Un Mondo Ecosostenibile
MammiferiPesciSpecie Animali

Steno bredanensis

Steno bredanensis

Lo steno (Steno bredanensis G. Cuvier in Lesson, 1828) è un cetaceo appartenente alla famiglia dei Delphinidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Phylum Chordata,
Classe Mammalia,
Sottoclasse Eutheria,
Ordine Cetacea,
Sottordine Odontoceti,
Famiglia Delphinidae,
Genere Steno,
Specie S. bredanensis.
È basionimo il termine:
– Delphinus bredanensis G.Cuvier, 1828.
Sono sinonimi i termini:
– Delphinorhynchus bredanensis Lesson, 1828;
– Delphinus chamissonis Wiegmann, 1846;
– Delphinus compressus Gray, 1843;
– Delphinus oxyrhynchus Gray, 1850;
– Delphinus perspicillatus Peters, 1876;
– Delphinus planiceps Van Breda, 1829;
– Delphinus reinwardtii Schlegel, 1841;
– Delphinus rostratus Desmarest, 1817;
– Steno bradanensis (Lesson, 1828);
– Steno compressus (Gray, 1846);
– Steno perspicillatus (Peters, 1876);
– Steno rostratus Lutken, 1889.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Lo Steno bredanensis è un cetaceo cosmopolita, presente in tutti gli oceani nella fascia tropicale e temperata calda di entrambi gli emisferi.
Viene considerato un cetaceo vastamente distribuito, ma poco abbondante ovunque, sembra oggi più frequente di un tempo per via della maggior competenza dei naviganti nell’identificare le specie di cetacei incontrate.
Tuttavia la distribuzione e la popolazione di questo delfino sono poco conosciute. Abitano negli oceani Pacifico, Atlantico e Indiano e nel Mar Mediterraneo, nelle acque calde da temperate a tropicali, con segnalazioni occasionali da ambienti più freddi. Questi delfini possono anche essere visti regolarmente in località che si estendono dalle Isole Sopravento a Capo Verde, ma solo una piccola manciata è stata vista nelle Azzorre e a Madeira.
La maggior parte dell’attività di ricerca riguardante questi delfini è stata diretta nel Pacifico orientale, dove negli anni ’80 i ricercatori hanno ottenuto una stima della popolazione di 150.000 esemplari. Fossili appartenenti al genere Steno sono conosciuti dall’Europa e risalgono al Pliocene iniziale e medio.
Nel Mar Mediterraneo, un tempo si riteneva che la specie provenisse dal Nord Atlantico, finché recenti scoperte non hanno rivelato che esiste una popolazione piccola ma residente nella parte orientale del mare.
Il suo habitat marino è decisamente pelagico: lo si può trovare infatti con maggior facilità in acque tropicali e subtropicali (possibilmente dove la temperatura superficiale raggiunge e supera i 25 °C), al di fuori della scarpata continentale.

Descrizione –
Lo Steno bredanensis è un delfino relativamente grande, con adulti che vanno da 2,09 a 2,83 metri di lunghezza e di peso compreso tra 90 e 155 chilogrammi; i maschi sono più grandi delle femmine. La sua caratteristica più evidente è la testa conica e il naso slanciato; altri delfini hanno il muso più corto o un melone più visibilmente rigonfio sulla fronte. I denti sono caratteristici, avendo una superficie ruvida formata da numerose creste strette e irregolari. È stato riferito che hanno tra i diciannove e i ventotto denti in ciascun quarto della mascella.
La mascella di questo delfino all’esterno è molto distinta. Il colore della mascella inferiore è solitamente bianco, ma può avere una sfumatura di rosa mescolata.
Le pinne sono più arretrate lungo il corpo rispetto ad altri delfini simili, anche se in mare questo delfino può essere confuso con la stenella, il delfino maculato e il tursiope. La pinna dorsale è pronunciata, essendo alta da 18 a 28 centimetri. I fianchi dell’animale sono di colore grigio chiaro, mentre il dorso e la pinna dorsale sono di un grigio molto più scuro. Gli individui più anziani hanno spesso distintivi segni rosati, gialli o bianchi attorno alla bocca e lungo la parte inferiore.
Il neonato misura 80 cm.

Biologia –
Lo Steno bredanensis dà alla luce un unico piccolo, dopo un periodo di gestazione sconosciuto; non è anche noto se abbiano o meno una stagione riproduttiva distinta, così come la durata dell’allattamento. I piccoli sono lunghi circa 100 centimetri alla nascita e crescono rapidamente durante i primi cinque anni di vita. Le femmine raggiungono la maturità sessuale tra i sei e i dieci anni di età, mentre i maschi tra i cinque e i dieci anni.
La longevità si aggirerebbe sui 30 anni. In condizioni di cattività una femmina di steno si accoppiò con un tursiope, dando alla luce un ibrido che sopravvisse per oltre cinque anni.

