[:it] Senza Ecologia Integrale non c’è futuro [:en] Without Integral Ecology there is no future [:es] Sin Ecología Integral no hay futuro [:]

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Senza Ecologia Integrale non c’è futuro

La crisi che sta attraversando la storia attuale è un fenomeno a cui c’è una soluzione oppure ci stiamo incamminando lentamente ma progressivamente verso la fine di questa civiltà?
E, soprattutto, quali sono i fattori che stanno alla base di questa?
Siamo di fronte, ovviamente, a domande complesse ed a risposte apparentemente ancor più difficili.
Sullo sfondo però di questa crisi risuona come un mantra il concetto di “crisi ecologica”.
Una crisi da cui si può uscire, a condizione che ci sia ancora tempo, se l’approccio ideologico, e quindi culturale, prevalente di questa nostra civiltà si ponga nella maniera corretta.
Basti pensare che l’attuale preoccupazione di gran parte dei Governi, dei cosiddetti “Paesi sviluppati” è quello di superare la crisi con la cosiddetta “Transizione Ecologica” che è un remake di quel concetto di “Sviluppo Sostenibile” che tanta contraddizione e tanta incongruenza ha portato nelle politiche economiche ed ambientali dell’ultimo mezzo secolo.
Basti pensare che di Sviluppo Sostenibile si inizia a parlare nell’aprile del 1968, quando un ristretto gruppo di diplomatici, industriali e accademici provenienti da tutto il mondo si riuniscono in una villa romana, su invito dell’industriale Aurelio Peccei e dello scienziato scozzese Alexander King.
Nel 1972 il Club commissiona al Massachussets institute of technology (MIT) un primo rapporto, poi entrato nella storia, su “I limiti dello sviluppo”, conosciuto anche come Rapporto Meadows.
È il preludio alla lunga lista di conferenze intergovernative che porterà alla Conferenza di Stoccolma del 1972, al Rapporto Brundtland del 1987, dove viene sancito almeno in maniera ufficiale il concetto di Sviluppo Sostenibile, ed a tutte le conseguenti Conferenze internazionali che da quella di Rio del 1992, in poi, hanno contraddistinto la storia più recente.
La domanda è: cosa è cambiato a livello sociopolitico? Praticamente quasi nulla se non un aggravarsi delle questioni sociali, ambientali e, non certo ultime, delle continue guerre e guerriglie che costantemente insanguinano i territori dei popoli più poveri ma, ironia della sorte, nati su luoghi spesso ricchi di giacimenti e risorse.
Va detto subito che l’attuale stato di fatto non è una crisi ambientale (questo è l’effetto tangibile) ma è una crisi dell’essere umano rispetto al suo limite filosofico ed intellettuale di non comprendere che non si possono superare i limiti naturali attraverso la tecnica, cosa che ci ha condotti a costruire una frattura profonda fra esseri umani e natura.
Tale errore si sta infatti perpetrando nel concetto di Transizione Ecologica che, come accennato, è solo il tentativo di una transizione verso un modello tecnologico diverso ma che non coinvolge i costumi, i rapporti, le connessioni tra civiltà umana ed ambiente; in poche parole una civiltà non sincrona con i principi della Natura e, pertanto, ancora in conflitto con essa.
Di fronte a questo scenario, irrisolvibile in questi termini, va detto che l’errore di fondo è di natura ideologico e dallo sguardo miope in quanto né la politica e, troppo spesso, anche la scienza non hanno mai affrontato la questione con un approccio complesso ed integrale.
Siamo di fronte ad una crisi che, ancor prima, è culturale. Un vuoto che non riusciamo a colmare in quanto siamo entrati nello stordimento delle parole: progresso, sviluppo, ricchezza, ecc., senza che a queste corrisponda qualcosa di reale e concreto e, soprattutto, senza un valore intrinseco.
Abbiamo costruito un modello economico finanziario che già, di per se, puzza di imbroglio.
