Dagli incendi alla custodia del territorio
Dagli incendi alla custodia del territorio: tra agroecologia, gestione integrata e innovazione tecnologica
Ogni estate la Sicilia (e non solo questa regione) affronta una delle emergenze più gravi per il proprio patrimonio naturale, agricolo e paesaggistico: gli incendi boschivi e rurali. Migliaia di ettari di boschi, pascoli e coltivazioni vengono distrutti, con danni enormi alla biodiversità, all’economia, al turismo e alla sicurezza delle comunità locali.
Negli ultimi anni è diventato evidente che affidare la lotta agli incendi quasi esclusivamente allo spegnimento non è più sufficiente. I cambiamenti climatici, le ondate di calore sempre più frequenti, la siccità prolungata e il progressivo abbandono delle aree rurali rendono necessario un cambio di paradigma.
La prevenzione deve diventare il fulcro delle politiche territoriali.
1. Dalla cultura dell’emergenza alla cultura della prevenzione
L’obiettivo non deve essere soltanto spegnere gli incendi più rapidamente, ma evitare che si sviluppino o intercettarli quando sono ancora facilmente controllabili.
Per raggiungere questo risultato è necessario costruire un sistema integrato che unisca tecnologia, presenza umana e buona gestione del territorio.
Immaginiamo una Sicilia osservata e custodita ventiquattro ore su ventiquattro attraverso una rete intelligente composta da satelliti, torri di monitoraggio, droni, personale forestale, agricoltori e cittadini formati.
Ogni componente svolge una funzione diversa, ma tutti operano come un unico sistema.
2. Il primo livello: la tecnologia al servizio del territorio
Il monitoraggio inizia dallo spazio.
Le immagini satellitari consentono di conoscere quotidianamente lo stato della vegetazione, il livello di siccità, la temperatura superficiale e gli indici di rischio incendio. Queste informazioni permettono di individuare le aree più vulnerabili e pianificare le attività di sorveglianza.
Sul territorio opererebbe poi una rete di torri intelligenti, dotate di telecamere ottiche, termocamere, sensori meteorologici e sistemi di intelligenza artificiale in grado di riconoscere automaticamente colonne di fumo o anomalie termiche.
Quando il sistema rileva un evento sospetto, entrano in azione i droni.
I velivoli senza pilota possono raggiungere in pochi minuti il punto segnalato, trasmettendo immagini in tempo reale alla sala operativa regionale. In questo modo è possibile distinguere rapidamente un principio di incendio da un falso allarme, riducendo i tempi di intervento.
3. Il secondo livello: il ritorno della presenza umana
La tecnologia, da sola, non basta.
Il territorio ha bisogno di persone che lo vivano ogni giorno.
Per questo motivo il Corpo Forestale continuerebbe a rappresentare il punto di riferimento operativo del sistema, coordinando i controlli, le verifiche e gli interventi insieme ai Vigili del Fuoco e alla Protezione Civile.
Accanto agli operatori pubblici potrebbe nascere una nuova figura: l’Agricoltore Vedetta.
Si tratta di agricoltori, allevatori, apicoltori e altri operatori rurali che, dopo una formazione specifica, collaborano con la rete regionale di monitoraggio.
Durante le normali attività lavorative osservano il territorio, segnalano tempestivamente eventuali principi d’incendio, verificano lo stato delle piste forestali e dei punti d’acqua e contribuiscono a mantenere un presidio costante delle aree rurali.
Non sostituiscono le forze di intervento e non svolgono funzioni di polizia, ma rappresentano una rete di osservazione qualificata distribuita su tutto il territorio regionale.
4. Un’intelligenza artificiale al servizio della prevenzione
Tutte le informazioni confluiscono in un Centro Operativo Regionale dotato di una piattaforma GIS e di strumenti di intelligenza artificiale.
Il sistema integra dati provenienti da satelliti, torri, droni, sensori meteorologici e segnalazioni degli operatori.
