Mappa Geografica della Mongolia

Mappa Geografica della Mongolia

La Mongolia è uno stato dell’Asia centro orientale, privo di accesso al mare e che confina a nord con la Russia e a sud con la Cina e dista solo 38 km dalla punta orientale del Kazakistan.
La capitale della Mongolia è Ulan Bator che è anche la città più grande, nella quale risiede circa il 45,9% della popolazione.
La Mongolia ha un sistema politico basato su una repubblica presidenziale. Il presidente viene eletto dai cittadini e nomina il primo ministro, ma non può nominare i ministri né sciogliere il parlamento. Egli può, tuttavia, porre il veto sulle leggi in corso di approvazione.
La Mongolia ha una popolazione di circa 3,2 milioni di persone ed una estensione di 1.566.000 km², con la più bassa densità di abitanti al mondo.
In Mongolia circa il 30% della popolazione è nomade, dedita prevalentemente all’allevamento. La religione predominante in Mongolia è il buddismo tibetano e la maggioranza dei cittadini dello Stato è di etnia mongola anche se sono presenti etnie minoritarie, tra cui kazaki e tuvani, soprattutto nella parte occidentale del paese.
Dal punto di vista geografico il paesaggio della Mongolia è molto variegato, con il deserto del Gobi a Sud e con le regioni fredde e montuose a Nord e Ovest. Gran parte della Mongolia è costituita da steppe. Il punto più alto in Mongolia è il picco Hùjtnij, nel massiccio Nayramdal Uur, a 4.374 m s.l.m. Il bacino del lago Uvs Nuur, condiviso con la Repubblica di Tuva (Russia), è uno dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Dal punto di vista climatico la Mongolia è caratterizzata da un clima estivo mite, mentre in inverno le temperature scendono fino a –40 °C e a –60 °C nella taiga.
Il Paese è anche soggetto a rigide condizioni climatiche (zud è il termine con cui i Mongoli definiscono un inverno particolarmente freddo e nevoso). Ulan Bator ha una temperatura media tra le più basse al mondo. La Mongolia è un Paese con un’altitudine tra le più alte al mondo. Ha un clima continentale e tendenzialmente ventoso, con inverni lunghi e rigidi, mentre nei mesi estivi, durante i quali avvengono la maggior parte delle precipitazioni annuali, il clima asciutto e salubre raggiunge i 25-30 °C. In questa breve stagione il vento è protagonista: quello fresco da Nord, quello tiepido dal Gobi.
Con il termine gobi in mongolo si intende una categoria di pascoli della steppa aridi e con vegetazione abbastanza sufficienti al sostentamento di marmotte e cammelli. I Mongoli sono soliti precisare tale differenza, anche se la distinzione non è sempre evidente ai turisti. I paesaggi del Gobi sono estremamente fragili e vengono facilmente distrutti dall’eccessivo sfruttamento della pastorizia, fenomeno in continua crescita che risulta dannoso per la sopravvivenza dei cammelli.
La Mongolia, nonostante le apparenze è una regione dove la natura è ancora sovrana. Siamo in presenza di spazi immensi, che possono apparire un concentrato di “nulla” a un visitatore distratto, sono invece ricchissimi di vita animale e vegetale molto diversificata, a volte unica al mondo. Esistono persino territori quasi inesplorati, dove è ancora possibile la scoperta di nuove specie, un evento ormai rarissimo nel resto del mondo. È il caso del recente ritrovamento di 22 nuove specie vegetali, avvenuto sulla remota catena montuosa dell’Altai, le famose montagne d’oro che formano un confine naturale fra l’ ovest della Mongolia, la Cina, la Russia ed il Kazakistan.
Il Mongolo, individuo nomade per eccellenza, è intimamente legato alla natura e la rispetta non solo per convenienza (sa che la sua vita da lei dipende), ma per convinzione quasi religiosa e per antichissima consuetudine. In quella che è considerata la prima “Costituzione” mondiale, il Codice di Leggi emanato da Gengis Khan, la protezione dell’ambiente è ben evidente, in anticipo di almeno 7 secoli rispetto alla nostra attuale (e tardiva) sollecitudine per la salute di nostra Madre Terra. Ad esempio il Codice comminava addirittura la pena di morte per chi recasse danni ai terreni e alle praterie con scavi non autorizzati, oppure per chi appiccava un incendio. Era inoltre vietato lavare dentro al fiume (o gettarvi qualcuno dentro!), una precauzione antinquinamento di stretta attualità e indubbiamente molto saggia.
Purtroppo con la recente impetuosa modernizzazione, anche lo spirito di molti mongoli sta fatalmente cambiando. Questa popolazione, che ha subito durissime repressioni all’epoca della dominazione prima cinese e poi russa, ora naviga incerta fra l’ossequio alle antiche regole e i nuovi desideri suscitati dalla civiltà dei consumi. Con la necessità di sopravvivere ai cambiamenti troppo repentini che hanno causato forte dissesto sociale, molti mongoli hanno messo a frutto la propria conoscenza del territorio diventando guide per i turisti che giungono in Mongolia sempre più numerosi. Purtroppo alcune agenzie di viaggi impiegano guide locali che accompagnano il turista non solo a scoprire le molte bellezze del Paese, ma anche per battute di caccia che stanno gravemente depauperando la fauna selvatica.

