Wollemia nobilis
Wollemia nobilis
Il Pino Wollemi (Wollemia nobilis W.G.Jones, K.D.Hill & J.M.Allen, 1995) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Araucariaceae.
Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Sottoregno Tracheobionta,
Divisione Pinophyta,
Classe Pinopsida,
Ordine Pinales,
Famiglia Araucariaceae,
Genere Wollemia,
Specie W. Nobilis.
Etimologia –
La Wollemia nobilis W.G.Jones, K.D.Hill & J.M.Allen è una conifera sempreverde della famiglia delle Araucariaceae, unico rappresentante del genere Wollemia, uno dei tre generi viventi della famiglia insieme ad Araucaria e Agathis. Dal punto di vista filogenetico, Wollemia risulta particolarmente affine ad Agathis. La specie fu descritta scientificamente nel 1995, in seguito alla scoperta effettuata nel 1994 nel Nuovo Galles del Sud, in Australia.
Il nome del genere Wollemia deriva dal Wollemi National Park, l’area australiana nella quale la pianta fu scoperta. L’epiteto specifico nobilis, dal latino nobilis, -e («nobile»), rende omaggio al suo scopritore, il ranger del National Parks and Wildlife Service David Noble, e richiama al tempo stesso il carattere eccezionale della pianta.
La specie è comunemente conosciuta in inglese come Wollemi pine, sebbene non sia un vero pino, e con espressioni come living fossil («fossile vivente») e dinosaur tree («albero dei dinosauri»), riferite alla sua antichità evolutiva e alla presenza di forme fossili affini risalenti a milioni di anni fa.
Sono documentati numerosi nomi comuni nelle diverse lingue. In francese è chiamata Arbre de Wollemi e Pin de Wollemi; in finlandese, Australianwollemia; in croato, Australski stribor; in vietnamita, Cây thông Wollemi; in lettone, Dižā volēmija; in spagnolo, Pino Wollemi; in italiano, Pino di Wollemi; in ungherese, Sárkányfenyő; e in sloveno, Volemija. Queste denominazioni riflettono soprattutto la diffusione internazionale della specie come pianta ornamentale e botanica dopo la sua scoperta.
La scoperta della specie nel 1994 rappresentò un evento di grande rilievo botanico: un albero appartenente a un genere ritenuto scomparso da tempo veniva infatti trovato ancora vivente in una zona selvaggia e difficilmente accessibile dell’Australia.
Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Wollemia nobilis è endemica del Nuovo Galles del Sud, nell’Australia sud-orientale. Il suo areale naturale è estremamente ristretto e comprende un piccolo numero di popolamenti situati all’interno del Wollemi National Park, nella regione montuosa delle Blue Mountains, a nord-ovest di Sydney.
Le piante selvatiche vivono in gole profonde, umide e riparate, caratterizzate da pareti di arenaria ripide e da un microclima particolarmente favorevole. L’habitat naturale è associato a condizioni subtropicali e a suoli rocciosi, acidi, poveri di nutrienti ma ricoperti da uno strato di sostanza organica. L’ambiente è generalmente molto umido e protetto dall’esposizione diretta agli eventi climatici più estremi.
La distribuzione naturale è talmente limitata che l’esatta posizione dei popolamenti selvatici viene mantenuta riservata per ridurre il rischio di raccolta illegale, vandalismo e introduzione di organismi patogeni.
Le indagini condotte nel 2020–2021 hanno censito 89 individui selvatici, distribuiti in quattro popolamenti ravvicinati, dei quali 46 erano maturi. Ricerche effettuate anche mediante ricognizioni a terra, accesso su parete, droni ed elicotteri non hanno individuato altre popolazioni significative.
La specie è quindi una delle conifere più rare al mondo ed è classificata dalla IUCN nella categoria Critically Endangered (CR), «in pericolo critico», corrispondente a un rischio estremamente elevato di estinzione in natura.
La sua sopravvivenza è minacciata soprattutto dall’estrema esiguità della popolazione, dalla ristrettezza dell’areale, dalla difficoltà di rinnovazione naturale e dalla presenza di patogeni del genere Phytophthora. Tra questi, Phytophthora cinnamomi è particolarmente pericolosa; la diffusione di questi organismi può essere favorita dal trasporto di terreno contaminato attraverso le calzature dei visitatori.
Un’ulteriore minaccia è rappresentata dagli incendi boschivi. Durante la devastante stagione degli incendi australiani del 2019–2020, il popolamento selvatico fu seriamente minacciato, ma un intervento specifico dei vigili del fuoco, comprendente irrigazione e uso di sostanze ritardanti, contribuì a proteggerlo.
La scarsissima variabilità genetica della popolazione costituisce un’altra caratteristica di particolare interesse scientifico: le analisi genetiche hanno evidenziato livelli eccezionalmente bassi di diversità, compatibili con un antico e prolungato collo di bottiglia demografico.
Descrizione –
La Wollemia nobilis è un albero sempreverde, monoico, generalmente eretto, che allo stato naturale può raggiungere 25–40 m di altezza, con tronchi che possono superare 1 m di diametro. Presenta una chioma relativamente stretta e colonnare.