Basti pensare al sistema economico mondiale che, nato all’indomani degli Accordi di Bretton Woods del 1944, che sancirono di fatto l’inizio di un modello finanziario liberista, disancorato dalle capacità patrimoniale del pianeta e culminati nel 1971 con lo Smithsonian Agreement del 1971, sotto il Governo Nixon (guarda caso uno dei presidenti meno amati dagli americani).
Senza entrare nel dettaglio di tali accordi bisogna però dire che tutto ciò ha portato ad un sistema economico-finanziario in disaccordo con le rigide strutture ed i principi dell’ecologia e della termodinamica dei processi naturali.
In questo modo il sistema economico dei cosiddetti paesi ricchi si è allontanato sempre di più dai binari di una corretta ecologia triturando sotto di se tutto: diritti, principi, valori, ideali.
Per dirla con parole semplici, il sistema economico liberista si basa su un concetto di mondo illimitato, a moto perpetuo e ad espansione infinita; il sistema ecologico è invece ed indissolubilmente legato ai principi della termodinamica (che è l’economia del sistema spazio-tempo) e che, in estrema sintesi, si muove su un piano con limiti ben definiti, di natura inerziale (non esiste il moto perpetuo) e con entropia crescente.
Per dirla in termini ancora più poveri ma comprensibili a tutti, l’ecologia si basa su un’economia condivisa tra tutti (dagli esseri più microscopici ai grandi fenomeni della natura), l’economia liberista fa dell’assoggettamento, dello sfruttamento, del colonialismo mercantile (e non solo) il suo credo e la sua bibbia.
In questa direzione una delle poche voci, ma sicuramente la più autorevole, che si è alzata contro questa cultura di morte (come l’aveva chiamata Giovanni Paolo II) è quella di Papa Francesco nel concetto di “Economia Integrale” contenuto nella sua enciclica “Laudato sì”; l’unica che rappresenta una soluzione importante che molti continuano a non comprendere (o a voler ignorare).

Infatti nonostante sia molto semplice (e quasi elementare nei suoi principi – come lo è la Natura) essa è molto difficile da mettere in pratica, perché richiede un profondo cambiamento e, proprio il cambiamento, metterebbe in discussione tutto quello che abbiamo costruito fino ad oggi.
Per fare un altro esempio, che spesso argomento, non possiamo pensare di continuare a produrre cibo effettuando un vero e proprio genocidio ecologico (con una perdita di fertilità e di biodiversità raccapricciante) quando da anni si conoscono oramai i principi per un modello di produrre cibo e di distribuirlo rispettando l’ecosistema, le sue regole ed i diritti di chi lavora la terra, spesso calpestati. Da esso nascono nuove schiavitù, nuove deportazioni (questa volta indotte con le grandi fughe e migrazioni dei poveri) e grandi devastazioni ecologiche.
Di fatto il modello liberista è un modello bellico e conflittuale (vestito in abito da sera) che non prefigura nulla di buono.
Questo sistema sta generando rapporti sociali che stanno incrinando sempre più i rapporti fra gli Stati, accelerando una corsa agli armamenti per garantire l’approvvigionamento di risorse per questa macchina industriale, e provocando, in nome del liberismo, una competizione per la conquista del potere che è poi quello che è stato alla base dei due conflitti mondiali. Proprio la fine della Seconda Guerra Mondiale, con l’esplosione delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, ha chiarito a tutti che la tecnologia poteva non essere più al servizio del bene comune dell’umanità, ma era in grado di distruggere l’esistenza dell’essere umano sulla terra.
Non si esce da questa bugia liberista se non si affronta la questione nell’ottica di quella Ecologia Integrale dove o c’è rispetto per tutti o non c’è futuro per nessuno.
Non c’è civiltà futura se non iniettiamo il vaccino del virus della convivenza. Non possiamo produrre cibo se per farlo dobbiamo devastare con insetticidi e diserbanti interi ecosistemi; non possiamo mantenere il sistema liberista industriale se per farlo, ad esempio, dobbiamo soggiogare i popoli del Congo nell’estrazione del cobalto che alimentiamo (nessuno escluso) ogni qualvolta cambiamo il telefonino.
