[:it] Ceratitis capitata [:en] Ceratitis capitata [:es] Ceratitis capitata [:]

[:it]

Ceratitis capitata

La mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata Wiedemann, 1824), è un insetto appartenente alla famiglia dei Tephritidae.

Sistematica –
Dal punto di vista sistematico appartiene al:
Dominio Eukaryota,
Regno Animalia,
Sottoregno Eumetazoa,
Ramo Bilateria,
Phylum Arthropoda,
Subphylum Tracheata,
Superclasse Hexapoda,
Classe Insecta,
Sottoclasse Pterygota,
Coorte Endopterygota,
Superordine Oligoneoptera,
Sezione Panorpoidea,
Ordine Diptera,
Sottordine Brachycera,
Coorte Cyclorrhapha,
Sezione Schizophora,
Sottosezione Acalyptratae,
Superfamiglia Tephritoidea,
Famiglia Tephritidae,
Sottofamiglia Dacinae,
Tribù Ceratitidini,
Genere Ceratitis,
Specie C. capitata.
Sono sinonimi i seguenti termini:
– Ceratitis citripeda Efflatoun, 1924;
– Ceratitis citriperda Macleay, 1829;
– Ceratitis hispanica Breme, 1842;
– Pardalaspis asparagi Bezzi, 1924;
– Tephritis capitata Wiedemann, 1824;
– Trypeta capitata (Wiedemann, 1824).

Distribuzione Geografica ed Habitat –
La Ceratitis capitata è un insetto fitofago la cui larva si sviluppa come carpofago e polifago all’interno della polpa di molti frutti.
È un insetto di probabile origine dell’Africa subsahariana o dell’Africa occidentale, da cui nell’arco di un secolo si è insediata nel bacino del Mediterraneo e poi diffusa in tutto il mondo. Attualmente è infatti una specie cosmopolita, presente tutto l’anno nelle regioni tropicali e subtropicali di tutti i continenti: Nordamerica, Sudamerica, Asia, Oceania. Nelle zone temperate la sua presenza è invece stagionale. È presente, inoltre negli Stati Uniti meridionali (California, Texas, Florida) e in Messico, dove era scomparsa nel Nordamerica, negli anni ottanta, per poi ricomparire in più riprese in California.
È invece scomparsa in Nuova Zelanda e nelle Hawaii.
Questa mosca è polifaga e vive soprattutto a carico di piante come Drupacee, Pomacee, Agrumi, Kaki, Fico, Actinidia, ecc..

Morfologia –
La Ceratisis capitata è una piccola mosca di 4-6 mm di lunghezza.
Presenta un capo caratterizzato da due occhi composti verdastri.
Il torace è di colore grigio-giallastro.
Le ali membranose e presentano caratteristiche macchie colore giallo ocraceo.
L’addome, è tondeggiante e termina a punta, è di colore giallo-arancio, con barrature trasversali grigio argentee.
Le larve sono biancastre, carpofaghe ed adattate in modo specifico alla vita endofitica.
Le larve sono apode, allungate, subconiche, ristrette verso il capo, di colore bianco-giallastro. Le larve neonate sono lunghe meno di un millimetro e sono percettibili con difficoltà ad occhio nudo. Quelle mature sono lunghe 7-9 mm.
Le pupe, derivano dalla muta delle larve mature e sono protette all’interno del pupario, da una capsula ellittica formata da una trasformazione dell’esuvia dell’ultima muta larvale, di colore rossastro. Il pupario è lungo 4-5 mm. In alcuni ceppi i pupari da cui sfarfalleranno le femmine sono di colore bianco, quelli da cui sfarfalleranno i maschi sono invece bruno-rossastri.
Le uova sono allungate e leggermente ricurve e misurano 1,0 x 0,2 mm circa; sono di colore bianco lucente, con area micropilare sporgente.

