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Piano di riduzione della plastica in agricoltura

Contesto mondiale –
Secondo un recente studio, pubblicato dalla Proceedings of the National Academy of Sciences, la produzione mondiale di plastica è passata dai 15 milioni di tonnellate del 1964 agli oltre 310 milioni attuali. Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani del mondo e, ad oggi, si stima che via siano più di 150 milioni di tonnellate di plastica nei mari di tutto il mondo.
Se la tendenza dovesse rimanere quella attuale, nel 2025 gli oceani potranno avere una proporzione di una tonnellata di plastica per ogni 3 tonnellate di pesce mentre nel 2050, con i suoi 34 miliardi di tonnellate, avremo, in peso, negli oceani del mondo più plastica che pesci …. e la plastica non si mangia.
Al ritmo di crescita attuale il mondo produce 240 milioni di tonnellate di plastica all’anno di cui solamente il 3% viene riciclato; in altre parole, poco più del 96% della plastica prodotta a livello mondiale non viene riciclata e per di più la produzione di plastica assorbe l’ 8% della produzione mondiale di petrolio.
La plastica contribuisce in maniera drammatica al cambiamento climatico e dispersa nell’ambiente continua a produrre gas serra. Solo nel 2019 la sua produzione, l’incenerimento e lo smaltimento, hanno aggiunto in atmosfera più di 850 milioni di tonnellate di CO2. Una quantità enorme, pari all’inquinamento di 189 nuovi impianti a carbone da 500 megawatt.
In Italia, percentualmente i dati sono simili anche se, a dire il vero, qualcosa è cambiato negli ultimi anni. Però in mancanza di politiche risolutive che agiscano alla radice del problema, la plastica continuerà ad essere una grave minaccia per l’ambiente. Il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica (Corepla) evidenzia che, nonostante l’impegno profuso dai cittadini italiani, il riciclo di questo materiale è ancora un affare complesso: oggi solo il 43,5 per cento viene realmente trasformato in nuovi oggetti – peraltro di qualità spesso inferiore rispetto a quelli originali – mentre il 40 per cento finisce nei termovalorizzatori per la produzione di energia e il 16,5 per cento addirittura in discarica.
Di questa quota di materiali plastici purtroppo l’agricoltura gioca un ruolo particolarmente negativo.
L’agricoltura protetta nel mondo si estende per oltre 3 milioni di ettari, tra serre e tunnel e circa il 70% delle coltivazioni protette utilizza film plastici flessibili. Nel complesso, l’agricoltura produce una quota compresa tra il 3 e il 6% di tutti i rifiuti plastici prodotti a livello globale. Secondo delle stime dell’Associazione europea Materiali Plastici, il volume dei film plastici utilizzati in agricoltura ammonta a 500 mila tonnellate, tra film per serre, pacciamatura ed impianti di irrigazione.

Contesto italiano –
Si stima che in Italia, sul totale della superficie adibita esclusivamente a colture in serra, si producano 85 mila tonnellate di rifiuti plastici, di cui oltre 40 mila derivanti dalla sola pacciamatura. A questi si aggiungono quelli derivanti dall’irrigazione, circa 63 mila tonnellate, e quelli per i contenitori degli agrofarmaci, i sacchi dei concimi, le confezioni per la raccolta e la conservazione dei prodotti agricoli, ecc., altri 63 mila tonnellate. Se consideriamo poi che la produzione mondiale della plastica sta crescendo al ritmo del 3,5% all’anno, significa che ogni 20 anni, se non si pongo rimedi, la quantità di plastica prodotta potrebbe raddoppiare.
Insomma, il settore primario fa un grande uso di prodotti in plastica, spesso usa e getta, che una volta terminata la loro utilità finiscono in discarica oppure accumulati in un angolo delle aziende agricole.
In alcune nazioni alcune leggi hanno imposto il divieto di bruciare i rifiuti di plastica per evitare le esalazioni nocive. Ma gli agricoltori che portano i rifiuti nei centri di recupero sono ancora una minoranza.
All’analisi dei dati relativi agli utilizzi dei materiali plastici in agricoltura bisogna aggiungere quella determinata da alcune leggi di mercato, imposte dalla GDO, ma che oggi hanno determinato guadagni sempre più marginali a coloro che avevano scelto gli apprestamenti protetti per spuntare prezzi migliori. Ci riferiamo in particolar modo alle protezioni con film plastici per far anticipare o posticipare alcune produzioni come alcune ortive o come produzioni frutticole, uva da tavola su tutte.
Gli ultimi eventi, legati al COVID19 hanno accentuato una tendenza che era di fatto già in atto, come il crollo di questi prezzi, tra cui quello dei cantalupi, dei meloni, di altre ortive e delle uve da Tavola.

Questione agroalimentare –
Negli ultimi tempi l’attenzione su una alimentazione salubre non poteva non coinvolgere anche i prodotti agricoli ottenuti fuori stagioni. Le condizioni climatiche dei prodotti agricoli maturati durante la propria stagione sono ovviamente superiori a quelli prodotti con sistemi forzati. La presenza di oli essenziali, vitamine, sali minerali e quanto altro è notoriamente migliore nei prodotti maturati secondo natura.
Soprattutto per i bambini, mangiare prodotti di stagione, come sottolineato anche da recenti campagne del Ministero della Salute, vuol dire “salute”. Ogni frutto e ortaggio possiede una certa composizione caratteristica e attuare una distribuzione secondo le stagioni vuol dire diversificare naturalmente l’apporto di vitamine e sali minerali. In questo modo soprattutto le fasce più giovani della popolazioni possono assorbire il giusto mix di sostanze fondamentali per soddisfare tutte le sue necessità, attuando una equilibrata e sana alimentazione.
Per di più produrre, soprattutto in serra, significa spesso dover sopperire ad una accelerazione di fattori patogeni che spesso si risolvono con un maggiore uso di agrofarmaci che peggiorano ancor di più le caratteristiche organolettiche di questi prodotti.
Le coltivazioni in serra o in tunnel poi, difficilmente possono entrare in consociazione con le altre coltivazioni aziendali, facendo discostare, e non di poco, l’ipotesi di coltivazioni ottenute con tecniche agroecologiche e quindi più rispettose degli equilibri eco sistemici dell’ambiente in cui vengono effettuate.

Questione sociale ed ambientale –
Oltre agli evidenti aspetti negativi legati all’apporto di materiali plastici derivanti da questo modello agricolo bisogna sottolineare altri due aspetti, per certi versi anche peggiori.
È noto come le coltivazioni in serra, al di la della maggiore incidenza economica per la realizzazione di questi apprestamenti, comportano una maggiore emissione di gas climalteranti che, secondo alcune stime, possono giungere fino a 70 volte quelle provenienti da produzioni convenzionali. Tali emissioni sono anche legate al maggior uso di acqua di irrigazioni e di impianti conseguenti, non in linea con quelle che sono oggi invece le necessità di limitare l’impiego dell’acqua in agricoltura e di migliorarne l’efficienza.
Una emissione di gas a effetto serra non giustificata da nessun utile economico ottenuto da parte delle singole aziende agricole che grava pesantemente sul futuro della nostra terra.
Se a questo aggiungiamo l’incremento percentuale dell’uso dei pesticidi utilizzati nelle colture protette, con l’aumento delle percentuali delle morti degli addetti al settore e di quelle derivanti dal consumo di prodotti che non dovrebbero essere idonei nemmeno all’alimentazione animale, ben si capisce come un rimedio deciso e programmato vada adottato.
Oggi nel mondo si hanno, ventisei milioni di casi di avvelenamento all’anno, oltre 71 mila al giorno (più o meno gli abitanti di una città grande come Pavia), dovuti all’impatto dell’intossicazione acuta da pesticidi. A questi va sommato l’effetto delle piccole dosi ripetute nel tempo, su cui negli ultimi anni si sta concentrando l’attenzione della comunità scientifica, che determinano un incremento significativo del rischio di patologie cronico-degenerative (cancro, diabete, malattie neurodegenerative, malattie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva).
Per questo motivo il teorema delle produzioni protette, fatta eccezione per alcune attività vivaistiche ed altre più marginali non ha più ragione di essere.
Come fare però a riconvertire un settore “politicamente” molto complesso per le evidenti ricadute negative di brevissimo periodo ma per gli innegabili vantaggi sociali ed ecologici di medio-lungo periodo.
È stata soprattutto la FAO che ha preso in considerazione questi fattori indicando nella necessità della conversione agroecologica delle produzioni agricole l’unica via di uscita a questo vortice da cui sembra difficile uscire.

Rimedi e proposte possibili –
Ovviamente i rimedi ad una tale questione non possono essere immediati anche se le questioni richiederebbero soluzioni molto rapide per scongiurare una catastrofe ecologica e quindi sociale di immane proporzioni.
La soluzione più semplice, oltre a quella di accelerare il riciclo dei materiali plastici già esistenti è quello di bandire completamente l’suo delle plastiche convenzionali a favore di quelle riciclabili. In tale contesto bisogna considerare subito l’ipotesi di un sostegno finanziario e fiscale agli operatori che dovranno “convertirsi” a questi materiali.
Bisogna attuare però un piano a più ampio respiro considerando il passaggio dalle colture protette ad un modello agroecologico.
Questo comporta ovviamente una riorganizzazione tra l’offerta di questi prodotti, che normalmente vengono destinati alla GDO, ed il consumo. Una riconversione di questo tipo equivale a dire che gli agricoltori “convertiti” dovranno rimodulare le loro produzioni secondo un target locale, diminuendo pertanto la specializzazione di intere superfici verso diversificazioni produttive adatte ad un mercato a più corto raggio.
Significa ripensare anche a sistemi di mercato diversi dove il rapporto produttore/consumatore sia finalmente più equilibrato. Il vantaggio di questa conversione è anche la diminuzione del chilometraggio dei trasporti che negli ultimi decenni è andato sempre più incrementandosi.
Piano di riconversione aziendale –
È necessario pertanto un piano di riconversione aziendale, ad adesione volontaria, che preveda un periodo di 5-10 anni di sostegno a questi agricoltori.
Questo piano deve prevedere un sostegno di dettaglio all’abbandono delle produzioni in coltura protetta, alla sostituzione dei materiali plastici, all’ipotesi di uso delle pacciamature vegetali in sostituzione dei film plastici ed alla riconversione nella direzione agroecologica di queste coltivazioni.
Il piano deve presentarsi come sistema di sostegno straordinario alle famiglie ed agli operatori del settore con un intervento straordinario teso a sostenere il reddito derivante dall’attività agricola e come sistema di sostegno all’assistenza tecnica ed alla formazione per la conversione agroecologica.
I fondi necessari a tale intervento non vanno inquadrati nei programmi di Sostegno all’agricoltura (come il PSR, di cui si dirà in seguito) ma con un Finanziamento Climatico da discutere preliminarmente a livello centrale Europeo ed inquadrato nella più ampia tematica legata ad Agenda 2030.
Parallelamente il prossimo PSR (2020-2027) che potrebbe comunque slittare per via degli eventi legati al COVID-19 non può che allinearsi a questa visione escludendo sistematicamente il finanziamento ad apprestamenti o opere in contrasto con questa visione.
Il presente Piano va discusso negli ambiti regionali, nazionali ed europei ma deve trovare, sin da subito, la predisposizione di documenti di proposta e di linee guida inequivocabili.

Guido Bissanti





[:en]

Plastic reduction plan in agriculture

World context –
According to a recent study, published by the Proceedings of the National Academy of Sciences, world plastic production has gone from 15 million tons in 1964 to over 310 million today. Every year at least 8 million tons of plastic end up in the world’s oceans and, to date, it is estimated that there are more than 150 million tons of plastic in the seas around the world.
If the trend remains the current one, in 2025 the oceans will have a proportion of one ton of plastic for every 3 tons of fish while in 2050, with its 34 billion tons, we will have, by weight, in the world’s oceans more plastic what fish…. and plastic is not eaten.
At the current rate of growth, the world produces 240 million tons of plastic per year of which only 3% is recycled; in other words, just over 96% of the plastic produced worldwide is not recycled and moreover plastic production absorbs 8% of world oil production.
Plastic contributes dramatically to climate change and dispersed in the environment continues to produce greenhouse gases. In 2019 alone, its production, incineration and disposal added more than 850 million tons of CO2 to the atmosphere. A huge amount, equal to the pollution of 189 new 500 megawatt coal plants.
In Italy, the figures are similar in percentage even if, to tell the truth, something has changed in recent years. However, in the absence of resolutive policies that act at the root of the problem, plastic will continue to be a serious threat to the environment. The National Consortium for the collection, recycling and recovery of plastic packaging (Corepla) highlights that, despite the efforts made by Italian citizens, the recycling of this material is still a complex affair: today only 43.5 percent it is actually transformed into new objects – which are often of a lower quality than the original ones – while 40% end up in waste-to-energy plants for the production of energy and 16.5% even go to landfills.
Unfortunately, agriculture plays a particularly negative role in this share of plastic materials.
Protected agriculture in the world covers over 3 million hectares, between greenhouses and tunnels and about 70% of protected crops use flexible plastic films. Overall, agriculture produces between 3 and 6% of all plastic waste produced globally. According to estimates by the European Plastic Materials Association, the volume of plastic films used in agriculture amounts to 500 thousand tons, including films for greenhouses, mulches and irrigation systems.