Ruolo Ecologico –
Lo Steno bredanensis è l’unica specie del genere Steno Gray, 1846.
La storia sistematica di questa specie è piuttosto confusa. Cuvier era già al corrente dell’esistenza della specie nel 1812, quando segnalò in una sua pubblicazione la presenza di alcuni crani senza nome nelle collezioni del Museo di Parigi. Poco dopo, nel 1817, Desmarest fece cenno a questi crani nel suo Nouveau Dictionnaire d’Histoire Naturelle, con il nome di Delphinus rostratus Cuvier, anche se la descrizione scientifica vera e propria di questa specie non era stata fatta. Poi, nel 1823, in un poco riuscito tentativo di mettere ordine, Cuvier riprese l’elenco di specie riportato da Desmarest ribattezzando col nome di Delphinus frontatus il Delphinus geoffrensis Blainville, cioè il delfino amazzonico oggi chiamato inia, purtroppo includendo nel materiale descritto anche quei crani misteriosi di cui aveva fatto menzione undici anni prima. Fu merito del suo collega olandese van Breda, di passaggio da Parigi, il fargli notare che i famosi crani, di «frontato», non avevano niente, e che appartenevano a delfini assai diversi dall’inia. Fu così che Cuvier si risolse a creare una nuova specie apposita, che chiamò Delphinus bredanensis in onore del collega. Questa precisazione fu in seguito immortalata da Lesson nel 1828, dove la specie viene menzionata D. bredanensis Cuvier. Il genere Steno venne poi creato da Gray nel 1846, per ospitare questa specie tutto sommato così differente dal delfino. Da allora ad oggi S. bredanensis è rimasta l’unica specie riconosciuta appartenente al genere Steno.
Questo delfino è capace di sviluppare alte velocità e dotato di una buona acrobaticità. Le sue prestazioni in immersione sono ignote: di certo si sa che può spingersi oltre i 70 m. Alcuni esemplari sono stati osservati mentre nuotavano rapidamente al di sotto della superficie, con la sola pinna dorsale sporgente dall’acqua. Non esistono informazioni sugli spostamenti di questa specie, né tantomeno sulla loro periodicità. Malgrado venga talvolta incontrato in gruppi numerosi (50-500 esemplari), che danno tuttavia l’impressione di essere aggregazioni di unità minori, le dimensioni abituali dei gruppi sono di 10-20 esemplari.
Lo S. bredanensis è un cetaceo che ha dimostrato, sia in natura che in cattività, doti particolari di socialità. È anche una delle specie che ha mostrato le più alte capacità di apprendimento tra tutti i Delfinidi allevati. Purtroppo, tuttavia, non esistono particolari sull’organizzazione sociale di questo intrigante delfino.
Inoltre è stato osservato più volte in associazione con altre specie di cetacei e con banchi di Thunnus albacares.
Non esita ad avvicinarsi alla prua delle imbarcazioni, attirato dall’onda sulla quale si mette volentieri a giocare con un’agilità che nulla ha da invidiare a quella di altri Delfinidi più comuni. I fischi prodotti da questa specie sono in genere brevi (meno di un secondo), di frequenza compresa tra i 3 e i 12 kHz.
Questo delfino, che con ogni probabilità è dotato di biosonar, emette anche clicks ad ampio spettro di frequenza, in serie ripetute della durata complessiva di 0,1-0,2 secondi. Gli spiaggiamenti collettivi di questa specie sono rarissimi: se ne conoscono due casi, uno in Florida e uno in Indonesia. Malgrado non esistano dati su predazione a suo carico, per le sue abitudini pelagiche e tropicali, può potenzialmente essere insidiato da grandi squali pelagici, oltre che dalle orche.
Questa specie si ciba soprattutto di pesci e di cefalopodi pelagici. È stata osservata la sua capacità di manipolare e frazionare pesci, come la lampuga (Coryphaena sp.), troppo grandi per essere ingeriti interi, così come è stata osservata la sua propensione a condividere la sua preda con i compagni. Sebbene i dettagli della loro dieta siano vaghi, il contenuto dello stomaco dei delfini spiaggiati include pesci come girello, costargia, pesce segugio, sperlano, sciabola e vari calamari e polpi.
Per quanto riguarda il suo stato di conservazione, non si ritiene che la popolazione sia minacciata dalle attività umane. Un piccolo numero di individui è stato arpionato dai balenieri giapponesi e anche i piccoli vengono massacrati durante la caccia a Taiji. Altri sono stati catturati nelle reti a strascico dei pescherecci che pescavano il tonno.
Lo S. bredanensis è coperto dall’Accordo sulla conservazione dei piccoli cetacei del Baltico, dell’Atlantico nordorientale, dell’Irlanda e dei mari del Nord (ASCOBANS) e l’Accordo sulla conservazione dei cetacei nel Mar Nero, nel Mar Mediterraneo e nell’area atlantica contigua (ACCOBAMS). La specie è inoltre inclusa nel Memorandum d’intesa relativo alla conservazione dei lamantini e dei piccoli cetacei dell’Africa occidentale e della Macaronesia (MoU sui mammiferi acquatici dell’Africa occidentale) e nel Memorandum d’intesa per la conservazione dei cetacei e dei loro habitat nella regione delle isole del Pacifico (MoU sui Cetacei del Pacifico).
Nella Lista Rossa della IUCN lo steno è elencato nella categoria delle specie a rischio minimo.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, la Facilidad Global de Información sobre Biodiversidad.
– Gordon Corbet, Denys Ovenden, 2012. Guida dei mammiferi d’Europa. Franco Muzzio Editore.
– John Woodward, Kim Dennis-Bryan, 2018. La grande enciclopedia degli animali. Gribaudo Editore.

Fonte foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/110871591/original.jpeg
https://ru.m.wikipedia.org/wiki/%D0%A4%D0%B0%D0%B9%D0%BB:Steno_bredanensis_1889.jpg




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *