Come riequilibrare un sistema ecologico agricolo

Come riequilibrare un sistema ecologico agricolo

I principi su cui si basano gran parte dei sistemi agricoli “moderni” sono il frutto di un errore di base e cioè quelli di aver trasferito nei processi produttivi agricoli i criteri tipici dei modelli industriali e dei loro sistemi di assemblaggio. I sistemi ecologici funzionano in maniera molto differente; questi si basano sul principio dei sistemi dissipativi di energia e quindi in essi vigono le leggi della termodinamica e della neghentropia.
Per questo motivo quanto più l’organizzazione produttiva di un’azienda agricola è lontana da questi principi tanto più il suo rendimento globale energetico sarà basso e il modello produttivo condizionato dalla necessità di molteplici correttivi di funzione (pesticidi, insetticidi, concimi di sintesi, ecc.).

 

Qualunque sia l’ordinamento produttivo che decidete di creare, se questo non pone le basi su solidi principi di condivisone del processo energetico tra tutti i componenti dell’ecosistema agricolo (microorganismi, piante, insetti, animali, ecc.), allora stiamone certi qualunque tentativo di governare la nostra azienda con metodi “biologici” troverà incredibili difficoltà. Questo perché il sistema termodinamico aziendale tenderà a produrre basse aliquote di neghentropia con conseguenti feedback del sistema che tenterà continuamente il riequilibrio (proliferazioni di funghi, infestanti, insetti, malattie varie, ecc.).
In questo senso quindi la soluzione per una nuova frontiera dell’agroecologia non può essere solo la lotta biologica ma la preventiva organizzazione dei sistemi agricoli. A sua volta questa organizzazione deve essere quanto più comprensoriale applicando il principio del bioregionalismo. Ipotizzare di creare microecosistemi (aziende agricole) avulse dall’ecosistema che le circonda è cosa impossibile e termo dinamicamente irrealizzabile.
Ma di fatto cosa è un sistema dissipativo: è una complessa macchina ecologica di trasformazione dell’energia (solare, eolica, idrica, geotermica, ecc.) frazionata tra il numero più alto possibile di componenti sia biotiche (piante, insetti, vertebrati, funghi, ecc.) che abiotiche (minerali, aria, ecc.). In questa complessa macchina ogni componente svolge un ruolo ben definito, con biocenosi, scambi, simbiosi, ecc. che consentono il più alto rendimento energetico realizzabile tanto più la compartecipazione è massima. Chiaramente la compartecipazione non è casuale ma risponde a ben determinati principi di ecologia (termodinamica dei sistemi vivi).
Quando noi impiantiamo un arboreto o qualunque coltivazione, senza tenere conto di tutte queste variabili, predisponiamo il sistema ai correttivi che la Natura (cioè l’ecosistema circostante) tenderà a bilanciare.
Alcuni rimedi però sono possibili a postumi. Per ricreare un sistema dissipativo più efficiente si possono per es.: impiantare siepi utilizzando specie locali nettarifere, che producono frutti carnosi, che siano infestate da insetti ad esse dannose ma utilizzate da insetti utili come prede alternative; preservare i muretti a secco, i vecchi alberi, le capezzagne, gli alberi ad alto fusto; lavorare il terreno lasciando zone temporaneamente inerbite (es. in prossimità degli alberi); quando possibile preferire l’inerbimento, anche se limitato alla fila, rispetto alle lavorazioni del terreno; mantenere gli impianti arborei inerbiti d’inverno; installare nidi artificiali; limitare l’ampiezza degli appezzamenti, compatibilmente con le esigenze di meccanizzazione.
È evidente che questi sono correttivi ad una patologia aziendale molto più diffusa di quello che si pensi. Per questo motivo bisogna urgentemente rivedere tutta una scuola agraria basata su criteri scientifici molto discutibili. Oggi stiamo solo vedendo la punta dell’iceberg.

Guido Bissanti




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