Come coltivare il biancospino in maniera biologica

Come coltivare il biancospino in maniera biologica

Facendo parte della flora spontanea italiana, è facile capire come il biancospino possa essere tranquillamente coltivato in giardino; si tratta di un arbusto completamente rustico, che può essere coltivato all’aperto per tutto l’anno anche nelle regioni in cui gli inverni sono molto freddi, con temperature minime notturne inferiori ai -10/-15°C.
I biancospini si pongono a dimora in luoghi soleggiati o semi-ombreggiati, dove comunque possano godere di almeno alcune ore di sole ogni giorno; amano terreni calcarei, e temono i suoli particolarmente acidi, quindi è bene evitare di posizionare un biancospino nell’aiuola delle piante acidofile.

 

Il biancospino si adatta facilmente a molti tipi di terreno. Quello però che più gli si addice e che incentiva maggiormente la sua crescita, un po’ lenta, deve però essere profondo, ricco, umido e calcareo. Quindi vanno piuttosto bene tutti i substrati argillosi e piuttosto pesanti che sarebbero invece d’ostacolo per molte altre piante.
L’esposizione ideale per questo tipo di pianta è senza dubbio il pieno sole. Se potrà godere di questa condizione avremo il piacere di vederlo crescere più velocemente oltre a riempirsi quasi completamente di fiori e di conseguenza in autunno di bellissimi frutti. E’ anche possibile coltivare questo arbusto a mezz’ombra. Non soffrirà particolarmente, però vedremo una maggiore produzione di foglie a discapito di quella delle infiorescenze.
Comunque sia si tratta di piante a bassa manutenzione, che in genere non necessitano di grandi cure, se sono a dimora da almeno 3-4 anni.
Per quanto riguarda l’irrigazione del biancospino, non bisogna assolutamente fargli mancare l’acqua, specie se vive in posizione ben soleggiata. Bisognerà quindi intervenire con una certa frequenza, anche una volta alla settimana. Gli interventi dovranno diventare più frequenti nel caso vi sia un periodo di siccità prolungato oppure ci troviamo davanti ad un esemplare giovane messo a dimora da poco tempo. Valutiamo bene anche il substrato. Se è quello ideale, cioè ricco e calcareo, sarà certamente in grado di mantenersi umido più a lungo. Se la pianta invece si trova in un terreno sabbioso, torboso o sassoso necessiterà di interventi più frequenti, soprattutto durante l’estate e prima della fioritura.
Come abbiamo detto il biancospino è un arbusto a crescita piuttosto lenta. Se vogliamo che diventi un bell’esemplare nel minor tempo possibile è importantissimo intervenire ogni anno con buone concimazioni.
Alla fine dell’autunno è bene coprire il piede della pianta con abbondante stallatico sfarinato o pellettato aggiungendovi magari qualche manciata di cornunghia (che incrementa l’apporto di azoto a lenta cessione). Questi ammendanti penetreranno nel terreno grazie alle piogge e alla neve. Ciò che resta, a primavera, potrà essere incorporato con una leggera zappettatura. In questa fase si potrà anche spargere un po’ di concime granulare a lenta cessione in cui siano presenti in maniera equilibrata macro e microlementi. Ciò incentiverà sia la crescita vegetativa, sia la produzione di fiori e frutti. Gli ammendanti contribuiranno a rendere il substrato ricco, vivo e permeabile.
Per quanto riguarda la potatura, si ricorda, durante i primi anni, che per ottenere piante ben folte, è importante potare la pianta molto bassa. Questo la spingerà a far crescere numerosi polloni oltre a ricacciare abbondantemente dal tronco principale. Questo è anche un buon metodo per rendere folta una siepe. In questo caso non bisogna assolutamente temere di tagliare troppo in basso. La pianta infatti ne trarrà soltanto giovamento. Stesso trattamento andrà riservato a piante adulte che comincino a spogliarsi nella parte bassa. La soluzione è sempre un buon taglio che avrà come conseguenza la nascita di nuovi getti da sottoterra.
La potatura generalmente va effettuata alla fine dell’inverno. Ad ogni modo non è detto che si debba intervenire sempre. Lo faremo se vorremo ottenere una barriera ben ordinata e regolare. Bisogna però sottolineare che questo arbusto dà il meglio di sé quando viene lasciato crescere piuttosto libero prendendo le sembianze degli esemplari che si trovano in natura.
La riproduzione del biancospino non è semplice. La talea non sempre riesce e per ottenere una buona riproduzione agamica è bene ricorrere piuttosto alla margotta o all’innesto a corona. A livello casalingo si può invece tentare con la semina. I tempi in ogni caso saranno piuttosto lunghi. I frutti andranno messi a macerare nell’acqua. In seguito a questo i semi cadranno sul fondo del recipiente. Dovranno poi essere messi ad asciugare al sole e interrati in vassoi con terreno leggero, tenuto sempre umido, in serra fredda. I tempi di germinazione sono in ogni caso molto lunghi: dai due ai tre anni a seconda delle specie.
Il biancospino purtroppo viene attaccato spesso da parassiti e malattie. Per questo non è consigliabile introdurlo in giardino, specie se è già popolato da altre rosaceae, perché può diventare il veicolo di trasmissione primario. Ad ogni modo queste affezioni raramente gli sono fatali. Possiamo intervenire con insetticidi biologici per parassiti come gli afidi e con anticrittogamici consentiti in biologico specifici per l’oidio e per la ruggine. Altre tecniche sono quelle di introdurre specie che infastidiscono gli insetti onde consentire una maggiore biodiversità che va ad agevolare l’intero ecosistema.
È molto importante ricordare che in alcune aree del Nord Italia è vietato impiantare nuovi biancospini in quanto sono veicolo di propagazione del colpo di fuoco batterico (causato dall’Erwinia amylovora). Informiamoci quindi bene presso le autorità prima di procedere.




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