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Mappa Geografica della Mongolia

La Mongolia è uno stato dell’Asia centro orientale, privo di accesso al mare e che confina a nord con la Russia e a sud con la Cina e dista solo 38 km dalla punta orientale del Kazakistan.
La capitale della Mongolia è Ulan Bator che è anche la città più grande, nella quale risiede circa il 45,9% della popolazione.
La Mongolia ha un sistema politico basato su una repubblica presidenziale. Il presidente viene eletto dai cittadini e nomina il primo ministro, ma non può nominare i ministri né sciogliere il parlamento. Egli può, tuttavia, porre il veto sulle leggi in corso di approvazione.
La Mongolia ha una popolazione di circa 3,2 milioni di persone ed una estensione di 1.566.000 km², con la più bassa densità di abitanti al mondo.
In Mongolia circa il 30% della popolazione è nomade, dedita prevalentemente all’allevamento. La religione predominante in Mongolia è il buddismo tibetano e la maggioranza dei cittadini dello Stato è di etnia mongola anche se sono presenti etnie minoritarie, tra cui kazaki e tuvani, soprattutto nella parte occidentale del paese.
Dal punto di vista geografico il paesaggio della Mongolia è molto variegato, con il deserto del Gobi a Sud e con le regioni fredde e montuose a Nord e Ovest. Gran parte della Mongolia è costituita da steppe. Il punto più alto in Mongolia è il picco Hùjtnij, nel massiccio Nayramdal Uur, a 4.374 m s.l.m. Il bacino del lago Uvs Nuur, condiviso con la Repubblica di Tuva (Russia), è uno dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
Dal punto di vista climatico la Mongolia è caratterizzata da un clima estivo mite, mentre in inverno le temperature scendono fino a –40 °C e a –60 °C nella taiga.
Il Paese è anche soggetto a rigide condizioni climatiche (zud è il termine con cui i Mongoli definiscono un inverno particolarmente freddo e nevoso). Ulan Bator ha una temperatura media tra le più basse al mondo. La Mongolia è un Paese con un’altitudine tra le più alte al mondo. Ha un clima continentale e tendenzialmente ventoso, con inverni lunghi e rigidi, mentre nei mesi estivi, durante i quali avvengono la maggior parte delle precipitazioni annuali, il clima asciutto e salubre raggiunge i 25-30 °C. In questa breve stagione il vento è protagonista: quello fresco da Nord, quello tiepido dal Gobi.
Con il termine gobi in mongolo si intende una categoria di pascoli della steppa aridi e con vegetazione abbastanza sufficienti al sostentamento di marmotte e cammelli. I Mongoli sono soliti precisare tale differenza, anche se la distinzione non è sempre evidente ai turisti. I paesaggi del Gobi sono estremamente fragili e vengono facilmente distrutti dall’eccessivo sfruttamento della pastorizia, fenomeno in continua crescita che risulta dannoso per la sopravvivenza dei cammelli.
La Mongolia, nonostante le apparenze è una regione dove la natura è ancora sovrana. Siamo in presenza di spazi immensi, che possono apparire un concentrato di “nulla” a un visitatore distratto, sono invece ricchissimi di vita animale e vegetale molto diversificata, a volte unica al mondo. Esistono persino territori quasi inesplorati, dove è ancora possibile la scoperta di nuove specie, un evento ormai rarissimo nel resto del mondo. È il caso del recente ritrovamento di 22 nuove specie vegetali, avvenuto sulla remota catena montuosa dell’Altai, le famose montagne d’oro che formano un confine naturale fra l’ ovest della Mongolia, la Cina, la Russia ed il Kazakistan.
Il Mongolo, individuo nomade per eccellenza, è intimamente legato alla natura e la rispetta non solo per convenienza (sa che la sua vita da lei dipende), ma per convinzione quasi religiosa e per antichissima consuetudine. In quella che è considerata la prima “Costituzione” mondiale, il Codice di Leggi emanato da Gengis Khan, la protezione dell’ambiente è ben evidente, in anticipo di almeno 7 secoli rispetto alla nostra attuale (e tardiva) sollecitudine per la salute di nostra Madre Terra. Ad esempio il Codice comminava addirittura la pena di morte per chi recasse danni ai terreni e alle praterie con scavi non autorizzati, oppure per chi appiccava un incendio. Era inoltre vietato lavare dentro al fiume (o gettarvi qualcuno dentro!), una precauzione antinquinamento di stretta attualità e indubbiamente molto saggia.
Purtroppo con la recente impetuosa modernizzazione, anche lo spirito di molti mongoli sta fatalmente cambiando. Questa popolazione, che ha subito durissime repressioni all’epoca della dominazione prima cinese e poi russa, ora naviga incerta fra l’ossequio alle antiche regole e i nuovi desideri suscitati dalla civiltà dei consumi. Con la necessità di sopravvivere ai cambiamenti troppo repentini che hanno causato forte dissesto sociale, molti mongoli hanno messo a frutto la propria conoscenza del territorio diventando guide per i turisti che giungono in Mongolia sempre più numerosi. Purtroppo alcune agenzie di viaggi impiegano guide locali che accompagnano il turista non solo a scoprire le molte bellezze del Paese, ma anche per battute di caccia che stanno gravemente depauperando la fauna selvatica.