Italian context –
It is estimated that in Italy, out of the total surface used exclusively for greenhouse crops, 85 thousand tons of plastic waste are produced, of which over 40 thousand deriving from mulching alone. To these are added those deriving from irrigation, about 63 thousand tons, and those for containers of crop protection products, bags of fertilizers, packaging for the collection and storage of agricultural products, etc., another 63 thousand tons. If we consider that the world production of plastic is growing at a rate of 3.5% per year, it means that every 20 years, if no remedies are made, the quantity of plastic produced could double.
In short, the primary sector makes a great use of plastic products, often disposable, which once their usefulness ends, end up in landfills or accumulated in a corner of farms.
In some countries some laws have imposed a ban on burning plastic waste to avoid harmful fumes. But farmers who bring waste to recovery centers are still a minority.
To the analysis of data relating to the uses of plastic materials in agriculture, one must add that determined by some market laws, imposed by the large-scale distribution, but which today have led to increasingly marginal gains for those who had chosen the protected arrangements to get better prices. We refer in particular to protections with plastic films to anticipate or postpone some productions such as some vegetables or as fruit productions, table grapes above all.
The latest events linked to COVID19 have accentuated a trend that was in fact already underway, such as the collapse of these prices, including that of cantaloupes, melons, other vegetables and table grapes.

Agri-food question –
In recent times, attention to a healthy diet could not fail to involve agricultural products obtained out of seasons. The climatic conditions of the agricultural products ripened during their season are obviously higher than those produced with forced systems. The presence of essential oils, vitamins, minerals and everything else is notoriously better in products matured according to nature.
Especially for children, eating seasonal products, as also highlighted by recent campaigns by the Ministry of Health, means “health”. Each fruit and vegetable has a certain characteristic composition and implementing a distribution according to the seasons means naturally diversifying the intake of vitamins and minerals. In this way, especially the youngest sections of the population can absorb the right mix of fundamental substances to satisfy all its needs, implementing a balanced and healthy diet.
Moreover, production, especially in the greenhouse, often means having to make up for an acceleration of pathogenic factors that often resolve themselves with a greater use of agrochemicals which further worsen the organoleptic characteristics of these products.
Greenhouse or tunnel crops can hardly enter into association with the other company crops, making the hypothesis of crops obtained with agro-ecological techniques and therefore more respectful of the eco-systemic balance of the environment in which are carried out.

Social and environmental issue –
In addition to the obvious negative aspects related to the contribution of plastic materials deriving from this agricultural model, two other aspects must be highlighted, in some ways even worse.
It is known that greenhouse cultivations, beyond the greater economic impact for the realization of these preparations, entail a greater emission of climate-changing gases which, according to some estimates, can reach up to 70 times those coming from conventional production. These emissions are also linked to the greater use of irrigation water and consequent systems, not in line with what are today the needs to limit the use of water in agriculture and improve its efficiency.
A greenhouse gas emission not justified by any economic profit obtained by individual farms that weighs heavily on the future of our land.
If we add to this the percentage increase in the use of pesticides used in protected crops, with the increase in the percentage of deaths of workers in the sector and those deriving from the consumption of products that should not be suitable even for animal feed, well it is clear how a decided and programmed remedy should be adopted.
Today in the world there are, twenty-six million cases of poisoning per year, over 71 thousand per day (more or less the inhabitants of a large city like Pavia), due to the impact of acute pesticide intoxication. To these must be added the effect of small doses repeated over time, on which the attention of the scientific community has been focusing in recent years, which determine a significant increase in the risk of chronic-degenerative diseases (cancer, diabetes, neurodegenerative diseases, diseases cardiovascular, reproductive disorders).
For this reason the theorem of protected production, with the exception of some nursery and other more marginal activities, no longer has reason to exist.
However, how can we convert a very politically complex sector due to the evident negative effects of a very short period but to the undeniable social and ecological advantages of the medium-long term.
It was above all the FAO that took these factors into consideration, indicating the only way out of this vortex from which it seems difficult to get out in the need for agroecological conversion of agricultural production.

