Lycoperdon echinatum
Lycoperdon echinatum
Il fungo delle spine (Lycoperdon echinatum Pers., 1794) è un fungo basidiomicete appartenente alla famiglia delle Agaricaceae.
Sistematica –
Dominio Eukaryota,
Regno Fungi,
Divisione Basidiomycota,
Sottodivisione Agaricomycotina,
Classe Agaricomycetes,
Sottoclasse Agaricomycetes,
Ordine Agaricales,
Famiglia Agaricaceae,
Genere Lycoperdon,
Specie L. echinatum.
Sono sinonimi i termini:
– Lycoperdon constellatum Fr.;
– Lycoperdon excipuliforme var. echinatum (Pers.) J.Kickx f.;
– Lycoperdon gemmatum var. echinatum (Pers.) Fr.;
– Lycoperdon hoylei Berk. & Broome;
– Utraria echinata (Pers.) Quél..
Etimologia –
Il termine Lycoperdon proviene dal greco λύκος lýcos lupo e da πέρδον perdon peto, loffa: loffa di lupo, per la particolarità del fungo di emettere a maturità, se colpito o schiacciato, silenziosi sbuffi di spore.
L’epiteto specifico echinatum deriva dal greco echinos (ἐχῖνος), che significa “riccio” o “riccio di mare”, con riferimento alle caratteristiche spine che ricoprono il corpo fruttifero.
Distribuzione Geografica ed Habitat –
Il Lycoperdon echinatum è una specie saprobica diffusa in diverse regioni del mondo. È presente in Africa centro-orientale, Cina, Costa Rica, Iran, Giappone, Europa (Gran Bretagna, Bulgaria, Rep. Ceca, Finlandia, Germania, Italia, Slovacchia, Spagna, Svezia, Svizzera) e Nord America (localmente frequente a est delle Montagne Rocciose).
Il suo habitat è quello dei terreni di boschi decidui, aree erbose, radure, pascoli dove cresce su muschio, humus o detriti legnosi e predilige boschi di faggio.
Cresce isolato o in piccoli gruppi e fruttificare dalla tarda primavera all’autunno.
Gli esemplari maturi tendono a mimetizzarsi con il fogliame marrone.
Riconoscimento –
Il Lycoperdon echinatum è un fungo ben riconoscibile per la presenza delle sue spinule completamente sul tutto il fungo e per il colore da avorio a marrone. Come tutti i Lycoperdon perde le spore da vecchio se percosso da gocce di pioggia oppure spontaneamente. Le spore di questa specie possono provocare allergia temporanea.
I corpi fruttiferi sono larghi 2–4 cm e alti 2–3,5 cm; sono approssimativamente sferici o a forma di pera. La superficie esterna è piena di spine che possono essere lunghe fino a 0,6 cm. Secondo Curtis Gates Lloyd, gli esemplari americani hanno spine più sottili di quelli europei. Inizialmente bianche e che diventano marrone scuro a maturità, le spine sono spesso unite alle punte in gruppi di tre o quattro. In questa forma questi funghi assomigliano ai cappelli di ghianda della quercia da sughero, con cui possono essere facilmente confusi. Le spine si staccano con l’età, rivelando una superficie reticolata o a rete.
Il corpo fruttifero presenta una piccola base di colore bianco sporco o grigio-violaceo e può essere attaccato alla superficie di crescita tramite sottili cordoni bianchi (rizomorfi). Il contenuto interno contiene la gleba, una massa di spore e cellule sporigene associate. Negli esemplari giovani la gleba è bianca e soda, ma con l’invecchiamento, diventa giallastra e poi marrone, fino a diventare viola-marrone e polverosa. Gli esemplari maturi sviluppano un poro nella parte superiore del corpo fruttifero attraverso il quale le spore vengono rilasciate quando colpite dalle gocce di pioggia.
Le spore sono approssimativamente sferiche con verruche sulla superficie, hanno diametri compresi tra 4 e 6 μm. I capillizi (ife grossolane a parete spessa nella gleba) sono elastici, di colore marrone, contengono piccoli pori e hanno uno spessore di 5-8 μm. I basidi (le cellule che contengono le spore) possono essere attaccati a due o quattro spore, e gli sterigmi (proiezioni affusolate simili a spine dai basidi che attaccano le spore) sono lunghi fino a 5 μm.