Il mongolo è cacciatore eccellente per antico retaggio e fino ai nostri giorni uccideva solo per sfamarsi, rispettava e addirittura onorava le proprie prede in un complesso rituale che ringraziava il Tengger – il profondo cielo blu, Padre di tutti i mongoli – per i doni concessi al suo popolo.
Gli allarmi lanciati dalle associazioni ambientaliste, oltre ad approfondite ricerche sull’effettiva consistenza del patrimonio faunistico condotte in stretta collaborazione con istituzioni governative, hanno recentemente convinto il Governo della Mongolia che permettere la caccia indiscriminata agli occidentali non sia un buon investimento per il Paese. Una normativa entrata in vigore nel 1995 regolamenta in senso restrittivo la caccia e impone controlli alle frontiere, inoltre nel 2002 il Parlamento Mongolo ha approvato una Legge che protegge il patrimonio faunistico e floreale. Attualmente la Mongolia, oltre allo sfruttamento di enormi giacimenti minerari possiede una sola grande ricchezza: un ambiente ancora praticamente intatto, ricco di vita animale e vegetale che comprende parecchi endemismi. Ci piace pensare che chi ci legge sia amante della natura e parta armato solo di macchina fotografica, cinepresa e una sana dose di curiosità.
Così, allo stato attuale delle ricerche, ben 21 specie risultano in pericolo di estinzione; la maggior parte è rappresentata da ungulati e carnivori che hanno subito uno sfruttamento eccessivo, mentre per altri piccoli mammiferi, ad esempio i pipistrelli, i dati scarseggiano. Ciò non implica che questi ultimi siano a minor rischio, bensì che è necessario estendere la conoscenza delle popolazioni dei piccoli mammiferi nelle aree non ancora sufficientemente studiate. Scopo di questo volume è portare all’attenzione dei politici, degli ecologisti e del governo le azioni da intraprendere perché in futuro le popolazioni di mammiferi in Mongolia siano ancora vitali. Per alcune specie elencate in questo volume sono già state avviate misure speciali, il nostro lavoro non intende sostituirle, bensì accompagnarle e fornire alcuni suggerimenti.
Il futuro della preziosa biodiversità dei mammiferi in Mongolia dipende dal grado di coinvolgimento della popolazione mongola – e della comunità mondiale – nell’opera di salvaguardia degli animali che attualmente si trovano in grave pericolo di estinzione.
La naturalità della Mongolia è legata anche al fatto che la superficie coltivabile è molto limitata a causa del clima freddo. Gran parte del suo territorio è coperta da steppe, con montagne a nord e a ovest e il deserto del Gobi a sud.

Flora –
Ricca è anche la flora: l’aster alpinus (astro alpino), tipico della tundra; l’efedra (Ephedra) un piccolo arbusto dai fiori rossi; rabarbaro (rheum palmatum), specie officinale che cresce allo stato spontaneo qui; la cymbalaria dahurica: cresce nella steppa e nelle aree semidesertiche; e poi ancora, le classiche stelle alpine e il lilium pomilium, diffuso nelle praterie più fresche ed usato nella medicina popolare. Vi sono anche cespugli di Artemisia, “chiamata volgarmente genepì”, la betulla nana nella tundra, papaveri alpini di colore giallo e i sedum che vivono fino a 3.500 metri di quota; sono piante grasse chiamate volgarmente borracine.

Fauna –
Per una tradizione antichissima, i Mongoli venerano cinque animali sacri: il cavallo, il cammello, lo yak, la capra e la pecora. Se non fosse per la caccia indiscriminata, la Mongolia sarebbe un vero e proprio paradiso terrestre per gli animali. La scarsa densità di abitanti per chilometro quadrato e le condizioni climatiche del tutto particolari hanno creato le condizioni per una fauna rara e selvaggia: seicento specie di vertebrati, 20mila di invertebrati e un numero altissimo di uccelli e pesci popolano la Mongolia dal Gobi alla Siberia, dall’Altai ai confini orientali.
Numerosi gli animali endemici, come l’Euchoreutes naso (detto il “ratto canguro) che vive nel Gobi o il Salpingotus kozlovi (un topo canguro lungo 4 centimetri), il rarissimo Orso del Gobi (maazalai), i cavalli Przewalski (in mongolo Takhi,), i cammelli selvatici e il leggendario Leopardo delle nevi che sopravvive in pochi esemplari tra le montagne dell’Altai.

Guido Bissanti




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