Remedies and possible proposals –
Obviously the remedies to such a question cannot be immediate even if the questions would require very rapid solutions to avoid an ecological and therefore social catastrophe of immense proportions.
In addition to speeding up the recycling of already existing plastic materials, the simplest solution is to completely ban the use of conventional plastics in favor of recyclable ones. In this context, it is necessary to immediately consider the possibility of financial and fiscal support for operators who will have to “convert” to these materials.
However, a broader plan must be implemented considering the transition from protected crops to an agroecological model.
This obviously entails a reorganization between the offer of these products, which are normally intended for large-scale distribution, and consumption. A conversion of this type is equivalent to saying that “converted” farmers will have to remodel their production according to a local target, thus decreasing the specialization of entire areas towards productive diversification suitable for a shorter-range market.
It also means rethinking different market systems where the producer / consumer relationship is finally more balanced. The advantage of this conversion is also the decrease in transport mileage which has been increasing more and more in recent decades.
Company conversion plan –
A voluntary voluntary farm conversion plan is therefore needed, which provides for a period of 5-10 years of support for these farmers.
This plan must provide detailed support for the abandonment of protected crop production, the replacement of plastic materials, the possibility of using plant mulches to replace plastic films and the conversion in the agro-ecological direction of these crops.
The plan must be presented as an extraordinary support system for families and sector operators with an extraordinary intervention aimed at supporting the income deriving from agricultural activity and as a support system for technical assistance and training for agro-ecological conversion.
The funds necessary for this intervention are not to be framed in the Agricultural Support Programs (such as the RDP, which will be discussed later) but with a Climate Funding to be discussed beforehand at central European level and framed in the broader theme linked to Agenda 2030 .
In parallel, the next RDP (2020-2027) which could in any case slip due to the events related to COVID-19 can only align itself with this vision by systematically excluding funding for projects or works in contrast with this vision.
This Plan must be discussed in the regional, national and European areas but must immediately find the preparation of proposal documents and unequivocal guidelines.

Guido Bissanti





[:es]

Plan de reducción de plásticos en agricultura

Contexto mundial –
Según un estudio reciente, publicado por las Actas de la Academia Nacional de Ciencias, la producción mundial de plástico ha pasado de 15 millones de toneladas en 1964 a más de 310 millones en la actualidad. Cada año, al menos 8 millones de toneladas de plástico terminan en los océanos del mundo y, hasta la fecha, se estima que hay más de 150 millones de toneladas de plástico en los mares de todo el mundo.
Si la tendencia sigue siendo la actual, en 2025 los océanos tendrán una proporción de una tonelada de plástico por cada 3 toneladas de pescado, mientras que en 2050, con sus 34 mil millones de toneladas, tendremos, por peso, en los océanos del mundo más plástico. que pez … y el plástico no se come.
Al ritmo actual de crecimiento, el mundo produce 240 millones de toneladas de plástico por año, de las cuales solo el 3% se recicla; en otras palabras, poco más del 96% del plástico producido en todo el mundo no se recicla y, además, la producción de plástico absorbe el 8% de la producción mundial de petróleo.
El plástico contribuye dramáticamente al cambio climático y la dispersión en el medio ambiente continúa produciendo gases de efecto invernadero. Solo en 2019, su producción, incineración y eliminación agregó más de 850 millones de toneladas de CO2 a la atmósfera. Una cantidad enorme, igual a la contaminación de 189 nuevas plantas de carbón de 500 megavatios.
En Italia, las cifras son similares en porcentaje incluso si, a decir verdad, algo ha cambiado en los últimos años. Sin embargo, en ausencia de políticas resolutivas que actúen en la raíz del problema, el plástico continuará siendo una seria amenaza para el medio ambiente. El Consorcio Nacional para la recolección, reciclaje y recuperación de envases de plástico (Corepla) destaca que, a pesar de los esfuerzos realizados por los ciudadanos italianos, el reciclaje de este material sigue siendo un asunto complejo: hoy solo el 43.5 por ciento en realidad se transforma en nuevos objetos, que a menudo son de menor calidad que los originales, mientras que el 40% termina en plantas de conversión de residuos en energía para la producción de energía y el 16.5% incluso va a los vertederos.
Desafortunadamente, la agricultura juega un papel particularmente negativo en esta proporción de materiales plásticos.
La agricultura protegida en el mundo abarca más de 3 millones de hectáreas, entre invernaderos y túneles, y alrededor del 70% de los cultivos protegidos utilizan películas de plástico flexibles. En general, la agricultura produce entre el 3 y el 6% de todos los desechos plásticos producidos a nivel mundial. Según las estimaciones de la Asociación Europea de Materiales Plásticos, el volumen de películas de plástico utilizadas en la agricultura asciende a 500 mil toneladas, incluidas las películas para invernaderos, acolchados y sistemas de riego.