Non possiamo pretendere di risolvere la crisi ecologica (che è ancor prima sociale e dei diritti) se non disarmiamo questa folle economia.
Per questo motivo dobbiamo cambiare atteggiamento, sistema conflittuale (sempre più aspro anche tra le singole persone), paradigma di sviluppo.
In tutto questo dobbiamo sfatare anche le false preoccupazioni avvalorate dai grandi interessi (banche in testa) e dalle grandi multinazionali che continuano a proporre soluzioni tecnologiche argomentando che sono le uniche per risolvere questioni come: fame nel mondo, disponibilità energetiche, risorse, ecc. È una menzogna facilmente confutabile facendo alcuni bilanci termodinamici ed energetici.
Esistono le risorse, i terreni, le energie, per far vivere sulla terra molte più persone (basta cercare anche su internet parecchie pubblicazioni in tal senso) ma non con questo modello economico figlio di una cultura malata; la stessa cultura che ha provocato in nome dello sviluppo e del liberismo colonialista i vari genocidi; atti che hanno cancellato spesso intere civiltà.
Non per niente, sempre Papa Francesco, proprio nel 2021, ha fatto seguire un’altra Enciclica dal titolo “Fratelli tutti”; anche questa forse poco letta e meno capita che mette al centro un diverso rapporto “politico ed economico” tra i popoli, generato dagli stessi principi su cui si regge la Natura e, quindi, universale.
Adesso tocca a noi, tutti insieme, comprendere che non si fa politica, scienza, cultura e così via, fuori dalle regole e dai principi della Natura: questa volta vestiti da samaritani e non da ambientalisti.
Adesso bisogna soprattutto diffidare di chi fa dello scontro, dell’odio, dell’arroganza, della divisione e della discriminazione il fondamento del suo linguaggio o del suo attivismo.
Abbiamo bisogno di costruttori, di un silenzio laborioso, di abbassare i toni e di alzare lo sguardo verso una nuova visione della Storia.
Non esiste nessun complotto (con buona pace di quanti lo pensano) ma una grande deviazione ideologica sulla verità della Vita, costantemente e continuamente calpestata in nome di una dottrina vuota e subdola che vuole dividere il mondo in due categorie: i produttori ed i consumatori e per farlo, appiattendo tutto, in primis le coscienze.
A fronte di questa bugia che appiattisce ed annulla tutto e tutti è la stessa Natura che con la sua crisi sta chiarendo questo grande errore ideologico e culturale.
Si esce da questa crisi ponendo l’umanità al centro e non come corollario di un ambientalismo vuoto e fatto di pezzi scollegati.
Tutto ciò pretende un cambio di paradigma, una “Conversione Ecologica” che richiede un cambio culturale fondamentale, non ultimo dal punto di vista economico. Bisogna cambiare la visione utilitaristica dell’essere umano e rigettare come nefasta la tentazione di uniformare globalmente le diverse culture (ecologia sociale), che sono preziose come le specie animali e vegetali.
Basti pensare alle varie etnie distrutte, così come all’Amazzonia e ai suoi abitanti, quotidianamente annientati dalla cultura dello sfruttamento economico delle risorse.
Una cultura dell’economia e politica occidentale che è fondata sulla convinzione che ci sia un diverso valore fra le persone e le culture (e anche tra i diversi esseri viventi), che ci siano culture da scartare in quanto non meritevoli di rispetto ed esseri viventi sacrificabili (insetti, uccelli, piante, ecc.). I poveri divengono vittime del sistema a cui si piega anche il diritto: da strumento per costruire e garantire il bene comune a strumento di oppressione degli ultimi.
Parole come amore, prossimo, fratellanza, vicinanza, ecc. sono state trasformate in qualcos’altro o hanno perso completamente significato.
È giunto il momento di guardare la realtà che ci circonda, di rialzarci, di riprendere il cammino ma tutti nella stessa direzione.
La fune della vita si sta spezzando e se non crediamo nel futuro facciamolo almeno per noi. Questo è l’unico egoismo che possiamo praticare.

