Carum carvi

Carum carvi

Il cumino dei prati (Carum carvi L., 1753), noto anche come comino o carvi, è una pianta biennale appartenente alla famiglia Apiaceae, che non deve confondersi con il cumino (cuminum cyminum), che presenta frutti simili ma con un aroma completamente differente.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al Dominio Eukaryota, Regno Plantae, Sottoregno Tracheobionta, Superdivisione Spermatophyta, Divisione Magnoliophyta, Classe Magnoliopsida, Sottoclasse Rosidae, Ordine Apiales, Famiglia       Apiaceae e quindi al Genere Carum ed alla Specie C. carvi.

Etimologia –
L’etimologia di questa pianta è controversa. Secondo alcuni autori, proviene da κάρον káron, nome greco del Carum carvi in Dioscoride; per altri dal greco κάρυον káryon, ogni frutto con il guscio duro, legnoso; secondo Plinio deriverebbe dal paese di origine, in Asia Minore, Κᾱρία Karίa in greco e Caria in latino carvi: (Carum) dall’arabo Karwija in latino Caria, antica regione dell’Asia Minore nella Turchia sudoccidentale: originario della Caria. Il Carvi è conosciuto anche con il nome di Cumino tedesco o Kummel.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
È una specie eurasiatica in senso lato, che ricompare anche nel Nordafrica. Cresce spontaneo nei luoghi erbosi incolti, nei prati in montagna, ai bordi delle strade e nei fossi rurali di tutta Europa.

Descrizione –
La pianta, all’apparenza, è simile alla carota; presenta delle foglie finemente divise come delle piume, che crescono su rami di circa 20-30 centimetri. Il fusto della pianta raggiunge un’altezza di 40-60 centimetri e getta fiori di colore bianco o rosa. I frutti del Carum carvi come quelli delle altre specie di Ombrellifere sono erroneamente detti semi, hanno forma semicircolare e sono lunghi circa due millimetri.

Coltivazione –
Il cumino dei prati è coltivato ampiamente in Germania, Olanda, Polonia, Spagna e Nord Africa e viene raccolto prima della completa maturazione dei semi, poiché in tale momento si ha il massimo contenuto di olio essenziale. La pianta richiede clima caldo, posizione soleggiata e terreni ben drenati. Cresce tra 800 e 2200 m s.l.m..

Usi e Tradizioni –
Già dal medioevo quindi si conosceva il Carvi e lo si utilizzava in medicina come carminativo e digestivo e in cucina come aromatizzante. In effetti i frutti del carvi sono uno dei carminativi più affidabili e potenti (per il meccanismo d’azione dei carminativi vedere la scheda del Finocchio) con una altrettanto importante azione stomachica prodotta dall’olio essenziale che favorisce la funzionalità dello stomaco nel suo complesso. La droga del Carvi è costituita dai frutti che contengono il 3-7% di olio essenziale composto in gran parte da (+)-carvone, (+)-limonene ed altri terpeni. Il cumino dei prati contiene inoltre il 10-18% di olio, prevalentemente costituito dagli acidi grassi petroselinico (30-43%), linoleico (34-37%), oleico (15-25%) e palmitico (4-5%); il 20% di proteine; il 20% circa di carboidrati; flavonoidi. Le attività principali svolte sono: stomachica, digestiva, carminativa, antispasmodica, galattogoga. In generale il carvi è consigliato nei disturbi gastro-intestinali caratterizzati da spasmi, flatulenza, gonfiore. Coliche flatulente nei bambini.

Modalità di Preparazione –
Il Carvi, o Cumino dei prati, è un seme molto usato in cucina anche per la sua azione carminativa. L’uso del Carvi come aromatizzante diventa importante soprattutto presso le popolazioni tedesche che adoperavano e utilizzano tuttora questi semi (conosciuti anche come “anici dei Vosgi”) come spezia per aromatizzare pani, dolci e formaggi e per migliorare la digeribilità di alimenti che possono causare flatulenze (in particolare il cavolo).  Il Carvi è inoltre uno dei principali ingredienti nella preparazione di liquori e acqueviti, note con il nome di Kummel. Queste sono in grado di migliorare la tollerabilità di molti cibi, in particolar modo quelli grassi. Attenzione a chi manifesta ipersensibilità ad altre piante della famiglia delle Apiaceae (Ombrellifere).

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.




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