L’algoritmo elabora continuamente un indice dinamico di rischio, individua le aree più vulnerabili e suggerisce gli interventi più appropriati.
Se una telecamera rileva del fumo, il satellite segnala vegetazione estremamente secca e un Agricoltore Vedetta conferma visivamente l’anomalia, il sistema può attivare automaticamente il drone più vicino e trasmettere tutte le informazioni agli operatori della sala operativa, che mantengono la responsabilità delle decisioni.
5. Custodire il territorio significa anche renderlo meno infiammabile
La prevenzione non consiste soltanto nella sorveglianza.
Un territorio ben gestito brucia molto meno.
Per questo motivo il piano integra gli obiettivi della prevenzione incendi con quelli dell’agroecologia.
Le aziende agricole potrebbero contribuire attraverso interventi di manutenzione del territorio, riduzione della vegetazione secca, gestione controllata del pascolo, realizzazione di siepi, boschetti, fasce ecologiche, piccoli invasi, corridoi verdi e sistemi agroforestali.
Queste opere migliorano la biodiversità, aumentano la capacità del suolo di trattenere acqua, riducono l’erosione e, se progettate e gestite correttamente, contribuiscono anche a diminuire la continuità del combustibile vegetale, rendendo più difficile la propagazione del fuoco.
6. L’agroecologia come strumento di sicurezza ambientale
La Legge Regionale Siciliana n. 21 del 29 luglio 2021 sull’agroecologia offre un quadro particolarmente interessante per valorizzare queste attività.
Nel rispetto della disciplina vigente e dei relativi atti attuativi, le aziende che svolgono funzioni di custodia del territorio potrebbero vedere riconosciuto il proprio contributo attraverso sistemi di premialità collegati alle pratiche agroecologiche.
Non si tratterebbe semplicemente di sostenere la produzione agricola, ma di riconoscere il valore dei servizi ecosistemici offerti alla collettività.
L’agricoltore diventerebbe così non soltanto produttore di alimenti, ma anche custode del paesaggio, presidio ambientale e protagonista della prevenzione degli incendi.
7. Un nuovo indice: la Custodia del Territorio
Per rendere il sistema trasparente e misurabile potrebbe essere introdotto un Indice di Custodia Territoriale, costruito su parametri oggettivi quali:
– presenza attiva sul territorio;
– partecipazione alla rete di monitoraggio;
– manutenzione della vegetazione;
– interventi di rinaturalizzazione;
– incremento della biodiversità;
– gestione delle risorse idriche;
– formazione e aggiornamento continuo.
Questo indice potrebbe concorrere, nei limiti previsti dalla normativa, ai sistemi di premialità e alle graduatorie dei programmi regionali dedicati all’agroecologia e allo sviluppo rurale.
8. Una comunità che protegge il proprio patrimonio
Il progetto potrebbe coinvolgere anche associazioni di volontariato, guide ambientali, cooperative forestali, consorzi di bonifica, gestori di aree protette e cittadini opportunamente formati.
Ogni soggetto diventerebbe parte di una rete coordinata, capace di osservare, prevenire e intervenire in modo tempestivo.
La vera innovazione non risiede nella singola tecnologia, ma nella capacità di mettere in relazione persone, istituzioni e strumenti digitali.
9. Una visione per il futuro della Sicilia
Questo modello potrebbe fare della Sicilia un laboratorio europeo di prevenzione degli incendi e di gestione integrata del territorio.
L’obiettivo non è soltanto ridurre il numero degli incendi, ma costruire un nuovo rapporto tra uomo e ambiente.
Un territorio curato è un territorio più sicuro.
Un’agricoltura sostenuta e valorizzata è una risorsa per tutta la comunità.
La biodiversità non rappresenta soltanto un valore ecologico, ma anche una forma di protezione del paesaggio.