Coltivazione –
Il Lycoperdon echinatum è un fungo di cui non si conoscono elementi relative alla coltivazione controllata della specie. Le informazioni disponibili riguardano esclusivamente habitat naturale, ecologia e comportamento in ambiente selvatico.
Usi e Tradizioni –
La specie Lycoperdon echinatum fu descritta per la prima volta da Persoon nel 1797. In seguito Fries la riclassificò come varietà di Lycoperdon gemmatum (oggi Lycoperdon perlatum), ma nel 1879 il micologo statunitense Peck la riportò allo status di specie distinta, notando differenze nella forma delle verruche, nell’aspetto più spinoso e nella superficie più liscia del peridio sotto le spine.
Nel tempo furono proposti altri nomi ritenuti poi sinonimi di L. echinatum: Lycoperdon Hoylei (descritto da Berkeley e Broome nel 1871, nonostante una presunta differenza nel colore delle spore) e Utraria echinata (Quélet, 1873). Anche Lycoperdon americanum, descritto da Demoulin nel 1972, è considerato da diversi autori sinonimo della stessa specie.
Le analisi filogenetiche basate sulle sequenze dell’rRNA suggeriscono che L. echinatum forma un clade insieme al genere Handkea, distinto dalla specie tipo del genere Lycoperdon (L. perlatum). Studi precedenti la raggruppavano invece con L. mammiforme, L. foetidum e L. radicatum, separandola da L. pyriforme.
Come la maggior parte delle altre specie di vesce, L. echinatum è commestibile quando è ancora giovane e mentre la gleba è ancora bianca e soda. Il consumo di esemplari più vecchi con una gleba non bianca, o dove la gleba si è trasformata in una massa di spore polverosa, può causare disturbi di stomaco. Questa specie ha un sapore delicato e nessun odore distinguibile, sebbene una fonte descriva l’odore dei corpi di frutta secca come simile a “prosciutto stagionato”. Una fonte nota che è “ben saporito e tenero una volta cotto”, mentre un’altra descrive la consistenza (delle vesce commestibili in generale) come “un po’ come il pane tostato francese”. Antonio Carluccio consiglia di saltare le vesce di lupo con altri funghi. Per evitare possibili confusioni con specie di Amanita potenzialmente mortali, si consiglia di affettare le giovani vesce di lupo con un taglio longitudinale per assicurarsi che la polpa sia priva di strutture interne.
Dal punto di vista ecologico questo fungo viene utilizzato come risorsa alimentare da larve di mosche della famiglia Phoridae.
Inoltre è una specie minacciata nelle isole Åland (Finlandia).
In Svezia le popolazioni sono diminuite a causa dell’acidificazione dei suoli.
Può bioaccumulare arsenico (soprattutto arsenobetaina) se cresce in luoghi contaminati.
Per quanto le sue proprietà antimicrobiche, sebbene gli studi citati riguardino Lycoperdon umbrinum, dello stesso genere, alcuni estratti mostrano attività antibatterica significativa contro vari patogeni umani.
Sono stati identificati terpenoidi, potenzialmente rilevanti per applicazioni farmaceutiche.
Modalità di Preparazione –
Il Lycoperdon echinatum è un fungo commestibile da giovane, quando la gleba interna è bianca e soda.
Diventa non commestibile quando la gleba si trasforma in una massa di spore marroni.
Il consumo di esemplari troppo maturi può causare disturbi gastrointestinali.
Ha un sapore delicato, privo di odore particolare, tranne in alcune fonti che lo paragonano al prosciutto stagionato.
La consistenza delle vesce commestibili viene descritta simile al pane tostato francese.
Tra i consigli culinari, come accennato, Antonio Carluccio suggerisce di saltare le vesce insieme ad altri funghi.
In ogni caso prima dell’uso è consigliato affettarli longitudinalmente per la verifica della commestibilità.
Si possono saltare in padella con altri funghi.
Il consumo è consigliato dopo semplice cottura, che li rende teneri e saporiti.
Guido Bissanti
Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– GBIF, the Global Biodiversity Information Facility.
– Cetto B., 2008. I funghi dal vero, Saturnia, Trento.
– Pignatti S., 1982. Flora d’Italia, Edagricole, Bologna.
– Conti F., Abbate G., Alessandrini A., Blasi C. (a cura di), 2005. An annotated checklist of the Italian vascular flora, Palombi Editore.
Fonte foto:
– https://inaturalist-open-data.s3.amazonaws.com/photos/542571516/original.jpg
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, non rappresentano in alcun modo prescrizione di tipo medico; si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

