Archips podanus

Archips podanus

La Cacecia dei fruttiferi (Archips podanus (Scopoli, 1763)) è un lepidottero ricamatore appartenente alla famiglia dei Tortricidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al dominio Dominio Eukaryota, Regno Animalia, Sottoregno Eumetazoa, Superphylum Protostomia, Phylum Arthropoda, Subphylum Tracheata, Superclasse Hexapoda, Classe Insecta, Sottoclasse Pterygota, Coorte Endopterygota, Superordine Oligoneoptera, Sezione Panorpoidea, Ordine Lepidoptera, Sottordine Glossata, Infraordine Heteroneura, Divisione Ditrysia, Superfamiglia Tortricoidea, Famiglia Tortricidae e quindi al Genere Archips ed alla Specie A. podanus.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
L’ Archips podanus è un lepidottero diffuso sopratutto nelle regioni settentrionali, molto polifago in quanto vive a spese di molte piante tra cui: Melo, Pero, Drupacee, Vite, Fragola e Latifoglie forestali e ornamentali.

Morfologia –
La Cacecia dei fruttiferi è un lepidottero che allo stadio adulto ha una apertura alare di 17 -19 mm per il maschio e 19 a 22 mm per la femmina. Le ali anteriori si presentano troncate alla sommità, di colore marrone chiaro con 3 macchie oblique mal delimitate, soprattutto nella femmina. Le ali posteriori sono invece di colore grigio brunastro con l’apice e le frange arancioni. Si tratta quindi di insetti con elevato dimorfismo sessuale.
Ha testa e torace di colore bruno ed addome grigio brunastro.
Le uova vengono deposte sulla corteccia in oloplacche (con diametro fino a 7 mm) che contengono da 3 a più di un centinaio di uova; queste sono inizialmente di colore verdastro per poi divenire grigio brunastre, embricate e ricoperte di una sostanza protettrice traslucida.
La larva che si sviluppa è lunga 18 – 24 mm, di colore verde oliva ma che può variare anche in funzione del regime alimentare dal giallastro al violaceo; in certi casi può presentare una linea medio dorsale di colore verde leggermente più scuro. È dotata di lunghe setole argentate poste su piccole verruche biancastre disseminate su tutto il corpo.

Attitudine e Ciclo biologico –
L’Archips podanus trascorre l’inverno allo stadio di larva giovane per poi riprendere nel periodo primaverile la sua attività nutrendosi di organi vegetativi presenti (germogli e fiori).
Gli adulti sfarfallano nel periodo che va da maggio alla prima metà di giugno; le larve di 1a generazione sono attive tra giugno e luglio.
Gli adulti del 2° volo compariranno tra luglio ed agosto, così nel periodo di agosto troviamo le larve di 2a generazione che possono dare origine ad una 3a generazione i cui adulti compariranno a settembre. Questi sono gli adulti che daranno origine, nel periodo di ottobre alla generazione delle larve svernanti. In questo modo l’Archips podanus può compiere fino a tre generazioni l’anno.
L’adulto ha una vita media di 15 gg.
La larva si sviluppa in un periodo oscillante, anche in funzione delle condizioni climatiche, dai 28 ai 55 gg. I giovani bruchi penetrano nei germogli ed in seguito avvicinano le foglie con dei fili setosi. In seguito alla loro attività le foglie si accartocciano in forma di sigaro, ne rodono il parenchima, rispettandone le nervature. I germogli terminali sono quelli più graditi e colpiti.
I bruchi penetrano nei germogli in formazione incidendo il peduncolo sotto il calice. Alla fioritura attaccano gli stami ed il pistillo lasciando sopra dei fili setosi. Questo tipo di attacco è alquanto frequente sul Melo.
La durata dello sviluppo della ninfa è dai 15 ai 20 gg.