La tecnologia, infine, non sostituisce le persone: le rende più efficaci.
In questa visione la prevenzione non è più una voce di spesa, ma un investimento permanente sul capitale naturale della Sicilia. Ogni ettaro salvato dal fuoco significa meno emissioni di CO₂, maggiore tutela della biodiversità, maggiore sicurezza per le comunità locali e nuove opportunità di sviluppo per le aree rurali.
È un cambiamento culturale prima ancora che organizzativo: passare dalla logica dell’emergenza a quella della custodia attiva del territorio, dove istituzioni, mondo agricolo, ricerca scientifica e cittadini condividono la responsabilità di proteggere uno dei patrimoni ambientali più preziosi del Mediterraneo.
10. Le risorse finanziarie: investire nella custodia del territorio per costruire la resilienza della Sicilia
Uno dei principali ostacoli alla realizzazione di un grande Piano regionale di prevenzione degli incendi è spesso individuato nella dimensione dei costi. Tale impostazione, tuttavia, rischia di considerare l’intervento esclusivamente come una nuova voce di spesa, mentre il modello proposto deve essere interpretato come un investimento strategico capace di integrare politiche ambientali, agricole, forestali, di protezione civile e di innovazione tecnologica.
La sfida non consiste infatti nell’individuare una singola fonte di finanziamento, ma nel costruire una strategia economica coordinata, in grado di mettere a sistema le opportunità offerte dall’Unione Europea, dallo Stato, dalla Regione Siciliana e dagli strumenti della finanza sostenibile.
Il Piano Integrato per la Custodia Attiva del Territorio, la Resilienza Climatica e la Prevenzione degli Incendi si colloca in questo quadro come una proposta coerente con le principali strategie europee dedicate alla lotta ai cambiamenti climatici, alla tutela della biodiversità, alla trasformazione digitale e al ripristino degli ecosistemi.
a. I Fondi Strutturali Europei
La programmazione europea 2021-2027 offre un quadro finanziario particolarmente favorevole.
Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) può sostenere gli investimenti tecnologici necessari alla realizzazione della rete regionale di monitoraggio: torri intelligenti, sistemi di videosorveglianza, piattaforme GIS, infrastrutture digitali, basi automatiche per droni, sistemi di intelligenza artificiale e centri operativi.
Il Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) può finanziare la formazione del personale del Corpo Forestale, degli operatori della Protezione Civile, degli Agricoltori Vedetta, dei tecnici specializzati e di tutte le figure professionali coinvolte nella gestione del sistema.
Il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR) rappresenta uno degli strumenti più rilevanti, poiché consente di sostenere interventi di manutenzione del territorio, sistemi agroforestali, rinaturalizzazione, gestione sostenibile del pascolo, realizzazione di piccoli invasi, incremento della biodiversità e valorizzazione dei servizi ecosistemici prodotti dalle aziende agricole.
b. La Politica Agricola Comune e l’Agroecologia
La nuova Politica Agricola Comune offre strumenti che possono essere pienamente integrati con la strategia di prevenzione degli incendi.
Attraverso gli eco-schemi e gli interventi agro-climatico-ambientali è possibile sostenere le aziende che adottano pratiche favorevoli alla tutela del suolo, alla conservazione della biodiversità, alla gestione sostenibile della vegetazione e alla resilienza degli ecosistemi.
Per la Sicilia questa prospettiva assume un valore ancora maggiore grazie alla Legge Regionale 29 luglio 2021, n. 21, che promuove l’agroecologia come modello di sviluppo del territorio.
Nel quadro degli strumenti previsti dalla legge e dei relativi atti attuativi, la partecipazione delle aziende agricole alla custodia del territorio, alla sorveglianza ambientale, alla rinaturalizzazione, alla biodiversificazione e alla manutenzione preventiva potrebbe costituire uno degli elementi da valorizzare attraverso sistemi di premialità e di riconoscimento dei servizi ecosistemici resi alla collettività.