Il mongolo è cacciatore eccellente per antico retaggio e fino ai nostri giorni uccideva solo per sfamarsi, rispettava e addirittura onorava le proprie prede in un complesso rituale che ringraziava il Tengger – il profondo cielo blu, Padre di tutti i mongoli – per i doni concessi al suo popolo.
Gli allarmi lanciati dalle associazioni ambientaliste, oltre ad approfondite ricerche sull’effettiva consistenza del patrimonio faunistico condotte in stretta collaborazione con istituzioni governative, hanno recentemente convinto il Governo della Mongolia che permettere la caccia indiscriminata agli occidentali non sia un buon investimento per il Paese. Una normativa entrata in vigore nel 1995 regolamenta in senso restrittivo la caccia e impone controlli alle frontiere, inoltre nel 2002 il Parlamento Mongolo ha approvato una Legge che protegge il patrimonio faunistico e floreale. Attualmente la Mongolia, oltre allo sfruttamento di enormi giacimenti minerari possiede una sola grande ricchezza: un ambiente ancora praticamente intatto, ricco di vita animale e vegetale che comprende parecchi endemismi. Ci piace pensare che chi ci legge sia amante della natura e parta armato solo di macchina fotografica, cinepresa e una sana dose di curiosità.
Così, allo stato attuale delle ricerche, ben 21 specie risultano in pericolo di estinzione; la maggior parte è rappresentata da ungulati e carnivori che hanno subito uno sfruttamento eccessivo, mentre per altri piccoli mammiferi, ad esempio i pipistrelli, i dati scarseggiano. Ciò non implica che questi ultimi siano a minor rischio, bensì che è necessario estendere la conoscenza delle popolazioni dei piccoli mammiferi nelle aree non ancora sufficientemente studiate. Scopo di questo volume è portare all’attenzione dei politici, degli ecologisti e del governo le azioni da intraprendere perché in futuro le popolazioni di mammiferi in Mongolia siano ancora vitali. Per alcune specie elencate in questo volume sono già state avviate misure speciali, il nostro lavoro non intende sostituirle, bensì accompagnarle e fornire alcuni suggerimenti.
Il futuro della preziosa biodiversità dei mammiferi in Mongolia dipende dal grado di coinvolgimento della popolazione mongola – e della comunità mondiale – nell’opera di salvaguardia degli animali che attualmente si trovano in grave pericolo di estinzione.
La naturalità della Mongolia è legata anche al fatto che la superficie coltivabile è molto limitata a causa del clima freddo. Gran parte del suo territorio è coperta da steppe, con montagne a nord e a ovest e il deserto del Gobi a sud.

Flora –
Ricca è anche la flora: l’aster alpinus (astro alpino), tipico della tundra; l’efedra (Ephedra) un piccolo arbusto dai fiori rossi; rabarbaro (rheum palmatum), specie officinale che cresce allo stato spontaneo qui; la cymbalaria dahurica: cresce nella steppa e nelle aree semidesertiche; e poi ancora, le classiche stelle alpine e il lilium pomilium, diffuso nelle praterie più fresche ed usato nella medicina popolare. Vi sono anche cespugli di Artemisia, “chiamata volgarmente genepì”, la betulla nana nella tundra, papaveri alpini di colore giallo e i sedum che vivono fino a 3.500 metri di quota; sono piante grasse chiamate volgarmente borracine.