Ruolo Ecologico –
L’ Archips podanus è un lepidottero che svolge il suo ciclo biologico a carico di molte specie, principalmente Melo, Pero, Drupacee, Vite, Fragola e Latifoglie forestali e ornamentali; possono essere trovati su Betulle (Betula), Acero (Acer), Platani (Platanus), sul Pioppo (Populus), sulle Querce (Quercus) ma anche su altri arbusti e su piante annuali o pluri-annuali: Ribes, Lampone, Nocciolo, Luppolo, Lauro (Laurus), Ligustro (Ligustrum), Caprifoglio (Lonicera), Mirto (Myrtus), Lillà (Syringa vulgaris), Viburno (Viburnum) e Ortica (Urtica).
A causa della sua attività compiono erosioni sulle giovani foglioline e penetrano nei boccioli fiorali distruggendo gli organi interni, attaccano anche i giovani frutticini dove compiono profonde erosioni causando la comparsa di deformità durante la crescita. Sulle piante di vite danneggia le foglie e i grappoli. I danni causati a inizio primavera non sono mai molto gravi, mentre sono molto più gravi quelli che avvengono in piena estate, dove le larve compiono estese erosioni sui frutti nelle parti a contatto con altri organi. Su varietà di melo a picciolo corto e sulle ciliegie le erosioni sono concentrate nella zona peduncolare del frutto.
Per il contenimento di questo lepidottero risulta fondamentale la diminuzione della specializzazione agricola, la presenza di soluzioni agro ecologiche (siepi, muretti a secco, consociazioni, ecc.) che avvantaggiano la presenza e la biocenosi di altri insetti antagonisti come: Imenotteri Calcidoidei e Braconidi e, tra i Calcidoidei, molto importanti sono i Trichogramma che sono attivi sulle ovature; infine ricordiamo i Ditteri Larvevoridi le cui larve parassitizzano le larve dei Tortricidi.
Quando si vuole operare il campionamento per individuare la soglia di intervento, spesso si considerano in modo cumulativo tutti gli insetti ricamatori, in particolare modo Pandemis cerasana e Archips podanus.
Il campionamento ambientale va eseguito in primavera per valutare l’attività delle forme svernanti sui germogli e sui mazzetti fiorali. In prefioritura (per la generazione svernante) la soglia è del 15-20% (in certi casi abbassata al 5%) di germogli infestati.
Dalla fioritura, per le generazioni successive, la soglia è del 5% dei germogli/mazzetti infestati; se non si interviene prima si può intervenire alla caduta dei petali con gli stessi prodotti. Dopo questi interventi, effettuati secondo le indicazioni emerse dai campionamenti, tutti gli altri trattamenti possono essere eseguiti valutando le soglie mediante le trappole sessuali. La metodologia di monitoraggio prevede le seguenti fasi:
– verso l’inizio di maggio vanno montate le trappole;
– il numero di trappole può variare da una per ettaro o due per azienda medio-piccole;
– se vengono prese in considerazione le catture congiunte di Pandemis e Archips, la soglia di intervento cumulativa è di 30 adulti catturati nelle due trappole in 1 o 2 settimane;
– se si prende in considerazione solo la Pandemis, la soglia di intervento è di 15 adulti catturati per trappola in 1 o 2 settimane.
In generale la soglia di intervento per la 1a e la 2a generazione, specie se si tratta delle larve svernanti, può essere valutata anche con un campionamento dei germogli/organi infestati che è pari al 5%.
Se si considerano le soglie di volo delle trappole contro le larve di la generazione (giugno-luglio) si interviene, dopo circa due settimane dal superamento della soglia, con Bacillus thuringiensis ssp. kurstaki (i trattamenti devono essere almeno due). Contro le larve della 2a generazione si interviene dopo circa una settimana dal superamento della soglia. Si consideri inoltre che il trattamento contro la 1a generazione della Carpocapsa corrisponde anche all’intervento contro la 1a generazione dei ricamatori (Pandemis e Archips).
È interessante l’evoluzione che può dare, inoltre, la messa a punto di modelli previsionali per prevedere il momento di sviluppo del fitofago.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.

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