In questa prospettiva l’agricoltore non rappresenta soltanto un produttore di beni alimentari, ma diventa un protagonista della sicurezza ambientale e della resilienza territoriale.
c. La Nature Restoration Regulation: ripristinare la natura significa prevenire gli incendi
L’entrata in vigore della Nature Restoration Regulation dell’Unione Europea rappresenta una delle più importanti innovazioni delle politiche ambientali europee.
Il regolamento mira al ripristino progressivo degli ecosistemi degradati, riconoscendo che foreste, zone umide, aree agricole, corsi d’acqua e habitat naturali costituiscono infrastrutture essenziali per affrontare il cambiamento climatico.
d. Il Piano proposto è pienamente coerente con questa visione.
La rinaturalizzazione delle aree marginali, la ricostruzione delle reti ecologiche, l’incremento della biodiversità, la realizzazione di sistemi agroforestali, il recupero delle zone umide, la gestione sostenibile della vegetazione e la riduzione della continuità del combustibile vegetale non rappresentano soltanto interventi ambientali.
Essi costituiscono vere e proprie azioni di prevenzione degli incendi.
Un territorio ecologicamente più ricco è infatti anche un territorio più resiliente, più stabile dal punto di vista idrogeologico, più capace di trattenere l’acqua e meno vulnerabile alla propagazione del fuoco.
La Regione Siciliana potrebbe pertanto integrare il presente Piano all’interno della futura strategia regionale di attuazione della Nature Restoration Regulation, utilizzando le risorse destinate al ripristino della natura per rafforzare contemporaneamente la sicurezza del territorio.
e. L’Infrastruttura Verde di Sicurezza
La proposta introduce un concetto innovativo: quello di Infrastruttura Verde di Sicurezza.
Tradizionalmente le infrastrutture vengono considerate opere costruite dall’uomo.
Oggi, invece, anche gli ecosistemi possono essere riconosciuti come infrastrutture essenziali.
Boschi ben gestiti, corridoi ecologici, siepi, sistemi agroforestali, zone umide, prati permanenti, piccoli invasi e mosaici agricoli diversificati svolgono contemporaneamente funzioni ecologiche, produttive e di protezione civile.
Essi riducono il rischio di propagazione degli incendi, favoriscono la ricarica delle falde, limitano l’erosione del suolo, migliorano il microclima, aumentano la biodiversità, assorbono carbonio e rafforzano la resilienza degli ecosistemi.
Investire nella natura significa quindi investire nella sicurezza della collettività.
f. I programmi europei dedicati al clima e alla ricerca
Accanto ai fondi strutturali, il Piano può essere sostenuto attraverso i principali programmi europei dedicati alla transizione ecologica.
Il programma LIFE finanzia interventi di conservazione della natura, adattamento climatico e gestione sostenibile degli ecosistemi.
Horizon Europe sostiene invece ricerca, sperimentazione e innovazione tecnologica, offrendo opportunità per lo sviluppo di sistemi avanzati di monitoraggio territoriale, intelligenza artificiale, digital twin e nuove tecnologie per la prevenzione degli incendi.
Il carattere innovativo del Piano potrebbe consentire alla Sicilia di candidarsi come laboratorio europeo per la sperimentazione di modelli integrati di resilienza territoriale nelle regioni mediterranee.
g. Le risorse nazionali
Anche lo Stato dispone di strumenti che possono concorrere alla realizzazione del Piano.
Tra questi assumono particolare rilievo il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, le risorse dedicate alla tutela del patrimonio forestale, i programmi di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, gli interventi per l’adattamento ai cambiamenti climatici e le misure di rafforzamento della Protezione Civile.
L’integrazione di tali strumenti consentirebbe di costruire una programmazione pluriennale stabile, superando la logica degli interventi emergenziali.
h. Il sistema bancario e la finanza sostenibile
Negli ultimi anni il sistema bancario ha sviluppato strumenti sempre più orientati agli investimenti ambientali e ai criteri ESG (Environmental, Social and Governance).
