Pantalica

Pantalica

Pantalica e la sua necropoli; testimonianza di storia e natura in un territorio della Sicilia che sembra farci andare indietro di qualche migliaio di anni. Ci si imbatte in sentieri scoscesi, grotte e caverne con oltre 5.000 tombe scavate nella roccia e di reperti di epoca bizantina. Questa necropoli rupestre, che non è lontana da Siracusa, nasce all’interno della Riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cava Grande, un luogo unico dove natura e archeologia sono una cosa sola.

 

Il nome del sito sembra derivare dall’arabo Buntarigah, che significa grotte, per l’ovvia presenza di molteplici grotte naturali e artificiali. Questo sito rappresenta uno dei più importanti luoghi protostorici siciliani, utile per comprendere il momento di passaggio dall’età del bronzo all’età del ferro nell’isola. Viene identificata (anche se mancano le prove scientifiche) con l’antica Hybla, un regno siculo che dal XIII al VIII sec a.C. si estendeva dalla valle dell’Anapo a Siracusa.
Di recente, nel 2005 il sito è stato insignito, insieme con la città di Siracusa, come Patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO per l’alto profilo storico, archeologico, speleologico e paesaggistico. La località di Pantalica ha dato il nome a un celebre racconto di Vincenzo Consolo, Le pietre di Pantalica, in cui l’altopiano diventa una metafora del cammino dell’uomo.
Per quanto riguarda l’aspetto naturalistico, la riserva di Pantalica offre ambienti ecologici diversificati che consentono l’espressione di una biodiversità significativa. Troviamo differenti biotopi a seconda degli ambienti: un acquatico, uno ripariale (delle pareti), uno della valle, dei pianori e delle grotte. Lungo il corso del fiume si sviluppa una crescente vegetazione a platano orientale. Sulle rocce invece vi è la presenza di oleandri, perfettamente adatti a questo clima. Tra gli alberi dominano i salici, il pioppo nero, l’orniello, il carpino e la roverella, mentre il sottobosco diventa intricato a causa dei rovi e delle piante lianose come la vitalba. Arbusti del sottobosco sono anche il pungitopo, il biancospino, il lentisco e l’euforbia cespugliosa. Come fiori sono presenti ciclamini, margheritine di campo, fiorellini bianchi dell’aglio selvatico e il ranuncoli dalla corona gialla. Spostandoci verso le pareti della valle vi è la presenza della macchia mediterranea costituita da sempreverdi quali il leccio, il terebinto, la fillirea e l’alaterno.




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