Come coltivare l’ortica

Come coltivare l’ortica

L’ortica (Urtica dioica L., 1753) è una specie erbacea perenne dioica, dotata di peli che, quando si rompono, rilasciano un fluido che causa bruciore e prurito. È una pianta nota per le sue proprietà medicinali, per la preparazione di pietanze e, nel passato, per il suo esteso uso nel campo tessile. È una pianta che ha proprietà emostatiche, diuretiche, nutritive e stimolanti. Trova impiego in erboristeria, in medicina, nell’industria tintoria, tessile, in cosmesi nella composizione di shampoo per capelli grassi, di lozioni per la caduta dei capelli e di prodotti antiforfora, e in veterinaria. L’ortica dopo la cottura perde il suo potere orticante. La clorofilla estratta dall’ortica serve per la colorazione di bevande, alimenti e profumi. I giovani germogli sono usati come ortaggio. In agricoltura biologica è considerata un ottimo fertilizzante e un repellente per numerosi insetti,inoltre è un buon alimento per polli, cavalli e bovini. In questa scheda vediamo come coltivare l’ortica e le tecniche agronomiche più appropriate.
Si tratta di una specie spontanea presente quasi ovunque che predilige, terreni freschi ricchi di sostanza organica; è una pianta che sopporta bene la siccità, il freddo, e tutte le intemperie.
Per la propagazione si può partire da seme, con semina da eseguire in pieno campo, su terreno ben lavorato ed affinato preventivamente, in settembre (nei climi più miti o in primavera in quelli più freddi). Si può operare anche in estate, con semina in semenzaio, effettuando il trapianto nei mesi autunnali o invernali. Si può ricorrere, infine, anche alla divisione di cespo delle piante madri spontanee. In questo caso l’operazione si esegue alla fine dell’inverno, quando inizia la vegetazione delle piante adulte. Le piantine così ottenute vanno rapidamente interrate e ben strette al terreno. Per operare si ricorda che il potere urticante delle giovani piante è molto ridotto e l’operazione di manipolazione potrà essere facilmente agevolata dall’impiego di guanti di cuoio sottili. Nei casi di coltivazioni per uso industriale la messa a dimora delle piantine può essere eseguita anche con macchine trapiantatrici.

 

Se si decide di seminare a file le piantine possono essere poste alla distanza di 60-80 cm fra le fila e a 10-15 cm lungo la fila ma si possono adottare anche sesti più ravvicinati.
Per le operazioni colturali post impianto si ricorda che per la coltivazione su file si richiedono maggiori scerbature per l’eliminazione delle infestanti. Per evitare un eccessivo rigoglio di queste si consiglia di limitare le concimazioni organiche, essendo l’ortica molto rustica; inoltre l’ortica, grazie al rapido sviluppo vegetativo, chiude rapidamente l’interfila impedendo o riducendo al minimo lo sviluppo delle malerbe.
Altro intervento importante, dopo ogni sfalcio, per agevolare il ricaccio, è necessaria un’irrigazione.
La concimazione di base per l’ortica deve essere soprattutto il letame. Ricordiamo che la coltivazione dell’ortica rimane in vita anche oltre 4-5 anni quindi è indispensabile una concimazione con 500 q/ha di letame. Successivamente, ogni anno, vanno integrati quantitativi di sostanza organica in forma di pellet. Si sconsiglia l’uso di azoto nitrico per non favorire poi le infestanti e non intenerire le parti vegetative dell’ortica che si presterebbero a maggiori attacchi parassitari.
Per la raccolta si ricorda che si utilizzano le foglie; questa si esegue tagliando la parte epigea poco prima della fioritura o quando il fusto è ancora erbaceo. Nel primo anno di impianto si consiglia una sola raccolta, prima della fioritura della pianta, dal secondo anno l’ortica può essere sfalciata da 2 a 4 volte.
Per la conservazione è opportuno che l’ortica appena tagliata vada messa subito in un essiccatoio per evitare la perdita dei principi attivi e del colore delle foglie. A causa del notevole contenuto di acqua, le parti epigee non dovranno essere eccessivamente stratificate e l’essiccazione dovrà essere eseguita il più velocemente possibile.
Per quanto riguarda le avversità l’unica preoccupazione può arrivare dall’afide verde; condizione che viene diminuita di molto non ricorrendo a concimi azotati.




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