Attitudine e Ciclo biologico –
Nelle regioni a inverno mite la Ceratisis capitata sverna soprattutto allo stadio di pupa nel terreno, ad alcuni centimetri di profondità. Nelle zone agrumicole sverna anche come adulto o come larva negli agrumi. Temperature inferiori ai 2 °C per una settimana provocano la morte delle pupe. Nelle regioni tropicali le generazioni si susseguono ininterrottamente per tutto l’anno.
In Italia lo sfarfallamento degli adulti si ha nel mese di maggio-giugno.
La femmina depone le uova preferibilmente su frutti ad alto tenore in zuccheri, a basso grado di acidità e con polpa tenera. Questa preferenza fa si che gli attacchi siano in funzione del tipo di frutto e di stagione. Nell’Italia meridionale, in piena estate, gli attacchi s’indirizzano preferibilmente sul pesco, sull’albicocco, sul fico e sulle varietà precoci di pero, mentre in genere è evitato il susino. Nella tarda estate gli attacchi si estendono anche ad altre varietà di pero, al melo, talvolta al susino e all’uva, ma soprattutto al fico d’India e alle varietà precoci di kaki. In autunno gli attacchi proseguono sul fico d’India e sul kaki per passare infine agli agrumi, in particolare il clementine e gli aranci precoci del gruppo Navel (Naveline).
La femmina, in genere vengono deposte 4-6 uova per puntura, fino ad un massimo di una decina. Una femmina può praticare anche diverse punture sullo stesso frutto, perciò si possono deporre anche diverse decine di uova in un solo frutto. Nel corso della sua vita una femmina può deporre da poche centinaia fino ad un migliaio di uova, pertanto può attaccare centinaia di frutti.
Alla prima generazione, conseguente alle prime ovideposizioni ne possono seguire 5-6 nel corso dell’anno; le prime generazioni si sviluppano sulle Drupacee, poi, l’insetto passa sulle Pomacee e, al Sud, sugli Agrumi nelle generazioni di fine estete-autunno.
Queste ultime generazioni sono quelle che comportano la massima densità della popolazione del fitofago.
In generale la Ceratisis capitata compie anche 6-7 generazioni all’anno, nell’Italia centro-meridionale e 3-4 generazioni in quella settentrionale.
La durata del ciclo di sviluppo, dalla deposizione dell’uovo allo sfarfallamento dipende dalla temperatura e varia da un minimo di 2 settimane (a 29 °C in laboratorio), ad un massimo di 3 mesi (10-12 °C). In condizioni ordinarie, la durata di una generazione estiva è dell’ordine di 20-30 giorni. Sotto i 9 °C l’attività biologica si arresta completamente.
Subito dopo la fuoriuscita dall’uovo le larve si sviluppano all’interno della polpa provocandone il disfacimento. A maturità fuoriescono dal frutto, si lasciano cadere e s’impupano nel terreno. Contrariamente alla mosca dell’olivo, lo stadio di pupa si svolge sempre fuori dal frutto attaccato.
La dinamica di popolazione di questo insetto varia secondo la regione geografica e secondo le annate.
La dinamica è determinata da tre condizioni: il decorso termico stagionale, con particolare riferimento alla stagione fredda, la disponibilità alimentare, il potenziale riproduttivo della specie. Dal momento che il potenziale biologico aumenta di generazione in generazione, la pericolosità della specie dipende dal numero di generazioni che si ripetono nell’arco dell’anno e dalla rapidità con cui si sviluppa la prima generazione. Per questo motivo la pericolosità della specie è strettamente legata alla latitudine.