Fauna –
Per una tradizione antichissima, i Mongoli venerano cinque animali sacri: il cavallo, il cammello, lo yak, la capra e la pecora. Se non fosse per la caccia indiscriminata, la Mongolia sarebbe un vero e proprio paradiso terrestre per gli animali. La scarsa densità di abitanti per chilometro quadrato e le condizioni climatiche del tutto particolari hanno creato le condizioni per una fauna rara e selvaggia: seicento specie di vertebrati, 20mila di invertebrati e un numero altissimo di uccelli e pesci popolano la Mongolia dal Gobi alla Siberia, dall’Altai ai confini orientali.
Numerosi gli animali endemici, come l’Euchoreutes naso (detto il “ratto canguro) che vive nel Gobi o il Salpingotus kozlovi (un topo canguro lungo 4 centimetri), il rarissimo Orso del Gobi (maazalai), i cavalli Przewalski (in mongolo Takhi,), i cammelli selvatici e il leggendario Leopardo delle nevi che sopravvive in pochi esemplari tra le montagne dell’Altai.

Guido Bissanti





[:en]

Geographic Map of Mongolia

Mongolia is a state in central-eastern Asia, with no access to the sea and bordered to the north by Russia and to the south by China and is only 38 km from the eastern tip of Kazakhstan.
The capital of Mongolia is Ulan Bator which is also the largest city, in which about 45.9% of the population resides.
Mongolia has a political system based on a presidential republic. The president is elected by the citizens and appoints the prime minister, but cannot appoint ministers or dissolve parliament. He may, however, veto the laws being approved.
Mongolia has a population of around 3.2 million people and an area of ​​1,566,000 km², with the lowest population density in the world.
In Mongolia about 30% of the population is nomadic, mainly devoted to breeding. The predominant religion in Mongolia is Tibetan Buddhism and the majority of the citizens of the State are of Mongolian ethnicity even if minority ethnic groups are present, including Kazakhs and Tuvans, especially in the western part of the country.
From a geographical point of view, the landscape of Mongolia is very varied, with the Gobi desert to the south and the cold and mountainous regions to the north and west. Much of Mongolia consists of steppes. The highest point in Mongolia is the Hùjtnij peak, in the Nayramdal Uur massif, at 4.374 m s.l.m. The basin of the Uvs Nuur lake, shared with the Republic of Tuva (Russia), is one of the UNESCO World Heritage Sites.
From the climatic point of view, Mongolia is characterized by a mild summer climate, while in winter the temperatures drop to -40 ° C and to -60 ° C in the taiga.
The country is also subject to harsh climatic conditions (zud is the term by which the Mongols define a particularly cold and snowy winter). Ulan Bator has one of the lowest average temperatures in the world. Mongolia is a country with an altitude among the highest in the world. It has a continental and tendentially windy climate, with long and harsh winters, while in the summer months, during which most of the annual precipitation occurs, the dry and healthy climate reaches 25-30 ° C. In this short season the wind is the protagonist: the fresh one from the North, the warm one from the Gobi.
The term gobi in Mongol means a category of arid steppe pastures with enough vegetation to support marmots and camels. The Mongols are used to spell out this difference, even if the distinction is not always obvious to tourists. The landscapes of the Gobi are extremely fragile and are easily destroyed by the excessive exploitation of pastoralism, a phenomenon that continues to grow which is harmful to camel survival.
Mongolia, despite appearances, is a region where nature is still sovereign. We are in the presence of immense spaces, which may appear to be a concentrate of “nothing” to a distracted visitor, they are instead very rich in very diversified animal and plant life, sometimes unique in the world. There are even almost unexplored territories, where the discovery of new species is still possible, an extremely rare event in the rest of the world. This is the case of the recent discovery of 22 new plant species, which occurred on the remote Altai mountain range, the famous golden mountains that form a natural border between western Mongolia, China, Russia and Kazakhstan.
The Mongol, a nomadic individual par excellence, is intimately linked to nature and respects it not only for convenience (he knows that his life depends on her), but out of an almost religious conviction and by ancient custom. In what is considered the first worldwide “Constitution”, the Code of Laws issued by Genghis Khan, environmental protection is clearly evident, at least 7 centuries ahead of our current (and belated) concern for our health Mother Earth. For example, the Code even imposed the death penalty for those who caused damage to land and grasslands with unauthorized excavations, or for those who started a fire. It was also forbidden to wash inside the river (or throw someone in it!), A very timely and undoubtedly wise precaution against pollution.
Unfortunately with the recent impetuous modernization, even the spirit of many Mongols is fatally changing. This population, which suffered harsh repression at the time of the first Chinese and then Russian domination, now sails uncertainly between the respect for the ancient rules and the new desires aroused by the consumer civilization. With the need to survive too sudden changes that have caused strong social instability, many Mongolians have used their knowledge of the area to become guides for tourists who come to Mongolia more and more. Unfortunately some travel agencies employ local guides who accompany tourists not only to discover the many beauties of the country, but also for hunting trips that are seriously depleting wildlife.