Mutui green, prestiti agevolati, strumenti di finanza sostenibile e green bond possono sostenere gli investimenti delle aziende agricole e degli enti pubblici nella realizzazione di invasi, opere di rinaturalizzazione, sistemi agroforestali, infrastrutture digitali e tecnologie di monitoraggio.
Un ruolo strategico può essere svolto dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che da anni finanzia progetti dedicati alla resilienza climatica, all’innovazione ambientale e alle infrastrutture pubbliche sostenibili.
Anche Cassa Depositi e Prestiti può rappresentare un partner fondamentale per il finanziamento delle infrastrutture regionali e comunali necessarie all’attuazione del Piano.
i. Pagare i servizi ecosistemici
Uno degli aspetti più innovativi del progetto consiste nel riconoscimento economico dei servizi ecosistemici.
Ogni azienda agricola che mantiene il territorio, riduce il rischio incendi, tutela la biodiversità, conserva il paesaggio, migliora la gestione dell’acqua e contribuisce alla cattura del carbonio genera benefici che ricadono sull’intera collettività.
Riconoscere economicamente tali benefici significa trasformare la prevenzione da costo pubblico a investimento produttivo.
Attraverso sistemi di pagamento dei servizi ecosistemici e meccanismi di premialità collegati alle politiche agroecologiche regionali, la custodia del territorio diventa una funzione stabile dell’impresa agricola.
l. Una strategia finanziaria unitaria
Il successo del Piano dipenderà soprattutto dalla capacità della Regione Siciliana di coordinare tutte queste opportunità all’interno di un unico Programma Regionale per la Custodia Attiva del Territorio.
Non si tratta di sommare semplicemente diverse fonti di finanziamento, ma di costruire una visione integrata nella quale innovazione tecnologica, agroecologia, ripristino della natura, protezione civile e sviluppo rurale diventino parti di una stessa politica pubblica.
In questa prospettiva, ogni euro investito nella prevenzione produce un duplice risultato: riduce i costi delle emergenze future e aumenta il valore del capitale naturale della Sicilia.
La prevenzione degli incendi diventa così non soltanto una politica di sicurezza, ma una grande strategia di sviluppo sostenibile, capace di coniugare tutela dell’ambiente, crescita economica, innovazione e benessere delle comunità locali.
11. Analisi economica: perché prevenire costa molto meno che ricostruire
Ogni estate la Sicilia sostiene costi enormi per fronteggiare gli incendi boschivi.
A questi si aggiungono danni che spesso non vengono contabilizzati: perdita di biodiversità, erosione del suolo, riduzione della disponibilità idrica, danni al turismo, interruzioni della viabilità, emissioni di anidride carbonica, perdita di produzioni agricole e diminuzione del valore paesaggistico del territorio.
Il costo reale di un grande incendio è quindi molto superiore alle sole spese di spegnimento.
a. Quanto potrebbe costare il sistema
Una stima preliminare consente di delineare un ordine di grandezza degli investimenti necessari.
La realizzazione della rete regionale potrebbe comprendere:
circa 120-180 torri intelligenti distribuite sui principali sistemi montuosi e forestali;
30-50 basi automatiche per droni con sistemi di ricarica;
una flotta regionale di droni da sorveglianza e verifica;
un Centro Operativo Regionale con piattaforma GIS e intelligenza artificiale;
sale operative provinciali;
formazione degli operatori;
sviluppo della piattaforma digitale;
applicazione mobile per gli Agricoltori Vedetta e gli altri soggetti aderenti;
reti di comunicazione e sicurezza informatica.
A questi si aggiungono gli investimenti destinati agli interventi agroecologici: piccoli invasi, fasce ecologiche, manutenzione del territorio, rinaturalizzazione, sistemi agroforestali e opere di prevenzione diffuse.
Pur richiedendo uno sforzo iniziale significativo, gran parte di questi investimenti riguarda infrastrutture con una vita utile di molti anni.
b. Il ritorno economico dell’investimento
L’efficacia del sistema si misura soprattutto nella riduzione dei costi futuri.
Ogni incendio evitato significa:
minori spese di spegnimento;
minori costi per il ripristino ambientale;
minori danni alle aziende agricole;
minori perdite per il settore turistico;
minori emissioni climalteranti;
maggiore sicurezza per cittadini e operatori;
minore perdita di patrimonio forestale.
La prevenzione produce quindi un beneficio economico cumulativo che aumenta nel tempo.
c. L’economia della custodia del territorio
Il piano genera anche nuova economia.
La gestione delle torri, dei droni, dei sistemi informatici, delle infrastrutture ambientali e delle attività di monitoraggio richiede nuove professionalità.
Parallelamente, il coinvolgimento delle aziende agricole nella custodia del territorio crea un’integrazione del reddito rurale e incentiva la permanenza delle persone nelle aree interne, contrastando l’abbandono che rappresenta uno dei principali fattori di rischio per gli incendi.
Ogni euro investito nella presenza attiva sul territorio produce effetti positivi anche sull’occupazione, sulla qualità ambientale e sulla coesione delle comunità locali.
d. La prevenzione come investimento pubblico
Le analisi economiche internazionali mostrano che gli investimenti nella prevenzione delle calamità naturali generano, nel medio e lungo periodo, risparmi spesso superiori al capitale inizialmente impiegato. Sebbene il rapporto vari in funzione del tipo di intervento e del contesto, la letteratura indica frequentemente benefici multipli rispetto ai costi sostenuti.
Nel caso della Sicilia, dove il rischio incendi è elevato e ricorrente, un sistema permanente di prevenzione può produrre un duplice risultato: ridurre la spesa pubblica legata alle emergenze e aumentare il valore del capitale naturale regionale.
e. Un investimento che guarda alle prossime generazioni
La vera ricchezza della Sicilia non è costituita soltanto dalle sue infrastrutture o dal suo patrimonio immobiliare, ma dal suo capitale naturale: boschi, aree agricole, biodiversità, paesaggio e risorse idriche.
Proteggere questo patrimonio significa proteggere l’economia dell’Isola.
Il piano proposto non rappresenta soltanto una strategia contro gli incendi, ma un nuovo modello di governo del territorio fondato sulla collaborazione tra istituzioni, ricerca scientifica, agricoltori, comunità locali e innovazione tecnologica.
Investire oggi nella prevenzione significa consegnare alle future generazioni una Sicilia più sicura, più verde, più resiliente e capace di trasformare la tutela dell’ambiente in una concreta opportunità di sviluppo economico e sociale.
12. La risposta penale agli incendi dolosi e la tutela dell’ambiente
A tutto questo andrebbe prevista una revisione del diritto penale.
Gli incendi appiccati volontariamente rappresentano una grave aggressione non solo al territorio, ma anche alla sicurezza collettiva e al patrimonio naturale. Chi viene colto in flagrante è perseguibile penalmente per incendio doloso, con pene aggravate nei casi in cui siano coinvolte persone, beni o aree di particolare valore ambientale.
La recente riforma costituzionale degli articoli 9 e 41 della Costituzione, che ha inserito la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi fondamentali dell’ordinamento, impone una nuova lettura del diritto penale ambientale. L’ambiente non è più soltanto un bene da proteggere indirettamente, ma un valore autonomo e collettivo, da difendere anche nell’interesse delle future generazioni.
In questo quadro, il contrasto agli incendi dolosi richiede pene efficaci, prevenzione e strumenti investigativi adeguati, affinché la tutela del territorio diventi una responsabilità giuridica e sociale condivisa.
Guido Bissanti
