Cinnamomum camphora

Cinnamomum camphora

L’Albero della canfora, chiamato anche canforo (Cinnamomum camphora (L.) J. Presl, 1825) è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Lauraceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Magnoliidae, Ordine Laurales, Famiglia Lauraceae e quindi al Genere Cinnamomum ed alla Specie C. camphora.
Sono sinonimi i termini:
– Camphora camphora (L.) H. Karst.;
– Laurus camphora L..

Etimologia –
Il termine Cinnamomum proviene dal greco κιννᾰμωμον cinnámomon cannella, cinnamomo.
L’epiteto specifico camphora viene dal latino medioevale camphora, a sua volta derivato dall’arabo al-kafúr e in sanscrito karpúra: canfora.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’Albero della canfora è una pianta originaria della Cina, nella zona a sud del fiume Yangtze, di Taiwan, del Giappone meridionale, della Corea e del Vietnam ed è stato successivamente introdotto in molti altri Paesi dove, in particolar modo in Australia e negli Stati Uniti è divenuta una specie invasiva.
In Italia è presente nell’area mediterranea solo se coltivato.

Descrizione –
Il Cinnamomum camphora è un grande albero che può raggiungere i 20-30 – 50 m di altezza. Ha una corteccia chiara è molto ruvida, fessurata verticalmente.
Le foglie sono lanceolate, coriacee, spesse, persistenti ed hanno un aspetto lucido e ceroso e odore di canfora quando vengono schiacciate.
I fiori sono bianchi, con perianzio di due verticilli caduco; androceo di quattro verticilli; gineceo monocarpellare.
I frutti, prodotti a grappoli, sono delle bacche nere di circa 1 cm di diametro.

Coltivazione –
Il Cinnamomum camphora è un albero da tempo coltivato per la canfora e per la produzione di legname. La produzione e la spedizione della canfora, in una forma solida e cerosa, era una delle principali industrie di Taiwan prima e durante l’era coloniale giapponese (1895-1945).
Questa pianta riesce nella maggior parte dei terreni ma preferisce un terreno fertile e sabbioso che trattiene l’umidità e ben drenato in pieno sole o in leggera ombra.
Tollera un pH compreso tra 4,3 e 8.
È resistente e riesce a sopravvivere a minimi occasionali fino a circa -10 °C quando è completamente dormiente.
Le radici sono molto sensibili ai disturbi ed ai trapianti.
È una pianta tollerante ai parassiti e particolarmente invasivo.
La canfora fu introdotta in vari Paesi, tra cui l’Australia e gli Sati Uniti.
In Australia è stata introdotta nel 1822 come albero ornamentale da utilizzare in giardini e parchi pubblici.
Molto presto è divenuta una pianta invasiva in tutto il Queensland e dal centro al nord del New South Wales, dove si è adattata al clima umido e subtropicale.
Il Cinnamomum camphora tende a invadere le foreste pluviali e i pascoli e compete anche contro gli alberi di eucalipto, alcune specie dei quali sono l’unica fonte di cibo dei koala .
Negli Stati Uniti è stata introdotta intorno al 1875 e si è naturalizzata in parti dell’Alabama, California, Florida, Georgia, Hawaii, Louisiana, Mississippi, Nord Carolina, Texas e Sud Carolina. In Florida è stata dichiarata una specie invasiva di categoria I.

Usi e Tradizioni –
L’Albero della canfora è coltivata commercialmente in Cina e Giappone come albero medicinale e anche per il suo olio essenziale.
Soprattutto un tempo era usato in medicina ed era anche un ingrediente importante nella produzione di polvere da sparo senza fumo e celluloide.
La specie contiene composti chimici volatili in tutte le parti della pianta e il legno e le foglie vengono distillati a vapore per ottenere gli oli essenziali.
Contiene sei diverse varietà (chemiotipi) con differenti concentrazioni dei suoi principi attivi che sono: canfora, linalolo, 1,8- cineolo, nerolidolo , safrolo e borneolo.
In Cina, i lavoratori dei campi evitano di mescolare i chemiotipi durante la raccolta in base al loro odore. La frazione cineolo della canfora è usata in Cina per produrre il falso “olio di eucalipto”.
Le varianti chimiche (o chemiotipi) sembrano dipendere dal paese di origine dell’albero. ad esempio, la C. camphora coltivata a Taiwan e in Giappone è normalmente molto ricca di linalolo, spesso tra l’80 e l’85%. In India e Sri Lanka, la varietà chemiotipo ad alta concentrazione di canfora rimane dominante. La C. camphora coltivata in Madagascar, tuttavia, è ricca di 1,8-cineolo (in media tra il 40 e il 50%). L’olio essenziale degli alberi del Madagascar è commercialmente noto come ravintsara.
I primi rudimentali alambicchi, per l’estrazione dei vari principi attivi, furono allestiti nelle zone montuose in cui solitamente si trova l’albero.
La canfora era uno dei più commerci redditizi di diversi importanti monopoli governativi giapponesi.
Il legno ha una qualità repellente per gli insetti.
La canfora, che ne deriva, è una sostanza cristallina bianca.
È stata usata per molti secoli come spezia culinaria, componente dell’incenso e medicinale.

Modalità di Preparazione –
La canfora viene ottenuta mediante distillazione in corrente di vapore del legno ridotto a schegge e raffinata per sublimazione. Ha aspetto di cristalli bianchi con odore caratteristico poco solubili in acqua ma molto in alcool, cloroformio, etere. Una successiva distillazione produce l’olio bianco di canfora, bruno e blu. L’olio essenziale è utilizzato come antitarme e per altri usi.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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