Contexto italiano –
Se estima que en Italia, de la superficie total utilizada exclusivamente para cultivos de invernadero, se producen 85 mil toneladas de residuos plásticos, de los cuales más de 40 mil se derivan del acolchado solo. A estos se suman los derivados del riego, alrededor de 63 mil toneladas, y los de contenedores de productos para la protección de cultivos, bolsas de fertilizantes, envases para la recolección y almacenamiento de productos agrícolas, etc., otras 63 mil toneladas. Si consideramos que la producción mundial de plástico está creciendo a una tasa de 3.5% por año, significa que cada 20 años, si no se hacen remedios, la cantidad de plástico producido podría duplicarse.
En resumen, el sector primario hace un gran uso de productos plásticos, a menudo desechables, que una vez que termina su utilidad, terminan en vertederos o se acumulan en un rincón de las granjas.
En algunos países, algunas leyes han impuesto la prohibición de quemar residuos plásticos para evitar humos nocivos. Pero los agricultores que llevan desechos a los centros de recuperación siguen siendo una minoría.
Al análisis de los datos relacionados con los usos de los materiales plásticos en la agricultura, se debe agregar el determinado por algunas leyes de mercado, impuestas por el comercio minorista a gran escala, pero que hoy en día han generado ganancias cada vez más marginales para aquellos que han elegido arreglos protegidos para obtener mejores precios. Nos referimos en particular a las protecciones con películas de plástico para anticipar o posponer algunas producciones, como algunas verduras o frutas, uvas de mesa, sobre todo.
Los últimos eventos vinculados a COVID19 han acentuado una tendencia que de hecho ya estaba en marcha, como el colapso de estos precios, incluido el de los melones, melones, otras verduras y uvas de mesa.

Pregunta agroalimentaria –
En los últimos tiempos, la atención a una dieta saludable no podía dejar de involucrar productos agrícolas obtenidos fuera de temporada. Las condiciones climáticas de los productos agrícolas madurados durante su temporada son obviamente más altas que las producidas con sistemas forzados. La presencia de aceites esenciales, vitaminas, minerales y todo lo demás es notablemente mejor en productos madurados de acuerdo con la naturaleza.
Especialmente para los niños, comer productos de temporada, como también lo destacan las recientes campañas del Ministerio de Salud, significa “salud”. Cada fruta y verdura tiene una composición característica determinada y la implementación de una distribución según las estaciones significa naturalmente diversificar la ingesta de vitaminas y minerales. De esta manera, especialmente los sectores más jóvenes de la población pueden absorber la combinación correcta de sustancias fundamentales para satisfacer todas sus necesidades, implementando una dieta equilibrada y saludable.
Además, la producción, especialmente en el invernadero, a menudo significa tener que compensar una aceleración de los factores patogénicos que a menudo se resuelven con un mayor uso de agroquímicos que empeoran aún más las características organolépticas de estos productos.
Los cultivos de invernadero o túnel apenas pueden asociarse con los cultivos de la otra compañía, lo que hace que la hipótesis de los cultivos obtenidos con técnicas agroecológicas y, por lo tanto, sea más respetuosa con el equilibrio ecosistémico del medio ambiente en el que Se llevan a cabo.

