La Consociazione

La Consociazione

Ci sono voluti circa 10.000 anni per capire alcune tecniche agronomiche e poco più di 50 anni per dimenticarle. Questa l’amara realtà di un’era che, quando sarà trascorsa, sarà riportata nei libri di storia come un periodo oscurantistico. Però come tutte le ere questa serba in profondità gli elementi per una nuova rinascita (un po’ come l’Araba Fenice che rinasce dalle proprie ceneri dopo la morte). Prima di addentrarci in questo tema apparente scontato vediamo, per chi non ne conoscesse gli aspetti elementari che cosa è la consociazione agricola.
In agricoltura, la consociazione è la coltivazione contemporanea di piante di specie diversa sullo stesso appezzamento di terreno. La consociazione può essere di diversi tipi. In base al tipo di piante, la consociazione si definisce: erbacea quando tutte le piante coltivate insieme sono erbacee; arborea o legnosa quando tutte le piante sono arboree; mista quando si coltivano insieme piante erbacce e arboree. In base alla durata, la consociazione si definisce: permanente quando le diverse specie permangono insieme sullo stesso terreno per tutta la loro esistenza; temporanea se una delle specie è raccolta o estirpata prima delle altre.

 

Tutte le piante, per essere consociate, devono essere compatibili tra di loro sia dal punto di vista biologico che colturale.
Definita quindi che cosa è la consociazione passiamo adesso ai vantaggi di questa tecnica che non fa altro che imitare (o emulare) ciò che già si verifica spontaneamente in natura.
La consociazione permette i seguenti vantaggi: permette di utilizzare più proficuamente la stessa superficie di terreno, ottenendo una maggiore produzione; ridurre il periodo improduttivo dell’appezzamento, ottenendo un primo prodotto mentre l’altra specie entra in produzione; impiegare una specie come sostegno per l’altra (ad es. l’avena per la veccia) o come protezione dall’insolazione eccessiva o dal vento. La consociazione però è caduta in “disgrazia” quando la moderna agricoltura ha preso il sopravvento, infatti secondo questa presenta alcuni svantaggi: è scarsamente compatibile con la meccanizzazione dei lavori agricoli; crea difficoltà nell’esecuzione dei trattamenti antiparassitari e ostacola il diserbo; non consente le specializzazioni produttive che permettono di realizzare una “migliore” organizzazione aziendale.
Siccome, come accennato, in natura raramente i vegetali crescono solitari, anzi di solito vivono in comunità e devono condividere lo spazio con altri, per lo più di specie diversa. Il quadro che ne deriva può tradursi in una competizione tra le piante, dove chi vince sopravvive e si sviluppa, oppure in una sorta di collaborazione costruttiva in cui ogni singolo individuo trae vantaggio dalla comune convivenza.
Dall’osservazione di queste dinamiche si è sviluppata in agricoltura la tecnica della consociazione, ovvero la creazione di “società” vegetali efficienti in termini produttivi. In pratica essa consiste nella coltivazione contemporanea, sullo stesso terreno, di due o più ortaggi differenti che insieme danno vita a una sinergia che rende l’orto o le coltivazioni in generale, nel suo complesso, più produttive e, soprattutto più salubri dal punto di vista agroalimentare.
Senza entrare nel dettaglio di come realizzare una consociazione efficace (cosa che rimandiamo ai testi specializzati) vediamo quali sono i 5 principali vantaggi che questa tecnica porta.
1) Collaborazione diretta tra specie diverse: durante il loro ciclo, le piante assorbono dal terreno quanto utile al loro sviluppo e contemporaneamente rilasciano varie altre sostanze che, se possono risultare tossiche per alcune specie, possono invece rappresentare un utile contributo all’accrescimento di altre. L’esempio classico di questa interazione è senz’altro la consociazione con le leguminose. Queste, in simbiosi con particolari batteri, riescono a di trasformare chimicamente l’azoto presente nell’aria e ad immagazzinarlo nel suolo; dato che non assorbono tutto quello che trasformano, una quota resta disponibile per le altre piante.
2) Collaborazione indiretta tra specie diverse: in alcuni casi una specie può aiutarne un’altra semplicemente rendendole più semplici alcune fasi del ciclo. Consociando ad esempio piante a elevato vigore vegetativo con altre che non soffrono per lo spazio sottratto, è possibile sfruttare l’ombra delle prime come schermo dall’eccessiva luce solare per le seconde. Quest’astuzia può rivelarsi molto utile nelle aree a forte irraggiamento durante i mesi più caldi. Oppure è possibile anche abbinare temporaneamente piante che faticano a germinare in terreni tenaci, con altre più “forti”, che rompono la crosta superficiale, per una più agevole emergenza delle prime.
3) Difesa naturale: alcune specie come aglio, ortica, peperoncino e pomodoro – solo per citarne alcune – hanno, verso certi parassiti, un effetto repellente. Coltivando insieme una pianta da difendere con una ad azione repulsiva, si possono ottenere dei buoni risultati per tutta la durata della coltivazione contemporanea e si riduce la necessità di ricorrere a prodotti fitosanitari.
4) Maggiore produzione: uno dei vantaggi più importanti della consociazione è sicuramente lo spazio. Riflettete: se si desidera diversificare il proprio orto coltivando differenti orticole, è necessaria una quantità di superficie di cui spesso non si dispone. La consociazione di più specie sul medesimo terreno permette la coltivazione di vari tipi di ortaggi con un complessivo incremento della propria produzione.
5) Protezione del terreno: la consociazione tra due specie può non essere contemporanea per tutto il ciclo di coltivazione e, a una specie giunta a maturazione, ne può subentrare una nuova. Applicando questa tecnica in modo concatenato, il terreno risulta sempre occupato e la vegetazione copre lo stesso più a lungo. Così facendo il suolo ne trae vantaggio perché risulta sempre protetto dall’erosione dei fenomeni atmosferici.
Dalla sintesi presentata sulla consociazione se ne ricava un insegnamento fondamentale.
La Natura, con le sue Regole, ha in serbo tutte le risposte per una migliore crescita Umana. Ogni qualvolta tentiamo di costruirne (come è successo nell’agricoltura moderna) una a nostra immagine e somiglianza ne diminuiamo la potenza e con essa arrecando un decremento a tutto. la Natura è una, con tutti i suoi principi e gli esseri viventi; quando no la si rispetta tutto viene depresso e se proprio non crediamo a questa affermazione provate ad assaggiare un prodotto coltivato in consociazione ed uno in coltura specializzata: poi mi risponderete.

Guido Bissanti



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