The Mongol is an excellent hunter of ancient heritage and up to the present day he killed only to feed himself, respected and even honored his prey in a complex ritual that thanked the Tengger – the deep blue sky, Father of all Mongols – for the gifts given to the his people.
The alarms launched by environmental associations, as well as in-depth research on the actual consistency of the wildlife heritage carried out in close collaboration with government institutions, have recently convinced the Mongolian Government that allowing indiscriminate hunting to Westerners is not a good investment for the country. A regulation that came into force in 1995 restrictively regulates hunting and imposes border controls, and in 2002 the Mongolian Parliament approved a law that protects the fauna and flora. Currently Mongolia, in addition to the exploitation of huge mineral deposits has only one great wealth: an environment still practically intact, rich in animal and plant life that includes several endemisms. We like to think that those who read us are lovers of nature and start armed only with a camera, camera and a healthy dose of curiosity.
Thus, in the current state of research, as many as 21 species are in danger of extinction; most are ungulates and carnivores that have been over-exploited, while for other small mammals, such as bats, data are scarce. This does not imply that the latter are at lower risk, but that it is necessary to extend the knowledge of small mammal populations in areas not yet sufficiently studied. The purpose of this volume is to bring to the attention of politicians, ecologists and the government the actions to be taken so that in future the mammalian populations in Mongolia are still viable. For some species listed in this volume special measures have already been launched, our work does not intend to replace them, but rather to accompany them and provide some suggestions.
The future of the precious biodiversity of mammals in Mongolia depends on the degree of involvement of the Mongolian population – and of the world community – in the work of safeguarding the animals that are currently in serious danger of extinction.
The naturalness of Mongolia is also linked to the fact that the cultivable surface is very limited due to the cold climate. Much of its territory is covered by steppes, with mountains to the north and west and the Gobi desert to the south.

Flora –
The flora is also rich: the aster alpinus (Alpine star), typical of the tundra; ephedra (Ephedra) a small shrub with red flowers; rhubarb (rheum palmatum), an officinal species that grows spontaneously here; the cymbalaria dahurica: it grows in the steppe and in the semi-desert areas; and then again, the classic edelweiss and the lilium pomilium, widespread in the freshest prairies and used in folk medicine. There are also Artemisia bushes, “commonly called genepì”, the dwarf birch in the tundra, yellow alpine poppies and the sedum that live up to 3,500 meters of altitude; they are succulent plants commonly called borracine.

Fauna –
For an ancient tradition, the Mongols worship five sacred animals: the horse, the camel, the yak, the goat and the sheep. If it were not for indiscriminate hunting, Mongolia would be a real paradise for animals. The low density of inhabitants per square kilometer and the very particular climatic conditions have created the conditions for a rare and wild fauna: six hundred species of vertebrates, 20 thousand of invertebrates and a very high number of birds and fish populate Mongolia from Gobi to Siberia, from the Altai to the eastern borders.
Numerous endemic animals, such as the Euchoreutes nose (known as the “rat kangaroo) that lives in the Gobi or the Salpingotus kozlovi (a 4 cm long kangaroo mouse), the very rare Gobi Bear (maazalai), the Przewalski horses (in Mongolian Takhi ,), the wild camels and the legendary snow leopard that survives in a few specimens in the Altai mountains.

Guido Bissanti





[:es]