Guido Bissanti





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Without Integral Ecology there is no future

Is the crisis that current history is going through a phenomenon to which there is a solution or are we slowly but progressively moving towards the end of this civilization?
And, above all, what are the factors behind this?
We are obviously facing complex questions and apparently even more difficult answers.
Against the background of this crisis, however, the concept of “ecological crisis” resonates like a mantra.
A crisis that can be overcome, provided there is still time, if the ideological, and therefore cultural, approach prevailing of our civilization is put in the correct way.
Suffice it to say that the current concern of most governments, of the so-called “developed countries”, is to overcome the crisis with the so-called “Ecological Transition” which is a remake of that concept of “Sustainable Development” that has so much contradiction and so much inconsistency has resulted in the economic and environmental policies of the last half century.
Suffice it to say that Sustainable Development began to be talked about in April 1968, when a small group of diplomats, industrialists and academics from all over the world gathered in a Roman villa, at the invitation of the industrialist Aurelio Peccei and the Scottish scientist Alexander. King.
In 1972 the Club commissioned a first report from the Massachussets institute of technology (MIT), which went down in history, on “The limits of development”, also known as the Meadows Report.
It is the prelude to the long list of intergovernmental conferences that will lead to the Stockholm Conference of 1972, to the Brundtland Report of 1987, where the concept of Sustainable 1992, onwards, have marked the most recent history.
The question is: what has changed at the socio-political level? Virtually almost nothing if not an aggravation of social and environmental issues and, certainly not least, of the continuous wars and guerrillas that constantly bloody the territories of the poorest peoples but, ironically, born in places often rich in deposits and resources.
It must be said immediately that the current state of affairs is not an environmental crisis (this is the tangible effect) but it is a crisis of the human being with respect to his philosophical and intellectual limit of not understanding that natural limits cannot be overcome through the technique, which led us to build a deep rift between human beings and nature.
This error is in fact perpetrating itself in the concept of Ecological Transition which, as mentioned, is only the attempt of a transition towards a different technological model but which does not involve customs, relationships, connections between human civilization and the environment; in short, a civilization that is not synchronous with the principles of Nature and, therefore, still in conflict with it.
Faced with this scenario, unsolvable in these terms, it must be said that the basic error is of an ideological nature and of a short-sighted gaze since neither politics and, too often, even science have never tackled the issue with a complex approach. and integral.
We are facing a crisis which, even before that, is cultural. A void that we are unable to fill as we have entered the daze of words: progress, development, wealth, etc., without corresponding to them something real and concrete and, above all, without an intrinsic value.
We have built a financial economic model that already, in itself, reeks of cheating.
Just think of the world economic system which, born in the aftermath of the Bretton Woods Accords of 1944, which effectively sanctioned the beginning of a liberal financial model, disengaged from the patrimonial capacities of the planet and culminating in 1971 with the Smithsonian Agreement of 1971, under the Nixon government (coincidentally one of the least loved presidents by the Americans).
Without going into the details of these agreements, however, it must be said that all this has led to an economic-financial system in disagreement with the rigid structures and principles of ecology and thermodynamics of natural processes.
In this way the economic system of the so-called rich countries has moved further and further away from the tracks of a correct ecology, shredding everything under it: rights, principles, values, ideals.
To put it simply, the liberal economic system is based on a concept of an unlimited world, with perpetual motion and infinite expansion; the ecological system is instead and inextricably linked to the principles of thermodynamics (which is the economy of the space-time system) and which, in a nutshell, moves on a plane with well-defined limits, of an inertial nature (there is no perpetual motion ) and with increasing entropy.
To put it in even poorer terms but understandable to all, ecology is based on an economy shared by everyone (from the most microscopic beings to the great phenomena of nature), the liberal economy makes of subjugation, exploitation, colonialism mercantile (and not only) his creed and his bible.
