Ritsurin
Ritsurin, il giardino dove il paesaggio cambia a ogni passo
Ci sono luoghi che si visitano per vedere qualcosa di bello. E poi ci sono luoghi nei quali, dopo qualche minuto, ci si accorge di aver cambiato il proprio modo di guardare.
Il Giardino Ritsurin, a Takamatsu, sull’isola giapponese di Shikoku, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Qui non c’è un monumento che domina tutto il resto, né un unico panorama da raggiungere per poter dire di aver visto il giardino. Il Ritsurin si scopre lentamente, camminando. Un sentiero conduce verso uno stagno, un ponte incornicia un gruppo di pini, una collina nasconde per qualche istante il paesaggio e poi, voltato l’angolo, appare il profilo del Monte Shiun.
È un giardino che sembra non finire mai di sorprendere.
E forse proprio per questo la definizione giapponese che meglio lo racconta è ippo ikkei: “un paesaggio a ogni passo”.
Una parentesi verde nel cuore di Takamatsu
Takamatsu è la capitale della prefettura di Kagawa e una delle porte d’accesso a Shikoku e al Mare Interno di Seto. Una città vivace, moderna, affacciata sul mare e famosa anche per i suoi Sanuki udon.
Eppure basta entrare nel Ritsurin per avere la sensazione di essere arrivati molto lontano dalla città.
Il giardino occupa complessivamente circa 75 ettari, una superficie sorprendente per uno spazio che si trova nel tessuto urbano. La parte propriamente progettata come giardino è di circa 16 ettari, mentre il resto comprende il Monte Shiun e le aree che contribuiscono alla sua scenografia naturale.
Davanti agli occhi si susseguono sei stagni, tredici colline artificiali, rocce, ponti, sentieri, edifici tradizionali e una quantità impressionante di pini accuratamente modellati.
Ma la vera particolarità non sta nel numero di questi elementi.
Sta nel modo in cui sono stati messi insieme.
Un giardino costruito per essere attraversato
Il Ritsurin appartiene alla tradizione dei grandi giardini da passeggio giapponesi, i cosiddetti kaiyū-shiki. Non è stato concepito per essere osservato da un solo punto, ma per accompagnare il visitatore attraverso una successione di prospettive.
È un po’ come entrare in un film senza conoscere la scena successiva.
Si cammina e il paesaggio cambia.
L’acqua appare e scompare dietro la vegetazione. Un ponte conduce verso una nuova prospettiva. Una curva del sentiero rivela improvvisamente un edificio. Una collina sembra chiudere l’orizzonte e, pochi passi più avanti, lascia comparire la montagna.
La sorpresa è continua, ma non è mai casuale.
Perché dietro quella apparente naturalezza c’è un progetto estremamente sofisticato.
Il Ritsurin è infatti il risultato di secoli di lavoro, durante i quali i suoi proprietari hanno modellato il terreno, disposto le rocce, curato gli alberi e costruito punti di osservazione capaci di creare sempre nuove immagini.
È un paesaggio nel quale l’uomo non cerca di dominare la natura, ma di costruire con essa una composizione.
La storia di un giardino nato nel Giappone dei samurai
Le origini del Ritsurin sono molto antiche. Secondo le fonti ufficiali, il nucleo iniziale risalirebbe alla fine del XVI secolo; intorno al 1625 venne sviluppata l’area dell’attuale stagno Nanko. Una svolta fondamentale arrivò nel 1642, quando Matsudaira Yorishige divenne signore del dominio di Takamatsu e ereditò il giardino.
Da quel momento, per oltre un secolo, i successivi signori della famiglia Matsudaira continuarono ad ampliarlo e perfezionarlo.
Il progetto arrivò a compimento nel 1745, sotto il quinto signore del dominio, Matsudaira Yoritaka. In quell’epoca furono anche individuati e denominati sessanta luoghi panoramici del giardino.
Per 228 anni, attraverso undici generazioni, il Ritsurin rimase una residenza privata della famiglia Matsudaira.
Poi il Giappone cambiò.
Con la Restaurazione Meiji finì il sistema feudale e il mondo dei daimyo lasciò il posto al Giappone moderno. Nel 1875 il Ritsurin venne aperto al pubblico.
Nel 1953 arrivò un altro importante riconoscimento: il governo giapponese lo designò Special Place of Scenic Beauty, una categoria riservata ai paesaggi considerati di eccezionale valore.
Oggi è considerato uno dei più importanti giardini storici del Giappone.
Millequattrocento pini e tre secoli di pazienza
Se si dovesse scegliere un’immagine per raccontare il Ritsurin, probabilmente sarebbe quella dei suoi pini.
Ce ne sono circa 1.400 e circa 1.000 vengono sottoposti a regolare manutenzione da parte dei giardinieri. Alcuni hanno più di trecento anni. I loro rami, modellati nel corso del tempo, assumono forme che ricordano enormi bonsai.
Osservandoli, si comprende quanto il tempo sia importante nella cultura del giardino giapponese.
Qui la bellezza non nasce dalla perfezione immediata.
Nasce dalla pazienza.
Un ramo viene accompagnato, potato, sostenuto. Un albero viene lasciato crescere in una determinata direzione. Una forma viene conservata per decenni e trasmessa da una generazione di giardinieri a quella successiva.
Tra gli alberi più celebri del Ritsurin c’è il Neagari Goyomatsu, un pino bianco giapponese che fu donato al dominio di Takamatsu nel 1833 dall’undicesimo shogun Tokugawa. Nato come piccolo bonsai, nel corso del tempo è diventato un grande albero.