Una delle caratteristiche più riconoscibili è la corteccia, inizialmente bruno-rossastra e squamosa, che con l’età diventa scura e assume un aspetto fortemente tubercolato e spugnoso. La superficie irregolare è stata spesso paragonata, per il suo aspetto, ai cereali al cioccolato.
La pianta possiede una particolare capacità di ceduazione: dalla base possono svilupparsi nuovi fusti, cosicché un singolo individuo può apparire come un gruppo di tronchi di dimensioni differenti. Questa caratteristica rende inoltre complessa la distinzione tra singoli individui e gruppi di fusti appartenenti allo stesso apparato radicale.
I rami laterali hanno un’organizzazione insolita: generalmente producono soltanto ramificazioni di primo ordine e, dopo alcuni anni, terminano la loro crescita. Il ramo può concludere il proprio ciclo con la formazione di un cono oppure andare incontro a distacco; nuovi rami possono successivamente svilupparsi da gemme dormienti presenti sul tronco.
Le foglie sono semplici, sessili, piatte e lineari. La loro morfologia varia in relazione all’età e al tipo di germoglio. Sui rami giovani possono essere più piccole e disposte in modo differente rispetto a quelle dei rami maturi; sulle branche adulte raggiungono generalmente 4–10 cm di lunghezza e sono disposte in file apparentemente opposte o subopposte, a causa della torsione della base fogliare. La superficie superiore è verde scuro, mentre quella inferiore è generalmente più chiara.
La specie è monoica, cioè presenta coni maschili e femminili sullo stesso individuo.
I coni maschili sono terminali sui rami laterali, cilindrici, rossicci o bruno-rossastri, lunghi generalmente alcuni centimetri e fino a circa 11–15 cm. Contengono numerose squame, ciascuna provvista di sacche polliniche.
I coni femminili si sviluppano soprattutto nella parte superiore della chioma, sui rami laterali degli esemplari adulti. Sono di forma ellissoidale o quasi globosa, verdi quando giovani e progressivamente bruni a maturità, raggiungendo circa 8–12 cm di lunghezza. La maturazione richiede 18–20 mesi. A maturità il cono si disgrega e libera i semi.
I semi sono piccoli, bruni e dotati di una sottile ala periferica che ne favorisce la dispersione attraverso il vento.
La crescita iniziale delle piantine è relativamente lenta, mentre gli esemplari adulti possono avere una notevole longevità. Alcuni alberi selvatici sono stati stimati in diverse centinaia di anni e, secondo alcune valutazioni, i più antichi potrebbero superare il millennio.
Il carattere più affascinante della specie risiede tuttavia nella sua combinazione di caratteristiche primitive e moderne. Foglie, coni e polline presentano infatti somiglianze con diversi gruppi di Araucariaceae fossili, contribuendo a spiegare perché Wollemia nobilis sia stata definita un «fossile vivente». Il suo ritrovamento ha inoltre permesso di confrontare direttamente strutture di una conifera attuale con quelle di numerose forme fossili dell’Australia, della Nuova Zelanda e dell’Antartide.
Coltivazione –
Nonostante la rarità allo stato spontaneo, La Wollemia nobilis si è dimostrata relativamente facile da coltivare. Proprio la propagazione in condizioni controllate costituisce oggi una componente importante delle strategie di conservazione della specie.
Un programma di propagazione avviato dopo la scoperta ha consentito di distribuire esemplari dapprima ai giardini botanici australiani e successivamente a istituzioni botaniche e coltivatori di numerosi Paesi. La vendita al pubblico è stata avviata in Australia nel 2006. L’obiettivo era duplice: diffondere la specie in coltivazione e ridurre l’interesse per la raccolta clandestina di materiale direttamente dalle popolazioni selvatiche.
La pianta può essere coltivata in piena terra oppure in vaso e si adatta sia a condizioni di pieno sole sia di mezz’ombra. Gli esemplari giovani possono beneficiare di una certa protezione dalla radiazione solare più intensa, mentre le piante adulte sono generalmente più tolleranti.
Il terreno deve essere molto ben drenato, preferibilmente acido e ricco di sostanza organica. È importante mantenere una buona disponibilità idrica senza provocare ristagni, particolarmente dannosi per l’apparato radicale.
La specie mostra una notevole adattabilità rispetto a quanto farebbe pensare il suo areale naturale estremamente ristretto. Gli esemplari coltivati possono sopportare condizioni climatiche diverse da quelle delle gole in cui vive spontaneamente; tuttavia, nelle coltivazioni è opportuno evitare condizioni di siccità prolungata, ristagno idrico, forti venti e gelate intense e prolungate.
La coltivazione in vaso è particolarmente indicata perché consente di controllare più facilmente il drenaggio e l’umidità del substrato. Inoltre, la crescita relativamente lenta permette di mantenere la pianta in contenitore per molti anni.