In this direction, one of the few voices, but certainly the most authoritative, that has risen against this culture of death (as John Paul II called it) is that of Pope Francis in the concept of “Integral Economy” contained in his encyclical ” Praised yes “; the only one that represents an important solution that many still do not understand (or want to ignore).

In fact, although it is very simple (and almost elementary in its principles – as Nature is) it is very difficult to put into practice, because it requires a profound change and, precisely the change, would question everything we have built up to now. .
To give another example, which often argues, we cannot think of continuing to produce food by carrying out a real ecological genocide (with a loss of fertility and gruesome biodiversity) when the principles for a model of producing food have been known for years. and to distribute it respecting the ecosystem, its rules and the rights of those who work the land, often trampled on. From it new slavery, new deportations (this time induced by the great escapes and migrations of the poor) and great ecological devastation are born.
In fact, the liberal model is a war and conflict model (dressed in evening dress) that does not foreshadow anything good.
This system is generating social relations that are increasingly disrupting relations between states, accelerating an arms race to guarantee the supply of resources for this industrial machine, and provoking, in the name of liberalism, a competition for the conquest of power that it is also what was at the basis of the two world wars. Precisely the end of the Second World War, with the explosion of the atomic bombs in Hiroshima and Nagasaki, made it clear to everyone that technology could no longer be at the service of the common good of humanity, but it was able to destroy the existence of human being on earth.
We cannot get out of this liberal lie if we do not address the issue from the point of view of that Integral Ecology where either there is respect for everyone or there is no future for anyone.
There is no future civilization if we do not inject the coexistence virus vaccine. I cannot produce food if to do so I have to devastate entire ecosystems with insecticides and herbicides; I cannot maintain the industrial liberal system if to do so, for example, I have to subjugate the peoples of the Congo in the extraction of the cobalt that we feed (none excluded) every time we change our mobile phones.
We cannot expect to resolve the ecological crisis (which is even first of all social and rights) if we do not disarm this crazy economy.
For this reason we must change our attitude, a conflictual system (increasingly bitter even among individuals), a development paradigm.
In all this we must also dispel the false concerns supported by big interests (banks in the lead) and by large multinationals that continue to propose technological solutions arguing that they are the only ones to solve issues such as: hunger in the world, energy availability, resources, etc. It is a lie that can be easily refuted by making some thermodynamic and energy balances.
There are the resources, the land, the energies, to make many more people live on earth (just look for several publications on the internet in this sense) but not with this economic model born of a sick culture; the same culture that provoked the various genocides in the name of development and colonial liberalism; acts that have often canceled entire civilizations.
Not for nothing, Pope Francis again, in 2021, followed up with another Encyclical entitled “All Brothers”; this too perhaps little read and less understood that focuses on a different “political and economic” relationship between peoples, generated by the same principles on which Nature is based and, therefore, universal.
Now it is up to us, all together, to understand that there is no politics, science, culture and so on, outside the rules and principles of Nature: this time dressed as Samaritans and not environmentalists.
Now, above all, we must be wary of those who make confrontation, hatred, arrogance, division and discrimination the foundation of their language or activism.
We need builders, a laborious silence, to lower the tone and to look up towards a new vision of history.
There is no conspiracy (with all due respect to those who think so) but a great ideological deviation on the truth of Life, constantly and continuously trampled on in the name of an empty and devious doctrine that wants to divide the world into two categories: producers and consumers and to do so, flattening everything, first of all the consciences.
Faced with this lie that flattens and cancels everything and everyone, it is Nature itself that with its crisis is clarifying this great ideological and cultural error.
We get out of this crisis by placing humanity at the center and not as a corollary of an empty environmentalism made up of disconnected pieces.
All this demands a paradigm shift, an “Ecological Conversion” which requires a fundamental cultural change, not least from an economic point of view. We need to change the utilitarian vision of the human being and reject the temptation to globally standardize the different cultures (social ecology), which are as precious as the animal and plant species, as nefarious.
Just think of the various ethnic groups destroyed, as well as the Amazon and its inhabitants, destroyed every day by the culture of economic exploitation of resources.
