, che germina in 2-6 settimane alla temperatura di 22-26 °C e in piena luce; i tempi possono essere ridotti tenendo preventivamente i semi in acqua per 3-4 giorni o scarificandoli.
La specie è coltivabile nelle zone tropicali e subtropicali in pieno sole su terreni fertili, drenanti, subacidi o neutri, ricchi di potassio e magnesio, concimati periodicamente, con abbondanza di acqua per crescere al meglio, anche se riesce a sopportare periodi di secco, quali si hanno nei climi monsonici, sia pure con rallentamento della vegetazione, caratteristica che conferisce anche ai suoi ibridi.
Se ne può tentare la coltivazione nelle zone temperato calde, con allungamento dei tempi di crescita; riguardo al comportamento alle basse temperature, la vegetazione si arresta intorno a 10 °C, le foglie vengono distrutte intorno a -2 °C e tutta la parte aerea a circa -4 °C, ma rivegetando dal rizoma in primavera.
Le piante, per la grande superficie fogliare, sono molto sensibili al vento, che rovina le foglie e può arrivare a spezzare i pseudo fusti o sradicare l’intera pianta.
I tempi di crescita variano secondo il clima, tropicale o subtropicale, la varietà e le condizioni di coltivazione, da 6 a 12 mesi fino all’emergenza della infiorescenza, e 3-10 mesi da questa alla raccolta. Tra gli interventi da effettuare nella coltivazione delle varietà ed ibridi, necessaria è la rimozione dei polloni, prodotti con continuità, per evitare che entrino in competizione con la pianta madre, lasciando solo quelli che servono ad assicurare la continuità della produzione, utile il taglio della parte maschile della infiorescenza, per convogliare tutte le risorse della pianta nella formazione dei frutti.
La riproduzione delle varietà sterili e degli ibridi avviene naturalmente solo per divisione, o meglio, tramite polloni provvisti di radice, ne esistono due tipi, quelli a foglia iniziale larga, che nascono dalle gemme superficiali del rizoma, e quelli a foglia iniziale lanceolata dalle gemme più profonde, per la riproduzione sono preferiti quelli a foglia lanceolata per il loro maggiore vigore.
A livello industriale si ricorre sempre più spesso alla micropropagazione, che è in grado di fornire piante dalle caratteristiche uniformi ed esenti da virus ed altre malattie.

Usi e Tradizioni –
La Musa balbisiana deve avere un antico utilizzo e quindi coltivazione, anche se i frutti sono poco commestibili si può supporre che anticamente questi frutti venissero in qualche modo utilizzati per l’alimentazione umana, altrimenti difficilmente sarebbe stato possibile arrivare alla banana domestica. Come detto, tra l’altro, per via della poliploidia compaiono anche cloni naturalmente partenocarpici che producono pertanto banane commestibili.
La forma selvatica di Musa balbisiana, a differenza delle sue cultivar che possono essere moltiplicate solo per divisione del cespo e micropropagazione, si riproduce anche per seme. Le piante che hanno frutti con semi, sono chiamate “butuhan” ‘con semi’ nelle Filippine.
Nel folklore tailandese si crede che questo tipo di banana sia abitata da uno spirito, Nang Tani, un tipo di fantasma legato all’albero che si mostrò sotto l’aspetto di una giovane donna. A causa di questo spesso le persone legano un piccolo pezzo di tessuto satinato al tronco dell’albero di banana.
Esistono più di mille cultivar ottenute dalla ibridazione con M. acuminata, che producono la maggior parte delle banane commestibili in commercio.
La specie, i cui frutti sono considerati non commestibili per la presenza dei numerosi semi, al di fuori delle zone di origine è coltivata in giardini botanici e, in misura limitata, a scopo ornamentale per le grandi foglie e le colorate infiorescenze, ma ha una grande importanza negli studi per il miglioramento genetico delle banane eduli essendo, come è noto, uno dei due capostipiti (l’altro è la Musa acuminata) da cui molte discendono.