Ruolo Ecologico –
La mosca mediterranea della frutta è una delle avversità economicamente più rilevanti a carico della frutta estiva prodotta in ambiente mediterraneo.
Questo insetto polifago interessa oltre 250 specie agrarie.
In Italia è particolarmente dannosa su alcune drupacee (pesco e albicocco), sul fico, sul fico d’India e sul caco. In annate di gravi infestazioni gli attacchi si riversano anche sulle pomacee (melo, pero, nespolo del Giappone), sulla fragola, sul kiwi. Sugli agrumi gli attacchi si sono in genere rivelati di minore gravità rispetto ad altri fruttiferi, grazie all’azione inibente esercitata dall’olio essenziale contenuto nel flavedo, ma negli ultimi anni i danni si manifestano di maggiore entità, probabilmente per una maggiore diffusione di tipi genetici ad ovopositore più lungo, in grado di deporre le uova più in profondità. In ogni modo gli agrumi sono gli ospiti fondamentali per le generazioni tardive nei Paesi del bacino del Mediterraneo.
I danni si verificano sui frutti e sono provocati:
– dalle punture di ovideposizione che determinano la comparsa di aree zonate e mollicce (Agrumi) soggette, successivamente, a marcescenza;
– dall’attività delle larve che si sviluppano in modo gregario dentro ai frutti; esse si nutrono della polpa provocando anche il disfacimento molle della polpa stessa che successivamente viene attaccata anche da agenti di marciumi fungini, determinando la completa degenerazione del frutto.
I frutti colpiti sono soggetti a cascola.
La lotta contro la Ceratitis capitata è in continua evoluzione e come per altri insetti risentirà notevolmente della applicazione di tecniche agro ecologiche verso una minore specializzazione degli impianti arborei e di specie più resistenti.
Fino a pochi anni fa la lotta contro la Mosca della frutta è stata di tipo chimico, con criteri di lotta guidata ed integrata; attualmente si stanno sperimentando alcuni mezzi biotecnologici che hanno dimostrato un certo successo nel controllare le popolazioni di Ceratisis capitata.
Prima di intervenire nella lotta è opportuno comunque fare il monitoraggio per stabilire la soglia di intervento utile.
In generale i metodi di lotta contro la Ceratitis capitata sono i seguenti:
– lotta chimica guidata ed integrata;
– lotta biologica;
– lotta biotecnica.
La lotta chimica ed integrata richiede l’impiego di principi attivi ad azione citotropica, in grado di penetrare nel frutto e svolgere la loro azione preventiva o curativa nei confronti delle larve neonate. Di nessuna utilità è il trattamento larvicida nei confronti delle larve che hanno già intrapreso lo sviluppo in quanto il danno si è ormai già verificato.
La lotta a calendario, utilizzata soprattutto un tempo, prevede la protezione dei frutti ripetendo il trattamento in prossimità dello scadere dell’intervallo di carenza. Questo approccio è poco efficace e di notevole impatto ambientale ed economico.
Infatti l’impossibilità di individuare le infestazioni sul nascere costringe ad iniziare i trattamenti con un congruo anticipo con conseguente aumento del numero di interventi.
In definitiva la lotta a calendario comporta un sensibile aumento dei costi, un maggiore impatto sull’entomofauna utile a causa dell’impiego di insetticidi a largo spettro d’azione, un maggiore rischio sulla salute dei consumatori, aspetti negativi che non sono controbilanciati da un’adeguata efficacia.
Un passo avanti in difesa della natura è avvenuto con la lotta guidata che è un approccio più razionale, fermo restando che la sospensione dei trattamenti in prossimità della raccolta non garantisce l’incolumità della produzione. Per l’impossibilità di individuare l’inizio delle infestazioni, la lotta guidata si può praticare solo con il monitoraggio degli adulti, impiegando trappole cromotropiche o, meglio, trappole innescate con attrattivi chimici. Dato il notevole potenziale biologico di questa specie, la soglia d’intervento è molto bassa.
Nella lotta chimica è eseguita con principi ad attività citotropica nei confronti sia delle larve che degli adulti.
È eseguibile anche il trattamento adulticida con l’uso delle esche proteiche avvelenate. Questo effettuato su grandi superfici ha sempre offerto risultati migliori dei trattamenti larvicidi. In questo caso s’interviene con irrorazioni localizzate (ad esempio a filari alternati su parte della chioma) di prodotti a base di proteine idrolizzate ed un insetticida (estere fosforico o piretroide). Gli adulti sono attirati dall’attrattivo alimentare e vengono uccisi prima della riproduzione.
C’è da sottolineare però che la lotta con le esche si rivela efficace se condotta su grandi superfici e molto precocemente, alla comparsa dei primi adulti (le soglie d’intervento vanno secondo il contesto da valori minimi da 1 a 3-4 adulti fino a massimi di 20-40 adulti per trappola a settimana in condizioni favorevoli alla proliferazione del fitofago). Il contenimento delle ovideposizioni della prima generazione permette di mantenere basso il livello delle infestazioni.
La lotta biologica non ha, ad oggi, sortito molto successo. Questa mosca, pur avendo diversi antagonisti naturali, ha un potenziale biologico molto alto e solo in contesti particolari gli ausiliari possono esercitare un’efficace azione di controllo. Fra questi è citato nella lettura il controllo biologico nelle isole Hawaii per diversi decenni con specie di Opius introdotte da Filippo Silvestri nel 1913.
La lotta biologica potrà avere più successo con la biodiversificazione delle colture all’interno delle aziende agricole e dei comprensori ma in condizioni di specializzazione colturale è praticamente poco applicabile.
Inoltre nel bacino del mediterraneo non esiste un vero e proprio antagonista ausiliario che possa svolgere un ruolo significativo nella lotta biologica. Contribuiscono al contenimento delle popolazioni alcuni microrganismi e alcuni predatori occasionali. Fra i parassitoidi è stata segnalata l’azione di Opius concolor (Hymenoptera Braconidae) e di Pachyneuron vindemmiae (Hymenoptera Pteromalidae) nel Nordafrica e in Medio Oriente. La prima specie è stata peraltro impiegata in programmi di lotta biologica.
Negli utlimi tempi sta venendo in soccorso al contenimento della Ceratitis capiata la lotta biotecnologica.
Questa tecnica di lotta è quella dell’autocidio, basata sull’allevamento di grandi quantità di insetti che vengono sterilizzati nei laboratori e quindi immessi in ambiente.
Questa operazione deve essere ripetuta più volte tenendo conto che una competizione di almeno 1:1, cioè un insetto sterile lanciato nell’ambiente ed un insetto fecondo, riduce il potenziale riproduttivo della specie del 50% (un rapporto 9:1 lo riduce al 10%).
La sterilizzazione viene fatta mediante radiazioni oppure con sostanze chemiosterilizzanti.
In ogni caso il successo della tecnica è direttamente proporzionale all’entità della superficie interessata dall’intervento, alla densità della popolazione iniziale, al numero degli insetti lanciati ed alla competitività dei maschi sterili rispetto a quelli fecondi.
In conclusione va detto che l’approccio agroecologico è la vera ed unica soluzione al contenimento di questo insetto. Questo approccio pretende però che l’intervento inizi nella fase di progettazione delle coltivazioni evitando sesti troppo fitti, eccessiva specializzazione delle parcelle o dei comprensori produttivi, introduzione di consociazioni, inerbimenti e tecniche che permettano l’insediamento dei parassito idi di questo insetto e così via.
La proliferazione di molti insetti, come nel caso della Ceratitis capitata avviene perché le condizioni dell’agroecosistema sono molto lontane da quelle di equilibrio ecologico a cui l’insetto, in qualche modo, reagisce.

Guido Bissanti

Fonti
– Wikipedia, l’enciclopedia libera.
– Russo G., 1976. Entomologia Agraria. Parte Speciale. Liguori Editore, Napoli.
– Tremblay E., 1997. Entomologia applicata. Liguori Editore, Napoli.





[:en]

Ceratitis capitata

The Mediterranean fruit fly or medfly, (Ceratitis capitata Wiedemann, 1824), is an insect belonging to the Tephritidae family.