A culture of Western economics and politics that is founded on the belief that there is a different value between people and cultures (and also between different living beings), that there are cultures to be discarded as not deserving of respect and living beings expendable (insects, birds, plants, etc.). The poor become victims of the system to which even the right bends: from an instrument to build and guarantee the common good to an instrument of oppression of the least.
Words like love, neighbor, brotherhood, closeness, etc. have been transformed into something else or have completely lost meaning.
The time has come to look at the reality that surrounds us, to get up, to resume the journey but all in the same direction.
The rope of life is breaking and if we don’t believe in the future let’s do it at least for us. This is the only selfishness we can practice.

Guido Bissanti





[:es]

Sin Ecología Integral no hay futuro

¿Es la crisis por la que atraviesa la historia actual un fenómeno al que hay solución o estamos avanzando lenta pero progresivamente hacia el fin de esta civilización?
Y, sobre todo, ¿cuáles son los factores que se encuentran detrás de esto?
Obviamente, nos enfrentamos a preguntas complejas y aparentemente respuestas aún más difíciles.
Sin embargo, en el contexto de esta crisis, el concepto de “crisis ecológica” resuena como un mantra.
Una crisis que se puede superar, siempre que haya tiempo, si se pone en la forma correcta el enfoque ideológico, y por tanto cultural, imperante en nuestra civilización.
Baste decir que la preocupación actual de la mayoría de los gobiernos, de los denominados “países desarrollados”, es superar la crisis con la denominada “Transición Ecológica” que es un remake de ese concepto de “Desarrollo Sostenible” que ha Tanta contradicción y tanta incoherencia ha dado lugar a las políticas económicas y medioambientales del último medio siglo.
Baste decir que se empezó a hablar de Desarrollo Sostenible en abril de 1968, cuando un pequeño grupo de diplomáticos, industriales y académicos de todo el mundo se reunieron en una villa romana, por invitación del industrial Aurelio Peccei y el científico escocés Alexander. . Rey.
En 1972, el Club encargó un primer informe al instituto tecnológico de Massachussets (MIT), que pasó a la historia, sobre “Los límites del desarrollo”, también conocido como Informe Meadows.
Es el preludio de la larga lista de conferencias intergubernamentales que conducirán a la Conferencia de Estocolmo de 1972, al Informe Brundtland de 1987, donde el concepto de Sostenible 1992, en adelante, ha marcado la historia más reciente.
La pregunta es: ¿qué ha cambiado a nivel sociopolítico? Prácticamente casi nada si no un agravamiento de los problemas sociales y ambientales y, ciertamente, no menos importante, de las continuas guerras y guerrillas que constantemente sangran los territorios de los pueblos más pobres pero, irónicamente, nacen en lugares a menudo ricos en depósitos y recursos.
Hay que decir de inmediato que la situación actual no es una crisis ambiental (este es el efecto tangible) sino una crisis del ser humano respecto a su límite filosófico e intelectual de no comprender que los límites naturales no pueden superarse mediante la técnica, que nos llevó a construir una profunda brecha entre el ser humano y la naturaleza.
Este error de hecho se está perpetrando en el concepto de Transición Ecológica que, como se mencionó, es solo el intento de una transición hacia un modelo tecnológico diferente pero que no involucra costumbres, relaciones, conexiones entre la civilización humana y el medio ambiente; en definitiva, una civilización que no es sincrónica con los principios de la Naturaleza y, por tanto, todavía está en conflicto con ella.
Ante este escenario, irresoluble en estos términos, hay que decir que el error de fondo es de carácter ideológico y de mirada miope, ya que ni la política y, con demasiada frecuencia, ni la ciencia, nunca han abordado el tema con un enfoque complejo. e integral.
Estamos ante una crisis que, incluso antes, es cultural. Un vacío que no podemos llenar pues hemos entrado en el aturdimiento de las palabras: progreso, desarrollo, riqueza, etc., sin corresponderles algo real y concreto y, sobre todo, sin un valor intrínseco.
