Come coltivare i cavoletti di Bruxelles in maniera biologica

Come coltivare i cavoletti di Bruxelles in maniera biologica

La coltivazione dei cavolini (o cavoletti) di Bruxelles (che sono in realtà i germogli ascellari di una varietà Brassica oleracea) non è molto diffusa in Italia ma può essere attuata agevolmente seguendo le poche regole che riportiamo. È una pianta che sviluppa un fusto alto fino ad un metro, dove alla base delle celle si formano appunto dei grumoli ascellari sferici. Generalmente una pianta può produrre dai 30 ai 40 germogli.
Per le sue origini è una pianta che preferisce i climi più freschi e con inverni non troppo rigidi e con estati miti. Per cui se l’estate è troppo calda bisogna pensare ad ombreggiare parzialmente la pianta che ama terreni profondi, ben dotati di sostanza organica (per questo motivo procuratevi del letame maturo o compost da lavorare nel terreno almeno un mese prima della semina) e con un buon drenaggio. Il terreno va quindi lavorato due volte: almeno un mese prima della semina per interrare il letame e con una lavorazione di raffinamento e di livellamento del terreno prima della semina.

 

La semina si può effettuare tra marzo ed agosto in relazione alla latitudine dove vi trovate (dovete sfuggire il periodo caldo di formazione dei germogli ascellari quando fa molto caldo). Il ciclo colturale è mediamente sui 4 mesi. Si possono piantare in semenzaio e poi trapiantarli in pieno campo. Per i sesti di impianto è opportuno scegliere quello di 40-50 cm tra le piante e 60-70 tra le file; per questa pianta si consiglia la consociazione con le piante di pomodori, sedano, rosmarino o salvia. Migliorano la qualità del prodotto e tengono lontano la cavolaia. Per quanto riguarda la rotazione, bisogna tenere conto che i cavolini di Bruxelles non devono tornare sul loro stesso terreno o sul terreno di altri cavoli per minimo due anni e seguono benissimo legumi come piselli, fave o fagioli che arricchiscono il terreno con l’azoto.
Tra le tecniche agronomiche si consiglia la pacciamatura con paglie, che evita continue e laboriose sarchiature, ed una irrigazione che va diminuendo di frequenza (senza mai abbandonarla) man mano che la pianta radica bene. Altra tecnica importante è la cimatura; infatti per favorire l’ingrossamento dei grumoli a fine stagione si taglia la cima della pianta privandola di parte delle foglie e lasciando solo quelle apicali. Le cime sono commestibili.
La raccolta dei cavoletti di Bruxelles è scalare e dura in genere due settimane. A seconda delle varietà (e del clima) può iniziare ad agosto mentre per le varietà tardive può concludersi a dicembre (ma in climi più miti). I capolini si raccolgono quando raggiungono almeno i tre cm di diametro.
Tra le fitopatie più frequenti queste piante possono essere soggette all’alternaria, alla peronospora, ai marciumi basali (rhizoctonia e sclerotinia) e all’ernia del cavolo. In questo caso pacciamatura e consociazioni sono già una buona prevenzione ma se fosse necessario si può intervenire con il decotto di equiseto. Ricordiamo anche alcune batteriosi tra cui Erwinia Carotovora e Xanthomas. Tra gli insetti ricordiamo: afidi, elateridi, altica, nottue, cavolaie e mosche del cavolo. Contro le larve (nottue e cavolaia) viene utile il bacillus thuringensis e l’olio di neem, contro gli afidi si possono seguire le seguenti indicazioni.




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