Mapa geográfico de Mongolia

Mongolia es un estado en el centro-este de Asia, sin acceso al mar y limitado al norte por Rusia y al sur por China y está a solo 38 km del extremo oriental de Kazajstán.
La capital de Mongolia es Ulan Bator, que también es la ciudad más grande, en la que reside aproximadamente el 45,9% de la población.
Mongolia tiene un sistema político basado en una república presidencial. El presidente es elegido por los ciudadanos y nombra al primer ministro, pero no puede nombrar ministros ni disolver el parlamento. Sin embargo, puede vetar las leyes que se aprueban.
Mongolia tiene una población de alrededor de 3.2 millones de personas y un área de 1,566,000 km², con la densidad de población más baja del mundo.
En Mongolia, alrededor del 30% de la población es nómada, principalmente dedicada a la cría. La religión predominante en Mongolia es el budismo tibetano y la mayoría de los ciudadanos del estado son de etnia mongol, incluso si existen grupos étnicos minoritarios, incluidos los kazajos y los tuvanos, especialmente en la parte occidental del país.
Desde un punto de vista geográfico, el paisaje de Mongolia es muy variado, con el desierto de Gobi al sur y las regiones frías y montañosas al norte y al oeste. Gran parte de Mongolia consiste en estepas. El punto más alto en Mongolia es el pico Hùjtnij, en el macizo Nayramdal Uur, a 4.374 m s.l.m. La cuenca del lago Uvs Nuur, compartida con la República de Tuva (Rusia), es uno de los sitios del Patrimonio Mundial de la UNESCO.
Desde el punto de vista climático, Mongolia se caracteriza por un clima templado de verano, mientras que en invierno las temperaturas caen a -40 ° C y -60 ° C en la taiga.
El país también está sujeto a duras condiciones climáticas (zud es el término por el cual los mongoles definen un invierno particularmente frío y nevado). Ulan Bator tiene una de las temperaturas medias más bajas del mundo. Mongolia es un país con una altitud entre las más altas del mundo. Tiene un clima continental y ventoso, con inviernos largos y duros, mientras que en los meses de verano, durante los cuales se produce la mayor parte de la precipitación anual, el clima seco y saludable alcanza los 25-30 ° C. En esta corta temporada, el viento es el protagonista: el fresco del norte, el cálido del Gobi.
El término gobi en mongol significa una categoría de pastos de estepa áridos con suficiente vegetación para soportar marmotas y camellos. Los mongoles se utilizan para explicar esta diferencia, incluso si la distinción no siempre es obvia para los turistas. Los paisajes del Gobi son extremadamente frágiles y se destruyen fácilmente por la explotación excesiva del pastoreo, un fenómeno que continúa creciendo y que es perjudicial para la supervivencia de los camellos.
Mongolia, a pesar de las apariencias, es una región donde la naturaleza aún es soberana. Estamos en presencia de inmensos espacios, que pueden parecer un concentrado de “nada” para un visitante distraído, en cambio son muy ricos en animales y plantas muy diversificados, a veces únicos en el mundo. Incluso hay territorios casi inexplorados, donde el descubrimiento de nuevas especies aún es posible, un evento extremadamente raro en el resto del mundo. Este es el caso del reciente descubrimiento de 22 nuevas especies de plantas, que ocurrió en la remota cordillera de Altai, las famosas montañas doradas que forman una frontera natural entre el oeste de Mongolia, China, Rusia y Kazajstán.
El mongol, un individuo nómada por excelencia, está íntimamente relacionado con la naturaleza y la respeta no solo por conveniencia (él sabe que su vida depende de ella), sino por una convicción casi religiosa y por una antigua costumbre. En lo que se considera la primera “Constitución” mundial, el Código de Leyes emitido por Genghis Khan, la protección del medio ambiente es claramente evidente, al menos 7 siglos antes de nuestra preocupación actual (y tardía) por nuestra salud Madre tierra Por ejemplo, el Código incluso impuso la pena de muerte para quienes causaron daños a tierras y pastizales con excavaciones no autorizadas, o para quienes iniciaron un incendio. También estaba prohibido lavarse dentro del río (¡o arrojar a alguien dentro!), Una precaución muy oportuna e indudablemente muy sabia contra la contaminación.
Desafortunadamente con la reciente modernización impetuosa, incluso el espíritu de muchos mongoles está cambiando fatalmente. Esta población, que sufrió una dura represión en el momento de la primera dominación china y luego rusa, ahora navega con incertidumbre entre el respeto por las antiguas reglas y los nuevos deseos suscitados por la civilización del consumidor. Con la necesidad de sobrevivir a cambios demasiado repentinos que han causado una fuerte inestabilidad social, muchos mongoles han utilizado su conocimiento del área para convertirse en guías para los turistas que vienen a Mongolia cada vez más. Desafortunadamente, algunas agencias de viajes emplean guías locales que acompañan a los turistas no solo para descubrir las muchas bellezas del país, sino también para viajes de caza que están agotando gravemente la vida silvestre.