Hemos construido un modelo económico financiero que ya, en sí mismo, apesta a trampa.
Basta pensar en el sistema económico mundial que, nacido a raíz de los Acuerdos de Bretton Woods de 1944, que efectivamente sancionó el comienzo de un modelo financiero liberal, se desconectó de las capacidades patrimoniales del planeta y culminó en 1971 con el Acuerdo Smithsoniano de 1971. , bajo el gobierno de Nixon (casualmente uno de los presidentes menos queridos por los estadounidenses).
Sin embargo, sin entrar en los detalles de estos acuerdos, hay que decir que todo esto ha llevado a un sistema económico-financiero en desacuerdo con las rígidas estructuras y principios de la ecología y termodinámica de los procesos naturales.
De esta manera el sistema económico de los llamados países ricos se ha ido alejando cada vez más de las huellas de una ecología correcta, destrozando todo lo que hay debajo: derechos, principios, valores, ideales.
En pocas palabras, el sistema económico liberal se basa en el concepto de un mundo ilimitado, con movimiento perpetuo y expansión infinita; en cambio, el sistema ecológico está indisolublemente ligado a los principios de la termodinámica (que es la economía del sistema espacio-tiempo) y que, en pocas palabras, se mueve en un plano con límites bien definidos, de naturaleza inercial (no existe movimiento perpetuo) y con entropía creciente.
Para decirlo en términos aún más pobres pero comprensible para todos, la ecología se basa en una economía compartida por todos (desde los seres más microscópicos hasta los grandes fenómenos de la naturaleza), la economía liberal hace del sometimiento, la explotación, el colonialismo mercantil (y no solo ) su credo y su biblia.
En esta dirección, una de las pocas voces, pero ciertamente la más autorizada, que se ha alzado contra esta cultura de la muerte (como la llamó Juan Pablo II) es la del Papa Francisco en el concepto de “Economía Integral” contenido en su encíclica ” Alabado sí “; el único que representa una solución importante que muchos aún no comprenden (o quieren ignorar).

De hecho, aunque es muy simple (y casi elemental en sus principios – como lo es la Naturaleza) es muy difícil de poner en práctica, porque requiere un cambio profundo y, precisamente el cambio, cuestionaría todo lo que hemos construido hasta ahora. .
Para dar otro ejemplo, que a menudo se argumenta, no podemos pensar en seguir produciendo alimentos llevando a cabo un verdadero genocidio ecológico (con pérdida de fertilidad y una biodiversidad espantosa) cuando los principios de un modelo de producción de alimentos se conocen desde hace años. distribuirlo respetando el ecosistema, sus reglas y los derechos de quienes trabajan la tierra, muchas veces pisoteada. De ella nacen nuevas esclavitudes, nuevas deportaciones (esta vez inducidas por las grandes fugas y migraciones de los pobres) y una gran devastación ecológica.
De hecho, el modelo liberal es un modelo de guerra y conflicto (vestido de noche) que no presagia nada bueno.
Este sistema está generando relaciones sociales que están perturbando cada vez más las relaciones entre los estados, acelerando una carrera armamentista para garantizar el suministro de recursos para esta máquina industrial, y provocando, en nombre del liberalismo, una competencia por la conquista del poder que también es lo que estuvo en la base de las dos guerras mundiales. Precisamente el final de la Segunda Guerra Mundial, con la explosión de las bombas atómicas en Hiroshima y Nagasaki, dejó claro a todos que la tecnología ya no podía estar al servicio del bien común de la humanidad, pero sí pudo destruir la existencia. del ser humano en la tierra.
No podemos salirnos de esta mentira liberal si no abordamos el tema desde el punto de vista de esa Ecología Integral donde o hay respeto para todos o no hay futuro para nadie.
No hay civilización futura si no inyectamos la vacuna del virus de la coexistencia. No puedo producir alimentos si para ello tengo que devastar ecosistemas enteros con insecticidas y herbicidas; No puedo mantener el sistema liberal industrial si para hacerlo, por ejemplo, tengo que subyugar a los pueblos del Congo en la extracción del cobalto que alimentamos (ninguno excluido) cada vez que cambiamos nuestros teléfonos móviles.