Guardarlo significa, in qualche modo, guardare il risultato di quasi due secoli di storia.
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Quando la montagna entra nel giardino
C’è però un altro elemento che rende il Ritsurin così particolare: il Monte Shiun.
La montagna si trova al di fuori del giardino, eppure sembra appartenervi.
Non è un’illusione. È il risultato di una precisa tecnica paesaggistica chiamata shakkei, letteralmente “paesaggio preso in prestito”.
Il principio è semplice e geniale: utilizzare un elemento naturale che si trova oltre i confini del giardino per ampliare visivamente lo spazio.
Al Ritsurin, il Monte Shiun diventa così lo sfondo della composizione. In determinate prospettive sembra quasi sorgere direttamente dagli stagni e dai pini.
Uno dei punti migliori per comprenderlo è la collina di Hiraiho, modellata con riferimento al Monte Fuji. Da qui il giardino sembra finalmente rivelare il proprio disegno: l’acqua, gli alberi, i ponti, le colline e la montagna lontana entrano tutti nella stessa immagine.
È uno di quei momenti nei quali ci si rende conto che ciò che sembrava spontaneo è stato in realtà studiato con estrema attenzione.
Lo stagno come uno specchio
L’acqua è l’altro grande protagonista del Ritsurin.
Il Nanko Pond, in particolare, offre alcune delle prospettive più suggestive dell’intero giardino. Qui gli alberi e le costruzioni si riflettono sulla superficie dello stagno e il paesaggio sembra raddoppiare.
Ma c’è qualcosa di ancora più interessante.
Il riflesso non è mai identico.
Basta una nuvola, un cambiamento della luce o un soffio di vento per modificare completamente l’immagine.
Al mattino, quando la foschia può adagiarsi sull’acqua, il giardino assume un’atmosfera quasi sospesa. Non sorprende che l’Ente Nazionale del Turismo Giapponese suggerisca proprio le prime ore del giorno per cogliere uno dei momenti più suggestivi del Ritsurin.
Ed è anche per questo che un video riesce forse a raccontarlo meglio di una fotografia.
Una fotografia cattura un’immagine.
Il Ritsurin, invece, è movimento.
È il passaggio da un’immagine all’altra.
Una tazza di tè davanti al paesaggio
Nel cuore del giardino si trova anche la Kikugetsutei, una tradizionale casa da tè legata alla storia dei signori di Takamatsu.
Sedersi sul tatami, osservare lo stagno Nanko e bere un tè verde significa entrare in una dimensione completamente diversa da quella della città che si trova appena oltre il giardino.
Anche il nome Kikugetsutei possiede un’origine poetica: richiama un verso della poesia cinese della dinastia Tang secondo cui, raccogliendo l’acqua, si può arrivare a tenere la luna tra le mani.
È un’immagine perfetta per il Ritsurin.
Perché qui la natura non viene semplicemente osservata.
Viene contemplata.
Un giardino che cambia con le stagioni
Il Ritsurin non ha una sola stagione.
In primavera arrivano i ciliegi e i fiori di pruno. In estate il verde diventa intenso e gli stagni si riempiono di riflessi. In autunno gli aceri accendono il paesaggio di rosso e giallo. In inverno, quando la vegetazione si fa più essenziale, emergono con ancora maggiore evidenza le forme dei pini, delle rocce e delle architetture.
La stessa passeggiata può quindi raccontare storie completamente diverse a seconda del periodo dell’anno.
È anche questa la ragione per cui il Ritsurin non sembra mai davvero “finito”.
Lo si può visitare una prima volta e tornarci anni dopo trovando un luogo familiare e, allo stesso tempo, sorprendentemente nuovo.
Il giardino da vedere… senza fretta
Forse il modo migliore per visitare il Ritsurin è non avere fretta.
Non cercare immediatamente il punto panoramico più famoso.
Non attraversarlo come se fosse una lista di cose da fotografare.
Meglio lasciarsi guidare dal sentiero.
Seguire l’acqua.
Fermarsi davanti a un pino.
Attraversare un ponte.
Guardare ciò che appare dietro la curva.
Perché il Ritsurin è stato progettato proprio così: affinché il visitatore scopra il paesaggio progressivamente.
Un passo, un paesaggio.
E forse anche un invito a vivere il viaggio nello stesso modo.
Un passo alla volta.
Quando il giardino diventa un ricordo
Dopo qualche ora trascorsa nel Ritsurin, si torna verso l’uscita e Takamatsu ricompare con la sua vita quotidiana.
Ma il giardino rimane negli occhi.
Rimangono i pini dalle forme impossibili, il riflesso dei ponti sull’acqua, la sagoma del Monte Shiun, il silenzio delle case da tè e quella curiosa sensazione di aver attraversato non soltanto un luogo, ma una parte della storia giapponese.
Il Ritsurin è stato costruito dai signori feudali, perfezionato da generazioni di giardinieri e aperto al pubblico da quasi 150 anni.
Eppure la sua forza non appartiene al passato.
È tutta nel presente.
Nel momento esatto in cui il visitatore percorre un sentiero e davanti a lui compare qualcosa che fino a un secondo prima non esisteva nel suo campo visivo.
Un altro paesaggio.
Un’altra prospettiva.
Un’altra sorpresa.
Un passo, un paesaggio.
È forse questa la più semplice e, allo stesso tempo, la più profonda lezione del Giardino Ritsurin.
E sono proprio le immagini del video che accompagnano questo articolo a raccontarla meglio di qualsiasi descrizione: perché per comprendere davvero il Ritsurin non basta sapere com’è.
Bisogna lasciarsi condurre attraverso di esso.
Guido Bissanti