Systematics –
From a systematic point of view it belongs to:
Eukaryota Domain,
Kingdom Animalia,
Sub-kingdom Eumetazoa,
Bilateria branch,
Phylum Arthropoda,
Subphylum Tracheata,
Superclass Hexapoda,
Insecta class,
Subclass Pterygota,
Endopterygota cohort,
Superorder Oligoneoptera,
Panorpoidea section,
Diptera Order,
Suborder Brachycera,
Cyclorrhapha cohort,
Schizophora Section,
Subsection Acalyptratae,
Superfamily Tephritoidea,
Tephritidae family,
Subfamily Dacinae,
Ceratitidini tribe,
Genus Ceratitis,
C. capitata species.
The following terms are synonymous:
– Ceratitis citripeda Efflatoun, 1924;
– Ceratitis citriperda Macleay, 1829;
– Ceratitis hispanica Breme, 1842;
– Pardalaspis asparagus Bezzi, 1924;
– Tephritis capitata Wiedemann, 1824;
– Trypeta capitata (Wiedemann, 1824).

Geographic Distribution and Habitat –
Ceratitis capitata is a phytophagous insect whose larva develops as carpophagus and polyphagous within the pulp of many fruits.
It is an insect of probable origin from sub-Saharan Africa or West Africa, from which it settled in the Mediterranean basin over a century and then spread throughout the world. Currently it is in fact a cosmopolitan species, present all year round in the tropical and subtropical regions of all continents: North America, South America, Asia, Oceania. On the other hand, in temperate zones its presence is seasonal. It is also present in the southern United States (California, Texas, Florida) and in Mexico, where it disappeared in North America in the 1980s, only to reappear on several occasions in California.
Instead, it disappeared in New Zealand and Hawaii.
This fly is polyphagous and lives mainly on plants such as stone fruit, pome fruit, citrus fruit, kaki, fig, actinidia, etc.

Morphology –
Ceratisis capitata is a small 4-6 mm long fly.
It has a garment characterized by two greenish compound eyes.
The thorax is yellowish-gray in color.
The membranous wings and have characteristic ocher yellow spots.
The abdomen, rounded and pointed at the end, is yellow-orange in color, with silvery gray transverse stripes.
The larvae are whitish, carpophagous and specifically adapted to endophytic life.
The larvae are apod, elongated, sub-conical, narrow towards the head, of a white-yellowish color. The newborn larvae are less than a millimeter long and are difficult to perceive with the naked eye. The mature ones are 7-9 mm long.
The pupae derive from the moult of mature larvae and are protected inside the puparium by an elliptical capsule formed by a transformation of the exuvia of the last larval moult, of a reddish color. The puparium is 4-5 mm long. In some strains the pupari from which the females will flicker are white, those from which the males will flicker are reddish-brown.
The eggs are elongated and slightly curved and measure about 1.0 x 0.2 mm; they are bright white in color, with a protruding micro-pile area.

Attitude and Life Cycle –
In mild winter regions, Ceratisis capitata overwinters mainly at the pupal stage in the ground, a few centimeters deep. In citrus-growing areas, it also winters as an adult or as a larva in citrus fruits. Temperatures below 2 ° C for a week result in the death of the pupae. In tropical regions, generations follow one another uninterruptedly throughout the year.
In Italy the flicker of adults occurs in the month of May-June.
The female lays the eggs preferably on fruits with a high content in sugars, with a low degree of acidity and with a tender pulp. This preference means that the attacks depend on the type of fruit and the season. In southern Italy, in the height of summer, the attacks preferably target peach trees, apricots, figs and early pear varieties, while plum trees are generally avoided. In late summer the attacks also extend to other varieties of pear, apple, sometimes plum and grape, but especially prickly pear and early varieties of persimmon. In autumn the attacks continue on prickly pears and persimmon to finally move on to citrus fruits, in particular clementines and early oranges from the Navel group (Naveline).
The female, usually 4-6 eggs are laid per puncture, up to a maximum of ten. A female can also practice several stings on the same fruit, so you can also lay several dozen eggs in a single fruit. Over the course of her life, a female can lay a few hundred to a thousand eggs, so she can attack hundreds of fruits.
The first generation, resulting from the first oviposition, can be followed by 5-6 during the year; the first generations develop on the stone fruit, then, the insect passes on the pome fruit and, in the south, on the citrus fruit in the late summer-autumn generations.
These last generations are those that involve the highest density of the pest population.
In general, Ceratisis capitata also completes 6-7 generations a year, in central-southern Italy and 3-4 generations in the northern one.
The duration of the development cycle, from egg deposition to flickering, depends on the temperature and varies from a minimum of 2 weeks (at 29 ° C in the laboratory) to a maximum of 3 months (10-12 ° C). Under ordinary conditions, the duration of a summer generation is of the order of 20-30 days. Below 9 ° C biological activity stops completely.
Immediately after exiting the egg, the larvae develop inside the pulp causing it to decay. When ripe, they come out of the fruit, drop and pupate in the ground. Contrary to the olive fly, the pupa stage always takes place outside the attached fruit.
The population dynamics of this insect varies according to the geographic region and according to the years.
The dynamics are determined by three conditions: the seasonal thermal course, with particular reference to the cold season, food availability, the reproductive potential of the species. Since the biological potential increases from generation to generation, the danger of the species depends on the number of generations that are repeated over the course of the year and on the speed with which the first generation develops. For this reason the danger of the species is closely linked to the latitude.

