Borago officinalis

Borago officinalis

La borragine (o boragine, borrago o borago), il cui nome scientifico è Borago officinalis appartiene alla famiglia delle Boraginaceae. La borragine, è tra le piante selvatiche, la più utilizzata in cucina, in genere cotta, con un gusto che ricorda il cetriolo.

Sistematica –
La Borago officinalis, appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Solanales, Famiglia Boraginaceae, al Genere Borago ed alla Specie B. officinalis.

Etimologia –
L’etimologia del suo nome è incerta. Alcuni suppongono che derivi dall’arabo abou «padre» e da rash «sudore» cioè «padre del sudore» per via delle sue proprietà sudorifere. Altri suppongono che derivi dal latino borra = «tessuto di lana ruvida» per via dei peli che ricoprono tutta la pianta. Altri sostengono che sia derivato dal celtico barrach «uomo coraggioso» in quanto i guerrieri di questo antico popolo erano soliti bere il vino con la borragine prima di una battaglia in quanto credevano che desse coraggio. In ogni caso è certo che il nome italiano boragine deriva dal latino borago.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Originaria del sud Europa e della regione del Mediterraneo, probabilmente della Spagna e del Marocco quest’erba è ora ben ambientata nel bacino mediterraneo e diffusa in tutta l’Italia ove cresce spontanea fino a 1.800 metri d’altezza. Ama un terreno ricco, sciolto e privo di ristagni d’acqua.

Descrizione –
Pianta erbacea, spesso coltivata come annuale, può raggiungere l’altezza di 80 cm. Ha foglie ovali ellittiche, picciolate, che presentano una ruvida peluria, verdi-scure raccolte a rosetta basale lunghe 10-15 cm e poi di minori dimensioni sullo stelo. I fiori presentano cinque petali, disposti a stella, di colore blu-viola, al centro sono visibili le antere derivanti dall’unione dei 5 stami. I fiori sono sommitali, raccolti in gruppo, penduli in piena fioritura e di breve durata. Hanno lunghi pedicelli. I frutti sono degli acheni che contengono al loro interno diversi semi di piccole dimensioni.

Coltivazione –
Vedi la scheda sulla coltivazione

 

 

Usi e Tradizioni –
Gli antichi romani ed i medici della Scuola medica salernitana consideravano la borragine un eccellente rimedio contro la malinconia.
I francesi e gli inglesi la coltivavano come un ortaggio e ne ricavavano una bevanda fresca estiva.
La borragine è una pianta che fornisce un nettare molto gradevole e molto ricercata dalle api che ricavano un miele con un aroma particolarmente gradevole.
E’ uno dei componenti fondamentali del preboggion il mazzetto di erbe aromatiche tipico della cucina ligure.
Le foglie giovani sono variamente impiegate in cucina.
L’uso tradizionale è allo stato cotto delle foglie, che vengono utilizzate in molti piatti regionali per minestroni, ripieni per ravioli e pansoti in Liguria, torte e frittate. Tipico è il consumo in frittelle dei fiori e delle foglie (passate in pastella e poi fritte). La cottura elimina la peluria che copre le foglie. In moderata quantità le foglie giovani sono state usate crude in insalata e sono usati episodicamente in egual modo anche i fiori. 
L’olio di borragine è ricco di acidi grassi omega 3 ed omega 6. Queste sostanze sono utili nel modulare alcune riposte infiammatorie nel nostro organismo. Nel caso della borragine (ed anche dell’enothera) essa risulta specifica per i disturbi del ciclo femminile caratterizzati da dolore (dismenorrea) e nelle dermatiti. Nel caso della dismenorrea, l’olio di borragine potrebbe essere utilmente associato ad altre piante quali ad esempio il Partenio (Tanacetum parthenium) e nella dermatite alla bardana.
È emerso l’interesse commerciale, a livello internazionale, per l’olio estratto dai semi, che ha parecchi utilizzi: nutrizionali, dietetici, medicinali e cosmetici. La pianta è di facile coltivazione industriale, il che ne accresce il valore, poiché l’unica altra sorgente vegetale per tale olio sono i semi di Oenothera biennis, di coltivazione più complessa e con rese inferiori.
I fiori azzurri sono usati per colorare e guarnire i piatti e per colorare l’aceto; congelati in cubetti possono costituire decorazione per le bevande estive.
La borragine è una piante selvatica molto utilizzata in cucina. Si utilizzano le foglie, in genere dopo la bollitura, per eliminare la peluria.
Le foglie sono ottime fritte con la pastella oppure utilizzate per riempire ravioli e tortellini o semplicemente tritate e fatte a frittata.
Possono inoltre essere usate per aromatizzare le varie pietanza con il loro sapore asprigno che ricorda vagamente il cetriolo.
I fiori sono commestibili e possono essere usati come guarnizione di diversi piatti. Si possono congelare all’interno di cubetti di ghiaccio per dare una nota di colore alle bevande estive. Possono essere usati anche per colorare l’aceto.
La pianta di borragine contiene in piccola quantità di pirrolizidina (l’olio dei semi ne è privo), un alcaloide che può causare problemi al fegato se si mangia in quantità esagerata anche se è preferibile che le persone con problemi al fegato evitino di mangiarla.
Quest’erba, per le sue doti emollienti, è ottima per la cura delle pelli secche e sensibili: le foglie possono venir aggiunte all’acqua del bagno o lessate brevemente, sminuzzate e poste in impacco sulla pelle del viso.

