Stagionalità Prodotti Alimentari

Stagionalità Prodotti Alimentari

Esiste un legame tra la stagionalità dei prodotti alimentari e la salute umana?
Da molti anni sono scomparse le primizie, precisamente da quando sui banchi dei supermercati si trovano tutte le tipologie di frutta e verdure durante tutto il decorso dell’anno.
Un tempo si aspettava con impazienza le prime fragole, le ciliegie o le pesche e si era disposti a pagare profumatamente le prime raccolte di carciofi, fave o altri ortaggi pur di tornare presto a gustarli dopo un intero anno di attesa. Così facendo, tutti conoscevano la stagionalità dei meloni dell’uva e le angurie o quella relativa alla disponibilità delle castagne, dei peperoni o dei fagiolini.
Questa conoscenza è ormai retaggio di pochi, soprattutto dei più giovani. Moltissime persone non conoscono il momento in cui un prodotto viene raccolto e non si chiede se ciò che trova disponibile sia realmente di quella stagione, il frutto di forzature nelle pratiche agricole (serre riscaldate) oppure arriva dall’altro emisfero della terra.
Ma qual è l’importanza di avere tali conoscenze?

 

Senza scomodare le conseguenze negative sui gas ad effetto serra dei prodotti agricoli ottenuti sotto forzatura (da 50 a 70 volte di più dei corrispettivi prodotti ottenuti con sistemi biologici o biodinamici), un frutto o un ortaggio raccolto nel periodo della sua maturazione ed ottenuto senza forzature di sorta è senza dubbio più nutriente e salutare ma è soprattutto di sapore più buono.
Per poter commercializzare un frutto o un ortaggio che deve essere consumato in un posto molto lontano dal luogo di produzione, è necessario anticipare il momento della raccolta. Se venissero raccolti quando sono pienamente maturi, una volta giunti nel luogo di consumo, essi sarebbero ormai surmaturi o comunque non più utilizzabili. La frutta o gli ortaggi raccolti anzitempo e maturati nei magazzini di stoccaggio, hanno sapori e consistenze molto differenti da quelli che completano il loro ciclo vitale direttamente sulla pianta. Spesso hanno sapore di stantio e quando vengono trattati con additivi che ne stabilizzano la conservazione sono persino nocivi.
Ma c’è di peggio, alcuni studi dimostrano che il nostro organismo ha bisogno di una ciclicità alimentare; è necessario cioè rispettare i nostri bioritmi ed i nostri organi più delicati (fegato, pancreas, ecc) al fine di consentire un ciclo regolare di “carico e scarico” delle varie tossine che il nostro organismo accumula con qualunque alimento. Il fatto è che essendo saltata la stagionalità tendiamo ad accumulare alcune tossine alimentari senza mai, di fatto, dar tregua ai nostri organi più delicati.
Il risultato? Malattie di vario tipo (tra cui alcune intolleranze alimentari), aumento della spesa sanitaria, e così via.
Non è un caso che la cucina di qualità, oggi, si basa sull’utilizzo di materie prime reperite sul territorio circostante, possibilmente prodotte con sistemi di agricoltura biologica o biodinamica, acquistate direttamente dal produttore.
Seguire la stagionalità dei prodotti della terra rappresenta la sintesi dello slogan coniata dall’associazione Slow food che recita: Mangiare è un atto agricolo.
Il significato dello slogan può prestarsi a diverse interpretazioni ma sicuramente ha in se il significato che ogni scelta alimentare è in grado di determinare ciò che si produce. Tornare a privilegiare gli alimenti a chilometro zero, coltivati nel rispetto dell’ecosistema ambientale e remunerati al produttore in modo equo, rappresentano scelte consapevoli per il futuro dell’umanità e della salvaguardia della propria salute.

Guido Bissanti

Pubblicato il 28/02/2017




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *