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Tragopogon porrifolius

La barba di becco violetta o scorzonera bianca o scorzobianca (Tragopogon porrifolius L., 1753) è una specie erbacea appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Plantae,
Divisione Magnoliophyta,
Classe Magnoliopsida,
Sottoclasse Asteridae,
Ordine Asterales,
Famiglia Asteraceae,
Sottofamiglia Cichorioideae,
Tribù Cichorieae,
Genere Tragopogon,
Specie T. porrifolium.
Sono sinonimi i termini:
– Tragopogon australis Bourg. ex Nyman;
– Tragopogon australis Jord.;
– Tragopogon barbirostris Bisch.;
– Tragopogon brachyphyllus (Boiss.) Gand.;
– Tragopogon brachyphyllus (Boiss.) Nyman nom. inval.;
– Tragopogon claviculatus S.A.Nikitin;
– Tragopogon coelesyriacus Boiss.;
– Tragopogon cupani Guss. ex DC.;
– Tragopogon dshimilensis K.Koch;
– Tragopogon eriospermus Ten.;
– Tragopogon krascheninnikovii S.A.Nikitin;
– Tragopogon longirostris Sch.Bip.;
– Tragopogon macrocephalus Pomel;
– Tragopogon orgyalis Reut.;
– Tragopogon sativus Gaterau;
– Tragopogon sinuatus Avé-Lall..
All’interno di questa specie si riconoscono le seguenti sottospecie:
– Tragopogon porrifolius subsp. australis (Jord.) Nyman;
– Tragopogon porrifolius subsp. cupani (Guss. ex DC.) I.Richardson;
– Tragopogon porrifolius subsp. eriospermus (Ten.) Greuter;
– Tragopogon porrifolius subsp. longirostris (Sch.Bip.) Greuter;
– Tragopogon porrifolius subsp. macrocephalus Pomel ex Batt..

Etimologia –
Il termine Tragopogon proviene dal greco τράγος trágos capro, becco e da πώγων pógon barba: barba di becco.
L’epiteto specifico porrifolius viene da porrum, porro e da folium, foglia: con foglie da porro.

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La barba di becco violetta è una pianta originaria di un areale che comprende l’Europa mediterranea occidentale e meridionale, comprese le sue isole (Isole Baleari, Corsica e Sardegna), nonché del Nord Africa, fino al Pakistan.
Questa pianta è stata introdotto e naturalizzato, e perfino coltivata, nell’Europa centrale e settentrionale; in Sud Africa, Nord America, Cono meridionale (Argentina, Cile, dove viene coltivato localmente), Australia e Nuova Zelanda.
In Italia è presente, con tre sottospecie, in tutte le regioni salvo che in Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.
Il suo habitat è quello dei prati aridi, incolti, lungo le vie e ai bordi dei campi, al di sotto della fascia montana.

Descrizione –
Il Tragopogon porrifolius è una pianta erbacea che raggiunge un’altezza di circa 1,2 m.
Come con altre specie di Tragopogon, il suo stelo è in gran parte non ramificato e le foglie sono in qualche modo erbacee, inoltre trasuda un succo lattiginoso dai gambi. I fittoni possono diventare lunghi 15–30 cm e spessi 2–5 cm.
Le foglie si distinguono in basali e cauline. Lungo il caule sono disposte in modo alternato; quelle inferiori sono lineari, strettamente conduplicate e ragnatelose sui margini; quelle superiori hanno una guaina amplessicaule (larga 15 –20 mm) con lamine ridotte. Il colore è verde-grigio. Dimensione delle foglie basali: larghezza 0,5 cm; lunghezza 10 – 15 cm. Lunghezza delle foglie cauline: 4 – 10 cm.
Il capolino è largo circa 5 cm e ciascuno è circondato da brattee verdi che sono più lunghe dei petali. I fiori sono simili ma più grandi di quelli del Tragopogon pratensis ed hanno un colore viola opaco ed hanno un diametro di 3–5 cm; sono ermafroditi e l’impollinazione avviene tramite insetti.
Il periodo di fioritura è tra maggio e giugno.
I frutti sono acheni a becco, a forma di bastoncello con nervature leggere. Hanno peli a un’estremità che facilitano la dispersione del vento. Sono lunghi 10–17 mm e larghi 1–3 mm senza contare il becco, che è lungo fino a 55 mm.
Quando i frutti sono completamente formati, i peli danno l’aspetto di una palla pelosa.
Fruttifica fino ad agosto.

Coltivazione –
La scorzonera bianca è una pianta che per essere coltivata preferisce suoli profondi soffici e freschi e stentano in terreni sassosi.
Questa pianta viene occasionalmente coltivata per la sua radice carnosa e commestibile, ricca di inulina.
La propagazione avviene per seme. La semina va effettuata direttamente in pieno campo il più presto possibile durante l’anno, all’inizio della primavera se le condizioni meteorologiche lo consentono.
Le semine spesso falliscono a meno che il terreno non venga mantenuto umido fino a quando le piantine non crescono bene.
La raccolta è tardo autunnale-invernale, dopo circa sette-otto mesi di coltivazione.
Per il tipo particolare di coltivazione (in parte autunnale ed invernale) è necessario un clima mediterraneo temperato.
Questa pianta forma ibiridi con Tragopogon pratensis che possono naturalizzarsi in varie parti.

Usi e Tradizioni –
Il Tragopogon porrifolius è conosciuto con vari nomi in funzione anche dell’areale dove cresce spontaneamente o viene coltivato oramai da parecchio tempo.
Questa pianta viene coltivata sia per il suo fiore ornamentale che, come detto, per la sua radice commestibile.
Le foglie giovani possono venir mangiate in insalata; la radice è commestibile da cotta, e un tempo la pianta veniva coltivata a questo scopo.
Un lattice derivato dalla radice può essere usato come gomma da masticare.
La radice è nota per avere un sapore delicato quando cruda, descritta come asparagi o ostriche.
I germogli fioriti possono essere usati come gli asparagi, crudi o cotti e i fiori possono essere aggiunti alle insalate, mentre i semi germogliati possono essere usati nelle insalate o nei panini.
Questa pianta contiene il 77% di acqua, il 19% di carboidrati, il 3% di proteine e contiene grassi trascurabili. In una quantità di riferimento di 100 grammi, fornisce 82 calorie e un contenuto moderato di riboflavina, vitamina B6, vitamina C, manganese e fosforo.
Tra i principi biochimici presenti ricordiamo che contiene sostanze polifenoliche che sono in fase di ricerca preliminare per i loro potenziali effetti biologici. Le specie Tragopogon sono oggetto di studio a livello biochimico per le loro nuove forme enzimatiche e il polimorfismo genetico.
Questa pianta ha utilizzi come medicinale. È depurativa con effetti benefici sul fegato e sulla cistifellea.
La radice è antibiliare, leggermente aperiente, deostruente e diuretica. Viene impiegata in alcune aree specificatamente nel trattamento delle ostruzioni della cistifellea e dell’ittero e trova impiego anche nel trattamento dell’arteriosclerosi e dell’ipertensione.

Modalità di Preparazione –
Il Tragopogon porrifolius è una pianta, come detto, che è commestibile ma le radici e le foglie sono più appetibili se raccolte prima che venga prodotto il gambo del fiore.
In genere le radici vengono raccolte da ottobre fino all’inizio della primavera, oppure possono essere raccolte nel tardo autunno e conservate fino al momento del bisogno.
Le radici hanno un sapore delicato e leggermente dolce, effetto dovuto all’inulina; possono essere cucinate semplicemente bollite e condite con varie salse, oppure impanate e fritte. Le foglie di piantine giovani possono essere consumate crude in insalata, o bollite.
Gli strati esterni possono essere raschiati via, con la radice immersa in acqua fredda per preservarne il colore. Se troppo dure per essere mangiate, possono essere bollite con un pizzico di bicarbonato di sodio e un cambio d’acqua. Le giovani radici crude possono essere grattugiate per l’uso in insalata, ma le radici più vecchie vengono cotte meglio. Possono essere aggiunti a zuppe, stufati o fritture. La purea (da sola o con patate) è consigliata con il pesce.
I germogli fioriti possono vengono consumati come gli asparagi, sia crudi che cotti e i fiori possono essere aggiunti alle insalate; anche i semi germogliati sono commestibili e possono essere usati in insalate o altro modo.

Guido Bissanti

Fonti
– Acta Plantarum – Flora delle Regioni italiane.
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. La Salute dalla Farmacia del Signore, Consigli ed esperienze con le erbe medicinali, Ennsthaler Editore.
Fonte foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/200346585/original.jpeg

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.





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Tragopogon porrifolius

The purple salsify or common salsify, oyster plant, etc.  (Tragopogon porrifolius L., 1753) is a herbaceous species belonging to the Asteraceae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Plantae,
Magnoliophyta Division,
Magnoliopsida class,
Subclass Asteridae,
Asterales Order,
Asteraceae family,
Subfamily Cichorioideae,
Cichorieae tribe,
Genus Tragopogon,
T. porrifolium species.
The terms are synonymous:
– Tragopogon australis Bourg. ex Nyman;
– Tragopogon australis Jord.;
– Tragopogon barbirostris Bisch.;
– Tragopogon brachyphyllus (Boiss.) Gand.;
– Tragopogon brachyphyllus (Boiss.) Nyman nom. inval.;
– Tragopogon claviculatus S.A.Nikitin;
– Tragopogon coelesyriacus Boiss.;
– Tragopogon cupani Guss. ex DC.;
– Tragopogon dshimilensis K.Koch;
– Tragopogon eriospermus Ten.;
– Tragopogon krascheninnikovii S.A.Nikitin;
– Tragopogon longirostris Sch.Bip.;
– Tragopogon macrocephalus Pomel;
– Tragopogon orgyalis Reut.;
– Tragopogon sativus Gaterau;
– Tragopogon sinuatus Avé-Lall..
Within this species, the following subspecies are recognized:
– Tragopogon porrifolius subsp. australis (Jord.) Nyman;
– Tragopogon porrifolius subsp. cupani (Guss. ex DC.) I.Richardson;
– Tragopogon porrifolius subsp. eriospermus (Ten.) Greuter;
– Tragopogon porrifolius subsp. longirostris (Sch.Bip.) Greuter;
– Tragopogon porrifolius subsp. macrocephalus Pomel ex Batt..

Etymology –
The term Tragopogon comes from the Greek τράγος trágos goat, beak and from πώγων pógon barba: beak’s beard.
The specific epithet porrifolius comes from porrum, leek and folium, leaf: with leek leaves.

Geographic Distribution and Habitat –
The purple salsify is a plant native to an area that includes western and southern Mediterranean Europe, including its islands (Balearic Islands, Corsica and Sardinia), as well as North Africa, up to Pakistan.
This plant has been introduced and naturalized, and even cultivated, in central and northern Europe; in South Africa, North America, Southern Cone (Argentina, Chile, where it is grown locally), Australia and New Zealand.
In Italy it is present, with three subspecies, in all regions except in Valle d’Aosta and Trentino-Alto Adige.
Its habitat is that of arid, uncultivated meadows, along the roads and at the edges of the fields, below the mountain belt.

Description –
Tragopogon porrifolius is a herbaceous plant that reaches a height of about 1.2 m.
As with other Tragopogon species, its stem is largely unbranched and the leaves are somewhat herbaceous, plus it exudes milky juice from the stems. The taproots can become 15–30 cm long and 2–5 cm thick.
The leaves are distinguished in basal and cauline. Along the caule they are arranged alternately; the lower ones are linear, closely duplicated and cobweb on the edges; the upper ones have an amplessic sheath (15-20 mm wide) with reduced laminae. The color is green-gray. Basal leaf size: 0.5 cm wide; length 10 – 15 cm. Length of cauline leaves: 4 – 10 cm.
The flower head is about 5 cm wide and each is surrounded by green bracts that are longer than the petals. The flowers are similar but larger than those of Tragopogon pratensis and have a dull purple color and a diameter of 3–5 cm; they are hermaphrodites and pollination occurs through insects.
The flowering period is between May and June.
The fruits are beaked achenes, rod-shaped with light ribs. They have hairs on one end that facilitate the dispersion of the wind. They are 10–17 mm long and 1–3 mm wide not counting the beak, which is up to 55 mm long.
When the fruits are fully formed, the hairs give the appearance of a hairy ball.
It bears fruit until August.

Cultivation –
The purple salsify is a plant that to be cultivated prefers deep soft and fresh soils and struggles in stony soils.
This plant is occasionally grown for its fleshy, edible root, rich in inulin.
Propagation occurs by seed. Sowing must be carried out directly in the open field as early as possible during the year, in early spring if the weather conditions allow it.
Sowing often fails unless the soil is kept moist until the seedlings grow well.
Harvesting is late autumn-winter, after about seven to eight months of cultivation.
For the particular type of cultivation (partly autumn and winter) a temperate Mediterranean climate is required.
This plant forms hibyrids with Tragopogon pratensis which can naturalize in various parts.

Customs and Traditions –
Tragopogon porrifolius is known by various names also depending on the area where it grows spontaneously or has been cultivated for quite some time now.
This plant is grown both for its ornamental flower and, as mentioned, for its edible root.
The young leaves can be eaten in salads; the root is edible when cooked, and the plant was once grown for this purpose.
A root-derived latex can be used as chewing gum.
The root is known to have a mild flavor when raw, described as asparagus or oysters.
Flowering sprouts can be used like asparagus, raw or cooked, and flowers can be added to salads, while sprouted seeds can be used in salads or sandwiches.
This plant contains 77% water, 19% carbohydrates, 3% protein and contains negligible fat. In a reference quantity of 100 grams, it provides 82 calories and a moderate content of riboflavin, vitamin B6, vitamin C, manganese and phosphorus.
Among the biochemical principles present we recall that it contains polyphenolic substances which are in the preliminary research phase for their potential biological effects. Tragopogon species are being studied at the biochemical level for their new enzyme forms and genetic polymorphism.
This plant has uses as a medicine. It is purifying with beneficial effects on the liver and gallbladder.
The root is antibiliary, slightly aperient, de-obstructive and diuretic. It is used in some areas specifically in the treatment of obstructions of the gallbladder and jaundice and is also used in the treatment of arteriosclerosis and hypertension.

Preparation Method –
Tragopogon porrifolius is a plant, as mentioned, which is edible but the roots and leaves are more palatable if harvested before the flower stem is produced.
The roots are typically harvested from October through early spring, or they can be harvested in late autumn and stored until needed.
The roots have a delicate and slightly sweet taste, an effect due to inulin; they can be cooked simply boiled and seasoned with various sauces, or breaded and fried. The leaves of young seedlings can be eaten raw in salads, or boiled.
The outer layers can be scraped off, with the root dipped in cold water to preserve its color. If too hard to eat, they can be boiled with a pinch of baking soda and a change of water. Raw young roots can be grated for use in salads, but older roots are better cooked. They can be added to soups, stews or stir-fries. Puree (alone or with potatoes) is recommended with fish.
The flowering shoots can be eaten like asparagus, both raw and cooked and the flowers can be added to salads; sprouted seeds are also edible and can be used in salads or otherwise.

Guido Bissanti

Sources
– Acta Plantarum – Flora of the Italian Regions.
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Useful Tropical Plants Database.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora of Italy, Edagricole, Bologna.
– Treben M., 2000. Health from the Lord’s Pharmacy, Advice and experiences with medicinal herbs, Ennsthaler Editore.
Photo source:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/200346585/original.jpeg

Warning: Pharmaceutical applications and alimurgical uses are indicated for informational purposes only, they do not represent in any way a medical prescription; therefore no responsibility is taken for their use for curative, aesthetic or food purposes.





[:es]

Tragopogon porrifolius

La salsifí o barba cabruna (Tragopogon porrifolius L., 1753) es una especie herbácea perteneciente a la familia Asteraceae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
dominio eucariota,
reino plantae,
división de magnoliofitas,
clase Magnoliopsida,
Subclase Asteridae,
Orden Asterales,
familia de las asteráceas,
Subfamilia Cichorioideae,
tribu Cichorieae,
Género Tragopogon,
Especies de T. porrifolium.
Los términos son sinónimos:
– Tragopogon australis Bourg. ex Nyman;
– Tragopogon australis Jord.;
– Tragopogon barbirostris Bisch.;
– Tragopogon brachyphyllus (Boiss.) Gand.;
– Tragopogon brachyphyllus (Boiss.) Nyman nom. inval.;
– Tragopogon claviculatus S.A.Nikitin;
– Tragopogon coelesyriacus Boiss.;
– Tragopogon cupani Guss. ex DC.;
– Tragopogon dshimilensis K.Koch;
– Tragopogon eriospermus Ten.;
– Tragopogon krascheninnikovii S.A.Nikitin;
– Tragopogon longirostris Sch.Bip.;
– Tragopogon macrocephalus Pomel;
– Tragopogon orgyalis Reut.;
– Tragopogon sativus Gaterau;
– Tragopogon sinuatus Avé-Lall..
Dentro de esta especie se reconocen las siguientes subespecies:
– Tragopogon porrifolius subsp. australis (Jord.) Nyman;
– Tragopogon porrifolius subsp. cupani (Guss. ex DC.) I.Richardson;
– Tragopogon porrifolius subsp. eriospermus (Ten.) Greuter;
– Tragopogon porrifolius subsp. longirostris (Sch.Bip.) Greuter;
– Tragopogon porrifolius subsp. macrocephalus Pomel ex Batt..

Etimología –
El término Tragopogon proviene del griego τράγος trágos cabra, pico y de πώγων pógon barba: barba de pico.
El epíteto específico porrifolius proviene de porrum, puerro y folium, hoja: con hojas de puerro.

Distribución Geográfica y Hábitat –
La salsifí es una planta originaria de un área que comprende el oeste y el sur de Europa mediterránea, incluidas sus islas (Islas Baleares, Córcega y Cerdeña), así como el norte de África, hasta Pakistán.
Esta planta ha sido introducida y naturalizada, e incluso cultivada, en el centro y norte de Europa; en Sudáfrica, América del Norte, Cono Sur (Argentina, Chile, donde se cultiva localmente), Australia y Nueva Zelanda.
En Italia está presente, con tres subespecies, en todas las regiones excepto en Valle d’Aosta y Trentino-Alto Adige.
Su hábitat es el de los prados áridos y baldíos, a lo largo de los caminos y en los bordes de los campos, por debajo del cinturón montañoso.

Descripción –
Tragopogon porrifolius es una planta herbácea que alcanza una altura de aproximadamente 1,2 m.
Al igual que con otras especies de Tragopogon, su tallo no está ramificado en gran medida y las hojas son algo herbáceas, además exuda un jugo lechoso de los tallos. Las raíces pivotantes pueden llegar a medir entre 15 y 30 cm de largo y entre 2 y 5 cm de grosor.
Las hojas se distinguen en basales y caulinares. A lo largo del caule se disponen alternativamente; los inferiores son lineales, muy duplicados y con telaraña en los bordes; los superiores tienen una vaina amplásica (15-20 mm de ancho) con láminas reducidas. El color es verde-gris. Tamaño de la hoja basal: 0,5 cm de ancho; longitud 10 – 15 cm. Longitud de las hojas caulinares: 4 – 10 cm.
La cabeza de la flor mide unos 5 cm de ancho y cada una está rodeada de brácteas verdes que son más largas que los pétalos. Las flores son similares pero más grandes que las de Tragopogon pratensis y tienen un color púrpura opaco y un diámetro de 3 a 5 cm; son hermafroditas y la polinización se produce a través de insectos.
El período de floración es entre mayo y junio.
Los frutos son aquenios picudos, en forma de bastoncillos con nervaduras ligeras. Tienen pelos en un extremo que facilitan la dispersión del viento. Miden de 10 a 17 mm de largo y de 1 a 3 mm de ancho sin contar el pico, que mide hasta 55 mm de largo.
Cuando los frutos están completamente formados, los pelos dan la apariencia de una bola peluda.
Da frutos hasta agosto.

Cultivo –
La salsifí es una planta que para ser cultivada prefiere suelos profundos, suaves y frescos y lucha en terrenos pedregosos.
Esta planta se cultiva ocasionalmente por su raíz carnosa y comestible, rica en inulina.
La propagación se produce por semilla. La siembra debe hacerse directamente en campo abierto lo más temprano posible durante el año, a principios de primavera si las condiciones climáticas lo permiten.
La siembra falla a menudo a menos que el suelo se mantenga húmedo hasta que las plántulas crezcan bien.
La recolección es a finales de otoño-invierno, tras unos siete u ocho meses de cultivo.
Para el tipo particular de cultivo (parcialmente otoño e invierno) se requiere un clima mediterráneo templado.
Esta planta forma híbridos con Tragopogon pratensis que pueden naturalizarse en varias partes.

Costumbres y tradiciones –
Tragopogon porrifolius se conoce con varios nombres dependiendo también de la zona donde crece espontáneamente o se cultiva desde hace bastante tiempo.
Esta planta se cultiva tanto por su flor ornamental como, como se mencionó, por su raíz comestible.
Las hojas tiernas se pueden comer en ensaladas; la raíz es comestible cuando se cocina, y la planta se cultivó una vez para este propósito.
Un látex derivado de una raíz se puede utilizar como goma de mascar.
Se sabe que la raíz tiene un sabor suave cuando está cruda, descrita como espárragos u ostras.
Los brotes en flor se pueden usar como espárragos, crudos o cocidos, y las flores se pueden agregar a las ensaladas, mientras que las semillas germinadas se pueden usar en ensaladas o sándwiches.
Esta planta contiene 77 % de agua, 19 % de carbohidratos, 3 % de proteínas y contiene grasas insignificantes. En una cantidad de referencia de 100 gramos, aporta 82 calorías y un contenido moderado en riboflavina, vitamina B6, vitamina C, manganeso y fósforo.
Entre los principios bioquímicos presentes recordamos que contiene sustancias polifenólicas que se encuentran en fase preliminar de investigación por sus potenciales efectos biológicos. Las especies de Tragopogon están siendo estudiadas a nivel bioquímico por sus nuevas formas enzimáticas y polimorfismo genético.
Esta planta tiene usos como medicina. Es depurativa con efectos beneficiosos sobre el hígado y la vesícula biliar.
La raíz es antibiliar, ligeramente aperitiva, desobstructiva y diurética. Se usa en algunas áreas específicamente en el tratamiento de obstrucciones de la vesícula biliar e ictericia y también se usa en el tratamiento de la arteriosclerosis y la hipertensión.

Método de preparación –
Tragopogon porrifolius es una planta, como se mencionó, que es comestible pero las raíces y las hojas son más apetecibles si se cosechan antes de que se produzca el tallo de la flor.
Las raíces generalmente se cosechan desde octubre hasta principios de la primavera, o se pueden cosechar a fines del otoño y almacenar hasta que se necesiten.
Las raíces tienen un sabor delicado y ligeramente dulce, efecto debido a la inulina; se pueden cocinar simplemente hervidas y sazonadas con diversas salsas, o empanadas y fritas. Las hojas de las plántulas jóvenes se pueden comer crudas en ensaladas o hervidas.
Las capas exteriores se pueden raspar, con la raíz sumergida en agua fría para preservar su color. Si son demasiado difíciles de comer, se pueden hervir con una pizca de bicarbonato de sodio y un cambio de agua. Las raíces jóvenes crudas se pueden rallar para usarlas en ensaladas, pero las raíces más viejas se cocinan mejor. Se pueden agregar a sopas, guisos o salteados. Se recomienda el puré (solo o con patatas) con el pescado.
Los brotes en flor se pueden comer como espárragos, tanto crudos como cocidos, y las flores se pueden agregar a las ensaladas; las semillas germinadas también son comestibles y se pueden usar en ensaladas o de otra manera.

Guido Bissanti

Fuentes
– Acta Plantarum – Flora de las regiones italianas.
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– GBIF, la Facilidad Global de Información sobre Biodiversidad.
– Base de datos útil de plantas tropicales.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (ed.), 2005. Una lista comentada de la flora vascular italiana, Palombi Editore.
– Pignatti S., 1982. Flora de Italia, Edagricole, Bolonia.
– Treben M., 2000. Salud de la Farmacia del Señor, Consejos y experiencias con hierbas medicinales, Ennsthaler Editore.
Fuente de la foto:
https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/200346585/original.jpeg

Advertencia: Las aplicaciones farmacéuticas y usos alimúrgicos se indican únicamente con fines informativos, no representan en modo alguno una prescripción médica; por lo que no se responsabiliza de su uso con fines curativos, estéticos o alimentarios.





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