Ecological Role –
The Mediterranean fruit fly is one of the most economically significant adversities affecting summer fruit produced in the Mediterranean environment.
This polyphagous insect affects over 250 agricultural species.
In Italy it is particularly harmful on some stone fruit (peach and apricot), on the fig, on the prickly pear and on the persimmon. In years of serious infestations, attacks also affect pome fruit (apple, pear, Japanese medlar), strawberry, kiwi. On citrus fruits, the attacks have generally proved to be of lesser severity than other fruit trees, thanks to the inhibiting action exerted by the essential oil contained in the flavedo, but in recent years the damage has become more severe, probably due to a greater diffusion of types genetics with longer ovipositor, able to lay eggs deeper. In any case, citrus fruits are the fundamental guests for late generations in the countries of the Mediterranean basin.
Damage occurs on the fruit and is caused by:
– from oviposition punctures that determine the appearance of zoned and soggy areas (Citrus fruits) subject, subsequently, to rot;
– from the activity of the larvae that develop in a gregarious way inside the fruits; they feed on the pulp also causing the soft decay of the pulp itself which is subsequently also attacked by fungal rot agents, determining the complete degeneration of the fruit.
Affected fruits are subject to drop.
The fight against Ceratitis capitata is constantly evolving and, like other insects, it will be significantly affected by the application of agro-ecological techniques towards a lesser specialization of tree plants and more resistant species.
Until a few years ago, the fight against fruit fly was of a chemical type, with criteria of guided and integrated fight; some biotechnological means are currently being tested which have shown some success in controlling the populations of Ceratisis capitata.
Before intervening in the fight, however, it is advisable to carry out monitoring to establish the useful intervention threshold.
In general, the methods of fighting Ceratitis capitata are the following:
– guided and integrated chemical fight;
– biological fight;
– biotechnical struggle.
The chemical and integrated fight requires the use of active ingredients with cytotropic action, able to penetrate the fruit and carry out their preventive or curative action against the newborn larvae. The larvicidal treatment of larvae that have already started development is of no use as the damage has already occurred.
The calendar fight, used above all in the past, provides for the protection of the fruits by repeating the treatment near the end of the shortage interval. This approach is not very effective and has a significant environmental and economic impact.
In fact, the impossibility of identifying infestations in the bud forces to start treatments well in advance with a consequent increase in the number of interventions.
Ultimately, the calendar fight involves a significant increase in costs, a greater impact on the useful entomofauna due to the use of broad spectrum insecticides, a greater risk to the health of consumers, negative aspects that are not counterbalanced by a adequate effectiveness.
A step forward in defense of nature took place with the guided struggle which is a more rational approach, it being understood that the suspension of treatments near the harvest does not guarantee the safety of the production. Due to the impossibility of identifying the beginning of the infestations, the guided fight can only be practiced with the monitoring of adults, using chromotropic traps or, better, traps triggered with chemical attractants. Given the remarkable biological potential of this species, the intervention threshold is very low.
In the chemical fight it is performed with principles of cytotropic activity towards both larvae and adults.
The adulticide treatment can also be performed with the use of poisoned protein baits. This carried out on large surfaces has always offered better results than larvicidal treatments. In this case, localized spraying (for example in alternating rows on part of the canopy) of products based on hydrolyzed proteins and an insecticide (phosphoric ester or pyrethroid) is used. Adults are attracted to the food attractant and are killed before reproduction.
It should be emphasized, however, that the fight with the bait is effective if carried out on large surfaces and very early, at the appearance of the first adults (the intervention thresholds range according to the context from minimum values ​​from 1 to 3-4 adults up to a maximum of 20-40 adults per trap per week in conditions favorable to the proliferation of the phytophagous). The containment of the oviposition of the first generation allows to keep the level of infestations low.
The biological fight has not, to date, been very successful. This fly, despite having several natural antagonists, has a very high biological potential and only in particular contexts can the auxiliaries exercise an effective control action. Among these is mentioned in the reading the biological control in the Hawaiian Islands for several decades with Opius species introduced by Filippo Silvestri in 1913.
Biological control will be more successful with the biodiversification of crops within farms and districts but in conditions of crop specialization it is practically not very applicable.
Furthermore, in the Mediterranean basin there is no real auxiliary antagonist that can play a significant role in biological control. Some microorganisms and some occasional predators contribute to the containment of populations. Among the parasitoids, the action of Opius concolor (Hymenoptera Braconidae) and Pachyneuron vindemmiae (Hymenoptera Pteromalidae) in North Africa and the Middle East has been reported. The first species has also been used in biological control programs.
In recent times the biotechnological fight is coming to the rescue to contain Ceratitis capiata.
This fighting technique is that of autocide, based on the breeding of large quantities of insects that are sterilized in laboratories and then released into the environment.
This operation must be repeated several times taking into account that a competition of at least 1: 1, i.e. a sterile insect thrown into the environment and a fertile insect, reduces the reproductive potential of the species by 50% (a 9: 1 ratio reduces it to 10 %).
Sterilization is done by radiation or with chemosterilizing substances.
In any case, the success of the technique is directly proportional to the size of the surface affected by the intervention, the density of the initial population, the number of insects launched and the competitiveness of sterile males compared to fertile ones.
In conclusion, it must be said that the agroecological approach is the real and only solution to the containment of this insect. However, this approach requires the intervention to start in the planning phase of the crops, avoiding too dense sixths, excessive specialization of the plots or production areas, introduction of associations, grassing and techniques that allow the establishment of the parasites of this insect and so on. .
The proliferation of many insects, as in the case of Ceratitis capitata, occurs because the conditions of the agroecosystem are very far from those of ecological balance to which the insect somehow reacts.