No podemos esperar resolver la crisis ecológica (que es ante todo social y de derechos) si no desarmamos esta economía loca.
Por eso debemos cambiar nuestra actitud, un sistema conflictivo (cada vez más amargo incluso entre los individuos), un paradigma de desarrollo.
En todo esto hay que disipar también las falsas preocupaciones apoyadas por grandes intereses (los bancos a la cabeza) y por las grandes multinacionales que siguen proponiendo soluciones tecnológicas argumentando que son las únicas para solucionar cuestiones como: el hambre en el mundo, la disponibilidad energética. , recursos, etc. Es una mentira que se puede refutar fácilmente haciendo unos balances termodinámicos y energéticos.
Están los recursos, la tierra, las energías, para hacer vivir en la tierra a mucha más gente (basta con buscar varias publicaciones en internet en este sentido) pero no con este modelo económico nacido de una cultura enferma; la misma cultura que provocó los diversos genocidios en nombre del desarrollo y el liberalismo colonial; actos que a menudo han cancelado civilizaciones enteras.
No en vano, el Papa Francisco nuevamente, en 2021, siguió con otra encíclica titulada “Todos los hermanos”; esto también quizás poco leído y menos entendido que se centra en una relación “política y económica” diferente entre los pueblos, generada por los mismos principios en los que se basa la Naturaleza y, por tanto, universal.
Ahora nos toca a nosotros, todos juntos, entender que no hay política, ciencia, cultura, etcétera, fuera de las reglas y principios de la Naturaleza: esta vez vestidos de samaritanos y no de ambientalistas.
Ahora, sobre todo, debemos desconfiar de quienes hacen del enfrentamiento, el odio, la soberbia, la división y la discriminación el fundamento de su lenguaje o activismo.
Necesitamos constructores, un silencio laborioso, para bajar el tono y mirar hacia una nueva visión de la historia.
No hay conspiración (con el debido respeto a quienes así lo piensan) sino una gran desviación ideológica sobre la verdad de la Vida, pisoteada constante y continuamente en nombre de una doctrina vacía y tortuosa que quiere dividir el mundo en dos categorías: productores y consumidores y, para ello, aplanando todo, en primer lugar las conciencias.
Frente a esta mentira que aplana y anula todo y a todos, es la propia Naturaleza la que con su crisis está esclareciendo este gran error ideológico y cultural.
Salimos de esta crisis poniendo a la humanidad en el centro y no como corolario de un ecologismo vacío hecho de piezas inconexas.
Todo esto exige un cambio de paradigma, una “Conversión Ecológica” que requiere un cambio cultural fundamental, sobre todo desde el punto de vista económico. Necesitamos cambiar la visión utilitarista del ser humano y rechazar la tentación de estandarizar globalmente las diferentes culturas (ecología social), que son tan preciosas como las especies animales y vegetales, tan nefastas.
Basta pensar en las diversas etnias destruidas, así como en la Amazonía y sus habitantes, destruidos todos los días por la cultura de la explotación económica de los recursos.
Una cultura de la economía y la política occidentales que se basa en la creencia de que existe un valor diferente entre personas y culturas (y también entre diferentes seres vivos), que hay culturas que hay que descartar por no merecer respeto y seres vivos prescindibles (insectos , pájaros, plantas, etc.). Los pobres se convierten en víctimas del sistema al que se inclina hasta el derecho: de instrumento para construir y garantizar el bien común a instrumento de opresión de los más pequeños.
Palabras como amor, prójimo, hermandad, cercanía, etc. se han transformado en otra cosa o han perdido por completo el significado.
Ha llegado el momento de mirar la realidad que nos rodea, de levantarnos, de retomar el viaje pero todo en la misma dirección.
La cuerda de la vida se está rompiendo y si no creemos en el futuro hagámoslo al menos por nosotros. Este es el único egoísmo que podemos practicar.

Guido Bissanti





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