Cuestión social y ambiental –
Además de los aspectos negativos obvios relacionados con la contribución de los materiales plásticos derivados de este modelo agrícola, deben destacarse otros dos aspectos, en algunos aspectos incluso peores.
Se sabe que los cultivos en invernadero, más allá del mayor impacto económico para la realización de estos preparados, conllevan una mayor emisión de gases que cambian el clima que, según algunas estimaciones, pueden alcanzar hasta 70 veces los que provienen de la producción convencional. Estas emisiones también están vinculadas al mayor uso del agua de riego y las plantas consiguientes, que no están en línea con las necesidades actuales de limitar el uso del agua en la agricultura y mejorar su eficiencia.
Una emisión de gases de efecto invernadero no justificada por ningún beneficio económico obtenido por granjas individuales que pesa mucho sobre el futuro de nuestra tierra.
Si a esto le sumamos el aumento porcentual en el uso de pesticidas utilizados en cultivos protegidos, con el aumento en el porcentaje de muertes de trabajadores en el sector y aquellos derivados del consumo de productos que no deberían ser adecuados incluso para la alimentación animal, bueno Está claro cómo se debe adoptar un remedio decidido y programado.
Hoy en el mundo hay veintiséis millones de casos de envenenamiento por año, más de 71 mil por día (más o menos los habitantes de una gran ciudad como Pavía), debido al impacto de la intoxicación aguda por pesticidas. A estos debe agregarse el efecto de pequeñas dosis repetidas a lo largo del tiempo, en las cuales la atención de la comunidad científica se ha centrado en los últimos años, que determinan un aumento significativo en el riesgo de enfermedades crónicas degenerativas (cáncer, diabetes, enfermedades neurodegenerativas, enfermedades trastornos cardiovasculares, reproductivos).
Por esta razón, el teorema de la producción protegida, con la excepción de algunos viveros y otras actividades más marginales, ya no tiene motivos para existir.
Sin embargo, ¿cómo podemos convertir un sector políticamente complejo debido a los evidentes efectos negativos de un período muy corto pero a las innegables ventajas sociales y ecológicas del mediano y largo plazo?
Fue sobre todo la FAO la que tomó en consideración estos factores, indicando la única salida de este vórtice del cual parece difícil salir en la necesidad de una conversión agroecológica de la producción agrícola.

Remedios y posibles propuestas –
Obviamente, los remedios a tal pregunta no pueden ser inmediatos, incluso si las preguntas requieren soluciones muy rápidas para evitar una catástrofe ecológica y, por lo tanto, social de inmensas proporciones.
Además de acelerar el reciclaje de materiales plásticos ya existentes, la solución más simple es prohibir completamente el uso de plásticos convencionales en favor de los reciclables. En este contexto, es necesario considerar de inmediato la posibilidad de apoyo financiero y fiscal para los operadores que tendrán que “convertir” a estos materiales.
Sin embargo, se debe implementar un plan más amplio considerando la transición de cultivos protegidos a un modelo agroecológico.
Obviamente, esto implica una reorganización entre la oferta de estos productos, que normalmente están destinados a la distribución a gran escala, y el consumo. Una conversión de este tipo es equivalente a decir que los agricultores “convertidos” tendrán que remodelar su producción de acuerdo con un objetivo local, disminuyendo así la especialización de áreas enteras hacia la diversificación productiva adecuada para un mercado de menor alcance.
También significa repensar los diferentes sistemas de mercado donde la relación productor / consumidor es finalmente más equilibrada. La ventaja de esta conversión es también la disminución en el kilometraje de transporte que ha aumentado cada vez más en las últimas décadas.
Plan de conversión de la empresa –
Por lo tanto, se necesita un plan voluntario voluntario de conversión de fincas, que brinde un período de 5-10 años de apoyo a estos agricultores.
Este plan debe proporcionar apoyo detallado para el abandono de la producción de cultivos protegidos, el reemplazo de materiales plásticos, la posibilidad de usar mantillos vegetales para reemplazar las películas de plástico y la conversión en la dirección agroecológica de estos cultivos.
El plan debe presentarse como un sistema de apoyo extraordinario para familias y operadores del sector con una intervención extraordinaria dirigida a apoyar los ingresos derivados de la actividad agrícola y como un sistema de apoyo para asistencia técnica y capacitación para la conversión agroecológica.
Los fondos necesarios para esta intervención no se deben enmarcar en los Programas de Apoyo Agrícola (como el PDR, que se discutirá más adelante) sino con un Financiamiento Climático que se discutirá de antemano a nivel de Europa central y se enmarcará en el tema más amplio vinculado a la Agenda 2030 .
Paralelamente, el próximo PDR (2020-2027) que en cualquier caso podría deslizarse debido a los eventos relacionados con COVID-19 solo puede alinearse con esta visión al excluir sistemáticamente la financiación para proyectos u obras en contraste con esta visión.
Este Plan debe ser discutido en las áreas regionales, nacionales y europeas, pero debe encontrar de inmediato la preparación de documentos de propuesta y directrices inequívocas.

Guido Bissanti





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