Come coltivare il mirto in maniera biologica

Come coltivare il mirto in maniera biologica

Prima di affrontare la coltivazione del Mirto (Myrtus communis L., 1753) c’è da dire che questa pianta, anche se rustica, non sopporta temperature gelide e prolungate per cui è bene considerare l’area in cui dovete impiantarlo. Il mirto si può coltivare sia a partire da seme che da talea e, se non volete rischiare, questa pianta non è difficile reperirla presso i vivai. Vediamo come coltivare il mirto in maniera biologica. Se partite da seme ovviamente dovete avere o procurarvi delle bacche di mirto mature e, nel periodo invernale provvedere alla semina subito dopo la raccolta (è un seme che perde rapidamente il potere di germinabilità). Si interrano le bacche aperte in piccoli vasi con un terriccio composto da terriccio e sabbia (75% e 25%) a circa 2 cm di profondità.

 

Se siete in clima più freddo i vasetti vanno riparati e per metterli a dimora nell’autunno dello stesso anno. Se si vogliono accelerare i tempi, ed ottenere piante più vigorose, si può impiantare direttamente con talea. Questa operazione si effettua prelevando in primavera si dalla pianta madre porzioni di rami semi-maturi, meglio se senza fiori.
L’operazione si effettua mettendo per qualche giorno le talee in acqua e successivamente ponendola in un vaso di dimensioni appropriate con un terriccio preparato come sopra. Ricordarsi di mettere il vaso in zona soleggiata e mantenuto sempre umido fino alla messa dimora in piena terra nel periodo primaverile.
Pur se il mirto si adatta a suoli poveri è bene scegliere terreni con pH neutro e non calcarei ma se si trova in condizioni di buona fertilità la pianta assumerà un ottimo vigore vegetativo. Per questo motivo in fase di impianto porre del letame maturo nella buca e poi, in fase di mantenimento, nel periodo invernale apportare letame maturo, compost domestico o humus di lombrico. Per quanto riguarda gli apporti irrigui provvedete con periodiche irrigazioni.
Per quanto riguarda la forma consigliamo sempre di assecondare la normale tendenza della pianta (che in questo caso è cespugliosa) avendo però cura di eliminare solo i rami secchi e considerando che la pianta di mirto, infatti, produce solo sui rami dell’anno.
Per grandi estensioni si può ricorrere alla forma di allevamento ad alberello (con impalcatura a 50 cm). In questo caso la potatura è più frequente, finalizzata soprattutto alla rimozione dei polloni basali.
Per quanto riguarda i parassiti questi possono essere rappresentati raramente da cocciniglie e, comunque, se non avrete inserito concimi azotati di sintesi, non irrigato di frequente ed avrete provveduto ad eliminare i rami secchi la pianta si dimostrerà molto resistente e poco attaccata.




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