Mettete dei fiori nei vostri campi di grano

Mettete dei fiori nei vostri campi di grano

Mettete dei fiori nei vostri campi di grano; sembra un titolo poetico ed estraneo ad un contesto di concretezza tecnica e soprattutto di veridicità scientifica.
Ma se si parte dalla considerazione che i sistemi agricoli dovrebbero essere i sistemi dissipativi più perfetti, allora si intuisce come i “moderni” modelli agricoli siano lontani parenti di buoni sistemi dissipativi così come li pensò già nel secolo scorso Ilya Prigogine. Ma i sistemi dissipativi per funzionare bene, non solo hanno bisogno di strutturarsi in modelli termodinamici chiusi (dove sono consentiti gli scambi energetici ma devono essere limitati al massimo compatibile, con la funzione svolta, i trasferimenti delle masse) ma devono muoversi all’interno di scambi energetici frazionati tra più componenti possibili che, detto in poche parole, in ecologia equivale a dire: sistemi biodiversificati.

 

Così, in linea con quanto teorizzato dal premio Nobel per la fisica del 1977, e secondo i dettami oramai sempre più attuali dell’agroecologia, biodiversificare è l’obiettivo senza “scampo” delle future aziende agricole.
Sono infatti note le funzioni, per fare un es. del coriandolo, del fiordaliso, del papavero e altre specie che attirano gli insetti predatori di afidi e parassiti. A questo si aggiungano le risultanze di alcune ricerche svolte in Svizzera ed in Inghilterra che hanno dimostrato che ridurre i fitofarmaci, con gli attuali sistemi agricoli non è possibile (ma era noto già dalle nostre ricerche presso l’Università degli Studi di Palermo negli anni ’80).
Così immettere fiori al posto dei pesticidi nei campi di grano (attraverso una biodiversificazione di sistema), che può sembrare uno slogan ambientalista è in realtà una sperimentazione che si sta facendo sul serio in Inghilterra e in Svizzera. In questa sperimentazione si stanno studiando di fatto gli elementi delle trasformazioni termodinamiche per infinitesimi * attraverso l’introduzione in alcuni processi produttivi agricoli di specie quali: coriandolo, fiordaliso, grano saraceno, papavero e aneto, che riequilibrano le biocenosi degli insetti a favore di un maggiore equilibrio e potenzialità produttiva.
Una di queste sperimentazione (effettuata in Svizzera) ha avuto già risultati importanti: ha dimostrato che con l’utilizzo di questa pratica è stato abbattuto del 40% il numero delle larve di Oulema melanopus, un coleottero parassita di foglie di cereali. Così anche i danni provocati alla coltura sono diminuiti del 61% rispetto ad altri campi in cui non erano stati piantati fiori.
A questo punto bisognerà mettere a punto le tecniche di lavorazione ma anche i sistemi di raccolta. Le strisce fiorite piantate al bordo dei campi hanno un limite: gli insetti “buoni” che ospitano non riescono a raggiungere le aree più interne della coltivazione, che in condizioni di specializzazione colturale hanno bisogno di essere trattate con pesticidi.
Altri studi in tal senso si stanno svolgendo in Inghilterra ma le applicazioni sempre più convincenti di tecniche di Agroecologia dimostrano che devono cambiare completamente i sistemi produttivi e con essi: le macchine, le potenze, le rotazioni, le coltivazioni, le monocolture in sistemi integrati ricchi di biodiversità, l’organizzazione della manodopera. Insomma un futuro tanto diverso che in parte sa di passato ma in gran parte di una nuova e “vera” rivoluzione verde!

Guido Bissanti

* Come il Titanic? (2015) – Aracne Editrice – Ariccia (Roma).



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