Il sorbitolo

Il sorbitolo

Il sorbitolo (o glucitolo) è un alcol a sei atomi di carbonio appartenente alla categoria dei polioli, quindi funzionalmente assimilabile ai comuni glucidi. Nella nomenclatura IUPAC è: (2R,3R,4R,5S)-esan-1,2,3,4,5,6-esolo e la sua formula bruta o molecolare è: C6H14O6.
Il sorbitolo trova ampio spazio in campo alimentare come dolcificante acariogeno ed ipocalorico; il suo potere edulcorante è infatti pari al 60% di quello dello zucchero, ma a parità di peso fornisce un 40% di calorie in meno (2,6 Kcal/g contro le 4 del saccarosio). Il sorbitolo ha un sapore fresco e piacevole, ma soprattutto ha la capacità di donare consistenza al prodotto, trattenendo l’umidità e migliorandone la conservazione (inibisce lo sviluppo di lieviti, muffe ed altri microrganismi). L’uso del sorbitolo come prodotto da aggiungere agli alimenti è dovuto al fatto che i batteri che causano la carie non riescono a utilizzarlo per il loro metabolismo.
Questa caratteristica rende il sorbitolo un ingrediente molto utile per mantenere morbidi più a lungo i prodotti di pasticceria (plum cake, petits four, pan di spagna ecc.) e quelli lievitati (panettoni, cornetti, brioches). Il suo utilizzo nell’industria alimentare come dolcificante, stabilizzante e agente lievitante è classificato con il nome di E420.

 

Il sorbitolo è presente nelle alghe rosse e in molte bacche e frutti come mele, pere, susine, ciliegie e soprattutto in quella del sorbo (Sorbus spp.), da cui prende il nome.
La assunzione di sorbitolo non ha solitamente effetti collaterali, ma a dosi anche modeste (30 grammi) o in soggetti intolleranti può provocare diarrea. Il suo uso è, comunque, sconsigliato nei bambini di età inferiore a 1 anno di vita. Inoltro alcuni soggetti possono manifestare intolleranza a questa molecola. In soggetti predisposti, il sorbitolo quindi può aggravare i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile, con comparsa di gonfiori e crampi addominali.
Il sorbitolo viene trasformato, nell’organismo umano, in monosaccaridi (tra cui soprattutto il fruttosio) senza l’intervento dell’insulina: per questo motivo può quindi essere presente nell’alimentazione dei diabetici.
Il sorbitolo può essere sintetizzato in laboratorio per riduzione del glucosio con tetraidroborato di sodio, mentre industrialmente viene ridotto per idrogenazione ad alte pressioni o per via elettrochimica.
Inoltre, tramite reazione di disidratazione del sorbitolo, con conseguente formazione di un anello furanosico, si ha la produzione del sorbitano, composto dal quale si ottiene una serie di emulsionanti che trovano svariati utilizzi, anche alimentari.

Avvertenza: le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.




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