Come coltivare l’uva ursina in maniera biologica

Come coltivare l’uva ursina in maniera biologica

L’Uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi (L.) Spreng.), è una delle specie appartenenti alla famiglia ericacee e al genere Arctostaphylos ed è un arbusto spontaneo nei boschi (conosciuta anche con i nomi di uva orsina, uva selvaggia o uva dell’orso). Vediamo adesso, anche nelle nostre campagne come coltivare l’uva ursina in maniera biologica.
In Italia questa pianta si trova con buone frequenza sopratutto nella zona delle brughiere delle Alpi e degli Appennini, fino ad un’altitudine di 2.400 metri. Per la sua coltivazione va considerato che è una pianta che cresce in zone ombreggiate visto che il suo habitat naturale è all’interno di boschi, sottoboschi, zone particolarmente sassose o ricche di rocce ma che in ambiente soleggiato cresce altrettanto bene.

Sono piante arbustive (di piccola taglia) e sempreverdi e conservano pertanto le foglie durante l’intero corso dell’anno. Le piante di uva ursina richiedono terreni con un ottimo livello di drenaggio (in quanto mal sopportano i ristagni idrici) e che il pH del suolo sia acido o subacido, anche roccioso ma non calcarei (per evitare la manifestazione di clorosi ferriche). Sono piante che sopportano benissimo le basse temperature e un po’ meno le alte per cui la loro coltivazione è più adatta nelle aree settentrionali del nostro Paese.
È una pianta che fiorisce tra il mese di maggio e quello di giugno. Si raccolgono le sue foglie per scopi fitoterapeutici; le foglie vengono poste ad essiccare all’interno di ambienti ombrosi e ottimamente aerati e successivamente contenuti in vasetti di vetro o di porcellana.
Ricordiamo che le piante di uva ursina devono essere irrigate con frequenza saltuaria ed in profondità (anche ogni 10-15 giorni) o comunque valutando lo stato di umidità dei primi strati di terreno. In fase di riposo vegetativo, nel periodo invernale, invece la pianta non va irrigata.
La moltiplicazione della pianta di uva ursina può essere operata per seme nel corso della stagione primaverile; si possono utilizzare i semi piccoli che si trovano all’interno delle bacche praticando una leggera sfregatura con carta vetrata , per poi collocarli in acqua tiepida per circa 12 ore. Altro sistema (è più veloce) è quello di partire per moltiplicazione da talea apicale.
Un accorgimento importante nella produzione di nuove piante, per seme o per talea, è che si devono coltivare in vaso per due anni prima di essere collocate a dimora; durante il trapianto è opportuno evitare di toccare il terriccio nei pressi delle radici, che sono molto delicate.
Con l’uva ursina si possono fare alcune preparazioni tra cui: l’infuso, il decotto e il macerato freddo.
Come in tutte le applicazioni o utilizzi, per fine terapeutici, di estratti, essenze o parti di piante avvalersi sempre del consulto medico.




2 pensieri riguardo “Come coltivare l’uva ursina in maniera biologica

  • 8 maggio 2019 in 12:23
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    La gayuba crece de forma nativa (en terreno calizo, de pH alto). Se pueden ver colonias grandes en el centro de España. La información de que el terreno debe ser ácido no es correcta. Algunos autores dicen que es indiferente al suelo pero lo que no es correcto es decir que es acidofila puesto que gusta de la cal. No sufre en absoluto de clorosis férrica. En la zona de Cuenca crece de forma natural en terreno calizo

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    • 8 maggio 2019 in 16:14
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      Gracias por la contribución relacionada con el territorio en cuestión!

      Risposta

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