Guido Bissanti

Sources
– Wikipedia, the free encyclopedia.
– Russo G., 1976. Agricultural Entomology. Special Part. Liguori Editore, Naples.
– Tremblay E., 1997. Applied entomology. Liguori Editore, Naples.





[:es]

Ceratitis capitata

La mosca mediterránea de la fruta (Ceratitis capitata Wiedemann, 1824), es un insecto perteneciente a la familia Tephritidae.

Sistemática –
Desde un punto de vista sistemático pertenece a:
Dominio eucariota,
Reino Animal,
Sub-reino Eumetazoa,
Sucursal Bilateria,
Phylum Arthropoda,
Subphylum Tracheata,
Superclase Hexapoda,
Clase de insecta,
Subclase Pterygota,
Cohorte de endopterygota,
Superorden Oligoneoptera,
Sección Panorpoidea,
Orden de los dípteros,
Suborden Brachycera,
Cohorte Cyclorrhapha,
Sección de esquizófora,
Subsección Acalyptratae,
Superfamilia Tephritoidea,
Familia Tephritidae,
Subfamilia Dacinae,
Tribu Ceratitidini,
Género Ceratitis,
Especies de C. capitata.
Los siguientes términos son sinónimos:
– Ceratitis citripeda Efflatoun, 1924;
– Ceratitis citriperda Macleay, 1829;
– Ceratitis hispanica Breme, 1842;
– Pardalaspis asparagus Bezzi, 1924;
– Tephritis capitata Wiedemann, 1824;
– Trypeta capitata (Wiedemann, 1824).

Distribución geográfica y hábitat –
Ceratitis capitata es un insecto fitófago cuya larva se desarrolla como carpófago y polifago dentro de la pulpa de muchos frutos.
Es un insecto de probable origen del África subsahariana o occidental, desde el que se asentó en la cuenca mediterránea durante un siglo y luego se extendió por todo el mundo. De hecho, actualmente es una especie cosmopolita, presente todo el año en las regiones tropicales y subtropicales de todos los continentes: América del Norte, América del Sur, Asia, Oceanía. Por otro lado, en las zonas templadas su presencia es estacional. También está presente en el sur de Estados Unidos (California, Texas, Florida) y en México, donde desapareció en Norteamérica en la década de 1980, para reaparecer en varias ocasiones en California.
En cambio, desapareció en Nueva Zelanda y Hawai.
Esta mosca es polífaga y vive principalmente en plantas como frutas de hueso, frutas de pepita, cítricos, kaki, higos, actinidios, etc.

Morfología –
Ceratisis capitata es una mosca pequeña de 4-6 mm de largo.
Tiene una prenda caracterizada por dos ojos compuestos verdosos.
El tórax es de color gris amarillento.
Las alas membranosas y tienen características manchas de color amarillo ocre.
El abdomen, redondeado y terminado en punta, es de color amarillo anaranjado, con franjas transversales gris plateadas.
Las larvas son blanquecinas, carpófagas y específicamente adaptadas a la vida endofítica.
Las larvas son ápodas, alargadas, subcónicas, estrechas hacia la cabeza, de color blanco amarillento. Las larvas recién nacidas miden menos de un milímetro de largo y son difíciles de percibir a simple vista. Los maduros miden 7-9 mm de largo.
Las pupas derivan de la muda de larvas maduras y están protegidas dentro del pupario por una cápsula elíptica formada por una transformación de la exuvia de la última muda larvaria, de color rojizo. El pupario mide 4-5 mm de largo. En algunas cepas, los pupari de los que parpadearán las hembras son blancos, aquellos de los que parpadearán los machos son de color marrón rojizo.
Los huevos son alargados y ligeramente curvados y miden aproximadamente 1,0 x 0,2 mm; son de color blanco brillante, con un área de micro-pelo que sobresale.