La propagazione può avvenire per seme, mediante talea e attraverso tecniche di micropropagazione. I semi devono essere collocati superficialmente in un substrato organico acido e molto drenante, mantenuto costantemente umido ma non fradicio. La germinazione può richiedere diverse settimane o, in condizioni meno favorevoli, tempi più lunghi.
La propagazione vegetativa è particolarmente importante dal punto di vista conservazionistico perché consente di ottenere numerosi individui da un quantitativo limitato di materiale di partenza.
La potatura non è generalmente indispensabile, ma può essere effettuata per contenere le dimensioni o mantenere una forma compatta. È consigliabile utilizzare strumenti puliti e disinfettati, soprattutto considerando la sensibilità della specie agli agenti patogeni del suolo.
Per la conservazione è infatti fondamentale evitare la diffusione di Phytophthora: la gestione fitosanitaria degli esemplari coltivati e le rigorose procedure adottate nei siti selvatici sono parte integrante della protezione della specie.
Usi e Tradizioni –
Non sono documentati usi tradizionali alimentari, medicinali o artigianali di Wollemia nobilis anteriori alla sua scoperta scientifica. La pianta è infatti rimasta sconosciuta alla botanica occidentale fino al 1994 e la sua popolazione naturale è talmente ridotta da rendere del tutto inappropriata qualsiasi forma di sfruttamento diretto.
Il principale utilizzo contemporaneo è quindi quello ornamentale e botanico. La particolare forma della chioma, la corteccia caratteristica e il valore simbolico di «fossile vivente» hanno reso la specie una pianta molto apprezzata nei giardini botanici, negli arboreti e nelle collezioni di conifere.
La sua coltivazione ha assunto anche una precisa funzione conservazionistica. La diffusione di esemplari prodotti in vivaio consente infatti di mantenere una popolazione ex situ molto più ampia di quella presente allo stato selvatico e, contemporaneamente, di ridurre l’incentivo alla raccolta illegale nel sito naturale.
In Australia la Wollemia nobilis è stata inoltre promossa come albero di Natale vivente: gli esemplari coltivati in vaso possono essere decorati durante il periodo natalizio e successivamente mantenuti come piante ornamentali. Anche i Botanic Gardens of Sydney hanno utilizzato un esemplare coltivato come albero di Natale.
La storia della specie ha inoltre assunto un forte valore simbolico. La scoperta di un genere ritenuto scomparso e la successiva rivelazione della sua esistenza in una piccola valle australiana hanno suscitato un notevole interesse sia nella comunità scientifica sia nel pubblico. Da qui deriva la fortuna dei nomi popolari «living fossil» e «dinosaur tree», che sottolineano il legame ideale tra la pianta attuale e le antiche foreste dell’era dei dinosauri.
Anche la commercializzazione controllata della specie rappresenta un caso particolare nella storia della conservazione vegetale: anziché limitarsi a vietarne la coltivazione, le autorità e le istituzioni botaniche hanno favorito la propagazione di esemplari destinati al mercato ornamentale, trasformando la diffusione della pianta coltivata in uno strumento complementare alla tutela delle popolazioni selvatiche.
Modalità di Preparazione o di Uso –
La Wollemia nobilis non è una pianta destinata all’uso alimentare o officinale e non sono note preparazioni tradizionali delle sue foglie, dei suoi semi, della corteccia o di altre parti. Il suo utilizzo riguarda principalmente la coltivazione ornamentale, la conservazione e l’esposizione botanica.
Come pianta ornamentale può essere coltivata in piena terra, in grandi contenitori, in vaso o in fioriera. La coltivazione in contenitore è particolarmente adatta agli esemplari giovani e consente di controllarne più facilmente le condizioni di crescita.
Per la coltivazione domestica è essenziale utilizzare un substrato acido, fertile e soprattutto ben drenante, mantenendolo umido ma evitando ristagni d’acqua. La pianta può essere collocata all’aperto in posizione luminosa o parzialmente ombreggiata; nei primi anni è preferibile proteggerla dall’eccessiva insolazione e dai venti forti.
La propagazione per seme richiede semi vitali, posti superficialmente sul substrato e mantenuti umidi fino alla germinazione. Poiché la produzione e la vitalità dei semi possono essere limitate, nella coltivazione professionale e nei programmi conservazionistici assumono grande importanza anche la talea e la micropropagazione.
Gli esemplari coltivati possono essere utilizzati come piante ornamentali da collezione, alberi caratteristici per giardini e parchi oppure alberi di Natale viventi.
In ogni caso, considerando lo stato di conservazione della specie e la sua estrema vulnerabilità alle malattie, la coltivazione deve essere intesa soprattutto come una modalità di conservazione ex situ e di valorizzazione botanica, non come fonte di materiale da raccogliere in natura. La raccolta di esemplari o di materiale propagativo dalle popolazioni selvatiche è incompatibile con gli obiettivi di conservazione della specie.
Guido Bissanti
Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
Fonte foto:
– https://www.monaconatureencyclopedia.com/wollemia-nobilis/
– https://it.wikipedia.org/wiki/Wollemia_nobilis#/media/File:Wollemia_nobilis_(Kew_Gardens).JPG
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

