Come coltivare il pisello

Come coltivare il pisello

La coltivazione del pisello è molto variabile a secondo dei paesi e della destinazione dei prodotti. I piselli secchi sono coltivati tradizionalmente in un certo numero di paesi del Terzo Mondo dove costituiscono una coltura di sussistenza, praticata nella stagione fredda o in altitudine, in particolare in Africa orientale (Etiopia, Uganda, Kenya). Nei paesi industrializzati (Europa, Canada, Stati Uniti) è essenzialmente una coltura meccanizzata rivolta principalmente all’alimentazione animale, all’industria conserviera e alla surgelazione, ma anche in orticoltura professionale per il mercato del fresco. I piselli sono spesso presenti negli orti familiari.
La riproduzione del pisello avviene unicamente per seme. Nei mediterraneo, il pisello si semina sia a fine inverno o all’inizio della primavera, sia in autunno, nelle regioni dove le gelate non sono troppo temibili, o più a nord ricorrendo a delle varietà resistenti al freddo (varietà invernali). Il pisello è in effetti una pianta annuale senza dormienza, che può essere seminata senza necessità di vernalizzazione. Le varietà invernali permettono di guadagnare in precocità di raccolta e in rendimento. Per i piselli da conserva, seminati in primavera, le semine sono scaglionate in maniera da distribuire il carico di lavoro delle macchine. La pianta ha un ciclo vegetativo di circa 140 giorni per le varietà primaverili, potendo scendere a 90 giorni per le varietà ultra-precoci e a 240 giorni per le varietà invernali.

 

Nel mondo sono note diverse migliaia di cultivar differenti. Nel Catalogo europeo delle specie e varietà autorizzate per la coltura (aggiornato a settembre 2008) figurano 1390 varietà, di cui 514 di piselli foraggeri e 776 di piselli orticoli. Trentadue varietà di piselli sono state ottenute mutagenesi indotta, tecnica che ha permesso in particolare di creare le cultivar di tipo afila, con foglioline trasformate in viticci. Quattordici varietà sono state ottenute per irradiazione con raggi X o gamma e le altre mediante incroci.
Tra i piselli orticoli, esistono varietà con semi lisci o rugosi (più zuccherini); questo carattere è uno di quelli utilizzati da Gregor Mendel nei suoi studi sulla trasmissione ereditaria dei caratteri (vedi sotto), così come il colore dei semi (gialli o verdi). La selezione delle varietà si basa anche sulla precocità del ciclo, e sulla presenza o meno nel baccello della «pergamena». Ci sono poi varietà nane e varietà rampicanti, che necessitano di tutore.
I piselli sono delle piante molto sensibili alle gelate e al piegamento degli steli (tranne che per le varietà con stelo rigido), alla degradazione del suolo, oltre che a varie carenze in minerali dello stesso.
I vecchi contadini riferiscono che il pisello selvatico era un tempo coltivato come “erba medica” per fertilizzare i campi lasciati a riposo, o come foraggio per il bestiame; i semi secchi erano un ottimo becchime per pollame e altri volatili, quali ad esempio i piccioni; nei periodi di carenza alimentare o di ristrettezza economica i semi disseccati, cotti in zuppa, erano inoltre usati anche per l’alimentazione umana.
Il pisello foraggero viene tradizionalmente coltivato in associazione con un cereale (segale, triticale o avena), che funge da tutore. L’associazione cereale/leguminosa risulta abbastanza equilibrata sotto il profilo nutrizionale.
I piselli, al pari di altre leguminose a crescita rapida come le vecce o le cicerchie, possono essere coltivati come sovescio, per arricchire il suolo di azoto e migliorare la sua struttura.
I piselli possono essere attaccati da diversi agenti fungini, batterici o virali. Le principali malattie aventi una rilevanza economica sono rappresentate da: il marciume dei semi dovuto a differenti funghi del genere Pythium; la necrosi radicale, dovuta fra l’altro a Fusarium solani e a Aphanomyces spp.; malattie crittogamiche dell’apparato vegetativo quali la peronospora del pisello (Peronospora pisi), la muffa grigia (Botrytis cinerea), il mal bianco del pisello (Erysiphe pisi), la sclerotinia della soia (Sclerotinia sclerotiorum), la ruggine del pisello (Uromyces pisi) e l’antracnosi (Colletrichum pisi); diverse malattie virali, tra cui il giallume apicale del pisello, dovuto al virus PTYV (Pea Top Yellow Virus – Luteoviridae) e il mosaico comune del pisello, dovuto al virus virus PCMV (Pea Common Mosaic Virus – Potyviridae).
Numerosi insetti parassiti attaccano le colture di pisello nei loro differenti stadi; tra questi ricordiamo la sitona del pisello (Sitona lineatus) che è un piccolo coleottero curculionide che divora le foglie facendo delle tacche semicircolari sul bordo e le cui larve si nutrono delle radici, indebolendo le piante. Il tonchio del pisello (Bruchus pisorum) è un piccolo coleottero che attacca i baccelli in formazione e completa il suo sviluppo all’interno dei semi maturi e secchi, fuoriuscendone attraverso un foro circolare. Può essere attaccato da un crisomelide originario del Sud America (Zabrotes subfasciatus), la cui larva è nota come “bruco tropicale del pisello”, che si riproduce nei semi secchi di diverse specie di leguminose. Va annoverata la cecidomia del pisello (Contarinia pisi) che è un dittero che provoca la formazione di galle sui fiori, provocandone la caduta. Creano particolari danni anche le larve della tortrice dei piselli (Cydia nigricana, Tortricidae) che attaccano voracemente i semi. I piselli sono inoltre suscettibili di attacchi da parte dei bruchi di diverse specie di lepidotteri della famiglia Noctuidae che si nutrono delle loro foglie tra cui: Ceramica pisi, Lacanobia oleracea, Autographa gamma, Mythimna unipuncta. Ricordiamo poi l’afide verde del pisello (Acyrthosiphon pisum) che danneggia foglie e stipole ed è inoltre il vettore di diverse malattie virali, il tripide del pisello (Frankliniella robusta) e il tripide dei cereali (Thrips angusticeps) sono dei minuscoli insetti (taglia di 1 mm) che attaccano fiori e baccelli e le cui larve si sviluppano all’interno dei baccelli. Provocano essiccazione e arresto della crescita delle piante. Infine nelle regioni mediterranee, le colture dei piselli possono essere parassitate da piante del genere Orobanche, e in particolare da Orobanche crenata, che si attacca alle radici della pianta ospite.




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