Actitud y ciclo de vida –
En las regiones de invierno suave, Ceratisis capitata pasa el invierno principalmente en la etapa de pupa en el suelo, a unos pocos centímetros de profundidad. En las zonas de cultivo de cítricos, también pasa el invierno como adulto o como larva en los cítricos. Las temperaturas inferiores a 2 ° C durante una semana provocan la muerte de las pupas. En las regiones tropicales, las generaciones se suceden ininterrumpidamente a lo largo del año.
En Italia, el parpadeo de los adultos se produce en el mes de mayo a junio.
La hembra pone los huevos preferentemente sobre frutos con alto contenido en azúcares, baja acidez y pulpa blanda. Esta preferencia hace que los ataques dependan del tipo de fruta y de la temporada. En el sur de Italia, en pleno verano, los ataques se dirigen preferentemente a melocotoneros, albaricoques, higos y variedades tempranas de peras, mientras que generalmente se evitan los ciruelos. A finales del verano, los ataques también se extienden a otras variedades de pera, manzana, a veces ciruela y uva, pero especialmente a la tuna y a las primeras variedades de caqui. En otoño continúan los ataques a las tunas y al caqui para pasar finalmente a los cítricos, en particular las clementinas y las naranjas tempranas del grupo Navel (Naveline).
Las hembras, generalmente de 4 a 6 huevos, se ponen por punción, hasta un máximo de diez. Una hembra también puede practicar varias picaduras en la misma fruta, por lo que también puede poner varias docenas de huevos en una sola fruta. A lo largo de su vida, una hembra puede poner desde unos cientos hasta mil huevos, por lo que puede atacar cientos de frutas.
La primera generación, resultante de la primera oviposición, puede ser seguida por 5-6 durante el año; las primeras generaciones se desarrollan en la fruta de hueso, luego, el insecto pasa a la fruta de pepita y, en el sur, a los cítricos en las generaciones finales de verano-otoño.
Estas últimas generaciones son las que involucran la mayor densidad de población de plagas.
En general, Ceratisis capitata también completa de 6 a 7 generaciones al año, en el centro-sur de Italia y de 3 a 4 generaciones en el norte.
La duración del ciclo de desarrollo, desde la deposición del huevo hasta el parpadeo, depende de la temperatura y varía desde un mínimo de 2 semanas (a 29 ° C en el laboratorio) hasta un máximo de 3 meses (10-12 ° C). En condiciones normales, la duración de una generación de verano es del orden de 20 a 30 días. Por debajo de los 9 ° C, la actividad biológica se detiene por completo.
Inmediatamente después de salir del huevo, las larvas se desarrollan dentro de la pulpa provocando su descomposición. Cuando están maduros, salen de la fruta, caen y pupan en el suelo. A diferencia de la mosca del olivo, la etapa de pupa siempre tiene lugar fuera del fruto adherido.
La dinámica poblacional de este insecto varía según la región geográfica y según los años.
La dinámica está determinada por tres condiciones: el curso térmico estacional, con especial referencia a la estación fría, la disponibilidad de alimentos, el potencial reproductivo de la especie. Dado que el potencial biológico aumenta de generación en generación, el peligro de la especie depende del número de generaciones que se repiten a lo largo del año y de la velocidad con la que se desarrolla la primera generación. Por eso el peligro de la especie está íntimamente ligado a la latitud.

