Lonicera implexa

Lonicera implexa

Il caprifoglio mediterraneo (Lonicera implexa Aiton, 1789) è una specie arbustiva appartenente alla famiglia delle Caprifoliaceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Ordine Dipsacales, Famiglia Caprifoliaceae e quindi al Genere Lonicera ed alla Specie L. implexa.
Sono sinonimi i termini:
– Lonicera balearica (Dum.Cours.) DC.;
– Lonicera valentina Pau;
– Lonicera adenocarpa Guss..

Etimologia –
Il termine Lonicera è stato attribuito in quanto il genere è stato dedicato da Linneo al medico e botanico tedesco Adam Lonitzer (latinizzato in Lonicerus, 1528-1586), autore di un trattato sulle erbe medicinali.
L’epiteto implexa deriva da implecto intrecciare, incrociare, intricare: intricato.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il caprifoglio mediterraneo, o madreselva mediterranea, è una specie a distribuzione stenomediterranea presente in Liguria e in tutte le regioni dell’Italia centrale, meridionale e insulare.
Questa pianta cresce nelle leccete aperte e nella macchia mediterranea, molto più raramente nei boschi submediterranei di latifoglie decidue, a volte anche nelle siepi, dal livello del mare a 800 m circa. Vegeta in associazione con arbusti che fungono da sostegno, soprattutto con il lentisco nei boschi di leccio, le macchie e le siepi.

Descrizione –
Lonicera implexa è una specie arbustiva rampicante, sempreverde, glauca e con rami volubili.
Le foglie sono coriacee, persistenti, di colore verde chiaro, opposte e con lamina ovata.
I fiori sono sessili, riuniti in capolini terminali tubulosi e di colore rosa inseriti su brattee ellittiche.
L’antesi è tra febbraio a maggio.
I frutti sono delle bacche ovoidali di colore rosso-arancio a maturità di 5-7 mm, con 2-3 semi ovoidi, che misurano 3-3,5 x 4-4,5 mm, giallastri o giallo-brunastri con fenditure.

Coltivazione –
Il caprifoglio mediterraneo, come tutte le specie della macchia mediterranea cresce bene in ambienti caldi e semi aridi ma si sviluppa bene in presenza di altre piante su cui tende ad arrampicarsi.
Si tratta di specie elio-xerofila che predilige quindi luoghi soleggiati e caldi fra cespugli e siepi della macchia mediterranea o nei macchioni misti di leccio, dal livello del mare fino a 800 m di quota.
Per i dettagli della tecnica di coltivazione si può consultare la seguente scheda.

Usi e Tradizioni –
Il frutto, di colore rosso arancio, di questo caprifoglio, è una che se ingerita, provoca nausea, vomito e diarrea in quanto tossico.
Nei tempi antichi, in alcune zone e per uso esterno, si adoperavano le foglie; per uso interno si usavano i fiori. Non viene usato nella medicina naturale, però si ha notizie che in passato è stato usato come espettorante, sedativo dei bronchi, in quanto favorisce la fluidificazione del catarro e attenua la tosse.
In tempi passati, si strofinavano i fiori e le foglie del Caprifoglio sulle labbra colpite da herpes cioè la così detta “Febbre sorda”’.
Gli Egizi, i Greci ed i Romani utilizzavano solo la corteccia, uso che però nel medioevo decadde.

Modalità di Preparazione –
Non si conosce alcun uso in cucina, poiché la pianta è tossica.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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