Negli ibridi tra le due specie (Musa acuminata × Musa balbisiana), denominati botani- camente Musa × paradisiaca L. (1753), già presenti allo stato spontaneo in tempi remoti, la specie conferisce alcune delle sue caratteristiche, in particolare una maggiore resistenza al secco, alle malattie ed alle basse temperature.
Gli ibridi sono convenzionalmente designati con le lettere che simboleggiano il genotipo (A per la Musa acuminata), quindi un ibrido diploide con AB, triploide con tre lettere, AAB e ABB, e tetraploide, AAAB, AABB, ABBB.
Dove prevale il corredo genetico della acuminata (A) generalmente i frutti sono adatti al consumo fresco, dove prevale quello della balbisiana (B), al consumo previa cottura, per la presenza dell’amido che solo in minima parte si trasforma in zuccheri a maturità; i primi sono le classiche “banane”, i secondi vengono chiamati “plantain” e “platano” in Centro e Sud America (in Spagna e Messico “platano” si utilizza per i due tipi). Tra le varietà diploidi ‘Ney Poovan’ (AB) è adatta al consumo fresco, come pure la triploide ‘Lady Finger’ (AAB), mentre sono da consumare cotte le triploidi ‘Horn Plantain’ (AAB) e ‘Bluggoe’ e ‘Topocho Verde’ (ABB), come pure le tetraploidi ‘Klue Teparod’ e ‘Tiparot’ (ABBB).
Sono state infine selezionate anche forme diploidi, BB, e triploidi, BBB, sterili, adatte naturalmente al consumo previa cottura, tra queste ultime la più coltivata è la varietà ‘Saba’.
I frutti delle varietà sterili e degli ibridi dove prevale il suo corredo genetico (B), destinati quindi al consumo previa cottura, sono commercializzati quasi esclusivamente a livello locale, infatti solo il 15% dell’intera produzione mondiale (2010) di tutte le varietà ed ibridi è destinato all’esportazione, costituito quasi esclusivamente da varietà destinate al consumo fresco appartenenti al gruppo Cavendish della Musa acuminata.
Oltre ai frutti, in alcune località sono consumate cotte anche le infiorescenze maschili, come ortaggio, e le foglie utilizzate come foraggio per il bestiame; nel sud del Giappone le fibre ricavate dallo pseudofusto vengono variamente impiegate.
Le foglie di questa banana sono spesso usate in Thailandia per avvolgere dolci locali e le infiorescenze vengono usate nella medicina tradizionale per il trattamento delle ulcere.
Il platano è tra i frutti esotici che dovrebbero essere integrati nella nostra dieta perché:
– è un rimedio naturale contro la gastrite e le infiammazioni intestinali;
– reintegra vitamine (A, C, B, B6 e K) e sali minerali come magnesio, potassio, rame, fosforo e sodio;
– è molto nutriente ed è consigliato per chi pratica sport e per chi è in fase di riabilitazione da una malattia;
– aiuta la regolarità intestinale e il corretto metabolismo;
– contrasta la spossatezza e i crampi;
– mantiene sane e forti le ossa e previene il deterioramento causato dall’invecchiamento.

Modalità di Preparazione –
Il platano può essere consumato bollito o fritto e il suo sapore è simile a quello della patata. Per molte culture dell’America Latina, dell’Africa Occidentale e delle isole dei Caraibi è un alimento di prima necessità perché viene essiccato e macinato. Se ne ricava, in questo modo, una farina per preparare il pane che può essere sostituita nella dieta di persone affette da celiachia.
Il platano viene consumato come snack a forma di chips oppure può essere grigliato con l’aggiunta del caramello; può essere utilizzato per preparare dolci ipocalorici, nelle minestre al posto delle patate o per preparare prodotti da forno per chi soffre di celiachia.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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