Modalità di Preparazione –
Come scritto prima, le foglie e i petali della borragine contengono alcune sostanza epatotossiche; sappiate che la cottura aiuta a ridurre (anche se non ad eliminare completamente) le sostanze potenzialmente tossiche contenute nella pianta; viene, quindi, generalmente consigliato di non mangiare foglioline, fiori e germogli crudi, ma, piuttosto, utilizzarli per arricchire minestroni e zuppe.
Le ricette della tradizione, usano spesso la borragine anche per la preparazione di torte salate. Talvolta si usa nelle insalate o come condimento per i formaggi freschi, ma l’impiego, a crudo, è attualmente molto controverso.
Gli steli della borragine solitamente vengono fritti. I fiori sono talvolta utilizzati per aromatizzare grappa e altri liquori; possono, inoltre, essere canditi e diventare decorazioni per torte e altri dolci.
Il decotto e l’infuso di borragine aiutano a combattere le malattie dell’apparato respiratorio, in particolare per la tosse. Inoltre, favorendo la sudorazione, è ottima nei casi di febbre. E’ un ottimo depurativo del sangue sia come infuso che semplicemente consumata come insalata.
I risciacqui aiutano nel caso di infiammazione delle vie orali. E’ buona nelle situazioni di pelle secca, eczemi, psioriasi e irritazioni in genere.
In cosmetica l’infuso aggiunto all’acqua del bagno pulisce e decongestiona la pelle.
Centrifugata con crescione e tarassaco dà un’ottima bevanda depurativa per la carnagione.
La borragine è una piante selvatica molto utilizzata in cucina. Si utilizzano le foglie, in genere dopo la bollitura, per eliminare la peluria. Le foglie sono ottime fritte con la pastella oppure utilizzate per riempire ravioli e tortellini o semplicemente tritate e fatte a frittata. Possono inoltre essere usate per aromatizzare le varie pietanza con il loro sapore asprigno che ricorda vagamente il cetriolo. I fiori sono commestibili e possono essere usati come guarnizione di diversi piatti. Si possono congelare all’interno di cubetti di ghiaccio per dare una nota di colore alle bevande estive. I fiori di borragine possono essere usati per colorare l’aceto.
I petali e le foglie di borragine contengono, in quantità ancora non note, alcaloidi pirrolizidinici, sostanze con un certo grado di tossicità; l’assunzione di tisane e decotti andrebbe quindi limitata, mentre sarebbe consigliabile non mangiare fiori e foglioline crude. Tisane e infusi a base di borragine sono controindicati in gravidanza e allattamento. L’olio di semi di borragine è considerato un prodotto sicuro; è però controindicato nei pazienti con emofilia o in terapia con anticoagulanti, in quanto tende a fluidificare il sangue.
Attenzione: é bene sapere che non tutte le piante selvatiche sono commestibili, alcune possono risultare velenose, è il caso della mandragora autunnale (Mandragora autumnalis). La mandragora viene spesso scambiata per borragine (Borago officinalis) che invece è commestibile. L’avvelenamento da verdure non commestibili è molto diffuso soprattutto nel periodo autunnale, quando molti appassionati si recano in campagna per raccogliere vari tipi di verdure. Pertanto prima di accingersi alla raccolta della Borragine (come di altre piante) consultare dei testi e degli specialisti di settore.

Guido Bissanti

pubblicato il 21/03/2017

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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