El mongol es un excelente cazador de la herencia antigua y hasta el día de hoy solo mató para alimentarse, respetó e incluso honró a su presa en un complejo ritual que agradeció al Tengger, el cielo azul profundo, padre de todos los mongoles, por los dones dados a los su gente.
Las alarmas lanzadas por las asociaciones ambientales, así como la investigación en profundidad sobre la consistencia real del patrimonio de la vida silvestre realizada en estrecha colaboración con las instituciones gubernamentales, han convencido recientemente al Gobierno de Mongolia de que permitir la caza indiscriminada a los occidentales no es una buena inversión para el país. Una regulación que entró en vigencia en 1995 regula de manera restrictiva la caza e impone controles fronterizos, y en 2002 el Parlamento de Mongolia aprobó una ley que protege la fauna y la flora. Actualmente, Mongolia, además de la explotación de enormes yacimientos minerales, solo tiene una gran riqueza: un entorno todavía prácticamente intacto, rico en vida animal y vegetal que incluye varios endemismos. Nos gusta pensar que quienes nos leen son amantes de la naturaleza y comienzan armados solo con una cámara, una cámara y una dosis saludable de curiosidad.
Por lo tanto, en el estado actual de la investigación, hasta 21 especies están en peligro de extinción; la mayoría son ungulados y carnívoros que han sido sobreexplotados, mientras que para otros pequeños mamíferos, como los murciélagos, los datos son escasos. Esto no implica que estos últimos tengan un riesgo menor, sino que es necesario ampliar el conocimiento de las poblaciones de pequeños mamíferos en áreas aún no suficientemente estudiadas. El propósito de este volumen es llamar la atención de los políticos, ecologistas y el gobierno sobre las acciones a tomar para que en el futuro las poblaciones de mamíferos en Mongolia sigan siendo viables. Para algunas especies incluidas en este volumen, ya se han lanzado medidas especiales, nuestro trabajo no pretende reemplazarlas, sino más bien acompañarlas y proporcionar algunas sugerencias.
El futuro de la preciosa biodiversidad de los mamíferos en Mongolia depende del grado de participación de la población de Mongolia, y de la comunidad mundial, en el trabajo de salvaguardar a los animales que actualmente están en grave peligro de extinción.
La naturalidad de Mongolia también está vinculada al hecho de que la superficie cultivable es muy limitada debido al clima frío. Gran parte de su territorio está cubierto por estepas, con montañas al norte y oeste y el desierto de Gobi al sur.

Flora –
La flora también es rica: el aster alpinus (estrella alpina), típico de la tundra; efedra (efedra) un pequeño arbusto con flores rojas; ruibarbo (rheum palmatum), una especie oficial que crece espontáneamente aquí; la cymbalaria dahurica: crece en la estepa y en las zonas semidesérticas; y, de nuevo, el clásico edelweiss y el lilium pomilium, generalizado en los pastizales más fríos y utilizado en medicina popular También hay arbustos de Artemisia, “comúnmente llamados genepì”, el abedul enano en la tundra, las amapolas alpinas amarillas y los sedum que viven hasta 3.500 metros de altitud; son plantas suculentas comúnmente llamadas borracina.

Fauna –
Para una antigua tradición, los mongoles adoran a cinco animales sagrados: el caballo, el camello, el yak, la cabra y la oveja. Si no fuera por la caza indiscriminada, Mongolia sería un verdadero paraíso para los animales. La baja densidad de habitantes por kilómetro cuadrado y las condiciones climáticas muy particulares han creado las condiciones para una fauna rara y salvaje: seiscientas especies de vertebrados, 20 mil invertebrados y una gran cantidad de aves y peces pueblan Mongolia desde Gobi a Siberia, desde el Altai hasta las fronteras orientales.
Numerosos animales endémicos, como la nariz de Euchoreutes (conocida como la “rata canguro” que vive en el Gobi o el Salpingotus kozlovi (un ratón canguro de 4 cm de largo), el muy raro oso Gobi (maazalai), los caballos Przewalski (en Takhi mongol) ,), los camellos salvajes y el legendario leopardo de las nieves que sobrevive en unos pocos ejemplares en las montañas de Altai.

Guido Bissanti





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Un pensiero su “[:it] Mappa Geografica della Mongolia [:en] Geographic Map of Mongolia[:es] Mapa geográfico de Mongolia [:]

  • 10 Agosto 2022 in 12:04
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    Grazie! Anch’io mi sono innamorata della Mongolia, da quando ho visto ” il cammello che piange” che mi ha fatto conoscere il morin kuur e la musica mongola di cui sono appassionata. Peccato essere un po’ avanti negli anni …

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