Lotta biologica al Cotonello dell’olivo

Lotta biologica al Cotonello dell’olivo

Il cotonello dell’olivo (Euphyllura olivina (Costa)) è un insetto della famiglia dei Psillidi parassita dell’olivo, che in caso di infestazione può causare gravi danni. Il danno è dovuto sia all’attività diretta dei morsi alimentari, che indeboliscono le piante, con effetti negativi sulle rese produttive, per l’effetto indiretto delle secrezioni cerose che causano l’aborto di molti fiori.
Nello specifico il danno si manifesta su germogli, infiorescenze, frutticini ed è determinato sia dalle punture trofiche causato da adulti e forme giovanili sia dall’asfissia provocata dalle colonie infestanti, protette dalle secrezioni cerose e dalla melata (a cui si aggiunge successivamente la formazione delle fumaggini che aggravano ulteriormente i danni). In particolare l’attacco sui fiori provoca aborto fiorate e colatura, mentre sui frutti provoca cascola. Inoltre i germogli infestati manifestano uno sviluppo stentato e, a volte, possono disseccare completamente. Purtroppo gli attacchi maggiori si verificano nei momenti della fioritura e dell’allegagione (dove il danno è più consistente).
In questa scheda vedremo gli interventi necessari di lotta biologica al Cotonello dell’olivo e le tecniche più appropriate.

 

Il Cotonello dell’olivo supera l’inverno allo stato di adulto rifugiato sulla parte inferiore dei rametti, alla loro ascella, delle gemme e dei piccioli fogliari ed a fine inverno, in occasione di giornate soleggiate, riprende l’attività trofica e subito dopo le femmine depongono circa un centinaio di uova, con cadenza di 4-14 al giorno, sia sulla pagina inferiore delle foglie in formazione, che sulle gemme ascellari, sui germogli e sui piccioli fogliari.
Le infestazioni diventano maggiori soprattutto su piante di olivo con chioma molto densa ove si vengono a creare, causa l’insufficiente penetrazione della luce e dell’aria, condizione microambientali favorevoli all’insetto.
Per questo motivo le piante di olivo devono essere potate, in maniera equilibrata e possibilmente tutti gli anni, in modo da favorire l’arieggiamento e la penetrazione della luce nella chioma (che contribuisce altresì a condizioni di umidità del suolo favorevoli all’insetto).
Un altro aspetto fondamentale e, spesso trascurato, è legato al sistema di concimazione adottato. L’uso di fertilizzanti azotati provenienti da nitrati (ed in misura minore da sali ammoniacali) provoca un eccessivo rigoglio vegetativo delle piante ed un maggiore gradimento nutrizionale da parte dell’insetto. Per questo motivo le concimazioni dovrebbero essere solo di natura organica (letame ben maturo) ed integrate da inerbimento e sovescio con leguminose.
La tecnica dell’inerbimento, congiunta alla possibilità di filari di piante di altre specie (come per es. il nasturzio (Tropaeolum majus L., 1753) o il tanaceto (Tanacetum vulgare (L., 1753)), per citarne alcuni ) diviene fondamentale per la creazione di quella biodiversità agroecologica necessaria alla crescita di alcuni suoi entomofagi naturali.
In natura infatti il Cotonello dell’olivo è è controllato efficacemente da alcuni entomofagi, tra cui ricordiamo: Neurotteri Crisopidi, larve di Ditteri Sirfidi, Rincoti Antocoridi (fra cui Anthocoris femorali) Encyrtus euphyllurae insieme ad altri Imenotteri parassitoidi.
In generale la specializzazione e la monocoltura dell’oliveto, i sesti troppo densi, il suolo netto da vegetazione erbacea creano condizioni di difficile controllo di questo insetto.




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