Papel ecológico –
La mosca mediterránea de la fruta es una de las adversidades económicamente más significativas que afecta a la fruta de verano producida en el medio mediterráneo.
Este insecto polífago afecta a más de 250 especies agrícolas.
En Italia es particularmente nocivo en algunas frutas de hueso (melocotón y albaricoque), en el higo, en la tuna y en el caqui. En años de infestaciones graves, los ataques también afectan a frutas de pepita (manzana, pera, níspero japonés), fresa, kiwi. Los ataques a los cítricos en general han demostrado ser de menor gravedad que a otros frutales, gracias a la acción inhibidora que ejerce el aceite esencial contenido en flavedo, pero en los últimos años el daño se ha agravado, probablemente debido a una mayor difusión de tipos. genética con ovipositor más largo, capaz de poner huevos más profundamente. En cualquier caso, los cítricos son los invitados fundamentales de las últimas generaciones en los países de la cuenca mediterránea.
El daño ocurre en la fruta y es causado por:
– por pinchazos de oviposición que determinan la aparición de zonas zonificadas y empapadas (frutos cítricos) sujetas, posteriormente, a pudrición;
– de la actividad de las larvas que se desarrollan de forma gregaria en el interior de los frutos; se alimentan de la pulpa provocando además la suave descomposición de la propia pulpa que posteriormente también es atacada por agentes de pudrición fúngica, determinando la completa degeneración del fruto.
Las frutas afectadas están sujetas a caída.
La lucha contra Ceratitis capitata está en constante evolución y, como otros insectos, se verá significativamente afectada por la aplicación de técnicas agroecológicas hacia una menor especialización de plantas arbóreas y especies más resistentes.
Hasta hace unos años, la lucha contra la mosca de la fruta era de tipo químico, con criterios de lucha guiados e integrados; Actualmente se están probando algunos medios biotecnológicos que han demostrado cierto éxito en el control de las poblaciones de Ceratisis capitata.
Sin embargo, antes de intervenir en la lucha, es recomendable realizar un seguimiento para establecer el umbral de intervención útil.
En general, los métodos de lucha contra la Ceratitis capitata son los siguientes:
– lucha química guiada e integrada;
– lucha biológica;
– lucha biotécnica.
La lucha química e integrada requiere el uso de principios activos con acción citotrópica, capaces de penetrar en el fruto y realizar su acción preventiva o curativa contra las larvas recién nacidas. El tratamiento larvicida de las larvas que ya han comenzado a desarrollarse no sirve de nada porque el daño ya se ha producido.
La lucha del calendario, utilizada sobre todo en el pasado, prevé la protección de los frutos repitiendo el tratamiento cerca del final del intervalo de escasez. Este enfoque no es muy eficaz y tiene un impacto ambiental y económico significativo.
De hecho, la imposibilidad de identificar infestaciones en la yema obliga a iniciar los tratamientos con mucha antelación con el consiguiente aumento del número de intervenciones.
En definitiva, la lucha del calendario implica un aumento significativo de costos, un mayor impacto en la entomofauna útil por el uso de insecticidas de amplio espectro, un mayor riesgo para la salud de los consumidores, aspectos negativos que no son contrarrestados por una adecuada efectividad.
Se dio un paso adelante en defensa de la naturaleza con la lucha guiada que es un enfoque más racional, entendiéndose que la suspensión de tratamientos cerca de la cosecha no garantiza la seguridad de la producción. Debido a la imposibilidad de identificar el inicio de las infestaciones, la lucha guiada solo se puede practicar con el seguimiento de adultos, utilizando trampas cromotrópicas o, mejor, trampas disparadas con atrayentes químicos. Dado el notable potencial biológico de esta especie, el umbral de intervención es muy bajo.
En la lucha química se realiza con principios de actividad citotrópica tanto hacia larvas como hacia adultos.
El tratamiento adulticida también se puede realizar con el uso de cebos proteicos envenenados. Esta realizada en grandes superficies siempre ha ofrecido mejores resultados que los tratamientos larvicidas. En este caso, se utiliza la pulverización localizada (por ejemplo, en filas alternas en parte del dosel) de productos a base de proteínas hidrolizadas y un insecticida (éster fosfórico o piretroide). Los adultos se sienten atraídos por el atrayente alimenticio y mueren antes de la reproducción.
Cabe destacar, sin embargo, que la lucha con el cebo resulta eficaz si se realiza en grandes superficies y muy temprano, a la aparición de los primeros adultos (los umbrales de intervención varían según el contexto desde valores mínimos de 1 a 3 -4 adultos hasta un máximo de 20-40 adultos por trampa por semana en condiciones favorables a la proliferación de fitófagos). La contención de la oviposición de la primera generación permite mantener bajo el nivel de infestaciones.
La lucha biológica, hasta la fecha, no ha tenido mucho éxito. Esta mosca, a pesar de tener varios antagonistas naturales, tiene un potencial biológico muy alto y solo en contextos particulares los auxiliares pueden ejercer una acción de control eficaz. Entre estos se menciona en la lectura el control biológico en las islas hawaianas durante varias décadas con especies de Opius introducidas por Filippo Silvestri en 1913.
El control biológico tendrá más éxito con la biodiversificación de cultivos dentro de fincas y distritos pero en condiciones de especialización de cultivos prácticamente no es muy aplicable.
Además, en la cuenca mediterránea no existe ningún antagonista auxiliar real que pueda desempeñar un papel significativo en el control biológico. Algunos microorganismos y algunos depredadores ocasionales contribuyen a la contención de las poblaciones. Entre los parasitoides, se ha informado de la acción de Opius concolor (Hymenoptera Braconidae) y Pachyneuron vindemmiae (Hymenoptera Pteromalidae) en el norte de África y Oriente Medio. La primera especie también se ha utilizado en programas de control biológico.
En los últimos tiempos la lucha biotecnológica viene al rescate para contener Ceratitis capiata.
Esta técnica de lucha es la del autocidio, basada en la cría de grandes cantidades de insectos que se esterilizan en laboratorios y luego se liberan al medio ambiente.
Esta operación debe repetirse varias veces teniendo en cuenta que una competencia de al menos 1: 1, es decir, un insecto estéril arrojado al medio y un insecto fértil, reduce el potencial reproductivo de la especie en un 50% (una proporción de 9: 1 reduce al 10%).
La esterilización se realiza mediante radiación o con sustancias quimioesterilizantes.
En cualquier caso, el éxito de la técnica es directamente proporcional al tamaño de la superficie afectada por la intervención, la densidad de la población inicial, el número de insectos lanzados y la competitividad de los machos estériles frente a los fértiles.
En conclusión, hay que decir que el enfoque agroecológico es la verdadera y única solución para la contención de este insecto. Este enfoque, sin embargo, requiere que la intervención se inicie en la fase de planificación de los cultivos, evitando sextos demasiado densos, especialización excesiva de las parcelas o áreas de producción, introducción de asociaciones, pastos y técnicas que permitan el establecimiento de los parásitos de este insecto y así sucesivamente.
La proliferación de muchos insectos, como en el caso de Ceratitis capitata, se produce porque las condiciones del agroecosistema están muy alejadas de las del equilibrio ecológico al que el insecto, de alguna manera, reacciona.

Guido Bissanti

Fuentes
– Wikipedia, la enciclopedia libre.
– Russo G., 1976. Entomología agrícola. Pieza especial. Liguori Editore, Nápoles.
– Tremblay E., 1997. Entomología aplicada. Liguori Editore, Nápoles.





[:]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *